La Terra piatta è una credenza sulla forma della Terra come un disco piatto o un'altra figura piana. Le caratteristiche di tale modello variano in base al tempo e al luogo in cui è stato concepito. Tale concezione ha le sue origini nell'antichità, ma persiste tutt'oggi, anche se priva di fondamento e smentita dalla scienza; associazioni e gruppi online presenti sui social network hanno riportato il tema all'attenzione dell'opinione pubblica negli ultimi anni.

Nel modello della Terra piana, il Sole e la Luna ruotano al di sopra della Terra. Il percorso notturno della barca del Sole al di sopra del firmamento (costituito dal corpo della dea Nut) compare in molti affreschi egizi (nelle moderne teorie della Terra piana, il Sole e la Luna si muovono invece al di sotto della cupola del firmamento). Nel mondo Indo-iranico, invece, la soluzione consisteva nel collocare al centro della Terra l'altissimo monte Meru, che faceva da perno a tutta la volta celeste: intorno ad esso giravano il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle. L'alternarsi del giorno e la notte era spiegato con l'occultamento del Sole da parte del monte Meru. La credenza in un alto monte, posto a nord sotto la stella polare e sede divina compare in molte culture antiche.

La nozione che la Terra sia piatta sembra sposarsi molto bene con la convinzione che il cielo sia una cupola solida trasparente; alcuni studiosi anticlericali della prima metà dell'Ottocento diffusero l'idea che sin dall'antichità, fino ai tempi di Cristoforo Colombo, fosse prevalente l'idea che il cielo fosse una cupola metallica.Randall W. Younker, Richard M. Davidson, The Mith of the Solid Heavenly Dome, in He Spoke and It Was: Divine Creation in the Old Testament, Gerald A. Klingbell ed., Pacific Press, P. 30. In realtà l'idea sembra assente dalla cosmografia mesopotamica e anche da quella biblica.

Storia Nell'epoca arcaica La credenza in una Terra piatta si trova nei più antichi scritti dell'umanità.

Nella cosmografia mesopotamica il mondo abitato sembra essere un disco piatto circondato dall'oceano e questa concezione influenzò Omero ed Esiodo e fu la premessa per le prime mappe greche, come quelle di Anassimandro ed Ecateo di Mileto.

Nei testi biblici Si è cercato anche tra le pagine bibliche e in altri testi giudaici quale opinione avessero gli israeliti circa la condizione della Terra e in particolare se avessero superato la cosmografia mesopotamica. Rispondere è difficile perché i testi utilizzabili sono testi poetici o comunque letterari e perciò poco indicativi delle opinioni proto-scientifiche dei dotti del tempo. Anche in italiano si parla tuttora di "calar del sole" secoli dopo la scoperta della rotazione terrestre.

Nei testi biblici, tuttavia, compare anche il termine ebraico chugh, il cui primo significato è cerchio, ma che potrebbe indicare anche una cupola o addirittura, secondo i Testimoni di Geova, una “sfera”, considerando che solo un oggetto sferico appare circolare da ogni angolazione lo si guardi. Ma in merito all'ultima interpretazione vi sono pareri contrari in quanto l'ebraico biblico dispone di un termine specifico ("kadur") utilizzato in Isaia 22,18 per oggetti sferici.

Nei brani di solito citati (Gb 22,14; Pr 8,27; Is 40,22) il termine chugh è perlopiù interpretato come "circolo dell'orizzonte" oppure come "volta del firmamento".Cfr. per esempio i dizionari ebraici di Koeler-Baumgarten e di Brown, Driver, Briggs. Sintomatica di queste incertezze è la variegata traduzione di Isaia, 40,22; per esempio: «Egli siede sopra la volta del mondo, da dove gli abitanti sembrano cavallette» (Nuovo Testo CEI); «Egli è colui che sta seduto sul globo della terra» (Diodati); oppure: «C’è Uno che dimora sul circolo della terra» (Traduzione del Nuovo Mondo).

