Il Progetto San Marco fu un programma di collaborazione bilaterale che vide impegnati Italia e Stati Uniti nella ricerca scientifica e nella sperimentazione nello spazio tra il 1962 ed il 1980. Il progetto segnò l'inizio dell'era spaziale italiana: infatti, il lancio del San Marco 1 il 15 dicembre 1964, portò l'Italia ad essere la quinta nazione a progettare e mettere in orbita un satellite artificiale dopo Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Canada,. Si veda anche: L'Italia spaziale. utilizzando un vettore fornito dagli Stati Uniti ma operato da personale italianoNASA: scheda relativa al lancio San Marco 1 Bisogna ricordare che nello stabilire la cronologia della Corsa allo spazio si dibatte su quale sia stata la prima nazione che non fosse una superpotenza ad effettuare il lancio di un proprio satellite in orbita. L'Italia rivendica per sé tale prestigioso ruolo, sebbene l'attrezzatura utilizzata per il lancio del San Marco 1 fosse di produzione statunitense. Nella letteratura francese, tuttavia, il primato è spesso assegnato alla Francia, che ha lanciato il proprio primo satellite il 26 novembre 1965, quasi un anno dopo, fondandosi sul fatto di aver impiegato un proprio razzo vettore.. Gli enti preposti al programma furono la NASA per gli Stati Uniti e il Centro di Ricerche Aerospaziali (CRA), oggi noto come Centro di Ricerca Progetto San Marco, dell'Università di Roma "La Sapienza". Ideatore e padre del progetto fu il prof. Luigi Broglio il quale riuscì a coinvolgere il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l'Aeronautica Militare Italiana.

Il programma prevedeva la firma dei protocolli d'intesa per la cessione da parte della NASA del razzo vettore Scout, la progettazione del satellite San Marco, la sua costruzione in 8 esemplari, l'approntamento di una base missilistica, l'addestramento dei tecnici coinvolti a Wallops Island, in Virginia, le prove in laboratorio e infine la messa in orbita dei satelliti. Il Progetto San Marco vide tuttavia la nascita effettiva di solo cinque degli otto satelliti previsti a causa della riassegnazione dei relativi fondi verso altri progetti più recenti, primo tra tutti il Progetto SIRIO istituito nel 1968. L'evoluzione del programma comunque portò alla creazione del Centro di Ricerca Progetto San Marco nel 1993, ora ancora sotto la direzione dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

Storia

Ideazione e nascita del Progetto

L'interesse dell'Italia nelle scienze aerospaziali si delineò già a partire dagli anni cinquanta. Nel 1956, due anni dopo l'istituzione della prima cattedra di ingegneria aerospaziale a Roma, il Segretario Generale dell'Aeronautica Militare Mario Pezzi conferì a Luigi Broglio l'incarico di sviluppare nuovi studi sui razzi per aprire appunto la strada alle attività aerospaziali italiane. Broglio procedette con la campagna di ricerca "Nube di Sodio" nella quale vennero impiegati presso il Poligono sperimentale e di addestramento interforze di Salto di Quirra i vettori statunitensi Nike-Asp, Nike-Cajun e Nike Apache ottenendo diversi successi. Forte dell'esperienza acquisita, Broglio nel febbraio 1961 presentò all'allora Capo del Governo Amintore Fanfani, un progetto per inviare in orbita un satellite di concezione e creazione interamente italiana da un poligono anch'esso italiano. Nel mese di aprile dello stesso anno inoltre, durante la riunione a Firenze del Comitato per la Ricerca Spaziale (COSPAR), Broglio ebbe occasione di discutere del progetto, seppur informalmente, anche con alcuni ufficiali della NASA invitando la stessa a contribuire con la fornitura di un razzo vettore e l'addestramento del personale italiano al suo utilizzo, 2003.

