Il pataffio è un romanzo dell'autore italiano Luigi Malerba del 1978.

Il libro è stato tradotto in tedesco.

Trama Il re di Montecacchione dà in sposa la propria figlia Bernarda, affetta da una notevole obesità, a Berlocchio de Cagalanza, discendente di una schiatta di stallieri, che viene nominato "marconte"Parola macedonia di "marchese" e "conte". e che, dopo le nozze, va a prendere possesso del castello di Tripalle, che la moglie gli ha portato in dote. Assieme a loro si muove un corteo composto dal curiale Belcapo, dal frate Capuccio, dai capintesta Manfredo e Ulfredo, dai soldati al loro comando e da vari servitori. Dato che nessuno di loro è stato a Tripalle in precedenza, sbagliano strada e arrivano invece al poco distante Castel Rebello. Berlocchio chiede ospitalità per la notte, che però gli viene rifiutata; stizzito, ordina l'assalto al castello, che però fallisce miseramente.

Il corteo arriva poi effettivamente a Tripalle e vi trova il castello che è stato abbandonato da molto tempo, al punto che gli abitanti del posto lo usano come ricovero per gli animali. Per tenere i rapporti con la popolazione locale Berlocchio sceglie il primo villico incontrato dai suoi soldati, Migone de Scaracchio, che dietro un'appartente imbecillità cela una notevole scaltrezza. Berlocchio dichiara la confisca di tutti gli animali presenti nel castello, ma la mattina dopo questi sono spariti, fatti uscire nottetempo dai contadini in barba alle sentinelle, esauste e assonnate. Nella sua prima predica, frate Capuccio cerca di terrorizzare i villici instillando la paura dell'inferno se non lavorano come si deve e non pagano le tasse, finendo coll'essere colpito da un sasso scagliato da uno di loro. Assieme al curiale Belcapo studia allora come rimetterli in riga sfruttando i registri parrocchiali.

Intanto, nel castello, gli unici animali rimasti sono dei grossi ratti che infastidiscono Bernarda. Berlocchio ordina di bruciare la sporcizia, ma così facendo vanno a fuoco anche i pavimenti di legno e i mobili, compreso il suo letto matrimoniale, cosa che lo costringe a rimandare ancora la consumazione delle nozze. Per recuperare le cibarie che i contadini hanno nascosto, Berlocchio decide di festeggiare il suo insediamento in pompa magna, in modo da procedere alle requisizioni mentre i villici sono stati attirati fuori di casa.

Berlocchio esplora i confini delle sue proprietà guidato da Migone, che lo mette in guardia sugli abitanti del Castellazzo, il centro di un feudo confinante. Avendo poi scoperto che è stato Migone a organizzare il trafugamento degli animali dal castello, lo fa chiudere nudo in una gabbia all'aperto. Migone arringa i suoi compaesani venuti a vederlo, esortandoli a collaborare con lui per disfarsi di Berlocchio e della sua corte e governarsi da soli.

Una contadina dice a Berlocchio che il bestiame a quattro zampe è stato portato al Castellazzo per sottrarlo alle sue requisizioni; Berlocchio decide allora di muovergli guerra per riprendersi ciò che è di sua pertinenza e si mette ad assediarlo, ma dopo pochi giorni deve ritornare a Tripalle perché i suoi soldati soffrono la fame. Gli viene incontro frate Capuccio, che lo informa che Bernarda (che a insaputa di Berlocchio – ma non di Migone – era la sua amante) è stata assassinata e squartata. Berlocchio dà ordine di bollirne i resti per recuperare le ossa, che ha intenzione di spedire a suo padre in una cassetta, ma queste vengono rubate da alcuni cani, cosi Manfredo e Ulfredo, che erano stati incaricati dell'operazione, per non essere puniti riempiono la cassetta con dei sassi. Per giunta, i soldati affamati mangiano anche Bianchetta, l'asina con cui Berlocchio aveva avuto dei rapporti zoofili, e il marconte ordina di punirli severamente.

Durante una battuta di caccia, un cane addestrato all'uopo da Migone azzanna Berlocchio alle parti intime, strappandogli gli organi genitali. Tra lo scosso e l'infuriato, Berlocchio chiede a Manfredo e Ulfredo, la cui relazione omosessuale è risaputa, di insegnargli come godere del sesso anale, ma la cosa non lo entusiasma. Come una sorta di ripicca, impone ai villici una tassa sui rapporti sessuali e fa riscuotere il tributo in natura, cosa che provoca un notevole malcontento. Il marconte propone a Migone di mettersi al suo servizio perché gli serve qualcuno che abbia la stessa mentalità dei suoi soggetti per controllarli; Migone accetta e gli promette di essere "gli occhi e gli orecchi" di Berlocchio in mezzo al popolo. Tuttavia, quando rincontra i suoi compaesani, rivela loro che non li ha traditi ma intende fare il doppio gioco, e li esorta a decidere le sorti del marconte e dei suoi cortigiani. I villici votano per impiccare Berlocchio, Belcapo, Manfredo e Ulfredo, e per frustare frate Capuccio; iniziano poi a cingere d'assedio il castello.

In preda alla fame, Berlocchio confessa al frate di essere stato lui a far uccidere Bernarda, perché era grassa e lo tradiva, benché non sapesse con chi. Dopo aver fatto impiccare Manfredo e Ulfredo, s'impicca pure lui assieme a Belcapo. Dopo quest'ultimo gesto, i soldati aprono il portone e fanno entrare Migone e i villici, che vengono benedetti da frate Capuccio.

Stile Il romanzo fa uso di vari registri linguistici nei discorsi e nei ragionamenti dei personaggi: in particolare un italiano con venature arcaiche nel caso del marconte, una lingua con forti influenze dialettali dialetto romanesco per Migone (e i contadini in generale) e una sorta di latino maccheronico per frate Capuccio.

Opere derivate Il Pataffio è stato oggetto nel 2017 di un adattamento teatrale, andato in scena al Teatro Sala Vignoli di Roma.

L'opera rock Alla furca, rappresentata nel 2019 al Kilowatt Festival di Sansepolcro, è ispirata al Pataffio.

Nel 2022 è stato tratto il film omonimo diretto da Francesco Lagi.

Edizioni

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Recensioni dell'edizione del 2016 su Quodlibet.it.

Categoria:Romanzi di Luigi Malerba