Biografia Formazione e ministero sacerdotale Augusto Gianfranceschi nacque a Venezia il 26 marzo 1902, da Luigi e Antonietta Berlandis, e fu battezzato nella parrocchia di San Giovanni Battista in Bragora. La sua formazione avvenne nel clima religioso e culturale della Venezia ecclesiastica dei primi decenni del Novecento. Frequentò l'Istituto Cavanis, istituzione veneziana impegnata nell'educazione della gioventù, e conseguì la maturità classica al Liceo Marco Foscarini. Entrò quindi nel Seminario patriarcale di Venezia, dove completò la formazione ecclesiastica e fu ordinato presbitero il 20 luglio 1924 dal patriarca Pietro La Fontaine.
La sua formazione sacerdotale risentì fortemente della tradizione pastorale veneziana, nella quale la cura liturgica, la predicazione, la catechesi e l'apostolato organizzato costituivano elementi strettamente connessi. Lo stesso Gianfranceschi avrebbe in seguito riconosciuto nella scuola dei patriarchi veneziani, in particolare di La Fontaine, una delle matrici del proprio zelo liturgico e apostolico.
Il primo ministero fu esercitato a Caorle. Dal 1926 al 1934 prestò servizio presso la basilica di San Marco; nel frattempo, nel 1929, conseguì la laurea in Diritto canonico. Fu anche insegnante di religione presso un istituto tecnico commerciale e si dedicò al giornalismo cattolico, collaborando alla stampa ecclesiale veneziana e come corrispondente per il Veneto dell'Avvenire d'Italia.
Particolarmente significativa fu la sua attività nell'Azione Cattolica. Dal 1930 al 1938 fu assistente della Gioventù maschile di Azione Cattolica e direttore degli oratori parrocchiali; fu inoltre segretario dell'Ufficio catechistico diocesano e membro del tribunale ecclesiastico incaricato di seguire la causa di beatificazione e canonizzazione di Pio X. Nel 1937 divenne parroco di Santa Maria dei Carmini e, dal 1946, delegato patriarcale per l'Azione Cattolica; successivamente ricoprì anche incarichi nell'apostolato dei laici e nel Tribunale regionale triveneto per le cause matrimoniali.
Vescovo ausiliare a Venezia accanto a Roncalli
Il 29 giugno 1953 fu nominato vescovo titolare di Emeria e ausiliare del patriarca di Venezia Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII. Ricevette la consacrazione episcopale il 20 settembre 1953 dallo stesso Roncalli, co-consacranti l'arcivescovo (poi patriarca e cardinale) Giovanni Urbani, Assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana, e Umberto Ravetta, vescovo di Senigallia. Continuò inoltre a svolgere un servizio pastorale diretto come parroco di San Salvador.
Il rapporto tra i due uomini di Chiesa fu caratterizzato da personalità e stili diversi: Roncalli era segnato dalla riflessione, dalla prudenza e dalla capacità di mediazione; Gianfranceschi manifestava invece un temperamento più dinamico e una forte propensione all'organizzazione e all'intervento pastorale. La collaborazione veneziana gli permise tuttavia di maturare un'esperienza episcopale immediatamente prima del trasferimento a Cesena. Nel periodo veneziano gli furono affidati, tra gli altri compiti, l'istituzione di nuove parrocchie e la costruzione di chiese nelle aree in rapida espansione di Mestre e Marghera, insieme alla promozione dell'apostolato dei laici, della liturgia e della catechesi. È significativo che proprio queste esperienze venissero poi riproposte, su scala diversa, nella diocesi di Cesena.
Vescovo di Cesena Il 3 febbraio 1957 fu nominato vescovo di Cesena. Fece il suo ingresso in diocesi il 24 marzo dello stesso anno. Rimase alla guida della Chiesa cesenate per vent'anni, fino alle dimissioni per raggiunti limiti di età nel maggio 1977.
Nuova sensibilità pastorale e apertura missionaria Il suo episcopato coincise con una fase di trasformazione radicale della società italiana: crescita economica, urbanizzazione, mobilità della popolazione, trasformazione del mondo del lavoro e progressiva secolarizzazione della popolazione.