Il 31 agosto 1961, il governo italiano approvò ufficiosamente un programma spaziale triennale, in seguito conosciuto come Progetto San Marco, presentato da Luigi Broglio, in qualità di presidente della Commissione per le Ricerche Spaziali (CRS), e da Giovanni Polvani, presidente del CNR, 2005. L'approvazione ufficiale del Governo italiano, avutasi nell'ottobre del 1961, permise a Broglio di negoziare con la NASA un accordo per definire i rispettivi contributi. Ideatore e padre del progetto rimaneva comunque il prof. Luigi Broglio, al quale è da attribuire la responsabilità del coinvolgimento nel programma del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell'Aeronautica Militare Italiana, per la quale a quel tempo era in servizio come colonnello.

Il documento che per la prima volta stabilì i campi di competenza delle due nazioni in maniera ufficiale venne firmato a Ginevra il 31 maggio 1962 dai rappresentanti della Commissione Spaziale Italiana del CNR, il prof. Broglio, e della NASA il dottor H. L. Dryden. Il memorandum d'intesa articolava il programma di collaborazione in tre fasi: la prima prevedeva la prova della strumentazione scientifica del satellite, la seconda fase avrebbe visto il lancio in orbita di un prototipo definitivo dal Poligono di Wallops Island mentre con la terza fase sarebbe stato lanciato un satellite scientifico con la strumentazione necessaria agli esperimenti sulla alta atmosfera e sulla ionosfera. L'avanzamento del progetto dipendeva dal mutuo accordo tra le parti che si impegnavano a divulgare liberamente le informazioni ottenute e a non scambiarsi qualsivoglia ammontare di denaro. Questo memorandum tuttavia, per quanto ufficiosamente approvato dai governi italiano e statunitense, avrebbe dovuto avere la definitiva approvazione del Ministro degli Affari Esteri e del Dipartimento di Stato degli USA.

La nascita ufficiale del progetto avvenne il 7 settembre 1962 a Roma quando l'allora Ministro degli Esteri italiano Attilio Piccioni e il Vice Presidente statunitense Lyndon B. Johnson firmarono l'accordo.Ottenuta la legittimazione ufficiale all'inizio del progetto il governo italiano emanò la legge speciale nº 123 per un finanziamento di 4,5 miliardi di lire da suddividersi in tre anni, 1963.

Primi sviluppi (1962-1964)

Con la firma dell'accordo tra i governi italiano e statunitense ebbe inizio l'addestramento degli ingegneri aerospaziali italiani. Furono infatti 70 i tecnici e ingegneri ad essere inviati negli USA tra il 1962 e il 1964 presso il Goddard Space Flight Center (GSFC), il Langley Research Center (LRC), la conglomerata Ling-Temco-Vought (LTV) e il poligono della NASA di Wallops Island con lo scopo di specializzarsi nella progettazione dei satelliti, nel montaggio e bilanciatura dei razzi vettori e nelle tecniche di lancio, 2003. Nei primi mesi del 1963 il CRA istituì presso l'Aeroporto dell'Urbe una struttura per simulazioni aerodinamiche e termiche delle fasi di lancio e rientro nell'atmosfera. I laboratori di via Salaria vennero dotati a questo scopo di impianti che includevano: un simulatore composto da una camera di 3 metri di diametro, una sorgente solare e un sistema di vuoto in grado di raggiungere 10 −7 mmHg, uno shaker elettrodinamico capace di generare forze fino a 50.000 N a frequenze comprese tra i 10 e i 1.500 Hz e infine macchine operatrici in orizzontale e verticale per il bilanciamento statico e dinamico dei satelliti e dei loro carichi..

Il CRA costruì nel medesimo periodo sei satelliti prototipo e due di questi vennero lanciati tramite razzi sonda dalla Wallops Flight Facility in voli suborbitali rispettivamente il 21 aprile e il 2 agosto 1963. I dati ottenuti, nonostante le difficoltà tecniche incontrate nel primo volo, permisero di ampliare le conoscenze sulla densità dell'atmosfera tra i 100 e i 130 km di altitudine. Gli stessi dati vennero resi pubblici il maggio dell'anno seguente alla settima Assemblea Generale del COSPAR.

Nel dicembre del 1963 inoltre lo stesso CRA diretto da Broglio iniziò la costruzione della Base di Lancio San Marco riadattando una piattaforma petrolifera usata in precedenza dall'Eni. Il complesso prevedeva la piattaforma di lancio "Santa Rita", in onore della santa dei casi disperati, e la nave Pegasus sulla quale era disposta la strumentazione necessaria al coordinamento dei lanci e per la telemetria.

