San Michele Arcangelo, è un dipinto a olio su tela (308 × 198 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1644 e conservato presso la chiesa di San Niccolò a Fabriano. Storia L'opera è documentata da due pagamenti registrati nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Il 15 gennaio 1644 Guercino ricevette una caparra di 61 scudi, mentre il 3 dicembre dello stesso anno gli fu corrisposto il saldo di 180 scudi. Committente della pala fu Pinto Fatorelli di Fabriano.

La commissione è ricordata anche da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, che, sotto l'anno 1644, annota che Guercino «[fece] una tavola d'altare con S. Michel'Arcangelo al sig. Pinto Fatorelli per la Chiesa di Fabriano».

La scelta del soggetto dovette essere legata alla particolare devozione per san Michele diffusa a Fabriano, dove l'arcangelo era venerato anche in memoria della pacificazione cittadina del 1534. Nel 1861 Giovanni Battista Cavalcaselle e Giovanni Morelli registrarono la presenza del dipinto nella chiesa. La notte del 10 giugno 1862 la tela fu trafugata; recuperata il 12 luglio successivo nei pressi di Albacina, tornò nella chiesa il 30 settembre 1865, dopo un parziale restauro eseguito dal pittore ascolano Ferdinando Cicconi. Descrizione Al centro della composizione san Michele Arcangelo è raffigurato in piedi, con le grandi ali spiegate, mentre domina Satana disteso al suolo. Indossa un'armatura scura, sopra la quale si avvolge un ampio mantello rosso mosso dal vento; con il braccio destro sollevato impugna una lunga lancia, disposta diagonalmente attraverso la parte superiore della tela.

La figura dell'arcangelo, fortemente illuminata, occupa quasi interamente l'asse verticale della composizione. Ai suoi piedi Satana è rappresentato nudo e riverso a terra, con il corpo disposto obliquamente e un braccio alzato in un gesto di difesa. Il fondo è costituito da un cielo azzurro attraversato da dense nubi scure, mentre nella zona inferiore compaiono bagliori di fiamme che alludono all'ambiente infernale. Stile Il dipinto appartiene alla fase tarda dell'attività di Guercino, successiva al trasferimento a Bologna nel 1642. In questi anni la pittura dell'artista si era ormai allontanata dai modi più fortemente naturalistici e contrastati della giovinezza, avvicinandosi a una maggiore compostezza formale, maturata anche attraverso il confronto con l'opera di Guido Reni.

Il soggetto richiamava direttamente il celebre San Michele Arcangelo che abbatte Lucifero dipinto da Reni per la chiesa romana di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini. Non è certo che Guercino avesse visto personalmente il dipinto, ma poté conoscerne la composizione attraverso un'incisione pubblicata nel 1636. Nonostante questo possibile precedente, l'impostazione della pala di Fabriano rimane profondamente diversa: alla pacata eleganza della composizione reniana Guercino contrappone un'azione più movimentata, accentuata dalla posa dell'arcangelo, dal moto del mantello e dalla disposizione diagonale della lancia.

Anche nella fase matura permane inoltre uno degli elementi caratteristici della sua pittura: il vivace rapporto fra luce e ombra, che modella energicamente le figure e conserva alla scena una tensione drammatica estranea ai modi più idealizzati di Reni. Note

Bibliografia

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