Lurbanistica a Roma tra il 1870 e il 2000 costituisce un fenomeno di crescita unico nella storia dell'urbanistica in Italia, che costituì una radicale rottura con la situazione precedente.

Demografia Negli anni successivi la sua nomina a capitale del Regno d'Italia a seguito del Risorgimento, la città conobbe uno sviluppo rapido e tumultuoso. Infatti, dal 1870 al 2000: , mentre Roma passa da circa 244.000 del 1871 ai 2.800.000 nel 1981, anno in cui comincia il decremento che la porta, nel 2001, a poco più di 2.500.000 residenti.

Contesto urbano all'indomani dell'Unità d'Italia

Ancora nel 1870, Roma si presentava come una piccola città fortemente rurale, costellata da ruderi monumentali dell'antichità e dotata di vaste aree di orti urbani. Il suo aspetto pittoresco e singolare tra le capitali europee la resero una meta popolare tra i viaggiatori dell'età moderna, tra cui Goethe, e tra gli artisti che qui venivano da tutta Europa sin dalla riscoperta dell'arte classica del Rinascimento; questi erano differenti tuttavia dai pellegrini religiosi diretti in città e alla tomba di Pietro in epoche precedenti e sin dalla tarda antichità. Dunque, la spinta modernizzatrice dopo l'Unità, accompagnata dalle forti tensioni speculative a livello internazionale, ha fatto sparire in pochi anni definitivamente quell'ambiente.

Come notava Franco Ferrarotti nel 2003:fonte: Attualità di Ernesto Nathan in Lettera internazionale n. 78, 2003

E, poco più avanti:

È su questo sfondo e in questa cornice che può leggersi lo sviluppo urbanistico della città.

I piani regolatori e le leggi speciali

1873: primo Piano Regolatore, rimasto sulla carta; 1881: legge n. 209 del 14 maggio 1881, che stanzia finanziamenti per il concorso dello stato alle spese per realizzare a Roma i servizi adeguati a una capitale; 1883: Piano Regolatore di Alessandro Viviani a modifica e integrazione del precedente; 1909: Piano Regolatore di Edmondo Sanjust di Teulada, approvato il 10 febbraio; 1931: Piano Regolatore di Piacentini, Giovannoni e altri su incarico del Governatorato di Roma; legge 24 marzo 1932, n. 355, che finanzia il Piano Regolatore del '31; 1962-1965: Piano Regolatore Generale adottato il 18 dicembre 1962 e approvato il 16 dicembre 1965, al quale saranno apportate due varianti generali, la prima nel 1967 (sindaco Amerigo Petrucci), la seconda nel 1974 (sindaco Clelio Darida); 1966: legge 26 maggio 1966, n. 311 che proroga con modifiche la legge 355 del 1932; 1990: legge 15 dicembre 1990 n. 396, "Interventi per Roma, Capitale della Repubblica", che crea anche una "Commissione per Roma capitale"; 2000: DPCM del 21 dicembre 2000, che modifica la legge del '90; 2008: il 20 marzo il Consiglio comunale approva il nuovo Piano Regolatore GeneraleUltimo atto di quasi un ventennio di amministrazioni di centro-sinistra, alla vigilia di elezioni in cui la destra conquisterà per la prima volta dal dopoguerra il comune di Roma, con Alemanno.

La capitale del Papa Al momento della presa di Roma (20 settembre 1870), lo Stato sabaudo si trovò a dover trasformare la capitale di uno Stato teocratico assolutista, la cui economia locale era basata sulla rendita fondiaria e sul paternalismo assistenziale, nella capitale di un moderno Stato liberale. La stratificazione sociale ed economica della città al momento dell'Unità d'Italia si può così sintetizzare:

