Lacquedotto di Saintes ( aqueduc gallo-romain de Saintes) è il complesso di opere idrauliche romane costruite per rifornire d'acqua Mediolanum Santonum, l'odierna Saintes, nella Charente Marittima. Il sistema captava sorgenti situate a nord-est della città, negli attuali comuni di Fontcouverte, Le Douhet e Vénérand, e convogliava l'acqua verso la città antica, dove alimentava fontane pubbliche e complessi termali.

Le ricerche condotte a partire dal 2003 hanno profondamente modificato l'interpretazione dell'opera. Più che tre acquedotti completamente indipendenti, gli archeologi distinguono oggi tre stati costruttivi successivi, nei quali condotte e opere d'arte precedenti furono in parte riutilizzate, ampliate o modificate. Il primo stato risale all'età augustea; un secondo grande intervento, generalmente attribuito all'epoca dell'imperatore Claudio, aumentò sensibilmente la capacità della rete, mentre un terzo stato tardivo è databile al IV secolo.

La maggior parte dell'acquedotto correva a livello del suolo o sottoterra; il Ministero della cultura francese registra sette gallerie lungo il tracciato. Nei valloni furono invece costruiti muri-ponte e ponti ad arcate, mentre per l'attraversamento della valle della Charente è stata proposta la presenza di un sistema a sifone rovescio. L'intero complesso archeologico, comprese le strutture visibili e quelle sepolte nei quattro comuni interessati, è classificato come monument historique dal 2014.

Contesto e cronologia

Mediolanum Santonum conobbe un rapido sviluppo monumentale durante il principato di Augusto. La costruzione di una rete idrica si inseriva nella trasformazione urbana della città, che divenne uno dei principali centri della Gallia Aquitania. Jean-Pierre Adam e Rémi Desalbres hanno interpretato l'acquedotto di Saintes come un esempio particolarmente complesso, sebbene di dimensioni relativamente modeste, dell'infrastrutturazione delle città della Gallia nel primo periodo imperiale.

Primo stato

Il primo sistema è oggi attribuito all'età augustea. La sua costruzione deve comunque essere posteriore all'impianto della via romana proveniente da Lugdunum, la futura Via Agrippa, che il tracciato dell'acquedotto seguiva in prossimità di Saintes. Alcune presentazioni divulgative recenti propongono una data intorno al 20 a.C.; la documentazione scientifica del 2026 mantiene più prudentemente la definizione di periodo augusteo.

La ricostruzione tradizionale faceva iniziare il primo acquedotto esclusivamente dalla sorgente della Font-Morillon, a Fontcouverte. Il riesame archeologico più recente identifica invece anche una seconda captazione della fase I, la Font de l'Escale, situata nel vallone dell'Escambouille circa 300 metri a nord della Font-Morillon. La posizione esatta della sorgente non è più nota, in parte a causa delle profonde trasformazioni del vallone provocate dalla costruzione della ferrovia alla fine del XIX secolo.

La Font-Morillon era invece captata all'interno di una cavità calcarea. Da qui un breve condotto murato e voltato raggiungeva il percorso principale. Il primo acquedotto proseguiva quindi attraverso Fontcouverte, superava il Vallon des Arcs, attraversava in galleria il Plantis des Neuf Puits e continuava verso Saintes. La ricostruzione proposta da Jean-Louis Hillairet ne individua come destinazione originaria le terme di Saint-Vivien, sulla riva destra della Charente.

Secondo stato

La crescita della città e del fabbisogno idrico portò, verso la metà del I secolo d.C., alla costruzione di un sistema di maggiore capacità, generalmente attribuito all'epoca claudia. Furono captate la Grand-Font a Le Douhet e la sorgente delle Fontaines Romaines a Vénérand. I due rami si congiungevano nella Vallée de la Tonne e procedevano poi verso Fontcouverte, dove il nuovo acquedotto si affiancava al percorso più antico.

