Originario di una famiglia di modeste condizioni, attraverso il commercio dei cereali e l’attività creditizia costruì nel corso dell’Ottocento un importante patrimonio fondiario e immobiliare, ponendo le basi della successiva affermazione economica della famiglia Pavoncelli documentata all’interno di studi storici dedicati alla formazione e allo sviluppo del capitalismo agrario del Mezzogiorno e alla trasformazione economica del Basso Tavoliere.

Biografia Liborio Giuseppe Federico Pavoncelli, il cui cognome negli atti dello stato civile risulta inizialmente registrato nella forma Pavongello, nacque a Cerignola il 22 febbraio 1812, quarto figlio di Gaetano, titolare di una patente regia per la lavorazione dei metalli preziosi, orefice e attivo nel piccolo prestito, originario di Foggia, e di Anna Maria Tortora, omonima ma non appartenente alla storica famiglia liberale di Cerignola.

La famiglia Pavoncelli, trasferitasi a Cerignola nei primi anni dell’Ottocento, non apparteneva alla nobiltà feudale locale né ai tradizionali ceti mercantili cittadini. La sua ascesa economica ebbe luogo nel corso della prima metà del XIX secolo, parallelamente alla trasformazione dei rapporti economici e proprietari del Tavoliere.

Federico ricevette un’istruzione che gli consentì di dedicarsi alle attività di scrittura commerciale e contabilità, competenze che si sarebbero rivelate determinanti per la sua successiva attività imprenditoriale.

Il rapporto con Giuseppe Traversi e l’avvio nel commercio

Un passaggio importante nella sua formazione economica fu il rapporto con Giuseppe Traversi e con il fratello Luigi, esponenti di una famiglia che nel in meno di vent'anni passò dalla condizione di bracciali e campagnuoli analfabeti a carpendini, a negozianti e proprietari terrieri.

Pavoncelli collaborò con i Traversi nelle attività commerciali legate al commercio dei cereali, occupandosi della corrispondenza con i grossisti, delle rendicontazioni e della tenuta dei libri contabili secondo gli usi commerciali dell’epoca.

Il rapporto con la famiglia Traversi fu consolidato dal matrimonio con Antonia Traversi, celebrato nel 1835. Dall’unione nacquero Giuseppe nel 1836 e Gaetano nel 1838, destinati entrambi a proseguire e ampliare le attività economiche paterne.

Gli atti dello stato civile di Cerignola documentano già in questi anni la rapida trasformazione della sua condizione sociale. Nell’atto matrimoniale del 29 settembre 1835 Federico è indicato come cittadino di professione scribente, mentre nell’atto di nascita del figlio Giuseppe, del 26 agosto 1836, è indicato come proprietario e compare con l’appellativo di don Federico.

Il commercio dei cereali e l’accumulazione patrimoniale

Nel corso degli anni Federico Pavoncelli sviluppò una propria attività nel commercio dei cereali, operando tra la produzione agricola del Tavoliere e i principali mercati del Regno delle Due Sicilie.

La sua strategia imprenditoriale fu basata sull’integrazione tra commercio, credito e acquisizione fondiaria. Il credito concesso ai produttori e ai proprietari agricoli costituì uno degli strumenti attraverso i quali Pavoncelli accrebbe progressivamente il proprio patrimonio, acquisendo anche terreni da debitori insolventi.

A partire dal 1836 sono documentate le prime acquisizioni immobiliari e fondiarie. Tra i primi immobili figurano quelli situati nell’area di via Costantinopoli, dove la famiglia risiedeva, mentre tra le prime proprietà rurali risultano quelle di Acquamele-San Stefano e San Martino.

Nel corso dei decenni successivi il patrimonio fondiario della famiglia si ampliò considerevolmente, accompagnando la crescente importanza economica dei Pavoncelli nel territorio di Cerignola e nel Tavoliere.

Pavoncelli sviluppò inoltre rapporti commerciali con il mercato di Napoli, dove riuscì a inserirsi nel commercio granario accanto a case commerciali già affermate, tra cui quelle dei Perfetti e dei Di Martino. Come ha scritto Raffaele de Cesare in La fine di un Regno:Nella primavera del 1856 manovrò con tanta abilità, da indurre il suo rivale De Martino a vendergli molti e molti grani, per consegna alla nuova raccolta, a prezzi di lire 1,65 e 1,70 il tomolo. Quando venne l’agosto, il grano valeva 2,10 e 2,20 ond’egli fece un grossissimo guadagno.

