Mantova (in latino Mantua, in greco Μάντουα o Μάντυα) è stata una città etrusca e poi romana dell'Etruria padana, sorta nella seconda metà del VI secolo a.C. su un'isola del Mincio e coincidente con il nucleo più antico dell'odierna Mantova... Di dimensioni ridotte, circa quattro ettari, occupava un dosso il cui culmine si trova sotto l'attuale Palazzo Ducale, in un'area che i documenti medievali chiamano civitas vetus e che rimase per secoli il limite dell'abitato murato.. Plinio il Vecchio la ricorda come l'unica città etrusca rimasta a nord del Po, dopo lo stanziamento dei Cenomani nel territorio; alleata di Roma già durante la seconda guerra punica, ricevette lo ius Latii con le altre comunità transpadane nell'89 a.C. e divenne municipium dopo il 49 a.C... Nel suo territorio, nel vicus di Andes, nacque nel 70 a.C. Virgilio, che nellEneide celebrò la città e ne tramandò il mito di fondazione. La città tardoantica, cinta da mura sui lati occidentale e meridionale e sede di una fabbrica statale di corazze, fu conquistata dai Longobardi di Agilulfo nel 602...

Gli scavi urbani condotti dagli anni ottanta del Novecento, e in particolare quelli di piazza Santa Barbara, hanno restituito un'area sacra con dediche alle dee Vei e Zipna e circa cinquanta graffiti vascolari, alcuni dei quali in lingua celtica, che fanno di Mantova un caso particolare fra le città dell'Etruria padana..

Toponimo

Il nome latino Mantua (greco Μάντουα in Strabone e Μάντυα in Stefano di Bisanzio, etnico Mantuanus) è spiegato dalle fonti antiche in due modi. Virgilio lo fa derivare da Manto, la profetessa madre del fondatore Ocno, che avrebbe dato alla città il nome della madre.Virgilio, Eneide, X, 198-200. Servio, nel commento a quel passo, ricorda invece che Mantova prendeva il nome da Mantus, il nome con cui gli Etruschi chiamavano Dis Pater, il dio dei morti;Servio, ad Aeneidem, X, 198: «Mantuam autem ideo nominatam, quod Etrusca lingua Mantum Ditem patrem appellant»; il passo è riportato in . la stessa spiegazione era in Aulo Cecina, secondo cui Tarconte, fondatore delle città etrusche a nord dell'Appennino, avrebbe chiamato la prima di esse con il nome etrusco di Dis Pater. Nella documentazione epigrafica etrusca della città il nome non è finora attestato.

Le fonti antiche e le tradizioni di fondazione

Nessuna città etrusca dell'Italia settentrionale ha, nelle fonti letterarie, un dossier sulle origini paragonabile a quello di Mantova, e la ragione è Virgilio.. Nel catalogo degli alleati etruschi di Enea, il poeta fa guidare il contingente mantovano da Ocno, figlio della "fatidica Manto" e del dio del Tevere, che diede alla città le mura e il nome della madre; e aggiunge i versi celebri sulla "Mantova ricca d'avi", che non ha una sola stirpe: tre gentes, ciascuna di quattro populi, di cui la città è il capo, con forze di sangue etrusco.Virgilio, Eneide, X, 198-203. Mario Torelli vi ha letto la versione virgiliana della struttura della dodecapoli etrusca del Nord, di cui non sappiamo quasi nulla: i dodici populi sarebbero le città, le tre gentes i gruppi etnici che le abitavano, Etruschi, Umbri e Veneti; e ha osservato che Virgilio, sospinto dall'interesse augusteo per le origines, amplifica oltre misura l'Etruria padana ormai scomparsa, che "di fatto coincide con la sola Mantova, promossa a capitale della dodecapoli settentrionale".

I commentatori virgiliani sono le sole fonti che raccontino il mito in modo esplicito. Servio riferisce che, secondo alcuni, Mantova fu fondata dai Tebani, poi dagli Etruschi e infine dai Galli, e che secondo altri i fondatori furono i Sarsinati, cioè Umbri, con una componente veneta; identifica inoltre Ocno con Bianore, il cui sepolcro Virgilio ricorda nelle Bucoliche. Gli Scholia Veronensia conservano il racconto di Aulo Cecina, uno scrittore etrusco del I secolo a.C.: Tarconte, passato l'Appennino con l'esercito, fondò per prima la città che chiamò Mantova, dal nome di Dis Pater, e consacrò allo stesso dio le altre undici città che fondò, dodici in tutto. Elena Maria Menotti ha osservato che questa tradizione, che lega Mantova alla fondazione della dodecapoli padana, è compatibile con i dati archeologici, che collocano la nascita della città nelle stesse trasformazioni della metà del VI secolo a.C. che videro la rifondazione di Felsina e le fondazioni di Spina e Marzabotto.

Le altre notizie antiche riguardano la storia della città. Plinio la elenca fra le città della decima regione come «Mantua Tuscorum trans Padum sola reliqua», l'unica città etrusca rimasta oltre il Po.Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 130. Livio la nomina per la prima volta fra i prodigi dell'anno 214 a.C., quando lo stagno formato dal Mincio presso Mantova parve tingersi di sangue;Livio, Ab Urbe condita, XXIV, 10, 7.. Polibio attesta una presenza romana a Mantova alla fine del III secolo a.C. e Silio Italico la colloca fra gli alleati di Roma nella guerra annibalica; lo stesso Livio ricorda lo stanziamento dei Cenomani nel suo territorio e Tolomeo la classifica fra le città cenomani. Marziale la chiama parva Mantua, la piccola Mantova, e con Virgilio, Ovidio, Stazio e altri la ricorda come patria del poeta; gli scholia alle Bucoliche e le vite di Virgilio raccontano la confisca dellager Mantuanus a favore dei veterani intorno al 40 a.C.; la Notitia dignitatum registra la fabbrica statale di corazze (Mantua loricaria); gli itinerari e Procopio ne attestano la continuità fino all'età bizantina, e Paolo Diacono ne narra l'espugnazione da parte di Agilulfo.