Antica Cina Nell'antica Cina la principale credenza era che la Terra fosse piatta e quadrata e i cieli fossero una sfera che l'avvolgesse, con la Cina al centro, ipotesi che è rimasta fondamentalmente indiscussa fino all'introduzione dell'astronomia europea a opera dei gesuiti Matteo Ricci e Johann Schreck nel XVII secolo.

India La concezione cosmologica prevalente anticamente in India era che la Terra consistesse di quattro continenti disposti, come i petali di un fiore, intorno ad una montagna centrale, il monte Meru; il tutto circondato da un grande oceano. Concetti analoghi compaiono anche in fonti iraniche, come il Bundaishn. Questa visione venne ripresa anche nella cosmologia buddhista, secondo la quale il mondo era un grande disco piatto coperto da un oceano e circondato da montagne: i continenti erano disposti in questo oceano intorno ad un'immensa montagna centrale, il monte Meru. Inoltre si credeva che esistessero infiniti mondi di questo tipo, e che il nostro fosse solo uno tra i tanti.

Durante il periodo vedico (nel testo Śatapatha Brāhmaṇa, risalente al VI secolo a.C. circa), l'idea di una Terra sferica appare in India. Hugh Thurston, Early Astronomy. Springer-Verlag, New York. 1994. ISBN 0-387-94107-X. La si ritrova anche nel testo vedico Aitareya Brahmana, composto circa nello stesso periodo, e in un posteriore commentario sanscrito, il Vishnu Purana. Martin and Basu Haug, B. D. Major, The Aitareya Brahmanam of the Rigveda, Containing the Earliest Speculations of the Brahmans on the Meaning of the Sacrifical Prayers, 1974. ISBN 0-404-57848-9. George G. Joseph, The Crest of the Peacock: Non-European Roots of Mathematics, 2nd edition, London, Penguin Books, 2000. ISBN 0-691-00659-8.

Antica Grecia Nella cosmografia primitiva non era chiaro su cosa poggiasse la Terra: galleggiava nell'oceano o si appoggiava su misteriose colonne sottostanti? E se questa ipotesi fosse stata giusta, queste colonne dove si appoggiavano a loro volta?

Anassimandro, quindi, concepì la Terra come un corto cilindro galleggiante nello spazio, evidenziando la possibile presenza di una seconda superficie terrestre sottostante e speculare.Anaximander, Fragments and Commentary , Arthur Fairbanks, ed. and trans., (Plut., Strom. 2; Dox. 579); citato da Hanover Historical Texts Project. L'idea influenzò gli sviluppi successivi soprattutto perché introdusse il concetto di "antipodi", l'opinione cioè che potesse esistere un altro mondo, i cui abitanti, detti antipodi, vivevano "a testa in giù". Da un lato Anassimandro introdusse una simmetria fra "su" e "giù", che troverà la sua generalizzazione nel concetto di Terra sferica, ma dall'altro l'esistenza o meno degli antipodi turbò scienziati e filosofi per quasi due millenni. Il mondo degli antipodi, separato dal nostro dalle pareti del cilindro, rimase irraggiungibile anche dopo che fu introdotta l'idea della sfericità della Terra: nell'antichità, la fascia equatoriale era ritenuta troppo torrida per essere attraversata.

La sfericità della Terra sembra essere stata proposta per la prima volta nel VI-V secolo a.C. da Pitagora, discepolo di Anassimandro, o da Parmenide, un filosofo vissuto pochi decenni dopo Pitagora. L'idea non incontrò il favore degli atomisti Leucippo e Democrito, gli unici filosofi greci chiaramente terrapiattisti. Nella cosmografia degli atomisti, gli atomi procedono illimitatamente nel vuoto e quindi tutto l'universo non ha bisogno né di un sostegno come nelle cosmografie arcaiche né di una simmetria sferica che renda inutile il sostegno stesso, come spiegò Aristotele.

