L'ondata di avvistamenti UFO del 1978-1979 fu un periodo di intensa attività di segnalazioni di oggetti volanti non identificati (UFO) verificatasi in Italia tra l'autunno del 1978 e i primi mesi del 1979. L'ondata ebbe carattere nazionale, tuttavia la maggior parte degli avvistamenti fu registrata nell'area del mare Adriatico centrale, soprattutto lungo le coste delle Marche e dell'Abruzzo e nell'entroterra del Gran Sasso, dove nell'autunno del 1978 furono riferiti anche fenomeni marini e anomalie strumentali, sia da parte di imbarcazioni civili sia militari.

L'elevato numero di segnalazioni attirò l'attenzione dei media e delle autorità italiane, determinando anche un'intensificazione dell'attività di raccolta e verifica dei rapporti da parte dell'Aeronautica militare, con un'importante conseguenza istituzionale: in seguito all'aumento delle segnalazioni del 1978, il presidente del Consiglio Giulio Andreotti designò l'Aeronautica militare quale organismo incaricato di raccogliere e verificare le segnalazioni di OVNI.

Secondo gli archivi del Centro Italiano Studi Ufologici (CISU), in particolare l'anno 1978 rappresentò il principale picco storico della casistica ufologica italiana del XX secolo, con oltre segnalazioni raccolte e catalogate.

L'ondata del 1978 Nel corso del 1978 le segnalazioni aumentarono progressivamente, raggiungendo un'intensità particolarmente elevata nella seconda metà dell'anno. Un episodio di particolare rilievo a livello nazionale si verificò il 14 settembre 1978, quando furono segnalati in diverse regioni italiane fenomeni luminosi nel cielo, concentrati soprattutto nelle prime ore del mattino. Le cronache dell'epoca riferirono osservazioni provenienti da numerose località italiane; negli archivi ufologici il periodo compreso tra settembre 1978 e gennaio 1979 è generalmente considerato la fase di maggiore intensità dell'ondata.

Le segnalazioni comprendevano osservazioni di luci isolate, corpi luminosi o apparentemente solidi, oggetti di forma discoidale, sferica o allungata e fenomeni osservati sia di giorno sia durante le ore notturne. Una parte delle segnalazioni fu successivamente ricondotta a fenomeni astronomici, atmosferici o ad altri eventi convenzionali, mentre altri casi rimasero classificati come non identificati.

I fenomeni nell'Adriatico Una delle manifestazioni più note dell'ondata si verificò tra l'autunno del 1978 e i primi mesi del 1979 nel tratto di mare Adriatico compreso approssimativamente tra la costa marchigiana meridionale e quella abruzzese. Nella letteratura giornalistica e ufologica l'area venne successivamente denominata «Triangolo dell'Adriatico», un chiaro riferimento al più noto Triangolo delle Bermude, i cui vertici venivano indicati in modo variabile tra Ancona, Pescara e il Gran Sasso.

I fenomeni venivano riferiti soprattutto da pescatori ed equipaggi di imbarcazioni operanti al largo delle coste delle Marche e dell'Abruzzo. Le testimonianze raccolte all'epoca descrivevano diversi tipi di manifestazioni: improvvise "colonne o getti d'acqua" che si innalzavano dalla superficie del mare, talvolta in condizioni di mare apparentemente calmo; zone di "ribollimento dell'acqua" e scie o tracce superficiali; luci e globi luminosi di colore bianco, rosso o arancione osservati nei pressi della superficie marina o in cielo; oggetti o masse scure apparentemente in movimento a pelo d'acqua; presunte anomalie nel funzionamento di radar, bussole e apparecchiature radio di alcune imbarcazioni. Queste segnalazioni si concentrarono in particolare nell'area compresa tra San Benedetto del Tronto, Martinsicuro, Silvi Marina, Pescara e Ortona. La più ampia ondata degli avvistamenti interessò tuttavia anche località dell'entroterra abruzzese, compresa l'area del Gran Sasso, dove furono riferiti altri fenomeni aerei distinti da quelli osservati in mare. Tra questi viene generalmente ricordato l'episodio del 24 dicembre 1978 presso Pietracamela, dove fu riferita l'osservazione di un fenomeno luminoso associato ad anomalie nel funzionamento di una centrale elettrica.

Il caso della motovedetta CP 2018 Particolare attenzione ricevette un episodio verificatosi il 9 novembre 1978, allorché la motovedetta CP 2018 della Capitaneria di porto di Pescara era impegnata in attività di controllo al largo della costa abruzzese.

Secondo la documentazione e le testimonianze riportate nelle ricostruzioni successive, l'equipaggio osservò una luce rossastra che sembrava innalzarsi dalla superficie del mare. Durante l'osservazione furono inoltre riferiti problemi al funzionamento delle apparecchiature di bordo, compreso il radar e le comunicazioni radio. L'episodio fu oggetto di un rapporto e contribuì ad accrescere l'attenzione delle autorità sul fenomeno.

La rilevanza del caso deriva anche dal fatto che l'osservazione non fu attribuita esclusivamente a testimoni civili, ma coinvolse l'equipaggio di una motovedetta impegnata nel controllo delle acque.

L'intervento della Marina militare La diffusione delle segnalazioni provocò preoccupazione tra numerosi pescatori della zona, inducendo le autorità ad effettuare controlli nelle acque interessate. Il fenomeno raggiunse anche il Parlamento: il deputato Falco Accame presentò il 20 novembre 1978 un'interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo informazioni sullo «stato di allarme» creatosi tra le popolazioni dell'Abruzzo e delle Marche a seguito dei fenomeni riferiti dalla stampa e osservati, secondo l'interrogazione, anche da una motovedetta della Marina militare.