Il collaudo della struttura di lancio avvenne tra il 25 marzo e il 2 aprile 1964 per mezzo di razzi vettori Nike Apache costruiti in Italia che servirono principalmente a verificare la compatibilità delle strumentazioni a terra e con quelle per la telemetria a bordo dei satelliti. La decisione di impiegare razzi vettori Nike venne appoggiata dal CRA ormai forte dell'esperienza acquisita nel loro allestimento e utilizzo grazie al programma di ricerca "Nube di Sodio" autorizzato già nel 1956. Il secondo e il terzo esperimento infatti portarono come carico proprio il materiale per gli esperimenti sul comportamento del sodio ad alta quota.

Il lancio del San Marco 1

La seconda fase del progetto vide il suo apice il 15 dicembre 1964 alle 20:24:00 UTC quando venne lanciato con successo il San Marco 1 dalla base della NASA di Wallops Island da una squadra italiana capitanata da Michele Dicran Sirinian, con un razzo Scout e venne posto in orbita con un perigeo di 198 km e un apogeo di 856 km, 2000. Il San Marco divenne così il primo satellite ad essere interamente costruito e lanciato da una nazione dell'Europa occidentale. Con questo lancio l'Italia divenne la quinta nazione dopo Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Canada ad avere un proprio satellite nello spazio e la terza ad aver effettuato un lancio orbitale (con attrezzatura statunitense).

Il satellite si presentava come una sfera di 66 cm di diametro e pesava non meno di 115 kg. Gli obiettivi della missione erano la misurazione della densità atmosferica tra i 180 e i 350 km di altitudine e l'esecuzione di esperimenti sulla ionosfera terrestre messi a punto dal Centro Microonde di Firenze diretto dal professor Nello Carrara, collaboratore di Luigi Broglio presso il CRS.

Un gruppo di esperti della NASA coinvolti nel Progetto San Marco si riunì il gennaio 1965 per verificare l'avvenuto raggiungimento degli obiettivi preposti e concluse che tutti erano stati conseguiti con pieno successo e un elevato standard di eccellenza, 2003.

Broglio presentò i risultati scientifici preliminari degli esperimenti sulla densità terrestre all'ottava riunione del COSPAR tenutasi a Buenos Aires nel maggio del 1965 mentre i risultati finali furono resi pubblici il maggio del 1966 a Vienna durante la successiva riunione del COSPAR.

Il successo della missione e l'acclamazione internazionale tuttavia non sembrarono sufficienti a mantenere il ruolo di importanza primaria del Progetto e dei finanziamenti conseguenti. A causa infatti delle difficoltà incontrate dalla European Space Research Organisation (ESRO), dalla European Launcher Development Organisation (ELDO) e dell'andamento negativo dell'economia italiana nella metà degli anni sessanta, il Progetto San Marco rischiava di interrompersi proprio all'apice della sua vita. La situazione costrinse Broglio a tentare di associare al programma nazionale il contributo italiano all'ELDO, che a quel tempo rappresentava la quota principale della spesa nazionale sul soggetto. A questo scopo propose che una somma pari al 30% dei finanziamenti all'ELDO fosse destinata ai programmi nazionali (non già al solo Progetto San Marco), ma incontrò una forte opposizione da parte dell'industria italiana, principalmente da parte di FIAT e altre società membro della Compagnia Italiana Aerospaziale (CIA) già coinvolte nello sviluppo dei razzi Europa 1 e 2 dell'ELDO.

Non trovando risposta alla loro iniziativa Broglio e altri membri del CRS iniziarono a coinvolgere nel progetto società aerospaziali che non facevano parte dell'ELDO e non erano rappresentate nella CIA formulando un programma nazionale più ampio. Tra le nuove proposte del progetto erano inclusi inoltre l'ampliamento della base spaziale in Kenya e il proseguimento della ricerca da parte di diverse università.

Il completamento del Progetto (1965-1969)