Aquae Populoniae (nella grafia della Tabula Peutingeriana Aque Populanie; Aquae Populonienses nella letteratura moderna) era una stazione termale di età romana del territorio di Populonia, nell'Etruria costiera, nota dalla Tabula e da un'eco nel Geografo Ravennate e non ancora localizzata con certezza: le candidature più solide sono la Caldana di Campiglia Marittima e il Bagno del Re presso Monterotondo Marittimo.; ; .
Le fonti itinerarie Nel segmento della Tabula relativo all'Etruria costiera le Aque Populanie compaiono con la vignetta che la carta riserva alle località termali, un edificio balneare con la vasca al centro, la stessa che accompagna poco distante le Aquas Volaternas, cioè le Aquae Volaterranae; fra le due vignette è disegnato un lago di forma quasi circolare, ed entrambe sono collegate alla via Aurelia da strade secondarie.; . Il tracciato su cui la stazione è collocata parte da Sena Iulia (Siena), tocca dopo sedici miglia una Ad Sextum (forse Ad Sextum decimum) e dopo altre trentatré le Aquae, e da qui, con sette miglia, raggiunge la via costiera a Manliana, dodici miglia prima di Populonio; il Geografo Ravennate conserva la stessa sequenza, Sena Iulia - Sesta - Aquis - Populo - Bulterre.. Le Aquae non stavano quindi sulla strada litoranea, ma su una via trasversale che dalla costa saliva verso l'interno e verso Siena.; ; , che legge il tracciato come una via interna diretta a Clusium. Secondo la scheda di Tabula Peutingeriana online una delle due distanze deve essere errata, ed esse si riferiscono verosimilmente alla stazione stradale all'incrocio fra la via Siena-Populonia e quella Volterra-Populonia-Manliana; poiché il Ravennate è la prima attestazione letteraria, l'inserimento della località nella carta non sarebbe anteriore alla tarda antichità. Francesca Morandini ritiene che le due vignette toscane indichino, più che due impianti, due comprensori termali di ampio raggio che facevano capo a Volterra e a Populonia, in un'area ricca di sorgenti calde e solforose, e che il lago fra di esse possa alludere ai "lagoni" di Larderello.. Franco Cambi colloca la nascita della stazione, insieme a quella di altri abitati dell'entroterra, nel momento in cui la costruzione della via Aurelia nova e della via Aemilia Scauri, fra la tarda età repubblicana e la prima imperiale, favorì l'uso di un nuovo percorso interno più rettilineo..
Le ipotesi di localizzazione L'identificazione della stazione è discussa dal Cinquecento e la questione resta aperta.; . Riccardo Chellini, che ha riesaminato l'intero dossier, riduce le candidature a due, la Caldana di Campiglia e il Bagno del Re, senza trovare elementi decisivi per l'una o per l'altra: le altre località proposte, il Bagno della Leccia e il Bagno di Gavorrano, ricadevano con ogni probabilità in altre giurisdizioni, quella di Volterra e quella di Vetulonia, come mostrano i confini delle diocesi medievali che ne hanno ereditato i territori.
La Caldana La Caldana, presso Venturina Terme, è l'identificazione più antica, proposta da Leandro Alberti nel 1550 e ripresa da Andrea Bacci, da Cluverio, da Emanuele Repetti, da Antonio Minto e, da ultimo, da Giovanni Uggeri nel Neue Pauly; alcuni studiosi vi hanno collocato addirittura la statio itineraria di Populonia. Le sorgenti ipertermali, che ancora oggi riforniscono le terme locali e l'ampia piscina del Calidario, confluivano nella Fossa Calda, affluente del Cornia fino alla deviazione del 1525, e il fiume "ribollente d'acque calde" ricordato da Licofrone è di solito identificato con il Cornia.. Alberti, sulla scorta dello scultore Zaccaria Zacchi, descrisse fra Populonia e San Vincenzo, a tre miglia dal mare, i resti di un insediamento antico con una lunga cinta di grossi conci a secco, "molte fontane", pavimenti a mosaico e un presunto anfiteatro, che egli credeva Vetulonia: Chellini riconosce nel suo "Vetulia" una cattiva lettura di Veturia, cioè Venturina, e colloca quelle rovine nell'area di Caldana e Venturina. Minto vi vedeva ancora avanzi di edifici balneari; oggi ne sopravvive soltanto una struttura quadrangolare in cementizio trecento metri a sud del Calidario, interpretato come mausoleo o come castellum aquae di un acquedotto. Cambi ha però osservato che la Tabula pone le Aquae sulla strada interna per Siena e non lungo l'Aurelia, il che rende difficile l'equivalenza con la Caldana a prescindere dalle distanze..
