Biografia Raul Perez Benavidez, soprannominato più avanti Roy, nacque il 5 agosto 1935 a Lindenau, un'area non incorporata appartenente alla contea di DeWitt in Texas, ed è cresciuto nella vicina città di Cuero. Era il figlio di Salvador Benavidez Jr., un contadino di origini messicane e di Teresa Perez, una donna appartenente agli Yaqui, una popolazione nativa del Messico. Il padre era il discendente di Plácido Benavides (1810–1837), politico messicano e uno dei principali generali durante la guerra d'indipendenza texana del 1835, combattendo contro l'esercito del presidente Antonio López de Santa Anna e distinguendosi come eroe patriota durante l'assedio di Bexar, sebbene non supportasse effettivamente l'indipendenza del paese e infatti abbandonò il Texas dopo che divenne una repubblica. Inoltre suo nipote, un omonimo, servì l'esercito confederato nella guerra civile americana e fu il fondatore della città di Benavides in Texas.
Quando aveva due anni suo padre morì di tubercolosi e la madre si risposò, ed ebbe un secondo figlio chiamato Roger, cinque anni dopo però anche lei morì di tubercolosi e i due fratellastri si trasferirono a El Campo dove vissero sotto la custodia del nonno e degli zii.
Fu vittima di bullismo a scuola a causa delle sue origini, e dovette abbandonare gli studi a 15 anni per dare supporto economico alla sua famiglia, Benavidez infatti lavorava nei campi, lucidava le scarpe nella locale fermata dell'autobus e lavorava in un negozio di pneumatici.William Sturkey, The Ballad of Roy Benavidez: The Life and Times of America's Most Famous Hispanic War Hero. New York (2024).
Carriera nell'esercito
Primi anni Nel 1952 Benavidez si arruolò nella Texas Army National Guard come riservista nella guerra di Corea. Nel 1955 passò ufficialmente dalla guardia nazionale all'esercito statunitense avendo completato l'arruolamento, e fu assegnato alla 82ª Airborne Division stazionata a Fort Bragg. Nel 1959 sposò Hilaria "Lala" Coy con cui avrà tre figli. In seguito Benavidez continuò l'addestramento ed entrò a far parte delle United States Army Special Forces, comunemente chiamate "berretti verdi" e fu assegnato al 5° Special Forces Group, oltre a diventare un membro del MACV-SOG.
Operazioni nella guerra del Vietnam
Incidente del 1965 Nel 1965 Benavidez fu spedito in Vietnam del Sud come consulente delle forze speciali a supporto di un reggimento di fanteria dell'esercito repubblicano vietnamita. Durante una missione in incognito che egli svolse in solitario, il cui obiettivo era verificare se le truppe del Vietnam del Nord si stessero fingendo Viet Cong (per la quale egli stesso si finse un Viet Cong), calpestò accidentalmente una mina, o secondo altre testimonianze una granata che esplose e lo ferì in maniera critica. Fu ritrovato e condotto al Brooke Army Medical Center di Fort Sam Houston dove i dottori conclusero che probabilmente non sarebbe più riuscito a camminare in quanto l'esplosione gli aveva paralizzato le gambe, danneggiato la spina dorsale e provocato un forte trauma cerebrale, e perse coscienza per più di due mesi.
I dottori iniziarono a preparare i suoi documenti per la radiazione, ma Benavidez si oppose e implorò ai dottori di non mandarlo via dall'esercito. Come raccontato da lui stesso nel suo discorso per la medaglia d'onore, rimase disgustato dalla sua diagnosi e dall'opposizione dei media alla guerra in Vietnam che culminava spesso con proteste e distruzioni di bandiere, quindi iniziò in autonomia allenamenti intensivi notturni per riguadagnare l'abilità di camminare. Ogni notte, ignorando i medici, Benavidez si alzava dal suo letto e tentava di strisciare con i gomiti o con il mento fino al muro della stanza dove poi provava ad alzarsi in autonomia, dopo mesi di pratica, che a detta sua furono assolutamente dolorosi, iniziò di nuovo a sentire le dita, i piedi e infine riusciva abbastanza bene ad alzarsi in piedi stupendo i dottori. Benavidez fu dimesso dall'ospedale nel luglio del 1966 e tornò sul fronte vietnamita nel 1968 dove divenne sergente capo con il nome in codice "Tango Mike Mike", che i suoi compagni trasformavano scherzosamente in "That Mean Mexican" ("Quel duro messicano"), in riferimento al suo carattere.
