La storia della provincia di Crotone comprende le vicende storiche del territorio corrispondente all'attuale provincia di Crotone, dalla preistoria fino alla costituzione dell'ente amministrativo, istituito nel 1992. Gli attuali confini provinciali costituiscono pertanto il riferimento geografico della ricostruzione, ma non corrispondono a un'unità politico-amministrativa esistita continuativamente nel passato: nel corso dei secoli il territorio compreso tra la costa del Mar Ionio, le valli del Neto e del Tacina, le colline del Marchesato e le propaggini della Sila fu inserito in organizzazioni territoriali differenti e caratterizzato da centri di diversa importanza.

Le più antiche testimonianze di frequentazione umana risalgono alla preistoria, con insediamenti distribuiti tra la fascia costiera, le vallate fluviali e le aree interne; nel corso del Neolitico, dell'Età del bronzo e della prima Età del ferro il territorio fu interessato da una progressiva articolazione degli abitati e da rapporti di scambio con altre regioni del Mediterraneo; dalla fine dell'VIII secolo a.C. la fondazione achea di Kroton determinò una profonda trasformazione degli equilibri regionali e la formazione della Crotoniatide, nella quale la città esercitò una crescente influenza politica, economica e religiosa; al sistema territoriale gravitante intorno alla polis si affiancavano realtà come Petelia, identificata con l'area dell'odierna Strongoli, e il settore settentrionale di Cirò e Cirò Marina, dove sorgeva il santuario di Apollo Aleo, tradizionalmente collegato all'antica Krimisa. Dopo l'espansione dei Bruzi e le guerre che coinvolsero la regione tra il IV e il III secolo a.C., il territorio entrò progressivamente nell'orbita di Roma, che nel 194 a.C. fondò una colonia a Crotone e inserì l'area nella rete economica e viaria dell'Italia romana.

Tra la tarda antichità e il Medioevo gli assetti territoriali mutarono nuovamente: durante il dominio dell'Impero bizantino assunse particolare rilievo Santa Severina, elevata a sede metropolitana e posta al centro di una rete ecclesiastica che comprendeva diversi centri dell'odierno Crotonese; la successiva conquista normanna inserì il territorio nel sistema politico destinato a confluire nel Regno di Sicilia, mentre la tradizione religiosa e culturale greca sopravvisse a lungo anche dopo l'introduzione delle strutture ecclesiastiche latine. Tra il XIII e il XV secolo la progressiva espansione dei Ruffo condusse alla formazione del Marchesato di Crotone, che raggiunse la sua configurazione più definita nel tardo Medioevo; dopo la crisi della signoria feudale e il passaggio di Crotone al demanio regio, il nome Marchesato sopravvisse come denominazione storica e geografica di una vasta parte del territorio; in età moderna la frammentazione feudale, la formazione degli insediamenti arbëreshë, il sistema delle fortificazioni costiere, le incursioni ottomane e il terremoto del 1638 contribuirono ulteriormente a differenziare le vicende delle diverse aree del Crotonese.

La crisi dell'Antico Regime e le riforme amministrative tra età napoleonica e restaurazione borbonica condussero alla formazione del Distretto di Cotrone, sostituito dopo l'Unità d'Italia dal Circondario di Cotrone, compreso nella provincia di Catanzaro e soppresso nel 1927; nel corso del XIX secolo e dei primi decenni del XX secolo la persistenza del latifondo e di forti squilibri sociali si accompagnò al progressivo miglioramento delle comunicazioni, con la costruzione della ferrovia Jonica e il potenziamento del porto di Crotone. A partire dagli anni Venti la disponibilità di energia idroelettrica prodotta dagli impianti silani e la presenza delle infrastrutture portuali e ferroviarie favorirono la nascita a Crotone di un importante polo chimico e metallurgico, rimasto tuttavia scarsamente integrato con l'economia prevalentemente agricola dell'entroterra.

