Fu corsaro e condottiero della famiglia Doria, consignore di Oneglia e capo di una delle più forti squadre navali ghibelline genovesi del secondo quarto del XIV secolo. Al servizio del re di Francia Filippo VI di Valois comandò per quasi un decennio contingenti navali e compagnie di balestrieri e morì alla testa dei balestrieri genovesi nella disfatta francese della battaglia di Crécy.

Origini Nacque a Genova alla fine del XIII secolo, figlio di Emanuele di Nicolò consignore di Oneglia. Viene confuso spesso con un altro Antonio Doria, figlio di Cattaneo e signore di alcune località della Riviera di Ponente anch'egli tra i ghibellini espulsi da Genova nel 1317.

Corsaro nel Mediterraneo occidentale (1327-1336) Fu proprietario di una piccola flotta impiegata dapprima in viaggi verso il Mediterraneo orientale: nel 1327 nominò procuratore lo scrivano della propria galera San Niccolò per riscuotere gli indennizzi dovuti dai marinai fuggiti dopo il ritorno della nave dalla Siria. Almeno dal 1329 spostò il proprio campo d'azione per sfruttare le rivalità tra le potenze del Mediterraneo occidentale, dedicandosi alla pirateria fino a diventarne uno dei più temuti esponenti: portata la sua flotta a cinque unità e appoggiandosi ai rifugi sicuri di Savona roccaforte dei ghibellini "extrinseci", e del porto corso di Bonifacio condusse nel 1329 una fortunata campagna, catturando galere guelfe, facendo prigionieri nobili e mercanti, imbarcazioni cariche di grano al largo delle coste sarde e legni provenzali e guelfi presso Portovenere. Le sue azioni misero in difficoltà tanto i traffici genovesi quanto quelli catalani sulle rotte sarde: dal controllo di Bonifacio sostenne i tentativi di riscossa dei suoi familiari in Sardegna e sempre nel 1329, la rivolta di Sassari, costringendo il re d'Aragona Alfonso IV il Benigno a un rafforzamento delle difese dell'isola senza mezzi adeguati.

Agli inizi del 1330 uscì da Savona con nove galere, due saettie e altri navigli minori catturando nove imbarcazioni catalane al largo di Capo Terra; compì poi scorrerie lungo le Riviere e nel giugno 1330, fece scalare segretamente il monte sovrastante Portofino a 500 marinai per assalire dalla terra e dal mare una nave da carico ancorata nel porticciolo impadronendosene. Si unì quindi al guelfo espulso Accellino Doria per riprendere Sanremo, allora in mano genovese guelfa, riuscendo nell'impresa. Genova inviò contro di lui una flotta al comando di Federico Marabotto che indebolita da una tempesta evitò lo scontro diretto e sfuggì alla cattura con uno stratagemma dopo un inseguimento durato un'intera giornata. Proseguì poi la campagna sarda con incursioni su Cagliari, un tentativo fallito contro Cinarca in Corsica e l'inverno a Savona. Unita la propria flotta a quella di Antonio Grimaldi di Monaco, nel 1332 tentò senza successo, con undici galere sottili, di attaccare una flotta catalana alla fonda presso Maiorca. Le scorrerie congiunte colpirono duramente anche i commerci francesi: nel 1334 il re Filippo VI sollecitato dai mercanti di Narbona per la cattura di una loro galera carica di drappi e tele di Reims, ne ordinò il risarcimento con una tassa sulle merci genovesi e savonesi, misura che non bastò a fermarlo.

Ambasciatore in Corsica (1336) Mutata la situazione politica a Genova, fu impiegato dal nuovo governo come proprio rappresentante in Corsica per trattare con la feudalità locale in perenne rivolta. Nel maggio 1336 incontrò Enrico di Cinarca signore di Attalà e unico figlio superstite di Sinucello della Rocca, ottenendo un accordo per cui la Repubblica gli concedeva l'investitura dei castelli detenuti in cambio del giuramento di fedeltà.

Al servizio di Filippo VI (1337-1339) Scoppiata nel 1337 la guerra dei cent'anni Filippo VI ingaggiò due squadre navali genovesi di venti galere ciascuna, oltre 8000 uomini in tutto, al comando di Aitone Doria e di Carlo Grimaldi di Monaco, con contratto stipulato il 25 ottobre 1337. Prima della partenza il re d'Inghilterra Edoardo III inviò presso Doria un viceammiraglio con denaro per ritardarne la partenza; l'oro inglese fu verosimilmente efficace, perché Doria impiegò quattro mesi per raggiungere la propria destinazione fermandosi anche a Maiorca per traffici commerciali nonostante le pressanti richieste del re di Francia. Passato nelle acque fiamminghe, nell'ottobre 1338 la sua flotta capovolse le sorti dell'attacco francese alla città inglese di Southampton, inizialmente respinto dai difensori: la città fu presa e abbandonata al saccheggio.

Nel 1339 l'ammiraglio francese Quiéret unì la propria squadra a quelle dei due capitani genovesi, con cui prese in aprile Blaye e Bourg; le diciotto galere di Doria continuarono a incursionare nel Mare del Nord lungo le coste di Fiandra e Zelanda, ostacolando i traffici tra Londra e i porti fiamminghi. Dopo una grave sconfitta della flotta francese Doria decise di porre fine al servizio a fine stagione, non prima di aver caricato le navi di lana inglese; per impedirglielo il re ordinò di trattenere il soldo delle ciurme. I marinai genovesi, pagati oltretutto in moneta svalutata protestarono accusando Doria di malversazione ed elessero un proprio rappresentante, Pietro Capurro di Voltri, che si presentò a Filippo VI insieme ai patroni delle galere: il re li fece imprigionare. Alcuni marinai fuggiti raggiunsero Genova,dove il malcontento popolare verso i due capitani al potere era già acceso; la voce, infondata, che Capurro fosse stato impiccato fece esplodere una rivolta nel distretto occidentale da cui provenivano gran parte dei marinai di Doria, portando alla caduta del regime dei capitani del popolo e all'elezione a doge di Simone Boccanegra il 23 settembre 1339.

