La festa della Madonna di Capo Colonna è una festa religiosa cattolica che si svolge annualmente tra la fine di aprile e il mese di maggio a Crotone in onore della Madonna di Capo Colonna, patrona dell'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina; il principale momento rituale è costituito dal pellegrinaggio notturno che conduce l'immagine mariana dalla cattedrale di Santa Maria Assunta al santuario di Santa Maria di Capo Colonna, sul promontorio di Capo Colonna, seguito dal ritorno dell'effigie in città via mare; ogni sette anni la celebrazione assume invece una forma solenne, tradizionalmente denominata Settennale, durante la quale viene condotto al promontorio il quadro maggiore custodito nella cattedrale e il rientro avviene per via terrestre, con l'immagine trasportata su un carro trainato da buoi.

La tradizione processionale fra la città e il promontorio è documentata almeno dall'età moderna e si è progressivamente strutturata nel corso dei secoli, affiancando alla dimensione religiosa anche caratteri civili ed economici.

Storia

Origini e sviluppo della tradizione processionale Le prime attestazioni documentarie dei pellegrinaggi al promontorio risalgono all'inizio del XVII secolo: nell'aprile 1607 il capitolo e il clero della cattedrale portarono in processione l'immagine della Vergine del Capo alla chiesa situata sul promontorio per invocare la pioggia e, durante il percorso, si unirono dapprima il clero, il capitolo e le confraternite di Cutro, quindi quelli di Isola di Capo Rizzuto; una controversia sorta fra i due gruppi per la precedenza nel corteo fu successivamente sottoposta alla Sacra Congregazione dei Riti.

Tra la fine dello stesso secolo e l'inizio del XVIII secolo la celebrazione della Vergine del Capo era ormai compresa fra le principali festività religiose cittadine: una relazione del 1700 colloca la ricorrenza nella Domenica in albis e registra la partecipazione di fedeli provenienti anche dai centri vicini, mentre nel 1705 l'amministrazione cittadina sostenne spese per apparati, luminarie, fuochi d'artificio e salve d'artiglieria in occasione delle feste della Madonna del Capo e di san Dionigi; nel corso del Settecento la celebrazione presentava inoltre una dimensione civile ed economica, poiché durante la festa della «Vergine del Capo» si svolgeva una fiera del bestiame e la processione, dopo aver attraversato il centro abitato, partiva dalla chiesa del monastero di Santa Chiara, raggiungeva la chiesa del Carmine e proseguiva lungo la spiaggia fino all'eremo sul promontorio.

Il pellegrinaggio nell'Ottocento Una dettagliata regolamentazione della processione è contenuta nell'editto emanato il 1º maggio 1844 dal vescovo di Crotone Leonardo Todisco Grande, promulgato in seguito alla richiesta dei fedeli di condurre l'antico quadro fino alla cappella del promontorio: il documento ricorda che tale processione era praticata «dopo il giro di vari anni» e definisce i riti che la precedevano e la seguivano come un «costume di secoli» della città; l'atto fissava il pellegrinaggio all'8 maggio e ne prescriveva lo svolgimento nell'arco della giornata, dall'alba al tramonto, regolando l'ordine del corteo e la partecipazione delle confraternite, del capitolo, del clero, delle autorità e dei notabili cittadini, mentre dopo una sosta nella chiesa di Santa Chiara l'immagine veniva condotta verso Capo Colonna passando per la chiesa del Carmine e, una volta giunta a destinazione, rimaneva all'esterno della cappella perché la struttura processionale sulla quale era collocata non poteva entrare nell'edificio per le sue dimensioni.

La celebrazione regolamentata nel 1844 è stata identificata dalla ricostruzione storica come il ripristino, dopo un'interruzione di circa vent'anni, della processione settennale, sebbene l'editto episcopale coevo non specifichi una cadenza di sette anni e si limiti a ricordare la periodicità pluriennale del trasferimento dell'immagine; nella seconda metà del XIX secolo la processione continuò a caratterizzare il rapporto fra la città e il promontorio e, alla fine del secolo, lo scrittore britannico George Gissing, durante il viaggio nell'Italia meridionale poi narrato in By the Ionian Sea, registrò l'esistenza dei pellegrinaggi degli abitanti alla cappella della Madonna del Capo e della festa celebrata sul promontorio.