Dopo il diffondersi della convinzione che la Terra è rotonda, il concetto di una Terra piatta sopravvisse stentatamente sino ai tempi moderni solo presso letterati o personaggi culturalmente marginali. L'opinione che nel Medioevo si credesse che la Terra fosse piatta è entrata nell'immaginario collettivo solo nel XIX secolo, frutto dei preconcetti positivisti sui cosiddetti "secoli bui" del Medioevo.A questo proposito si rimanda a: Jeffrey Burton Russell, Inventing the Flat Earth. Columbus and modern historians, Praeger, New York, Westport, London 1991

La scoperta della sfericità

La concezione di una Terra sferica nacque per la prima volta in Grecia durante l'antichità classica. È significativo che l'idea sia sorta in Grecia, la cui latitudine è sensibilmente maggiore di quella, approssimativamente uguale, dei centri in cui si era sviluppata l'astronomia osservativa egiziana e mesopotamica. Probabilmente l'idea dovette essere elaborata dalla constatazione che l'altezza sull'orizzonte delle stelle misurata in Grecia era sistematicamente minore di quella rilevata dagli astronomi babilonesi ed egizi.

Il primo a proporre la sfericità della Terra sembra sia stato Pitagora (VI secolo a.C.), che si era recato per motivi di studio sia a Babilonia sia in Egitto. Apparentemente, però, egli si sarebbe basato su canoni estetici e sull'osservazione della sfericità degli altri corpi celesti.R. Mondolfo, La prima affermazione della sfericità della Terra, in Momenti del pensiero greco e cristiano, Napoli 1964, pp. 101-117. Questa opinione, tuttavia, sembra in contraddizione con il fatto che, almeno secondo Burch, la maggioranza dei pitagorici avrebbe ritenuto la Terra piatta.George Bosworth Burch, The Counter-Earth, Osirus, vol. 11. Saint Catherines Press, 1954. p. 267-294 Secondo Diogene Laerzio, che riporta una testimonianza di Teofrasto, la scoperta della sfericità della Terra è invece dovuta a Parmenide.Vite e dottrine dei filosofi illustri, IX, 21, che riprende la notizia da Teofrasto Opinioni dei fisici (Φυσικῶν δόξαι), in Hermann Diels, Doxographi graeci, Berlin, G. Reimer 1879, Fr. 6a, p. 482: Parmenide "fu il primo che affermò che la terra è sferica e posta al centro dell'universo." (tr. it. I dossografi greci, a cura di Luigi Torraca, Padova, CEDAM, 1961, p. 266.) In ogni caso la sfericità della Terra è considerata una nozione acquisita, sia da Platone sia da Aristotele, in quanto un sistema geocentrico con Terra sferica è uno schema isotropo che rende superflua l'ipotesi di un mezzo che sostenga la Terra nello spazio (cfr. la parte conclusiva del FedonePlatone, Fedone, traduzione commento e note di Giovanni Reale, Brescia, La Scuola 1970, p.170.); un problema che aveva tormentato i filosofi presocratici. Platone, in realtà, sia nel Fedone che nel Timeo, sembra preferire la forma di dodecaedro a quella sferica.

Aristotele, invece, è il primo che fornisce nel De coelo le prove osservative della sfericità della Terra. G. E. R. Lloyd, Aristotle: The Growth and Structure of His Thought, Cambridge, Cambridge Univ. Pr., 1968, pp. 162-164. Egli notò che i viaggiatori che vanno verso sud vedono le costellazioni meridionali salire più in alto rispetto all'orizzonte: ciò è possibile solo se l'orizzonte di chi sta più a sud forma un certo angolo con l'orizzonte di chi sta più a nord. Pertanto la superficie della Terra non può essere piatta.Aristotle, De caelo, 297b24-31 Notò inoltre che il bordo dell'ombra terrestre sulla Luna durante la fase parziale di un'eclissi lunare è sempre circolare, non importa quanto la Luna sia alta sopra l'orizzonte. Solamente una sfera proietta sempre un'ombra circolare in tutte le direzioni, mentre un disco proietta un'ombra ellittica nella maggior parte delle direzioniAristotle, De caelo, 297b31-298a10, quindi la Luna doveva essere sferica e, per similarità, la Terra.