Naza è un film documentario del 2026 diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che ne ha curato anche la fotografia e il montaggio.
L'opera ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, basandosi sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 da The Guardian, +972 Magazine e Local Call.
Presentato in concorso per il Leone d'oro alla 83ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, unico titolo documentario tra quelli in gara, il film si è aggiudicato il Premio speciale della giuria. L'opera è stata selezionata per il Festival internazionale del cinema di San Sebastián e per la sezione principale della 64ª edizione del New York Film Festival.
Il film è stato pesantemente attaccato dal governo israeliano: i registi sono stati oggetto di minacce e il governo ha chiesto la revoca della loro cittadinanza.
Trama Attraverso testimonianze rese anonime con l'alterazione di volti e voci, il film raccoglie le dichiarazioni di ventiquattro tra ufficiali dell'intelligence militare e soldati israeliani coinvolti nelle operazioni a Gaza. Le interviste, ambientate di notte sui tetti di Tel Aviv, si alternano a immagini della quotidianità cittadina, creando un contrasto tra la vita ordinaria in Israele e gli effetti dei bombardamenti. Il titolo Naza richiama un acronimo militare utilizzato dall'intelligence, derivato dalle parole Nezek Agavi (in ebraico: נז"א, acronimo di נזק אגבי), tradotto come «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile in un singolo attacco.
Gli intervistati descrivono le procedure operative e l'uso di tecnologie di sorveglianza e analisi automatizzata dei dati. In particolare, testimoniano l'impiego del sistema di intelligenza artificiale Lavender per la stesura automatica di liste di bersagli, del programma Homeland per le intercettazioni telefoniche e della procedura Where's Daddy, ideata per tracciare i sospetti attraverso le comunicazioni dei familiari, riferendo di cifre di vittime civili attese comunicate come parte ordinaria delle procedure operative. Secondo le testimonianze, i bombardamenti vengono privilegiati in orario notturno nelle abitazioni private, con la preventiva accettazione di precise quote di perdite civili: circa venti per obiettivi di basso rango e cifre fino a dieci volte superiori per figure di rilievo, mentre lo stesso sistema Lavender viene descritto come dotato di un margine di errore superiore al 15%, tale da comportare in alcuni casi l'uccisione di civili senza che l'obiettivo militare venga effettivamente raggiunto.
Più testimoni evidenziano come la priorità del sistema sia il volume dei bersagli colpiti rispetto alla precisione, riferendo anche della definizione di "zone di annientamento" entro le quali qualunque presenza, compreso in un caso quella di un adolescente che vi si era inoltrato, viene considerata un bersaglio legittimo. Tra le testimonianze figura quella relativa all'impiego di cecchini contro civili che cercavano di procurarsi cibo; alcuni raccontano di aver talvolta vissuto l'esperienza come simile a un videogioco.
All'interno del film, alla domanda se tali pratiche costituiscano un genocidio, due testimoni usano espressamente questa definizione. La narrazione affianca alle interviste spezzoni di discorsi di Benjamin Netanyahu incentrati su una retorica di stampo religioso sul bene e sul male, un estratto del film Shoah di Claude Lanzmann proiettato a Tel Aviv, e video girati con telefoni cellulari da cittadini palestinesi all'indomani dei bombardamenti, a testimonianza delle conseguenze sul campo.
Contesto Le testimonianze riprendono le inchieste curate dal giornalista e cineasta israeliano Yuval Abraham sui programmi di sorveglianza di massa e intelligenza artificiale integrati nelle operazioni militari. Secondo le dichiarazioni di un ingegnere coinvolto, la rete di intercettazione risalirebbe alle fasi successive al 1967, progressivamente affinata con algoritmi predittivi. Secondo tali inchieste, il sistema sarebbe stato autorizzato a un utilizzo esteso circa due settimane dopo l'attacco del 7 ottobre, con una accuratezza dichiarata dagli sviluppatori del 90%.
Nel film Abraham definisce l'elevato numero di vittime civili una caratteristica sistemica delle operazioni e riporta i dati del ministero della Sanità di Gaza, che stima oltre 73.000 morti complessivi tra la popolazione palestinese dall'inizio delle ostilità, senza distinzione tra civili e miliziani, con donne e minori che costituirebbero, secondo lo stesso ministero, circa la metà del totale delle vittime. Interpellato in merito ai contenuti del documentario, l'esercito israeliano ha dichiarato di operare esclusivamente contro infrastrutture e combattenti di Hamas, accusando il movimento di utilizzare i civili come scudi umani; le forze armate hanno inoltre ribadito che l'uso dell'intelligenza artificiale rimane subordinato alla valutazione e alla decisione finale di un operatore umano.