Al vertice le alte gerarchie clericali, con funzioni di governo e proprietarie - attraverso ordini, chiese e monasteri - di vastissime proprietà fondiarie all'interno delle Mura e lungo tutta la campagna romana, e la nobiltà, detentrice del resto della proprietà fondiaria e delle sue rendite. Entrambe le tipologie proprietarie avevano un dominante carattere latifondista. Alla base c'era un popolo complessivamente misero, ma saldamente vigilato in nome della fede e, in cambio, sufficientemente assistito nei propri bisogni materiali.Si calcola che nel 1870 circa il 30% della popolazione vivesse "di sussidi pubblici, di elargizioni benefiche, di elemosine" In mezzo il clero e i cosiddetti ceti produttivi, che consistevano nell'insieme di alte cariche burocratiche (strettamente dipendenti nella selezione e nei comportamenti dalle gerarchie ecclesiastiche), rappresentanti delle professioni eredi delle medioevali arti liberali, e nei cosiddetti "mercanti di campagna"Così Giosuè Carducci tratteggiava sprezzante la sociologia della Roma papalina: .

Questi ultimi costituivano il cosiddetto generone, ovvero un ceto di grandi affittuari dei latifondi (che a loro volta subappaltavano), garante fin dal XVI secolo della liquidità delle classi dominanti e della tutela degli approvvigionamenti alimentari cittadina. Esso era quello che più si avvicinava per condizioni materiali alla borghesia europea: questo rivaleggiava con la nobiltà se non in stile certo in lusso, ma - trattandosi di intermediari ed organizzatori, piuttosto che di produttori, di ricchezza - era completamente subordinato, sul piano del potere politico e culturale, alle classi egemoni. Dal punto di vista della struttura economica, Roma era, come nei secoli precedenti, soprattutto un centro di consumo e di servizi che non di produzione: quasi completamente priva di industrie, produceva invece localmente artigianato di lusso e quel che oggi chiameremmo servizi.

Dal punto di vista urbanistico poi la Roma del 1870 era ancora quella ridisegnata da papa Sisto V nel XVI secolo: l'abitato era completamente inserito all'interno delle mura aureliane al cui interno erano presenti ancora molte aree agricole e il disegno della città era quello di un abitato antico e medievale, con spazi pubblici stretti e poco manutenuti, mentre la burocrazia e le istituzioni del nuovo Regno d'Italia chiedevano nuovi spazi e una città più moderna. L'eversione dell'asse ecclesiastico in questo senso aveva già preparato il terreno, con le leggi del 1866 e del 1867.

La capitale del Re

Per il trasferimento della capitale da Firenze a Roma si emanò un'apposita legge il 3 febbraio 1871, che dava allo Stato ampie facoltà di esproprio, e poco dopo, con legge del 19 giugno 1873, si estese anche a Roma e provincia la legislazione sulla soppressione delle corporazioni religiose del 1866/67, che a Roma toccò 134 delle 221 case religiose esistenti (furono risparmiate quelle che si occupavano di assistenza, beneficenza, missioni) e consentì l'assegnazione al comune o ad enti pubblici, o la destinazione ad utilità pubblica, o la vendita, dei loro beni immobili.

All'arrivo della nuova classe dirigente Roma era piena di conventi e di edifici destinati ad usi collettivi semi-pubblici, poi utilizzati nella fase di primo insediamento dello Stato sabaudo per le nuove istituzioni statali: tra il 1871 e il 1875 ne furono espropriati una cinquantina; alcune di queste furono temporanee, altre divennero stabili.(Vittorio Vidotto, Roma contemporanea, Laterza 2001, 2006) Furono subito scelte le sedi delle massime istituzioni: il Palazzo del Quirinale, già residenza estiva del Papa, fu destinato a Palazzo reale; a Palazzo Madama, già sede del Ministero pontificio delle finanze, fu insediato il Senato del Regno; a Palazzo Montecitorio, già sede dei tribunali pontifici, fu insediata la Camera dei deputati, convertendo in aula il cortile centrale.

