Il trono del pavone (in indostano Mayūrāsana; ; ; , Takht-i Tāvūs) era un trono costruito tra il 1628 e 1635 a Delhi su ordine dell'imperatore moghul Shah Jahan. Il suo nome deriva dai 12 pilastri di cui era composto, ciascuno dei quali decorato con due pavoni fatti di gemme (fra cui il celebre Koh-i-Noor). Venne trafugato dallo scià di Persia Nadir Shah nel 1739 e in seguito fu distrutto e smembrato. Nel corso del tempo vennero create delle riproduzioni ispirate a esso. Il trono continuò a rappresentare le successive monarchie indiane e persiane.

Storia Il trono del pavone venne fatto costruire da Shah Jahan su ispirazione del seggio usato dal re pescatoreAlcune leggende esoteriche asseriscono che Murrugan (o Karttikeya) fosse nato nelle Pleiadi e che fosse stato il primo "re pescatore" dell'umanità, nonché custode di reliquie sacre (come il Sacro Graal) durante il periodo in cui il continente perduto di Lemuria era ancora abitato. Vedasi Murrugan, divinità induista il cui veicolo è il pavone Paravani. Similmente a Murrugan, Shah Jahan si era autoproclamato "re del mondo"Shah Jahan in persiano significa "re del mondo"..

Inizialmente la realizzazione del trono venne affidata al gioielliere di corte, il francese Augustin Hiriart. Per quanto i Moghul preferissero il taglio delle gemme all'orientale (che enfatizzava maggiormente il peso e le forme naturali della pietra, al contrario della tecnica occidentale che prediligeva un taglio più simmetrico a scapito delle dimensioni della pietra) la loro corte era frequentata da gioiellieri europei che nell'India del Settecento si erano distinti per le loro conoscenze tecniche più dei loro colleghi autoctoni. Ciò nonostante, Hiriart partì alla volta di Goa e al suo posto arrivò il persiano Sa'ida-i Gilani, poeta e calligrafo che aveva intrapreso il lavoro di gioielliere. L'opera venne completata nel 1635 in concomitanza con il rientro di Shah Jahan dalle vacanze in Kashmir. Il sovrano vi sedette per la prima volta nell'ottavo anno del suo regno in occasione delle celebrazioni dell'equinozio di primavera ad Agra. Il trono venne successivamente portato a Delhi, quando l'imperatore trasferì la capitale a Shahjahanabad.

Il trono del pavone era considerato uno dei più splendenti troni mai realizzati. Vi si accedeva per mezzo di gradini d'argento e poggiava su piedi dorati incastonati di gioielli. Sul retro poggiavano le raffigurazioni di due code di pavone ingioiellate e smaltate. Uno degli occhi di questo trono era costituito dal famoso Koh-i-Noor, un enorme diamante di 108,93 carati che ai tempi di Shah Jahan si credeva fosse stato portato sulla Terra dallo spirito del Sole affinché venisse usato dal "re del mondo". Questo diamante venne poi rimosso dal trono e spedito dalla Compagnia britannica delle Indie orientali nel Regno Unito, dove entrò a far parte dei gioielli della Corona inglese. Altri leggendari diamanti che componevano questo trono erano l'Akbar Shah e lo Jahangir, che costituivano il becco del pavone. La magnificenza di questo trono rievocava il fantomatico trono di Salomone che tanto affascinava i Moghul, circondati dall'aura dei re dell'antichità del Medio Oriente e della Persia, sia reali che mitologici.

Saccheggiato da Nadir Shah nel 1739, il trono venne distrutto sulla via del ritorno in Persia durante la guerra contro i curdi, i quali se ne spartirono le gemme. I re persiani della dinastia Qajar, in particolare Fath Ali Shah, fecero successivamente costruire dei nuovi "troni del pavone" su ispirazione di quello originale. Una di queste riproduzioni venne impiegata durante le incoronazioni dei due scià pahlavi Reza Shah (1926) e Mohammed Reza (1941).

Descrizione

Il trono del pavone aveva una struttura rettangolare costituita da 12 pilastri incastonati di smeraldi. Si ritiene che il valore totale dei gioielli ammontasse a 1 milione di rupie.

Una minuziosa descrizione del trono è offerta dal mercante francese Jean-Baptiste Tavernier nel resoconto sui suoi viaggi in India: egli riporta che 8 pilastri del trono erano alti 15 piedi ed erano sormontati da un baldacchino dorato largo 6 piedi per 4 piedi con un tetto incastonato di perle, smeraldi e zaffiri. Su ogni colonna del baldacchino vi erano due pavoni separati da un albero di oro, le cui foglie erano decorate con smeraldi, rubini, perle e diamanti. Sotto al baldacchino si ergeva il trono su 4 piedi dorati e dotato di una cupola, sulla quale giaceva un pavone adornato di gioielli: il suo petto era decorato con rubini, mentre la coda era composta da zaffiri e pietre colorate. Tre massicci gradini in oro conducevano al trono.

Secondo il resoconto di Tavernier

Lo storico Abdul Hamid Lahori afferma che:

I dieci milioni di rupie menzionati da Lahori equivalevano al costo dei materiali utilizzati per realizzare il trono. François Bernier affermò che la spesa totale ammontasse a trenta o quaranta milioni di rupie, mentre Tavernier dichiarò di aver sentito dire che il trono era costato centosette milioni di rupie.

Note Note esplicative

Note referenziali

Bibliografia

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