La nuova fase non comportò semplicemente la costruzione di una condotta parallela. In vari punti gli ingegneri romani modificarono le opere precedenti, rialzando e ampliando il canale per permettere il passaggio di una maggiore quantità d'acqua e riutilizzando le grandi infrastrutture di attraversamento già esistenti.

Il nuovo sistema è collegato alla costruzione o all'ampliamento degli impianti termali della città, in particolare delle Terme di Saint-Saloine, oltre che all'approvvigionamento delle fontane pubbliche. La destinazione esatta delle diverse diramazioni urbane non è tuttavia ricostruibile in ogni dettaglio.

Terzo stato

Le ricerche riprese nel XXI secolo hanno riconosciuto un terzo stato costruttivo, individuato archeologicamente a partire dal 2010 e databile al IV secolo. Nella presentazione museale inaugurata nel 2026 esso è interpretato come una rimessa in funzione e un riadattamento di parti dell'impianto più antico. L'analisi archeologica delle murature pubblicata nello stesso anno è tuttavia più prudente: alcuni resti possono appartenere alla fase III, ma le successive trasformazioni e i restauri moderni non consentono sempre di distinguerla con certezza.

La rete rimase dunque utilizzata, almeno in parte, fino alla tarda antichità. Dopo l'abbandono, una grande quantità di materiale edilizio fu asportata e riutilizzata, mentre diversi segmenti sotterranei continuarono a sopravvivere nel paesaggio.

Captazioni e percorso

Fontcouverte

La prima rete prendeva origine nel territorio di Fontcouverte. La Font de l'Escale, oggi non localizzata con precisione, alimentava una galleria coperta che raggiungeva la Font-Morillon. Quest'ultima, la meno abbondante delle sorgenti note, conserva la cavità di captazione e un breve tratto di condotto.

Dalla Font-Morillon il tracciato attraversava il paese di Fontcouverte mediante un piccolo ponte di quattro o cinque arcate, parti del quale risultano inglobate nelle murature di alcune abitazioni lungo la rue du Viaduc. Seguiva poi il rilievo fino alla Grimauderie e al Vallon des Arcs.

Le Douhet

La Grand-Font di Le Douhet costituiva la captazione principale del ramo settentrionale della seconda fase. L'impianto comprende una sorgente sotterranea, un bacino di decantazione, gallerie scavate nella roccia e opere murarie. La canalizzazione antica comprende anche una serie di blocchi monolitici di calcare sagomati a U e ricoperti da lastre.

L'architettura monumentale del sito — comprendente una scalinata scavata nel calcare e un profondo pozzo — ha portato a interpretare la Grand-Font come una possibile sorgente-santuario. L'interpretazione di alcuni elementi resta però discussa: durante le visite archeologiche del 2026 sono state presentate diverse ipotesi, fra cui funzioni cultuali, tecniche o di servizio, senza considerare risolta la questione.

L'acqua della Grand-Font continua a scorrere in una parte delle antiche canalizzazioni. In età moderna alcune gallerie furono riutilizzate per l'approvvigionamento del castello di Le Douhet; ancora nel XXI secolo l'acqua che raggiunge i bacini del castello percorre in parte strutture di origine gallo-romana. Ciò non significa tuttavia che l'intero acquedotto romano di Saintes sia ancora in esercizio.

Vénérand

Il secondo ramo della fase II partiva dalla sorgente delle Fontaines Romaines a Vénérand. Della condotta sono conosciuti con precisione soprattutto il tratto iniziale e quello prossimo alla confluenza: la ricostruzione del 2026 attribuisce al ramo circa metri di percorso in galleria sul versante meridionale della valle della Tonne.

I rami provenienti da Le Douhet e Vénérand si riunivano nella Vallée de la Tonne presso un complesso comprendente un bacino di decantazione. Dopo la confluenza, la canalizzazione proseguiva verso sud per quasi due chilometri in una galleria rettilinea prima di raggiungere Fontcouverte.