Le sedi della Presidenza del Consiglio e dei dicasteri statali: Presidenza del Consiglio e Ministero dell'interno a Palazzo Braschi Ministero degli esteri a Palazzo della Consulta Ministero di grazia e giustizia a Palazzo Firenze Ministero dell'agricoltura, dell'industria e del commercio a Palazzo della Stamperia Prima il Ministero delle finanze, poi il Ministero della pubblica istruzione al convento dei Domenicani a Santa Maria sopra Minerva Ministero della guerra al convento dei Minori conventuali ai Santi Apostoli Ministero della marina al convento degli Agostiniani a Sant'Agostino Ministero dei lavori pubblici al convento delle Clarisse a San Silvestro in Capite

Altri organi pubblici: Tribunali al convento dei Filippini a Santa Maria in Vallicella Caserma e poi Archivi di Stato nella Casa professa dei Gesuiti al Gesù Vigili Urbani al Convento di Aracoeli (demolito per la costruzione del Vittoriano) Liceo ginnasio Visconti e Biblioteca nazionale centrale al Collegio Romano Ufficio del Registro al convento dei Teatini a Sant'Andrea della Valle Carcere giudiziario al convento delle Carmelitane scalze a Santa Maria Regina Coeli (sta ancora lì) Questura al convento dei Serviti a San Marcello al Corso Facoltà di Ingegneria al convento dei canonici lateranensi a San Pietro in Vincoli (sta ancora lì).

Entro il 1877 era stato liquidato l'80% del patrimonio degli enti soppressi. Le tenute agricole furono acquistate all'80% da "mercanti di campagna", ma passarono di mano anche vasti patrimoni edilizi. I principali proprietari di immobili in città restavano comunque gli Odescalchi, i Doria Pamphili e i Pallavicini. Li seguiva, però, il non nobile Augusto Silvestrelli, mercante di campagna.

Il vertice della modernizzazione tecnologica consentita da Pio IX era stato l'introduzione di linee ferroviarie: la ferrovia Roma-Frascati era stata inaugurata nel 1856, seguita, entro il 1867, dalla ferrovia Roma-Civitavecchia, dalla Roma-Orte e dalla Roma-Ceprano.Queste ultime due in seguito parte rispettivamente della ferrovia Firenze-Roma e della ferrovia Roma-Cassino-Napoli. Cfr. l'articolo sulla storia delle ferrovie pontificie.L'investimento fu della Società generale strade ferrate romane, a capitale prevalentemente francese. Nel consiglio di amministrazione sedevano tuttavia anche esponenti della nobiltà romana, come il principe Marcantonio Borghese e il conte Antonelli, fratello del Segretario di Stato di Pio IX Giacomo Antonelli. La scelta di centralizzare i punti d'arrivo ferroviari all'Esquilino, localizzando a Termini la nuova stazione centrale inaugurata nel 1867, fu fortemente voluta da Monsignor de Mérode, che aveva acquistato ampi terreni nella zona, e con la creazione della direttrice di Via Nazionale verso il Corso vincolò fortemente il primo sviluppo urbanistico postunitario.

La scommessa immobiliare di de Mérode si sommò all'urgenza dello Stato sabaudo di creare nuovi spazi direzionali da saldare a quelli tradizionali di Roma, che erano localizzati nei rioni storici e lungo Via del Corso; la zona individuata - l'altura tra Porta Pia e il Quirinale, compresi sia l'area delle Terme di Diocleziano fino al Viminale sia l'Esquilino fino a via Labicana - era poco urbanizzata, occupata da ville, orti e vigne; i proprietari delle ville cominciarono a lottizzare, altri investitori si misero ad acquistare terreni sulle orme di de Mérode, e infine lo Stato stesso, nella persona di Quintino Sella, grande dominus della prima organizzazione di Roma capitale, scelse quella direttrice come spazio di espansione dell'edilizia pubblica, con i nuovi ministeri allineati tra Porta Pia e il Quirinale, lungo la pontificia strada Pia, che sarebbe stata presto ribattezzata via XX Settembre, orientando la prima urbanizzazione postunitaria nella zona "alta" a nordest della città.

Nel 1874 quest'area, oggetto della forte urbanizzazione post-unitaria, fu distaccata dal R. I Monti e andò a costituire un nuovo rione, il R. XV Esquilino, incentrato su piazza Vittorio Emanuele II.

Lavori pubblici