Il Novecento fu segnato inoltre dalla seconda guerra mondiale, che colpì il territorio con bombardamenti e distruzioni, e dalla successiva ripresa delle lotte per la terra; i fatti di Melissa del 29 ottobre 1949, nei quali morirono tre manifestanti durante l'occupazione del fondo Fragalà, ebbero risonanza nazionale e contribuirono ad accelerare l'avvio della riforma agraria in Calabria. La redistribuzione delle grandi proprietà, le bonifiche, la costruzione di poderi e borghi rurali e, parallelamente, l'espansione del polo industriale modificarono profondamente gli assetti economici, sociali e insediativi del Marchesato nel secondo dopoguerra; dalla fine degli anni Settanta e soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, il ridimensionamento delle grandi industrie aprì tuttavia una lunga fase di crisi occupazionale e di deindustrializzazione.

In questo contesto maturò anche la richiesta di autonomia amministrativa del Crotonese: le prime iniziative parlamentari documentate per l'istituzione di una provincia con capoluogo Crotone risalgono al 1957 e furono seguite, soprattutto dagli anni Ottanta, da nuove proposte parlamentari e regionali che portarono alla definizione di una circoscrizione formata da 27 comuni. Con il decreto legislativo 6 marzo 1992, n. 249 fu infine istituita la provincia di Crotone, entrata formalmente in vigore il 16 aprile dello stesso anno; la fase di organizzazione amministrativa proseguì nei tre anni successivi e si concluse con le prime elezioni provinciali del 1995, che portarono all'insediamento dei primi organi elettivi dell'ente.

Preistoria e protostoria Dal Paleolitico al Neolitico Il territorio dell'attuale provincia fu frequentato fin da epoche molto antiche, in ambienti differenti tra la fascia costiera ionica, le principali valli fluviali e i rilievi presilani. Nella media valle del Tacina, comprendente porzioni degli odierni territori di Cotronei, Cutro, Mesoraca, Roccabernarda, San Mauro Marchesato e Petilia Policastro, le presenze umane si distribuiscono lungo un arco cronologico che dal Paleolitico medio giunge fino all'alto Medioevo, in un'area che costituì una naturale direttrice di comunicazione tra la costa ionica e l'altopiano della Sila. Nel complesso provinciale sono inoltre attestate testimonianze riferibili al Paleolitico, al Mesolitico, al Neolitico, all'Eneolitico e alle successive età dei metalli, secondo una distribuzione degli insediamenti che variò nel tempo in rapporto alle risorse naturali, alle vie fluviali e alla prossimità della costa.

Durante il Neolitico l'occupazione divenne sensibilmente più articolata, con numerosi siti concentrati soprattutto nel settore meridionale del Crotonese, sui terrazzi compresi tra l'Esaro e il Tacina e negli attuali territori di Crotone, Cutro e Isola di Capo Rizzuto; più sporadiche risultano invece le presenze lungo la dorsale presilana e nei primi rilievi a nord del Neto. Reperti litici provenienti dall'entroterra, tra cui asce in pietra e strumenti in ossidiana rinvenuti nel territorio di Petilia Policastro, testimoniano inoltre la circolazione di materie prime e manufatti all'interno di reti di scambio che superavano l'ambito strettamente locale.

Fra i contesti più importanti figura Capo Alfiere, lungo la costa a sud di Crotone, dove gli scavi dell'Institute of Classical Archaeology dell'Università del Texas ad Austin hanno messo in luce un insediamento del VI-V millennio a.C. riferibile a comunità neolitiche dedite all'agricoltura e all'allevamento. Il sito ha restituito i resti ben conservati di una capanna costruita con elementi lignei e argilla, racchiusa entro una massiccia struttura in pietra, insieme a ceramiche riconducibili alla tradizione di Stentinello, industrie litiche, resti faunistici e archeobotanici che consentono di ricostruire diversi aspetti dell'economia e della vita quotidiana delle comunità insediate lungo la costa ionica.