"Sei ore all'inferno" Il 2 maggio 1968 una pattuglia di dodici berretti verdi supportati da un gruppo di nove volontari Degar e da uomini del CIDG (Civilian Irregular Defense Group) furono circondati da un battaglione dell'esercito del Nord di circa 1000 uomini nel distretto di Lộc Ninh (Đồng Nai), presso il confine con la Cambogia, e i soccorsi non erano riusciti a portarli in salvo. Benavidez stava partecipando ad una funzione religiosa quando venne a sapere del fatto e, dal momento che alcuni degli uomini intrappolati erano anche suoi compagni, saltò su un elicottero di salvataggio equipaggiato unicamente con un coltello e un kit medico. Benavidez saltò dall'elicottero e «si distinse grazie ad una serie di azioni azzardate ma estremamente valorose, e salvò la vita di otto uomini grazie alla sua decisione di salvare i suoi compagni in stato critico ed esporsi al costante fuoco nemico e il rifiuto di fermarsi nonostante le numerose ferite gravi».Donald J. Farinacci, Last Full Measure of Devotion: A Tribute to America's Heroes of the Vietnam War (2007).
Benavidez trovò il sergente scelto Lloyd Francis "Frenchy" Mousseau e il soldato semplice Brian Thomas O'Connor insieme a un interprete e ai pochi superstiti, li condusse in sicurezza verso l'elicottero e li medicò mentre sparava ripetutamente alle linee nemiche con un AK-47 e lanciava fumogeni, in questo confronto iniziale fu colpito alla gamba e nella coscia. Mancava però all'appello il sergente di prima classe Leroy Wright che era stato ucciso nello scontro iniziale, nel tentativo di recuperare il suo corpo però Benavidez fu colpito all'addome e una granata gli fece perdere temporaneamente i sensi, al suo risveglio scoprì che l'elicottero era stato abbattuto dal fuoco nemico e aveva preso fuoco. Benavidez radunò allora i superstiti e creò un perimetro sfruttando il territorio boschivo per respingere gli attacchi dei nemici e chiamò il supporto aereo che sganciò il napalm e mandò un nuovo elicottero di salvataggio. Benavidez subì altre ferite da arma da fuoco, al punto che la sua vista venne offuscata dal sangue, a un certo punto un soldato vietnamita lo colpì in faccia col manico del fucile e gli squarciò il braccio con la baionetta, lui quindi prese il proprio coltello e colpì a morte l'uomo per poi portare avanti da solo un sopralluogo dell'area dove caricò i compagni sull'elicottero, distrusse documenti dispersi e uccise altri nemici caricandone alcuni sull'elicottero, e solo alla fine salì anche lui.
Una volta tornati al campo base Benavidez venne immediatamente esaminato: il suo corpo era in stato assolutamente critico, il suo intestino stava fuoriuscendo, la sua mascella si era fratturata e i suoi occhi erano incollati dal sangue, in totale aveva ricevuto circa 37 ferite da armi da fuoco, tagli, schegge e altro durante lo scontro. I dottori lo diedero per morto ma quando stavano per chiuderlo nella sacca usò le sue ultime forze e sputò in faccia al suo medico. Fu allora trasferito di corsa in Giappone per un intervento chirurgico intensivo e poi trasferito all'ospedale di Fort Sam Houston dove rimase internato per un anno, e alla fine si riprese parzialmente.
Una volta ripresosi ricevette la Distinguished Service Cross, la seconda decorazione militare statunitense per eccellenza e ben quattro Purple Hearts con grappoli di fogli di quercia (decorazioni aggiuntive), dopodiché tornò nell'esercito e fu assegnato a Fort Riley per poi venire riassegnato nel 1972 a Fort Sam Houston.
