La porta di ferro () è una diga del VI secolo situata tra le montagne a est di Antiochia, in Turchia. Tra le più antiche dighe ad arco conosciute e la più vetusta ancora esistente al mondo, fu costruita nella metà del VI secolo per ordine dell'imperatore bizantino Giustiniano I con lo scopo di immagazzinare e contenere le acque del torrente Parmenios. Quest'ultimo, infatti, soleva provocare durante la stagione delle piogge violente piene improvvise, mettendo in pericolo la sicurezza dell'antica Antiochia. I precedenti tentativi di convogliare le acque delle piene in passaggi sotterranei avevano lasciato ancora irrisolta la problematica.
La porta di ferro è una delle poche opere architettoniche antiche sulle quali è sopravvissuta una relazione tecnica contemporanea sulla sua costruzione, fornita dallo storico bizantino Procopio di Cesarea nel De aedificiis. La struttura incorporò nella propria versione definitiva un antico acquedotto e un ponte, oltre a sostenere una parte delle mura cittadine locali. Durante le piene, la sua innovativa forma ad arco convogliava la pressione dell'acqua verso le pareti rocciose su entrambi i lati. Su un lato della diga era presente una porta cittadina fortemente irrobustita, probabilmente alla base del nome con cui divenne nota la "porta di ferro".
Nel periodo medievale, la costruzione fu danneggiata da una piena troppo impetuosa perché le aperture di scarico esistenti potessero contenerla, con il risultato che le acque tracimarono dalla diga e provocarono il crollo delle mura cittadine. La fortificazione superiore ricostruita, dotata di ulteriori aperture di scarico, è quella visibile oggi. A mano a mano che Antiochia perse la sua importanza strategica, la struttura fu progressivamente abbandonata. Il saccheggio dei materiali da costruzione provocò il crollo della maggior parte delle strutture laterali, lasciando intatti soltanto la diga e alcuni tratti delle mura cittadine sulla sommità. Oggi la porta di ferro è esposta a un'ulteriore erosione e persino al rischio di un crollo totale, ma ciononostante continua a svolgere la sua funzione di diga.
Contesto Antiochia
La città di Antiochia fu fondata nel 300 a.C. da Seleuco I Nicatore, uno dei successori di Alessandro Magno e padre dell'impero seleucide. La sua posizione strategica lungo il fiume Oronte, unita alla vicinanza alle rotte commerciali e al mare, rese Antiochia un avamposto fondamentale della Siria e del Mediterraneo orientale. Fu capitale dell'impero seleucide tra il 240 a.C. e il 63 a.C. e successivamente capitale regionale della repubblica romana e dell'impero romano. Nel periodo massimo di espansione, pare che l'agglomerato urbano raggiunse circa abitanti. Antiochia, spesso minacciata dall'impero persiano sasanide, fu conquistata dai musulmani omayyadi nel 640 d.C., tornando a divenire strategica nell'epoca delle crociate, quando divenne capitale di un omonimo principato tra il 1098 e il 1268. Danneggiata da assedi, terremoti e dal mutamento delle rotte commerciali, Antiochia perse poi rilevanza sotto il sultanato mamelucco e l'impero ottomano. Le sue rovine si trovano oggi a ridosso della città moderna, nota oggi in lingua turca come Antakya...