La sua risposta pastorale fu caratterizzata da un forte dinamismo. La diocesi doveva essere presente là dove cresceva la popolazione e dove cambiavano le condizioni sociali. Da qui l'impulso alla costruzione di nuove chiese e alla costituzione di nuove parrocchie, soprattutto nelle periferie urbane. Un esempio significativo è costituito da Villa Chiaviche. Nel novembre 1957 guidò personalmente una processione verso la borgata. La nuova chiesa di San Giuseppe Artigiano fu poi progettata da Ilario Fioravanti, ebbe la prima pietra nel 1960 e fu inaugurata nel 1961.
I mutamenti che attraversavano la società italiana si intrecciarono con la stagione di riforme della Chiesa, avviata con il Concilio Vaticano II (1962-1965). Prima ancora dell'avvio del Concilio, cercò di rafforzare la catechesi, la formazione del clero, l'apostolato dei laici e l'attività missionaria. Tra il 1958 e il 1959 promosse in tutte le parrocchie iniziative aventi finalità missionarie; avviò inoltre corsi di aggiornamento per il clero e incontri presbiterali dedicati ai problemi pastorali.
La partecipazione al Concilio Vaticano II fu il momento centrale del suo episcopato. Prese parte a tutte le sessioni conciliari e le sue lettere da Roma costituiscono una fonte importante per comprendere la sua percezione dell'evento conciliare. Cercò di tradurre nella vita ordinaria della diocesi le indicazioni conciliari, soprattutto per quanto riguardava il rinnovamento liturgico e la responsabilità dei laici.
Uno dei gesti di maggior impatto sulla vita ecclesiale fu la decisione di costruire un nuovo seminario. Il vecchio seminario, che fin dal XVI secolo aveva avuto sede presso la cattedrale, necessitava di profondi interventi. Decise di alienare il vecchio edificio prima ancora di avere individuato definitivamente l'area per la nuova sede. Il nuovo seminario venne realizzato a Case Finali, aperto nel 1962 e inaugurato il 15 settembre 1963 con il nome di Seminario "Giovanni XXIII".
Nel 1965 promosse il Congresso eucaristico diocesano, celebrato dal 9 al 16 maggio, proprio negli anni in cui prendeva forma l'attuazione della riforma liturgica. Particolare rilievo ebbe l'apertura missionaria ad gentes. Sotto l'impulso del rinnovamento conciliare la diocesi di Cesena sostenne la partenza di sacerdoti fidei donum verso diverse Chiese dell'America Latina e del Mozambico.
Missione pastorale Uno degli aspetti più caratteristici del suo governo fu l'intensità della presenza personale nelle parrocchie. In vent'anni compì quattro visite pastorali complete e una quinta che egli stesso definì "piccola visita". Particolarmente importante fu la seconda visita, indetta l'8 dicembre 1962, nel giorno della conclusione della prima sessione del Concilio. La chiamò significativamente "Visita del Concilio", intendendo farne uno strumento di preparazione della diocesi al rinnovamento che il Vaticano II avrebbe prodotto. Fu anche un attivo promotore della devozione popolare. Un esempio particolarmente significativo è il recupero del culto di san Mauro, vescovo e patrono di Cesena, la cui memoria era andata progressivamente affievolendosi. Gianfranceschi promosse la ricognizione delle reliquie, dedicò a san Mauro la nuova cripta della cattedrale e stabilì che la festa del vescovo patrono coincidesse con quella di san Mauro. La stessa attenzione emerse nell'incoraggiamento delle opere educative e oratoriane. In una lettera del 1961 al Servo di Dio don Cesare Carlo Baronio, riconobbe l'importanza della sua opera a favore dei fanciulli e auspicò lo sviluppo di nuovi oratori nella città. Anche il Congresso eucaristico del 1965 può essere letto in questa prospettiva: l'Eucaristia costituiva il centro della vita ecclesiale, mentre il Congresso rappresentava uno strumento di mobilitazione spirituale dell'intera diocesi.