Il Bagno del Re Il Bagno del Re, oggi Bagnaccio, presso il santuario della Madonna del Frassine a Monterotondo Marittimo, fu proposto da Giovanni Targioni Tozzetti nel 1770 e accolto da Repetti, da Heinrich Nissen, da Konrad Miller, da Nello Toscanelli, da Enrico Fiumi e da Mario Lopes Pegna; è la scelta della Tabula Imperii Romani e della scheda di Tabula Peutingeriana online. Il sito, in Val di Cornia dove il rio Malvado confluisce nel Risecco, si trovava lungo la via che da Populonia portava verso Siena; una diramazione che passava accanto al lago boracifero lo univa al Bagno della Leccia, al Bagno al Morbo e infine a Volterra.. Il toponimo è antico: un Balneum Regis compare in un documento lucchese del 779 e un locus Balneum in uno del 954, e Chellini ritiene che il nome risalga almeno all'età gotica. Nel 1334 Tondi vi vedeva "vestigia di superbissimi edifizi"; Bacci nel 1622 descriveva un bagno quadrangolare, il Balneum Regis, e un ricettacolo voltato detto Dolium Regis, la "Botte del Re", che Targioni Tozzetti vide nel 1742 ancora pieno d'acqua dolce e che Chellini interpreta come la cisterna che riforniva i bagni; nel 1712, lungo il Risecco, erano state trovate fistulae di piombo di un acquedotto.. L'edificio a due piani ancora in piedi, con cinque sale voltate al pianterreno, non ha una tecnica muraria antica, ma il suo pianterreno, sepolto quasi fino all'attacco delle volte, potrebbe nascondere una struttura termale precedente; l'acqua termale vi scaturiva all'interno, come riferito a Targioni Tozzetti e come le ricognizioni di Chellini hanno confermato. Nei dintorni sono state scoperte nel 1959 due tombe a fossa di età imperiale e, alla Fontenuova, due tombe ellenistiche. La banca dati Pleiades, che lascia il sito senza localizzazione seguendo il Barrington Atlas, registra resti di un complesso termale etrusco-romano in uso dal III secolo a.C. alla tarda antichità, documentati fra il 2000 e il 2003.
Le altre proposte Christian Hülsen pensava nella Realencyclopädie al Bagno della Leccia, che però nel Medioevo apparteneva alla diocesi di Volterra e non a quella di Populonia; il Bagno di Gavorrano, sostenuto da Barberini e da Cucini, ricade nella diocesi di Roselle, erede del territorio di Vetulonia, e andrebbe piuttosto riconosciuto nelle aquae ad Vetulonios ricordate da Plinio il Vecchio. Cambi, dando credito alle sette miglia da Manliana, considera invece Bagni di Gavorrano la candidatura più convincente, pur riconoscendo che essa apre il problema delle aquae ad Vetulonios, che potrebbero essere un nome diverso della stessa località o un insediamento distinto, forse il vasto abitato di Selvello presso il fiume Bruna; ricorda inoltre le proposte per la valle del Cornia, per il Puntone di Scarlino e per gli abitati di Vignale o Venturina, e per Vignale ha prospettato una doppia identificazione, Gavorrano con le aquae ad Vetulonios e Vignale con le Aquae Populoniae.; . Nel loro repertorio delle stazioni con Aquae della Tabula, María Peréx e Jesús Rodríguez hanno suggerito, in via dubitativa, i Bagni della Leccia..
Quanto al lago disegnato fra le due vignette, Targioni Tozzetti, seguito da Miller e da Fiumi, lo identificò con il lago boracifero di Monterotondo, un bacino circolare di acqua calda e sulfurea, contro Cluverio che pensava alla palude di Caldana; Chellini accoglie la prima lettura, osservando che la Tabula colloca il lago nell'entroterra e che Strabone, descrivendo il promontorio di Populonia, non accenna a laghi..
Note
Bibliografia
Approfondimenti
Voci correlate Populonia (città antica) Tavola Peutingeriana Aquae Volaterranae Monterotondo Marittimo Venturina Terme
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