Uno dei principali svantaggi della posizione di Antiochia coincideva con la sua esposizione a eventi idrologici anche traumatici. Sul lato occidentale, l'Oronte straripava ogni anno durante la stagione delle piogge, depositando detriti e limo lungo le sue rive.. Tra ottobre e aprile, le piogge torrenziali provocavano un forte deflusso dalle montagne del Silpio e dello Stauri, sul versante orientale di Antiochia. Gran parte della città, situata su un terreno teoricamente sicuro, veniva pertanto sommersa ogni dodici mesi da terra e fango... I tentativi di convogliare le acque attraverso una complessa rete di scarichi, condotti, acquedotti e dighe fallirono nel corso dei secoli, rendendo l'accumulo di materiale alluvionale una problematica talmente impellente che un'isola nel fiume Oronte scomparve e l'antica città finì sepolta sotto 10 metri di sedimenti.. La situazione era ulteriormente aggravata dall'instabilità tettonica dell'area. Antiochia sorgeva sulla faglia di Al-Chab, in prossimità della tripla giunzione di Maraş tra la placca anatolica, la placca africana e la placca araba. I terremoti del 115, del 526 e del 528 d.C. provocarono enormi devastazioni, ma anche le scosse dalla portata meno dirompente si dimostrarono in grado di danneggiare le strutture, in particolare gli acquedotti..
Il torrente Parmenios Il torrente montano più minaccioso era il Parmenios (), oggi chiamato Haci Kürüş Deresi, che aveva scavato la gola tra il Silpio e lo Stauri e da lì scendeva verso l'Oronte... Per via della sua impetuosità, si era guadagnato il soprannome di Oropnitte (in greco Ὀνοπνίκτης, Onopniktes), cioè "Ammazza-asini" o, più letteralmente, "Annegatore di asini".. L'epiteto era divenuto diffuso non solo per via delle grandi piene vigorose e improvvise di cui era responsabile, ma anche in virtù delle numerose bestie da soma che annegava nella gola mentre queste incautamente vi procedevano.. Bisogna infatti ricordare che, talvolta, il passaggio naturale veniva sfruttato come percorso per coloro che si dirigevano ad Apamea e nella Siria orientale.. Al massimo nel IV secolo d.C., e forse già in epoca ellenistica, erano state costruite due enormi gallerie a volta in muratura per convogliare il Parmenios al di sotto dell'area del Foro di Valente e della strada principale di Antiochia..
Tuttavia, come riferito dallo scrittore del VI secolo Procopio di Cesarea, la questione non era stata risolta:, 2.10.15-16.
Prime strutture Da lungo tempo esisteva una struttura che attraversava il Parmenios nel sito della porta di ferro, l'unico punto in cui fosse possibile attraversare la gola senza essere esposti al rischio delle piene. La prima struttura, probabilmente costruita in epoca seleucide, era un ponte ad arco largo 2,2 m destinato ai pedoni e agli animali da soma, che potevano attraversare il fondovalle 18 m più in basso passando su un arco in mattoni largo 13,5 m, fondato sulle rocce ai due lati della gola.. Dopo la conquista romana di Antiochia da parte di Pompeo nel 64 a.C., questa via avrebbe ridotto di diverse ore il tempo di viaggio verso la fiorente Laodicea.. Intorno al 300 d.C., il ponte fu trasformato per sostenere un acquedotto (la strada fu probabilmente ricostruita al di sopra di esso) che trasportava acqua destinata ai progetti edilizi imperiali di Diocleziano sull'isola dell'Oronte,. proveniente dalle sorgenti che abbeveravano anche il quartiere di Dafne... Tuttavia, dopo che un terremoto nel 458 d.C. danneggiò gravemente sia un ponte sulla gola del Karakiz Deresi, più a monte lungo il percorso dell'acquedotto, sia la residenza imperiale, l'acquedotto fu abbandonato.Lo storico Glanville Downey ha sostenuto che questa struttura avesse probabilmente anche una funzione di sbarramento delle acque: . Tuttavia, non esistono prove archeologiche a sostegno di tale teoria e, pertanto, essa rimane indimostrata: ..
