Biografia Nacque a Brescia agli inizi del XIII secolo da una nobile famiglia della città.
Intrapresa la carriera ecclesiastica, fu maestro e dottore, ma non è certo se in teologia o in diritto canonico.
Divenuto suddiacono, attorno al 1240 scrisse e pubblicò un trattato in difesa delle libertà della Chiesa e dell'autorità pontificia, schierandosi contro l'imperatore Federico II; quindi, entrò nel seguito del cardinale Jacopo da Pecorara, che gli permise di accedere alla corte romana.
Il 14 marzo 1244 papa Innocenzo IV lo nominò vescovo di Piacenza. Durante il suo episcopato istituì una Pubblica accademia per la formazione del clero, abilitata a conferire il titolo di dottore; inoltre, prese parte al concilio di Lione del 1245, fece rifiorire il culto di san Savino, patrono della città. A Crema, concesse agli eremitani la chiesa di San Giacomo Maggiore.
A fronte di tale attività, attorno alla metà del secolo fu costretto a lasciare la città e rifugiarsi a Roma, in quanto sotto controllo della fazione ghibellina guidata da Oberto Pallavicino. Il 7 febbraio 1253 ottenne l'esonero dall'obbligo di residenza, pur continuando a curare la propria diocesi.
Nel corso del 1257 papa Alessandro IV lo trasferì alla sede di Ferrara. Nella sua nuova diocesi si dedicò alla sua riorganizzazione e fece costruire il palazzo vescovile nei pressi della cattedrale, oggetto a quel tempo di lavori che interessarono soprattutto la facciata. Inoltre, dal 1262 al 1268 fu scelto come giudice di varie cause e si impegnò nel contrasto alle eresie, mentre i pontefici gli affidarono varie missioni amministrative e giudiziarie anche nelle diocesi vicine. Negli ultimi anni del suo episcopato benedisse la prima pietra della erigenda chiesa di San Domenico.
Noto per la sua vita austera e per questo tacciato di avarizia da fra' Salimbene da Parma, morì il 14 agosto 1274, in odore di santità, e fu sepolto nella cripta della cattedrale ferrarese, vicino ai resti di san Maurelio. In seguito, i suoi resti furono trasferiti nella cattedrale, dove furono posti in un'urna di marmo bianco sotto l'altare al termine della navata meridionale.
È inoltre registrato nel Martirologio del Chastelain (Parigi 1709), ricordato dai Bollandisti. Il suo culto venne approvato nel 1734. A Ferrara la ricorrenza liturgica era, a metà del '700, fissata al 14 agosto. Il cognome Pandoni con il quale è conosciuto a Ferrara è una trascrizione errata.
Culto Il suo culto, decaduto nel periodo successivo alla sua morte, fu ripreso nel 1419 insieme a quello di san Maurelio, grazie alla ricognizione canonica delle reliquie di entrambi i vescovi operata in quello stesso anno dai monaci olivetani. Esso si diffuse a Ferrara, dove, secondo gli atti della visita pastorale del 1598, gli erano attribuiti miracoli, ma anche a Brescia, dove nel 1638 furono portate delle reliquie.
Il culto di Alberto Prandoni fu approvato formalmente nel 1734 e la sua ricorrenza fissata al 14 agosto.
Note
Collegamenti esterni
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