Una sequenza di particolare rilievo è stata riconosciuta anche a Soverito-Corazzo, dove un deposito stratigrafico di circa 7,5 metri documenta senza interruzioni significative una frequentazione compresa tra il Neolitico medio e il Bronzo finale, offrendo uno dei principali riferimenti per lo studio dell'evoluzione culturale preistorica della Calabria centro-ionica. Presenze neolitiche e dell'età del rame sono state inoltre riconosciute nell'area della Vrica e in numerosi altri siti della fascia costiera e dei terrazzi retrostanti.

L'età del Bronzo Durante l'Età del bronzo il territorio crotonese fu interessato da una crescente articolazione degli insediamenti e dall'inserimento in circuiti di scambio che collegavano la Calabria ionica con altre regioni dell'Italia meridionale e con il Mediterraneo orientale. A Roccabernarda furono rinvenute due asce bronzee a margini rialzati e foro ovale al tallone, una delle quali caratterizzata da una decorazione geometrica incisa; il complesso presenta confronti con un analogo ripostiglio proveniente da Cotronei ed è riferibile alle prime fasi dell'età del Bronzo.

Particolarmente significativo per i rapporti mediterranei è il sito di Capo Piccolo, nel territorio di Isola di Capo Rizzuto; nel sito sono presenti livelli riferibili al Bronzo antico, caratterizzati da rapporti culturali con l'orizzonte protoappenninico dell'Italia meridionale e con la Sicilia; nello stesso contesto è stato rinvenuto anche un frammento ceramico minoico-miceneo, testimonianza dei contatti che interessarono la costa ionica calabrese nel corso del II millennio a.C. Ulteriori attestazioni dell'età del Bronzo sono note a Capo Cimiti, Le Castella e in altri punti della costa meridionale, la cui distribuzione evidenzia l'importanza dei promontori e degli approdi naturali nel sistema insediativo e nelle comunicazioni marittime.

Anche l'entroterra mostra una frequentazione strutturata. Nella media valle del Tacina, l'insediamento di Salinella-Vallo presso Roccabernarda presenta una sequenza che dall'età del Bronzo prosegue fino agli inizi dell'Età del ferro; la posizione su un'altura dominante il corso fluviale permetteva il controllo di una delle principali direttrici tra la costa e la Sila, mentre la cultura materiale comprendeva ceramiche d'impasto, grandi contenitori per lo stoccaggio delle derrate e produzioni dipinte riferibili alle fasi più recenti della protostoria.

La prima età del Ferro Tra il Bronzo finale e la prima Età del ferro il popolamento del Crotonese appare organizzato in una rete di insediamenti posti frequentemente su alture naturalmente difese e in posizione dominante rispetto alle valli fluviali e alle vie di collegamento fra costa ed entroterra. A Colle della Chiesa, nel territorio di Petilia Policastro, le evidenze archeologiche occupano uno sperone calcareo posto tra il Tacina e il torrente Cropa e interessano un'area di circa quattro ettari; i materiali diagnostici indicano una fase di intensa occupazione agli inizi dell'Età del ferro, in una posizione che consentiva il controllo dell'accesso alle pendici silane.

Un quadro analogo emerge nella valle del Neto; sul sistema di rilievi di Monte Pedalacci, presso Rocca di Neto, sono stati individuati consistenti nuclei di frequentazione protostorica distribuiti tra Madonna della Pietà e Serra di Maio; la posizione domina un ampio tratto della valle fino alla sua foce, mentre i reperti comprendono ceramiche d'impasto, grandi dolia destinati allo stoccaggio, recipienti dipinti con motivi geometrici e resti di strutture domestiche, focolari e attività di lavorazione. Le caratteristiche dei complessi della valle del Neto e del Tacina mostrano così l'esistenza, prima della colonizzazione greca, di comunità stabilmente insediate e capaci di sfruttare sistematicamente le risorse agricole, pastorali e le principali vie naturali di comunicazione.