Medaglia d'onore
La vicenda di Benavidez divenne presto molto famosa e venne riportata da diversi giornali con il nome di "sei ore all'inferno". Benavidez venne inizialmente insignito della Distinguished Service Cross invece della Medal of Honor, la massima decorazione militare, perché il processo di assegnazione della medaglia sarebbe durata diversi anni e non era sicuro se Benavidez sarebbe sopravvissuto ancora. Nel 1973 il colonnello Ralph R. Drake richiese ufficialmente l'assegnazione della medaglia d'onore a Benavidez, e sebbene il limite di tempo per l'assegnazione fosse già scaduto, il Congresso concesse un'esenzione ma fu chiesto che venisse presentato un testimone oculare che confermasse gli eventi, che inizialmente non fu trovato.
Nel 1980 Brian O'Connor, uno dei compagni di Benavidez, lo contattò dopo aver letto un resoconto dell'impresa di Benavidez su un locale giornale mentre era in vacanza in Australia, e confermò gli eventi essendo stato presente. Così il 24 febbraio 1981 il presidente Ronald Reagan premiò Benavidez con la Medal of Honor nel Pentagono e disse che «se la storia del suo eroismo fosse la trama di un film, non ci credereste», procedendo a leggere il discorso di assegnazione. Benavidez rispose che aveva semplicemente fatto ciò che era giusto, e che non gli piaceva essere chiamato eroe in quanto per lui i veri eroi sono «coloro che danno la loro vita per il proprio paese, i veterani negli ospedali e le madri, mogli e i giovani innocenti».
Ultimi anni
Altre attività Benavidez si è ritirato dall'esercito nel 1976 ed è tornato ad El Campo con la famiglia dove rimase per il resto della sua vita. Benavidez iniziò una carriera come oratore e attivista, concentrandosi sulla gioventù americana, spesso parlava dell'importanza della scuola e dell'educazione, predicando che «l'educazione è la chiave per il successo, cattivi comportamenti e compagnie portano alla rovina». Nel 1983 criticò la decisione dell'amministrazione della sicurezza sociale di tagliare le pensioni per la disabilità ai veterani di guerra, e chiese pubblicamente che il piano venisse annullato, cosa che avvenne.
Benavidez divenne il portavoce delle forze armate americane e fece numerose apparizioni per scuole, gruppi militari e civici e compagnie private, e visitò le ambasciate americane in Grecia, Panama, Corea del Sud e Giappone, dove si univa a loro durante l'addestramento. Riceveva giornalmente lettere di apprezzamento da tutto il mondo.
Nel 1986 pubblicò il suo primo libro autobiografico intitolato The Three Wars of Roy Benavidez, dove parlava della sua infanzia difficile, della sua carriera militare e imprese durante la guerra del Vietnam e dei suoi tentativi di far riconoscere le sue azioni.Roy Benavidez & Oscar Griffin, The Three Wars of Roy Benavidez, New York (1986). Seguirono The Last Medal of Honor nel 1991 e Medal of Honor: A Vietnam Warrior's Story nel 1995.Roy Benavidez & John R. Craig, Medal of Honor: One Man's Journey From Poverty and Prejudice (1995). Nel 2017 la figlia maggiore, Yvette Benavidez Garcia pubblicò Tango Mike Mike: The Story of Master Sergeant Roy P. Benavidez, rivolto a un pubblico più giovane.
Morte Roy Benavidez morì il 29 novembre 1998 all'età di 63 anni, al Brooke Army Medical Center di Fort Sam Houston da insufficienza respiratoria unita a complicazioni legate al diabete. La salma venne trasportata alla St. Robert Bellarmine Catholic Church, la chiesa che aveva sempre frequentato e poi esposta nella cappella principale di Fort Sam Houston. Il funerale si svolse nella cattedrale di San Fernando a San Antonio e fu presieduto dall'arcivescovo Patrick Flores. Roy Benavidez è sepolto con tutti gli onori militari al cimitero nazionale di Fort Sam Houston, ed è presente una panchina commemorativa in suo onore nel cimitero.
Riconoscimenti Oltre alla Medal of Honor e alla Distinguished Service Cross, Roy Benavidez detiene, tra le altre, anche le seguenti medaglie ed onorificenze:
Defense Meritorious Service Medal Army Commendation Medal Army Good Conduct Medal con colpi d'argento e doppio nodo National Defense Service Medal con una stella di servizio Korean Service Medal con una stella di servizio nella campagna