Iniziative in campo sociale Il suo impegno sociale fu rilevante e contribuì alla sua notorietà anche al di fuori dell'ambiente strettamente ecclesiastico. Il vescovo intervenne in alcune delle principali questioni sociali della Cesena degli anni sessanta e settanta. In particolare, sostenne pubblicamente i lavoratori di due aziende locali, SACIM ed Arrigoni durante momenti di grave crisi occupazionale. Nel caso dell'Arrigoni, durante uno sciopero a oltranza accompagnato dall'occupazione della fabbrica, celebrò la Messa per i lavoratori e donò il proprio anello episcopale al fondo di solidarietà istituito a loro favore.
Il suo intervento sociale non si limitò alle vertenze occupazionali. Favorì la costruzione di abitazioni destinate all'affitto a condizioni moderate e incoraggiò la collaborazione fra istituzioni ecclesiastiche e Comune per mettere a disposizione locali destinati a scuole e servizi sociali.
Nel 1973 istituì formalmente la Caritas diocesana mediante decreto del 4 febbraio. Fu nominato primo direttore don Francesco Tarcisio Bertozzi.
Patrimonio artistico e architettonico Il settore nel quale l'azione lasciò forse il segno più visibile fu quello edilizio e artistico. Le opere promosse dal vescovo furono numerose: restauro della cattedrale, nuovo seminario, nuove chiese parrocchiali, strutture pastorali e interventi sugli edifici della diocesi.
L'impresa più importante fu il restauro della cattedrale di Cesena. Il cantiere venne avviato nel 1957 sotto la direzione di Ferdinando Forlati, protoarchitetto della basilica di San Marco di Venezia, scelta che rivela anche il legame di Gianfranceschi con la propria città d'origine. Il progetto mirava al consolidamento dell'edificio e al recupero di una configurazione ritenuta più vicina alla sua struttura storica, eliminando numerose trasformazioni ottocentesche. Nel corso dell'intervento furono eliminati elementi neogotici e altari ottocenteschi, vennero realizzati un nuovo soffitto e una nuova cripta e furono apportate modifiche alla configurazione interna. La nuova cripta divenne inoltre il luogo nel quale valorizzò il culto di san Mauro. I lavori si conclusero nel 1960.
Sarsina e gli ultimi anni dell'episcopato Nel 1968, dopo le dimissioni del vescovo Carlo Bandini, fu nominato amministratore apostolico della sede sarsinate; il 1º maggio 1976 ne divenne vescovo, unendo le due sedi in persona episcopi.
Il 28 maggio 1977 papa Paolo VI accettò le sue dimissioni per raggiunti limiti di età. Rimase a Cesena anche dopo il ritiro. Nel 1977 la città gli conferì la cittadinanza onoraria, riconoscendone il contributo non soltanto religioso ma anche sociale e civile. Negli anni successivi continuò a esercitare il ministero sacerdotale, soprattutto presso l'Istituto Pio XII e in altre realtà pastorali; nel 1984 si trasferì presso l'abbazia di Santa Maria del Monte, dove trascorse gli ultimi anni dedicandosi alla preghiera e alla meditazione.
Morì a Cesena il 29 gennaio 1991.
Opere su Augusto Gianfranceschi Walter Amaducci, Il Concilio a Cesena. La ricezione del Vaticano II nella diocesi di Cesena-Sarsina. Lettere dal Concilio del vescovo Augusto Gianfranceschi (Cesena, 2007).
Genealogia episcopale La genealogia episcopale è: Cardinale Scipione Rebiba Cardinale Giulio Antonio Santori Cardinale Girolamo Bernerio, O.P. Arcivescovo Galeazzo Sanvitale Cardinale Ludovico Ludovisi Cardinale Luigi Caetani Cardinale Ulderico Carpegna Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni Papa Benedetto XIII Papa Benedetto XIV Papa Clemente XIII Cardinale Bernardino Giraud Cardinale Alessandro Mattei Cardinale Pietro Francesco Galleffi Cardinale Filippo de Angelis Cardinale Amilcare Malagola Cardinale Giovanni Tacci Porcelli Papa Giovanni XXIII Vescovo Augusto Gianfranceschi
Note
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