Nella risposta fornita dal ministro della Difesa Attilio Ruffini nel gennaio 1979, il Governo riferì che la Marina militare era stata informata della preoccupazione manifestata dai pescatori della zona compresa tra San Benedetto del Tronto e Pedaso, che nell'area interessata furono effettuati interventi con dragamine e motovedette e che venne predisposto un servizio di sorveglianza che comportò «20 missioni per complessive di navigazione», ma che durante tali operazioni non era stato rilevato «nulla di inconsueto» e, tenuto conto anche del progressivo rasserenamento delle popolazioni interessate, le operazioni erano state interrotte il 21 novembre 1978Camera dei deputati, Atti parlamentari, VII legislatura, risposta del ministro della Difesa Attilio Ruffini all'interrogazione n. 4-06344 di Falco Accame, 29 gennaio 1979..

Il naufragio del Francesco Padre Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 1978 il motopeschereccio Francesco Padre naufragò al largo di San Benedetto del Tronto. Nell'incidente morirono i fratelli Vittorio e Gianfranco De Fulgentis, mentre altri membri dell'equipaggio riuscirono a salvarsi. Il naufragio avvenne nello stesso periodo in cui nella zona erano state riferite altre manifestazioni insolite e venne pertanto successivamente associato, nella letteratura ufologica e nella stampa locale, alla cosiddetta «ondata dell'Adriatico». Tuttavia, il collegamento tra il naufragio e i fenomeni osservati rimase soltanto oggetto di ipotesi e non costituisce una conclusione accertata sulle cause dell'incidente. Successivamente, sono state proposte diverse interpretazioni del fenomeno.

Il 1979 e le conseguenze Le segnalazioni continuarono nei primi mesi del 1979, sebbene con un'intensità progressivamente inferiore rispetto al picco dell'anno precedente. Il periodo compreso tra l'autunno del 1978 e l'inverno del 1979 viene pertanto generalmente considerato un'unica fase dell'ondata italiana.

L'ondata del 1978 rappresentò un momento importante nella storia dell'osservazione istituzionale degli OVNI in Italia: la grande quantità di segnalazioni, il coinvolgimento di equipaggi militari e civili e l'interesse manifestato dall'opinione pubblica portarono infatti a una maggiore strutturazione delle procedure di raccolta delle informazioni. L'Aeronautica militare predispose infatti una procedura sistematica per la raccolta e l'esame delle segnalazioni OVNI e, secondo la documentazione storica successivamente resa disponibile, nel 1979 vennero introdotti specifici modelli per il rilevamento ottico e radar di oggetti volanti non identificati.

L'Aeronautica militare continua tuttora a raccogliere e analizzare le segnalazioni di fenomeni aerei non identificati nell'ambito delle proprie competenze istituzionali. Secondo la procedura ufficiale, un episodio viene classificato come avvistamento di OVNI quando, dopo gli accertamenti, non è stato possibile individuarne una spiegazione tecnica o naturale.

Interpretazione dei fenomeni Ipotesi ufologiche Gli avvenimenti dell'Adriatico furono interpretati da alcuni gruppi e ricercatori di ufologia come manifestazioni di UFO o, per gli episodi verificatisi sotto la superficie marina o in prossimità dell'acqua, di USO (Unidentified Submerged Objects). Le interpretazioni più controverse ipotizzarono la presenza di basi sottomarine o di mezzi militari sconosciuti.

Ipotesi geologica e fuoriuscita di gas Una diversa interpretazione collega almeno una parte dei fenomeni marini alla presenza di gas naturali nei sedimenti dell'Adriatico, in particolare metano. La piattaforma continentale adriatica presenta infatti diffuse strutture geologiche associate alla fuoriuscita di fluidi dal sottosuolo, tra cui pockmark, bolle di gas e altre forme di seepage. Il geologo Pietro V. Curzi ha infatti esaminato specificamente gli eventi dell'autunno 1978 nel volume Metano. Vita e storia di una risorsa insidiosa, sostenendo che le colonne d'acqua, le bolle, le scie superficiali e altri fenomeni allora interpretati come possibili manifestazioni UFO possano essere messi in relazione con la presenza e la fuoriuscita naturale di gas biogenico e termogenico dal sottosuolo marino. Allo stesso modo, diversi studi sul bacino dell'Adriatico hanno individuato pockmark, sedimenti contenenti gas, bolle e altri fenomeni associati alla migrazione di idrocarburi attraverso i sedimenti marini.

Questa interpretazione non costituisce comunque una spiegazione dimostrata per l'intera casistica di fenomeni del 1978-1979, in particolare per quelli celesti o terrestri.

Nei media L'ondata del 1978 ricevette un'ampia copertura da parte della stampa italiana. I fenomeni dell'Adriatico furono descritti da numerosi quotidiani e periodici, che dedicarono particolare attenzione alle testimonianze dei pescatori, alle presunte anomalie delle apparecchiature di bordo e agli interventi delle autorità.

La terminologia utilizzata dai mezzi di comunicazione contribuì alla diffusione dell'espressione «Triangolo dell'Adriatico», modellata sul più noto Triangolo delle Bermude.

Note

Bibliografia

Voci correlate Avvistamenti UFO in Italia Ondata di avvistamenti dell'autunno 1954 Aeronautica militare Mare Adriatico Caso Amicizia

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