Storia delle ricerche

Il collezionismo di Isabella d'Este e di Vespasiano Gonzaga favorì gli studi di antichità ma non le ricerche archeologiche, e per secoli l'erudizione mantovana si concentrò su un solo problema, la localizzazione di Andes, patria di Virgilio; il primo studio archeologico sul territorio, dedicato alle strade romane, è del 1792. Nell'Ottocento scavi occasionali in varie parti della città restituirono materiali etruschi e romani, raccolti presso il Palazzo Ducale insieme alle antichità gonzaghesche e alle raccolte epigrafiche; una sepoltura etrusca con un cratere attico venne alla luce nel 1911 in via Massari, durante i lavori per l'acquedotto.. Nel 1940-1941 i restauri della Nova Domus del Palazzo Ducale portarono alla scoperta di un mosaico romano in piazza Paradiso, e nel 1969 gli scavi di Anna Maria Tamassia nella stessa piazza riconobbero per la prima volta la stratigrafia della città: un livello superiore del I secolo d.C. con edifici romani e, sotto, un livello etrusco con ceramica attica del V secolo a.C.. Nel 1975 Ercolano Marani introdusse, prendendolo dai documenti bassomedievali, il termine civitas vetus per l'area della città altomedievale, che si sarebbe poi rivelata coincidente con quella etrusca..

La conoscenza della città antica è cambiata con gli scavi urbani della Soprintendenza archeologica della Lombardia, quasi sempre condotti in occasione di lavori edilizi o di sottoservizi: i saggi degli anni ottanta in piazza Sordello, vicolo Pace, piazza delle Erbe e alla Rotonda di San Lorenzo, lo scavo del Cortile degli Orsi di Palazzo Ducale negli anni novanta, e negli anni duemila quelli di piazza Santa Barbara (2004 e 2008), di piazza Sordello (2006-2008), di via Cavour, via Accademia, via Rubens (2012), via Cairoli (2013) e Palazzo Canossa (2014)... La sintesi di questi dati è dovuta a Elena Maria Menotti, funzionaria della Soprintendenza, che nel 2015 ha pubblicato le prime note d'insieme sullo sviluppo della città in vista di una storia completa. Le due mostre Gli Etruschi a nord del Po (1986) e Mantova e Cortona, due città etrusche (convegno del 2016) e la mostra di Bologna Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna (2019) hanno presentato al pubblico i materiali della città etrusca..

Topografia

Mantova sorse su un'isola, là dove il Mincio si allarga, in una posizione che controllava la navigazione fluviale della pianura: il fiume, che nasce dal lago di Garda, si getta nel Po poco più a valle, e attraverso il Po collegava la città ai porti adriatici di Adria e Spina.. La città etrusca occupava l'estremità orientale dell'isola, rivolta verso la riva sinistra del fiume, quella veneta. Si distribuiva su un dosso ancora oggi riconoscibile, alto 23-24 metri sul livello del mare contro i 20-21 dell'area circostante, il cui culmine è sotto il Palazzo Ducale e che si distende da un lato fino al Duomo e dall'altro fino all'acqua.. Le quote degli scavi confermano il rilievo: 20,30 metri in vicolo Ducale, 20,79 nel Cortile degli Orsi, 20,52 in vicolo Pace, mentre la parte di piazza Santa Barbara che guarda la basilica, esterna all'abitato, scende a 17 metri. I quattro ettari così delimitati sono pochi rispetto alle città venete vicine e allo stesso Forcello, ma coincidono con l'abitato murato quale fu, dalla tarda antichità, per molti secoli, almeno fino al XII; la città romana repubblicana e imperiale fu un poco più ampia, ma sempre "parva". Menotti attribuisce alla morfologia del luogo questa dimensione ridotta, che non è spiegata dall'isola, molto più vasta..

Quale fosse il sistema difensivo della città etrusca non è noto, e nemmeno dove corressero le mura della città repubblicana e imperiale; le mura conosciute, sui lati occidentale e meridionale, sono quelle tardoantiche, mentre a nord e a est la difesa era affidata alle acque del Mincio.. Il cardo romano, riconosciuto in piazza Santa Barbara e in via Cairoli, attraversava l'attuale piazza Sordello fino al Voltone di San Pietro, che con ogni probabilità corrisponde alla porta d'ingresso della civitas vetus; la sua pendenza verso est fa pensare che collegasse la città a un approdo sul fiume..

Storia

Prima della città Le testimonianze più antiche di frequentazione dell'isola, a parte due asce neolitiche in pietra verde trovate fuori contesto, vengono da via Gradaro, sul margine dell'isola: un piccolo insediamento del Bronzo recente evoluto e del Bronzo finale, con una ceramica di tradizione locale, protoveneta con influssi della cultura di Canegrate e del Protogolasecca, sulla quale solo in una fase avanzata compaiono decorazioni e stili dell'Etruria settentrionale.. Il ritrovamento ha fatto ipotizzare che già fra l'XI e il X secolo a.C. la via del Mincio fosse per le genti dell'Etruria settentrionale, che valicavano l'Appennino lungo le valli dell'Enza e del Secchia, un percorso di risalita verso la Transpadana. Sulla sponda meridionale del Lago Superiore tre pozzetti dell'età del ferro hanno restituito un frammento di bicchiere della cultura di Golasecca dell'VIII-VII secolo a.C.. Fra queste presenze e la città etrusca l'evidenza archeologica mostra un lungo intervallo.

La città etrusca