Via dei Bottai () è una delle strade più antiche di Bolzano.
Storia
Attorno al 1210, a trenta-quarant'anni dalla fondazione dell'insediamento mercantile bolzanino, i signori di Vanga (i fratelli Albero e Bertoldo) avviarono un ampliamento della città sui terreni di loro proprietà a est e a nord-est del mercato vescovile. Il loro fratello Federico Vanga era in quegli anni principe vescovo di Trento. In questo modo i Vanga poterono assicurarsi anche la bassa giurisdizione sul nuovo borgo. Via Bottai fu tracciata probabilmente intorno al 1215, insieme all'odierna via Vintler e alla fila di case sul lato orientale dell'attuale via dei Grappoli. La strada era allora chiamata vordere Gasse, ossia «vicolo anteriore». Dopo l'unificazione della città vescovile con i due borghi si affermò il nome Wangergasse («vicolo dei Vanga»), più tardi reinterpretato come Wagnergasse, cioè vicolo dei carradori. L'urbario del conte Mainardo II di Tirolo-Gorizia del 1288 registra beni del principe territoriale ze Botzen in der gazzen, deu herren Fridereiches von Wange waz e in der gazzen herren Beraldi von Wange, attribuiti all'ufficio di Gries. Nel 1297 la via compare nei documenti cittadini come contrata dominorum de Wanga, nel 1403 come Wangergazze e nel 1499 come Wangergassen. Solo nel XVIII secolo, con ogni probabilità, la Wagnergasse divenne Bindergasse, dal termine Binder con cui a Bolzano si indicava il mestiere del bottaio. A questa tradizione artigiana si richiama esplicitamente il ballo dei bottai (Bindertanz o Reiftanz), attestato in città per la prima volta nel 1769.
Fin da epoca molto antica in via Bottai si trovavano diverse osterie: la più antica era il "Pavone", che negli ultimi tempi funzionava solo più come bar e ha chiuso definitivamente nel 2009. Il "Cavallino Bianco" di via Bottai è, quindi, la più antica locanda di Bolzano. Altri locali storici della via sono il ristorante "Eisenhut" (nel 1536 di proprietà di Bartlmä Dill Riemenschneider) e l'Hotel Mondschein. Li si riconosce dalle insegne storiche; nel caso dell'antica osteria «alla Chiave» l'insegna a bandiera è ormai l'unica testimonianza rimasta. L'edificio al civico 31 è l'antica residenza nobiliare Engelsburg, appartenuta alle famiglie Putzer, Gumer, Atzwanger e Zallinger.
Sotto il re Massimiliano I d'Asburgo, intorno al 1500, all'estremità settentrionale della via venne eretto il palazzo degli uffici del principe territoriale. Secondo Beda Weber il sovrano lo utilizzò a tratti anche come residenza. In seguito l'edificio ospitò l'ufficio postale, che nell'autunno del 1850 divenne ufficio postale e telegrafico. Nel 1890 la posta fu trasferita nella nuova sede di fronte alla chiesa parrocchiale, dove tuttora si trovano l'ufficio postale centrale e la sede bolzanina dell'amministrazione postale. L'edificio di fronte apparteneva intorno al 1600 alla diocesi di Augusta e prese il nome di Casa Sant'Afra dalla patrona di quest'ultima, Afra di Augusta. Nel 1803 passò all'amministrazione bavarese, che vi allestì il carcere cittadino: qui furono rinchiusi brevemente, nel 1810, anche i combattenti per la libertà Andreas Hofer e Peter Mayr. Danneggiata in gran parte durante la seconda guerra mondiale, la casa fu poi ricostruita fedelmente; le profonde cantine, invece, uscirono indenni dai bombardamenti.
All'estremità nord della strada sorgeva la cosiddetta porta Vintler, menzionata per la prima volta nel 1273, nel punto in cui confluiscono la strada doganale proveniente dalla Stanga (oggi via Andreas Hofer) e via Weggenstein, che sale dalle frazioni rurali di Villa e San Pietro. Fino alla metà del XX secolo via Weggenstein era la via percorsa soprattutto dagli abitanti della Val Sarentino per scendere a Bolzano: in via Bottai c'era perciò un maniscalco, che ferrava e ricoverava i loro cavalli. Più tardi la strada ospitò il capolinea di una linea urbana di autobus. Proprio a questa funzione di transito si devono le numerose osterie della via.
Lo storico albergo "al Pavone" (via Bottai 5) è considerato il luogo di nascita del perlaggio, che qui sarebbe stato giocato per la prima volta nel 1833.
Nel XIX secolo venne coperta la cosiddetta Ritsche o Wiere, una roggia che riforniva le case di acqua non potabile e che fino ad allora scorreva a cielo aperto lungo la strada.
Via Bottai oggi A Bolzano non esistono più bottai da molto tempo. Via Bottai ha però conservato in larga parte il suo aspetto storico, anche se diversi edifici hanno cambiato destinazione d'uso: nell'ex palazzo degli uffici principeschi ha sede il Museo di scienze naturali dell'Alto Adige, la Casa Sant'Afra ospita appartamenti per anziani autosufficienti e il "Cavallino Bianco" ha rinunciato all'attività alberghiera per puntare sulla cucina tradizionale.
Al piano superiore del "Pavone" si trova la sede provinciale dei Verdi dell'Alto Adige. Oltre ai locali già citati, lungo la via si contano altri tre bar e una pizzeria, nonché diversi negozi di pane e una panetteria. In via Bottai hanno inoltre sede un supermercato, l'ASGB e la Ripartizione Scuola e cultura ladina.
La strada fa oggi parte della zona pedonale di Bolzano, ma può essere percorsa in direzione nord dai taxi e, in determinate fasce orarie, da fornitori e residenti.
Note
Bibliografia
Voci correlate Stradario di Bolzano Museo di scienze naturali dell'Alto Adige
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Bottai Categoria:Storia di Bolzano