Biografia Studiò al Liceo Carnot ed alla Sorbona, dove risentì dell'influenza di Léon Brunschvicg e di Henri Bergson. Si laureò con una tesi su L'influence de Schelling sur les idées métaphisiques de Coleridge, svolse l'attività di professore di liceo fino al 1923, insegnando a Vendôme, Sens, Parigi e Montpellier.

Nel suo itinerario filosofico si è dovuto spesso confrontare con la riflessione filosofica di Heidegger e Jaspers, accogliendo alcune istanze della corrente esistenzialista, ma senza per questo riconoscersi del tutto in questo orientamento di pensiero. Nel 1927 ha pubblicato a Parigi il suo Giornale metafisico, una sorta di diario filosofico in cui è documentata e svolta in maniera personale la riscoperta dell'esistenza in senso religioso. Di religione ebraica, nel 1929 si è convertito al cattolicesimo trovando in esso l'orizzonte che cercava. Nel 1935 pubblica un'altra opera importante, introdotta dalla pubblicazione di poco precedente del saggio Posizione e approcci concreti del mistero ontologico: Essere e Avere, in cui approda al tema dell'esistenza in rapporto all'essere e all'avere, nonché alla distinzione tra problema e mistero. In tutta la sua opera è chiara l'ispirazione religiosa del suo pensiero, volto al rapporto tra uomo e uomo e tra uomo e Dio, e a rifiutare qualsiasi oggettivazione possibile di tali rapporti, in una logica che concepisce l'esistenza come dono e non come problema, aprendo l'uomo al mondo in una dimensione dell'essere che si può scorgere e cogliere nei due fondamentali momenti della fedeltà e dell'amore, che dunque fondano la soggettività rivolta verso l'altro e verso Dio.

La filosofia di Marcel: l'essere come mistero Criticando la separazione di origine cartesiana tra soggetto e oggetto, che ha portato l'uomo a pensare in maniera ingiusta di potere dominare il mondo, Marcel afferma che è necessario recuperare l'unità fra soggetto e oggetto, partendo dall'Io e dal corpo, che non è altro da me, in quanto "io sono il mio corpo".

È errato considerare la domanda sull'essere come un problema e tentare di risolverlo in termini razionali; esso infatti è un mistero e come tale trascende l'analisi razionale. L'uomo può scegliere tra l'avere e l'essere. Il primo è l'atteggiamento errato di chi si affida in modo completo all'analisi empirica e oggettivizzante la scienza; il secondo è proprio di chi accetta il mistero dell'essere e la sua trascendenza.

Per potersi avvicinare a esso sono necessari l'amore, come rapporto con un altro "io" che è unico e differente da tutti gli altri (superando il cogito ergo sum cartesiano che scinde il soggetto capace di conoscere e il soggetto vitale) e la fede in Dio, che Marcel definisce il Tu assoluto.

Secondo Marcel esiste una profonda differenza tra problema e mistero. Il primo si presenta oggettivamente come un qualcosa che si pone di fronte al soggetto; il soggetto, tuttavia, non è implicato nel problema stesso, cioè si trova in una posizione esterna, vede le cose dall'alto, e tenta una soluzione che possa essere intersoggettivamente condivisa; in questo caso la soluzione è in linea di principio distinta dal processo che ne ha permesso l'individuazione.

Il mistero, invece, è un enigma che coinvolge in prima persona il soggetto, in quanto immerso nel mistero dell'essere; in questo caso la soluzione non è un procedimento scientifico oggettivante e a portata di mano, bensì un percorso personale che apre la strada alla trascendenza.

La stessa distinzione si può quindi fare tra due diverse concezioni del sapere: quella scientifico-oggettivante e quella filosofico-esistenziale. Per la conoscenza scientifica, infatti, ciò che conta è il risultato, e una volta che questo sia stato raggiunto diventa irrilevante sia il percorso che si è fatto per ottenerlo, sia l'autore di tale percorso. Per fare un esempio: se uno scienziato scopre una formula chimica per ottenere una medicina ciò che più conta è tale formula, mentre come ci si è arrivati e chi l'ha scoperta non servono ai fini dell'utilizzo di tale prodotto.

In filosofia la questione cambia radicalmente: il percorso filosofico, intrapreso da un soggetto ricercante, non è separabile dal risultato raggiunto, anche perché questo è spesso parziale e, più che risolvere problemi, indica e suggerisce categorie interpretative. Il filosofo, inoltre, è esso stesso coinvolto nella propria riflessione, cosicché qualsiasi teoria non può prescindere dal proprio autore, e dal cammino che egli ha svolto per approdare alla sua verità.

Mentre Marcel era ancora in vita gli studiosi etichettarono la sua riflessione con il nome di "esistenzialismo"; egli, però, rifiutò di considerare se stesso un esistenzialista (come del resto già faceva Martin Heidegger) e preferì definire la sua filosofia "socratismo cristiano".

Opere Il sacro nell'età della tecnica Manifesti metodologici di una filosofia concreta Dal rifiuto all'invocazione, saggio di filosofia concreta 1940 Homo viator Il declino della saggezza La dignità umana e le sue matrici esistenziali Dialogo sulla speranza Gli uomini contro l'umano Il mistero dell'essere 1951

Premi e riconoscimenti 1948 - Gran premio di letteratura dell'Accademia francese 1958 - Grand Prix national des lettres 1964 - Prix de la paix des libraires allemands 1969 - Premio Erasmo

Note

Bibliografia Pietro Prini, Gabriel Marcel e la metodologia dell'inverificabile, Edizioni Studium, Roma 1977. ISBN 8838233705 Mauro Cozzoli, "L'uomo in cammino verso... L'attesa e la speranza in G. Marcel", Ed. Abete, Roma 1979 Marco Lancellotti, Marcel. Antinomie e metafisica, Edizioni Studium, Roma 2003. ISBN 8838239169 Gabriel Marcel, Tu non morirai, a cura di Franco Riva e Maria Pastrello, traduzione di Maria Pastrello, Roma, Valter Casini Editore, 2006, ISBN 8879050931. Sergio Labate, "Intimità e trascendenza. La questione dell'io a partire da Gabriel Marcel", Edizioni Scientifiche italiane, Napoli 2007. ISBN 8849514255 Iolanda Poma, Gabriel Marcel. La soglia invisibile, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2008. ISBN 9788849516937.

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