Il titolo di ammiraglio di Francia Una tradizione genealogica distinta da quella ricostruita sulle fonti archivistiche liguri, risalente all'opera di padre Anselme e ripresa dalle Cronache di Jean Froissart, attribuisce a Doria (indicato come "Aithon(e) Doria") la nomina ad ammiraglio di Francia nel 1339.

Forse proprio per trattenere Doria al proprio servizio, il 16 dicembre 1339 Filippo VI gli attribuì insieme a Filippo Grimaldi, il monopolio del commercio di Aigues-Mortes,su cui Doria godeva già di una rendita concessagli in precedenza; dal documento si evince che il re intendeva servirsi dei due anche per reprimere la pirateria che essi stessi avevano alimentato e per future campagne militari. La concessione suscitò le proteste dei consoli di Montpellier che ottennero la revoca del monopolio nell'aprile 1340 anche grazie alla pressione del siniscalco di Beaucaire.

Le campagne di Bretagna (1341-1343) Alla campagna navale del 1341 contribuì con quattro navi provenienti da Boulogne, unite a quelle dell'ammiraglio francese Louis d'Espagne per soccorrere Carlo di Blois nelle sue pretese sulla Bretagna; la conquista di Nantes concluse le operazioni, dopo le quali Doria poté ritirarsi a Caen. Nell'agosto 1342 fu inviato con Grimaldi a bloccare l'arrivo di una squadra inglese, costituendo l'avanguardia della flotta di Louis d'Espagne lungo le coste bretoni; pur non essendo scaduta la tregua tra le due potenze, la flotta francese attaccò a metà agosto le navi inglesi che trasportavano la contessa di Montfort, ottenendo la vittoria e con il concorso di Doria sorprese all'ancora la flotta nemica presso Vannes, allora assediata da Edoardo III, obbligandola a togliere il blocco della città. Il successo portò alla tregua di Malestroit firmata il 19 gennaio 1343.

Il ritorno in Liguria e i feudi (1343-1345) Approfittò della sospensione delle ostilità per rientrare in Italia e occuparsi dei propri feudi liguri, minacciati dall'azione di conquista del doge di Genova Giovanni di Murta. Quando nel 1345 la flotta da guerra genovese occupò Diano e pose l'assedio a Oneglia, Doria attaccò senza successo con un forte contingente il ridotto costruito dai suoi avversari, fu costretto a ritirarsi e vide arrendersi anche Porto Maurizio; rifugiatosi nell'unica roccaforte rimastagli, Cervo Ligure, rinunciò alla lotta. Nel giugno la mediazione di Luchino Visconti portò a una sentenza arbitrale pubblicata in luglio che permise a Doria di riavere i propri feudi a condizione di astenersi da ogni attacco contro Genova. Una tradizione minore attribuisce a questo stesso rovescio la fuga a Marsiglia, con trentaquattro galere e circa 12 000 armati tra cui 6000 balestrieri, di "Antonio e Stefano Doria" in fuga dalle forze del doge Giovanni di Murta subito posti al servizio del re di Francia.

Il ritorno in Francia e la battaglia di Crécy (1345-1346) Lo scacco ligure spinse Doria a rimettersi al servizio del re di Francia con una numerosa compagnia di balestrieri, il nerbo dell'esercito genovese; raggiunta Marsiglia ricevette l'ordine di unirsi a Parigi alle truppe del re, unendosi al contingente di Carlo Grimaldi, il cui ritardo nel lasciare i porti mediterranei consentì lo sbarco in Francia dell'esercito di Edoardo III. Il 26 agosto 1346 a Crécy-en-Ponthieu ebbe luogo lo scontro decisivo: l'esercito francese, diviso in tre schiere, pose in avanguardia i balestrieri genovesi di Doria affiancati dal contingente del re di Boemia e dai reparti del principe Carlo, figlio di Filippo VI. L'attacco inglese si concentrò su di loro: un temporale improvviso aveva bagnato le corde delle balestre genovesi, rallentandone il tiro, mentre gli arcieri inglesi avevano protetto le proprie corde sotto i cappelli di cuoio e favoriti anche dal sole che abbagliava i francesi, scagliarono un numero impressionante di frecce. Le file genovesi si scompigliarono e l'intervento della cavalleria del conte di Alençon che scambiò il ripiegamento per diserzione, travolse i balestrieri in fuga insieme a tutto l'esercito francese. Nel disastro morì anche Doria; secondo Giovanni Villani insieme a lui perì pure Carlo Grimaldi, ma la notizia è considerata priva di fondamento data l'improbabilità della sua stessa presenza a Crécy. Edoardo III permise che i corpi dei nobili nemici caduti fossero sepolti presso un'abbazia vicina al campo di battaglia.

Discendenza Ebbe numerosi figli, tra cui Ceva, Raffaele, Ludovico, Marietta, Selvaggia e Teodora.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Doria Repubblica di Genova Guerra dei cent'anni Battaglia di Crécy Balestrieri genovesi Simone Boccanegra

Collegamenti esterni

Voce del Dizionario Biografico degli Italiani I balestrieri della Repubblica di Genova alla battaglia di Crécy, storico.org

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