Il sito della sorgente di Vénérand fu successivamente occupato da un mulino ad acqua. Oggi vi ha sede la Maison des Aqueducs. All'esterno sono conservati il bacino di captazione antico e un lavatoio costruito nel 1854.

Opere di ingegneria

L'acquedotto sfruttava la gravità con una pendenza molto ridotta, adattando il tipo di costruzione alla morfologia del terreno. Furono impiegate trincee, condotte murate, gallerie scavate nella roccia, muri-ponte e ponti-acquedotto. Il sistema comprendeva inoltre pozzi utilizzati per lo scavo, l'aerazione, il controllo del tracciato e successivamente la manutenzione.

Pont des Arcs

Il più noto resto in elevato è il Pont des Arcs, nel Vallon des Arcs a Fontcouverte. Le descrizioni più antiche e parte della letteratura divulgativa ne indicavano una lunghezza di circa 160 metri; il rilievo topografico e la modellazione digitale pubblicati nel 2026 hanno precisato una lunghezza di 149 metri, un'altezza poco inferiore a 20 metri e una struttura composta da 26 pile che sostenevano 27 archi a tutto sesto.

Circa l'87% dell'opera è scomparso e rimangono sei pile. La struttura associa un nucleo in opus caementicium a un apparecchio regolare in opus vittatum; le impronte dei fori di ponteggio documentano inoltre le tecniche utilizzate durante la costruzione.

Plantis des Neuf Puits

Subito dopo il Pont des Arcs l'acquedotto entrava nella galleria rettilinea del Plantis des Neuf Puits, lunga circa 500 metri. Nonostante il nome tradizionale, «dei nove pozzi», le indagini moderne hanno identificato tredici pozzi lungo il tunnel.

L'analisi del 2024–2026 ha permesso di distinguere almeno due importanti fasi di costruzione. Nella prima, i pozzi servivano all'estrazione del materiale di scavo, alla ventilazione e al controllo dell'allineamento; la galleria presentava una sezione caratteristica e comprendeva il specus murato accanto a uno spazio laterale destinato alla manutenzione. Durante la seconda fase il canale fu notevolmente allargato e rialzato per aumentare la portata: la sezione utile passò da circa 0,16 a 0,37 m². Furono impiegati calcestruzzo di calce colato in cassaforma e, in alcuni tratti, volte in blocchi regolari.

Pont de Haumont e arrivo a Saintes

A sud del Plantis des Neuf Puits una vasta depressione era superata dal Pont de Haumont. Le ricostruzioni più antiche gli attribuivano circa 400 metri di lunghezza; il riesame del 2026 stima invece un'opera lunga oltre 300 metri e alta circa 30 metri. Ne sopravvivono quattro pile e la spalla a monte. Il ponte era già stato accuratamente rilevato da Claude Masse nel 1714.

L'ultimo tratto conosciuto raggiunge Saintes a un'altitudine sufficiente per distribuire l'acqua verso la città antica. Per superare la valle della Charente, Hillairet e i ricercatori successivi hanno proposto un sifone in pressione con serbatoio di carico, condutture di piombo e un serbatoio di arrivo sulla riva opposta. Si tratta però di una ricostruzione: il serbatoio a valle non è stato identificato archeologicamente. Un resoconto storico riferisce il ritrovamento nel 1641, durante la costruzione del convento di Sainte-Claire, di grosse condutture di piombo sotto il settore urbano interessato.

Lunghezza e portata

Le fonti non forniscono una sola lunghezza complessiva per il sistema. La scheda ufficiale Mérimée parla di circa 11 km; la documentazione dell'agglomerazione di Saintes presenta un percorso di circa 14 km e attribuisce circa 15 km alla seconda grande fase; le pubblicazioni e la mediazione culturale del 2026 descrivono invece l'insieme come una rete di circa 17 km. Le cifre si riferiscono a ricostruzioni e fasi non sempre definite nello stesso modo e non devono quindi essere considerate misure equivalenti di un'unica condotta immutata.