Tra Ottocento e Novecento La documentazione conservata nell'Archivio storico comunale di Crotone testimonia l'articolazione assunta dalle celebrazioni tra la fine dell'Ottocento e il XX secolo: in occasione dell'incoronazione canonica del 1893, accanto alle funzioni religiose e alle processioni furono organizzati spettacoli pirotecnici, regate, concerti, tombole e altri intrattenimenti popolari; al 1928 risale lo spartito originale dellInno del Settennio, noto anche come Negra ma bella, canto mariano il cui testo riprende il Cantico dei Cantici e divenuto parte del repertorio devozionale legato alle celebrazioni, mentre nel 1935 la cadenza settennale risulta esplicitamente documentata da una lettera del podestà datata 23 aprile, nella quale si annunciava che in quell'anno ricorreva il «settennio delle feste patronali» e si attribuiva alle celebrazioni un «carattere regionale»; la documentazione dello stesso periodo comprende inoltre atti relativi alle agevolazioni ferroviarie predisposte per favorire l'afflusso dei partecipanti e richieste rivolte alla Regia Marina affinché alcune unità navali prendessero parte ai festeggiamenti.

Nel 1976 l'esperienza compiuta dall'arcivescovo Giuseppe Agostino durante il pellegrinaggio notturno da Crotone a Capo Colonna contribuì alla genesi della lettera pastorale Le feste religiose nel Sud, dedicata al rapporto fra celebrazioni religiose, pietà popolare e vita ecclesiale, testo che conobbe successivamente una significativa circolazione nella letteratura specialistica sulla pietà popolare e sulla liturgia; nel 1991, in occasione del Settennale, lo stesso arcivescovo dedicò alla ricorrenza una specifica lettera pastorale, successivamente raccolta insieme agli altri suoi scritti sulla pietà popolare.

Celebrazioni

Celebrazioni cittadine Il ciclo delle celebrazioni prende avvio il 30 aprile, quando l'immagine viene calata dall'altare della propria cappella nella cattedrale e collocata nella navata centrale; nel corso della seconda settimana di maggio si svolgono il rito del bacio del quadro e l'offerta dell'olio per la lampada votiva, mentre il sabato successivo, dopo una celebrazione solenne, l'effigie viene portata in processione per le vie cittadine fino all'ospedale civile, per poi fare ritorno in cattedrale; nella terza settimana del mese si svolge inoltre la fiera collegata ai festeggiamenti, la cui componente fieristica trova precedenti documentati almeno nel Settecento, quando durante la festa della Vergine del Capo si teneva una fiera del bestiame, senza che sia tuttavia documentata una continuità ininterrotta fra la manifestazione settecentesca e quella contemporanea, mentre nel 2016 il Ministero dell'interno segnalò la presenza di oltre quattrocento operatori commerciali in occasione dei festeggiamenti.

Pellegrinaggio a Capo Colonna Il momento centrale della festa annuale si svolge nella notte tra il terzo sabato e la terza domenica di maggio, quando l'immagine lascia la cattedrale e viene accompagnata a piedi verso il santuario, distante circa quindici chilometri dalla città; il percorso comprende una sosta presso il cimitero di Crotone, dopo la quale il corteo riprende il cammino verso il promontorio, raggiunto alle prime ore del mattino, mentre l'effigie rimane presso il santuario durante la giornata domenicale e, in serata, viene imbarcata e ricondotta via mare al porto di Crotone, da dove prosegue processionalmente verso il centro cittadino; il ciclo celebrativo si conclude infine il 31 maggio, quando l'immagine viene ricollocata nella propria cappella.

Settennale Ogni sette anni la festa assume una forma solenne denominata Settennale, durante la quale, a differenza delle celebrazioni annuali in cui viene utilizzata l'immagine minore tradizionalmente chiamata Quadricello, viene portato in processione il quadro maggiore custodito nella cattedrale; dopo il pellegrinaggio verso il promontorio e la permanenza presso il santuario, il ritorno non avviene via mare, poiché il quadro viene collocato su un carro trainato da buoi e percorre nuovamente per via terrestre il tragitto verso la città, accompagnato dai pellegrini.

La periodicità settennale è ricondotta dalla ricostruzione storica alla processione ripristinata nel 1844 ed è documentata nel primo Novecento tanto dallo spartito dellInno del Settennio del 1928 quanto dalla documentazione amministrativa del 1935, nella quale la celebrazione viene indicata come «settennio delle feste patronali».

Dimensione religiosa e culturale Il pellegrinaggio notturno costituisce una delle principali espressioni della pietà popolare crotonese e rappresenta il momento nel quale il ciclo festivo trova il proprio compimento rituale, assumendo anche una dimensione performativa legata al cammino collettivo dalla città al santuario; la devozione alla Madonna di Capocolonna è stata inoltre inquadrata nel fenomeno dell'inculturazione popolare della devozione mariana, con particolare riferimento alla realtà religiosa e culturale di Crotone.

Note

Bibliografia

Voci correlate Madonna di Capo Colonna Santuario di Santa Maria di Capo Colonna Cattedrale di Santa Maria Assunta (Crotone) Capo Colonna Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina

Collegamenti esterni

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