Federico Pavoncelli, rimasto arbitro del mercato dei grani nel 1860 e negli anni posteriori, mori vecchio, lasciando una cospicua sostanza.

In una dichiarazione riportata nel suo testamento, Pavoncelli attribuì la propria ascesa economica alla determinazione personale e alle proprie capacità imprenditoriali, ricordando che:«alcuno voleva darmi ascolto e aiuto; cominciai da per me, con le sole mie forze, circondato da nemici e da gente che mi tacciava di matto. Il mio primo capitale 150 ducati appena e le terre dotali. Presi tutto, ottenni a forza di volere, fortemente volere».

Attività commerciali nel Regno d’Italia e la guerra di Crimea

Dopo l’unificazione italiana, Pavoncelli proseguì e ampliò le proprie attività commerciali insieme ai figli Giuseppe e Gaetano.

Nel 1860, pochi giorni dopo l’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Palermo, fu costituita la società G. & F. Pavoncelli p. & f., attiva principalmente nel commercio dei cereali e dell’olio. La società disponeva di depositi in diverse località del Regno, di una rete di agenti nelle principali piazze commerciali e di una flotta di velieri mercantili.

Tra gli stabilimenti commerciali della società ebbe particolare importanza quello di Gioia Tauro, destinato alle attività di deposito e commercializzazione delle derrate agricole.

La progressiva espansione degli interessi commerciali e fondiari trasformò la famiglia Pavoncelli in uno dei principali gruppi proprietari e imprenditoriali di Cerignola nella seconda metà dell’Ottocento.

Pavoncelli sviluppò i propri rapporti commerciali anche oltre l’ambito locale e nazionale. Nel corso della Guerra di Crimea (1853-1856) risulta coinvolto nella fornitura di grano alle flotte francese e britannica.

Attività politica e amministrativa

Nel periodo della transizione dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia Pavoncelli partecipò alla vita pubblica cittadina.

All’atto della costituzione del Regno d’Italia ricoprì il grado di capitano della Guardia Nazionale di Cerignola, posta agli ordini del maggiore Giuseppe Cannone.

Il 21 settembre 1863 fu nominato assessore comunale, risultando primo fra gli eletti.

Nel contesto della repressione del Brigantaggio postunitario fu inoltre coinvolto in una complessa vicenda giudiziaria. Il 1º dicembre 1863 venne arrestato insieme a Michele Tozzi e Sante Tufariello, nell’ambito di un’istruttoria avviata nel febbraio 1862, con l’accusa di avere favorito l’evasione del brigante Carmine Crocco e di avere partecipato a una cospirazione contro il nuovo Stato italiano.

Crocco era stato arrestato a Cerignola il 27 gennaio 1861, giorno delle prime elezioni politiche nel Regno d'Italia, dalla Guardia Nazionale locale, della quale Pavoncelli faceva parte.

Nel corso dell’istruttoria Pavoncelli e gli altri inquisiti furono prosciolti dalla procura militare.

In sua difesa intervennero numerosi esponenti del ceto benestante cittadino, che raccolsero testimonianze relative alla sua fedeltà allo Stato unitario e alla partecipazione alle operazioni contro il brigantaggio. Le testimonianze furono raccolte e consegnate al notaio Saverio Turitto. Tra i testimoni figuravano membri della giunta comunale, ufficiali della Guardia Nazionale, delegati di pubblica sicurezza e giudici mandamentali.

Il rapimento del figlio Gaetano e ultimi anni

Nel 1858, nella tenuta di Acquamele, il figlio Gaetano fu rapito dal brigante Nicola Morra. Il giovane riuscì successivamente a liberarsi.

L’episodio si inserisce nel più ampio contesto di insicurezza e conflittualità sociale che caratterizzò il Tavoliere nella metà dell’Ottocento.

Nel 1874 Federico Pavoncelli fu tra i fondatori della Banca dell’Associazione Agraria di Cerignola, istituzione collegata agli interessi agricoli e creditizi della realtà economica locale.

Nel 1881 il vescovo di Ascoli Satriano-Cerignola gli concesse l’autorizzazione a disporre di un oratorio privato nella propria abitazione, destinato a lui e ai familiari per le funzioni religiose.

Nel 1884, in seguito allo scioglimento della società commerciale familiare, Pavoncelli si ritirò dalle attività imprenditoriali, ormai affidate principalmente ai figli.

Morì a Cerignola il 19 agosto 1891.

Note

Voci correlate Cerignola Credito Agricolo di Cerignola Carmine Crocco Banca d'Italia Giuseppe Pavoncelli Regno d'Italia

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