Nello stesso senso si esprime, secondo quanto riportato da The Jerusalem Post, l'ufficialità israeliana, che rivendica l'adozione di misure per limitare le vittime tra la popolazione civile.
Produzione Prodotto in condizioni di segretezza nell'arco di tre anni, il film è nato dall'iniziativa di Yuval Abraham e Rachel Szor, che hanno condotto le interviste di notte sui tetti di Tel Aviv per proteggere i testimoni, celandone poi volti e voci con alterazioni digitali. L'inizio dei lavori ha coinciso con le ritorsioni subite in Cisgiordania dal co-regista palestinese Hamdan Ballal dopo il successo di No Other Land.
Il documentario è coprodotto da The Guardian e da James Wilson, con Jonathan Glazer tra i produttori esecutivi insieme ai giornalisti del quotidiano Harry Davies e Lindsay Poulton. Tra i consulenti figura la regista Laura Poitras, già premio Oscar nel 2015 per Citizenfour. Il progetto si avvale inoltre della collaborazione delle redazioni di +972 Magazine e Local Call.
Durante la presentazione a Venezia, gli autori hanno motivato la scelta di trasformare le inchieste scritte in un'opera d'impatto visivo e sonoro per sollecitare la sensibilità internazionale e superare la deumanizzazione del conflitto. Abraham ha dichiarato di aver sfruttato il proprio accesso alla società israeliana per documentare dall'interno le responsabilità delle operazioni militari, mentre il produttore James Wilson ha riaffermato la netta distinzione tra identità ebraica e condotta del governo israeliano.
Distribuzione Il documentario è stato distribuito nelle sale cinematografiche di 56 Paesi a partire dal 28 settembre 2026. La prima nordamericana si è tenuta il 26 settembre al New York Film Festival. In Italia il film è stato distribuito da I Wonder Pictures in circa 500 sale a partire dal 28 settembre .
Secondo quanto annunciato da The Guardian da novembre 2026 è prevista la distribuzione gratuita e permanente del film in streaming sul sito del quotidiano, senza limiti di tempo, in collaborazione con MK2 Films, distributore internazionale del film. Il regista Abraham ha dichiarato che la scelta è nata dalla volontà, condivisa con Szor e concordata con il quotidiano, di consentire a chiunque di conoscere le testimonianze raccolte, vista l'importanza del tema affrontato. The Guardian ha espresso inoltre la volontà di esplorare la possibilità di una programmazione nei territori palestinesi occupati.
Accoglienza Incassi In Italia, il film ha incassato . Critica Il film è stato molto ben accolto dalla critica: su Rotten Tomatoes 29 critici esprimono un indice di gradimento del 100%, con un voto medio di 9 su 10; su Metacritic 17 critici un voto medio di 95/100.
Reazioni politiche e nel mondo del cinema Dopo la presentazione alla Mostra del cinema di Venezia, il documentario ha suscitato un acceso dibattito politico e mediatico in Israele. A metà settembre 2026, membri del governo israeliano, tra cui il ministro della cultura Miki Zohar, e rappresentanti militari hanno condannato pubblicamente l'opera e proposto la revoca della cittadinanza per i registi Yuval Abraham e Rachel Szor, accusandoli di tradimento dello Stato.
Nei giorni successivi si sono verificate proteste e intimidazioni nei confronti degli autori e delle redazioni coinvolte, come quella di +972 Magazine, contrastate da prese di posizione critiche del Comitato per la protezione dei giornalisti e da analisi giuridiche che hanno messo in evidenza la mancanza di precedenti per la revoca della cittadinanza.
Durante la prima nordamericana al New York Film Festival il 26 settembre 2026, accompagnata da manifestazioni di dissenso all'esterno della sala, Abraham ha difeso il rigore d'inchiesta del progetto e il ruolo del giornalismo investigativo come dovere civico.
Il film ha ricevuto la solidarietà di istituzioni e personalità del mondo cinematografico e culturale internazionale, tra cui la direzione dei festival di Locarno, Berlino, San Sebastián e Telluride, e ha raccolto oltre duemila adesioni a una petizione di sostegno promossa in difesa della libertà espressiva e d'informazione dei registi.
Riconoscimenti Mostra del Cinema di Venezia 2026 – Premio speciale per la miglior regia under 35 2026 – Green Drop Award 2026 – Premio speciale della giuria 2026 – In concorso per il Leone d'oro per il miglior film
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Film documentari britannici Categoria:Film sul conflitto arabo-israeliano