La prepositura agostiniana di San Michele all'Adige è stata un'abbazia dell'ordine di Sant'Agostino attiva a San Michele all'Adige, in Trentino, dal 1145 al 1807; era una delle tre prepositure agostiniane presenti nell'attuale Trentino-Alto Adige, assieme a Novacella (fondata 1142, tuttora in mano all'ordine) e Santa Maria in Augia (fondata 1163, poi Muri-Gries, passata in seguito ai benedettini).

Storia

La prepositura sorse nella prima metà del XII per volere del vescovo di Trento Altemanno; sembra che un agostiniano di nome Reinberto fosse giunto da Novacella a San Michele nel 1142 per fondarvi l'abbazia, ma la prima data certa è quella della consacrazione solenne, celebrata dal vescovo il 29 settembre 1145. La chiesa del convento venne elevata a pieve e primo priore della comunità di San Michele fu un certo Corrado.

Della fondazione furono compartecipi i conti di Appiano: Ulrico I donò il castello che aveva nell'attuale borgo di San Michele (allora chiamato burgum Cunispergi), che venne riadattato a convento, e tutti i terreni circostanti, e fissò un censo da pagare con i beni ereditati dai suoi figli e nipoti; copiose donazioni vennero anche da varie altre famiglie nobiliari, tra cui i conti di Thun, Metz, Giovo e Cles.

Nel 1177 il preposto Engelberto ottenne da papa Alessandro III la protezione perenne del papa, di modo che la prepositura fosse libera da gran parte delle ingerenze nobiliari ed ecclesiastiche. Essendo molti dei monaci proveniente dalla Baviera, l'istituto di San Michele contribuì anche a una marcata germanizzazione delle terre circostanti, tanto che per i legati veneti del 1492 lì si trovava il confine anagrafico tra italiani e tedeschi.

La prepositura di San Michele governava una gran quantità di terreni, perlopiù nelle vicinanze, ma anche lungo tutto il corso dell'Adige e nelle valli circostanti. Dal punto di vista ecclesiastico, fin dalla fondazione gli venne affidata la gestione della pieve di Giovo, in Val di Cembra; dal 14 marzo 1316, per decreto del vescovo Enrico di Metz, gli venne sottoposto il convento di San Floriano presso Egna; nel 1360 ricevette la pieve di Salorno, seguita nel 1414 da quelle di Ossana e Mezzocorona (ma su queste due la nomina non ebbe in realtà alcun effetto pratico).

Dalla fine del Cinquecento i conti del Tirolo, da cui il monastero dipendeva per le faccende temporali, lo sfruttarono per intralciare l'autorità del principe vescovo di Trento, tanto che già nel 1590 tanto il cardinal Madruzzo quanto il Capitolo della cattedrale ne chiesero, invano, la soppressione. Dal 1623 sono anche documentate varie controversie legate al comportamento dell'allora preposito, Tomaso Zigainer, spalleggiato dal conte; esasperato, intorno al 1653 il vescovo finì per mandare dei birri di notte al monastero facendo arrestare lo Zigainer e anche una donna che teneva per domestica (e che più volte gli era stato imposto di licenziare); non tardò la risposta del conte, che ne ordinò la liberazione, inasprendo ulteriormente il suo atteggiamento verso il vescovo. Intorno al 1660 un secondo tentativo di soppressione della prepositura, che avrebbe dovuto essere rimpiazzata da una pieve e da un'accademia, cadde nel vuoto, perché non fu ottenuta (o forse non fu nemmeno chiesta) l'approvazione pontificia; invece, dal 1665 il preposito Antonio Quetta fece ricostruire la chiesa ed erigere una nuova ala del monastero, e ottenne anche l'aggregazione della prepositura alla Congregazione lateranense.

Nel novembre del 1796 la prepositura si trovò coinvolta negli scontri tra francesi e austriaci per la campagna d'Italia napoleonica; il monastero venne saccheggiato dai francesi il 2 novembre, dagli austriaci pochi giorni dopo e di nuovo dai francesi il 18 luglio dell'anno successivo, causando la perdita di quasi tutti i documenti e arredi e il furto di beni di ogni genere. I tentativi di rimettere in sesto la prepositura vennero stroncati dal governo bavaro, che la soppresse nel 1807 dopo 662 anni di vita, incamerandone i beni. Dopo molte insistenze, la chiesa conventuale venne destinata come sede parrocchiale per il paese di San Michele; il resto del monastero, andato all'asta nel 1869 con tutti i beni che erano stati requisiti, venne acquistato dalla provincia di Trento, che vi fondò l'istituto agrario di San Michele all'Adige; con la spostamento dell'istituto in una nuova struttura adiacente, nel 1968 i locali dell'ex monastero sono diventati la sede del museo degli usi e costumi della gente trentina.

Note

Bibliografia

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