Antiochia dovette affrontare numerose calamità nel corso del VI secolo, di cui se ne fornisce un breve elenco: un grande incendio nel 525; i due devastanti terremoti del 526 e del 528; la conquista nel 540 da parte del sovrano sasanide Cosroe I, che saccheggiò la città e ne deportò la popolazione per costruire in Mesopotamia una nuova città, Weh Antiok Khosrow; una grave epidemia di peste tra il 540 e il 550.. In seguito, l'imperatore Giustiniano I avviò un programma edilizio di ristrutturazione di Antiochia, ribattezzata Teopoli (Theoupolis, "Città di Dio"), nel tentativo di riconquistare il favore divino.. Particolarmente importante fu il consolidamento delle mura cittadine, considerate eccessivamente lunghe e vulnerabili dopo il saccheggio persiano. Le mura di Giustiniano esclusero il quartiere settentrionale di Antiochia e l'isola dell'Oronte e deviarono parte del fiume affinché scorresse lungo le mura occidentali, fungendo da fossato...
Sull'altro lato dell'agglomerato urbano, anche il quartiere di Epifaneia sul monte Stauri fu escluso, facendo sì che le mura cittadine attraversassero la gola del Parmenios. Il preesistente ponte ad arco fu rinforzato con un nuovo arco, anch'esso largo 2,2 m sul lato esterno.. Le mura cittadine, costruite utilizzando sia la tecnica dellopus mixtum sia quella dellopus vittatum,. erano larghe 3 m e alte 18. La loro larghezza rendeva necessario che l'antico acquedotto sostenesse parte del loro peso e, di conseguenza, la strada sopra l'acquedotto divenne troppo stretta per gli animali da soma. Fu quindi costruita una nuova strada sulle pendici dello Stauri, con una porta attraverso le mura. Questa apertura fortemente fortificata, probabilmente all'origine del nome "porta di ferro", era larga 2,5 m e alta 5. Sopravvisse almeno fino al 1939, anche se sembra che fosse stata parzialmente chiusa per offrire agli attaccanti un punto debole meno esposto..
Realizzazione della diga
Pochi anni dopo la serie di ristrutturazioni accennate,La costruzione delle mura cittadine e della diga deve essere avvenuta, secondo l'archeologo Gunnar Brands, «in una certa prossimità temporale», a causa della somiglianza delle tecniche costruttive, tra cui l'altezza delle fasce di mattoni e la composizione della malta: . si decise di costruire una diga al di sotto del ponte ad arco per contribuire a prevenire le piene del Parmenios.. Procopio, che nutriva un particolare interesse per l'ingegneria idraulica,. fornisce una delle poche descrizioni tecniche contemporanee disponibili per un progetto infrastrutturale del tempo:, 2.10.17-18.
Siccome Procopio affermò che la diga fosse "πρὸ τοῦ περιβόλου", ovvero vicina a un punto in cui il torrente avrebbe praticamente lambito le mura, gli studiosi si sono a lungo interrogati sull'esatta collocazione della stessa. Nel 1897, lo studioso Richard Förster ha interpretato l'espressione nel senso che la diga fosse stata costruita all'esterno delle nuove mura.. Lo storico della metà del XX secolo Glanville Downey ha caldeggiato invece l'ipotesi opposta.. Nel 2009, l'archeologo Gunnar Brands ha ravvisato che la ricostruzione proposta da Downey sarebbe stata irrealizzabile, poiché il Parmenios avrebbe incontrato per prima cosa le mura cittadine, che non erano state costruite per consentire un deflusso controllato, prima di raggiungere la diga appositamente edificata, facendo accumulare l'acqua contro di esse. La disposizione proposta da Förster apparirebbe più funzionale, ma soltanto se tra la diga e le mura vi fosse stata una distanza molto breve; in caso contrario, si sarebbe ripresentato il medesimo problema dell'acqua che colpiva le mura cittadine, con l'ulteriore rischio che la diga fosse vulnerabile agli attacchi.. «In queste circostanze», ha concluso Brands, sulla base delle indagini archeologiche, «πρὸ τοῦ περιβόλου dovrebbe essere inteso come un'aggiunta direttamente collegata alla cinta muraria, ossia come un'unica struttura con essa»..