Felizzano (Fëlissan: IPA: in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte.

Geografia fisica Territorio Il centro abitato è situato a 114 , su un terrazzamento naturale nella valle del Tanaro, circondato dalle colline del Monferrato. Il fondovalle, che nei pressi di Castello d'Annone non supera il chilometro d'ampiezza, oltre Felizzano si apre progressivamente, dando inizio alla Pianura Padana.

Sopraelevato rispetto alle piene e adiacente a uno dei principali attraversamenti del corso medio del Tanaro, il borgo è l'ultimo punto in cui il guado è al tempo stesso obbligato dalla strettezza del fondovalle e dominato dall'alto, prima che la pianura si apra e le alternative si moltiplichino. All'epoca romana risale la via Fulvia, che collegava Dertona ad Hasta e che, molto probabilmente, attraversava il fiume proprio nei pressi di Felizzano; in età medievale il tratto fra Asti e Alessandria costituiva un segmento della via di Francia. Nel XV secolo, in seguito alla divisione del marchesato del Monferrato in due territori non contigui, fu istituita la «strada franca del Monferrato», che attraverso Felizzano garantiva alle merci del marchesato un percorso privo di dazi; poiché il tracciato attraversava territorio milanese, fu per secoli oggetto di contenzioso con il governo di Milano.

Clima Il clima è di tipo temperato subcontinentale, tipico della pianura padana interna, con inverni freddi e nebbiosi ed estati calde e afose; le precipitazioni, distribuite prevalentemente in primavera e in autunno, si aggirano sui 600 mm annui.

Storia Età antica Il nome Felizzano è un chiaro esempio di toponimo prediale, che durante l'epoca romana era usato per indicare un possedimento terriero. L'uso del cognomen Felix al posto di un gentilizio, tuttavia, suggerisce un'origine tardoantica.

Età Medievale La prima menzione storica è dell'anno 880, quando la cortem de filiciano venne donata agli abati del monastero milanese di Sant'Ambrogio da Carlo il Grosso, su istanza dell'arcivescovo di Milano Ansperto. Passata sotto il dominio aleramico, nella seconda metà del XI secolo (entro il 1085) la corte di Felizzano venne scambiata dal marchese Bonifacio del Vasto con il castello di Dego, terra di Ardizzone, figlio di Ottone II del Monferrato. Prima del 1125, l'imperatore Enrico V di Franconia affermò la sola supremazia su "possessi, beni e dignità dei figli di Ardizzone" al marchese Ranieri I. La concessione divenne motivo di discordia nel 1135, quando Guglielmo V la fece valere contro il primogenito Ardizzino; nello stesso anno Ardizzino donò la sua parte di Felizzano al comune di Asti.

Guglielmo V ottenne il controllo del borgo nel 1155, dopo la distruzione di Asti da parte di Federico Barbarossa, e ne avviò la fortificazione con una cinta muraria. Al marchese risale anche la fondazione di un ospedale nel borgo, che il 17 aprile 1160 papa Alessandro III pose sotto la protezione apostolica affidandolo ai cavalieri ospitalieri.Giuliana Albini, La ricchezza dell'ordine di S. Giovanni (secoli XII-XIV). La supremazia del marchese su Felizzano venne più volte ribadita da diplomi imperiali fino al 1172, quando Guglielmo si arrese alla Lega Lombarda, che lo teneva assediato nel suo castello di Mombello: tra le condizioni imposte ci fu la restituzione del castello felizzanese agli astigiani. I destini del borgo e del marchese si incrociarono per l'ultima volta nel maggio 1186, quando gli uomini di Felizzano prestarono giuramento a Guglielmo e ai figli Corrado e Bonifacio; secondo Aldo Settia l'atto consente di posticipare al 1186 la data tradizionalmente accolta per la sua partenza verso l'Oltremare, dal quale non avrebbe più fatto ritorno.Aldo A. Settia, Guglielmo V di Monferrato e il suo ritorno in Palestina, in Il Monferrato: crocevia politico, economico e culturale tra Mediterraneo e Europa, 2000.

Nel 1213 il marchese Guglielmo VI, per finanziare la guerra contro Alessandria, cedette metà del castello di Felizzano al comune di Asti. La prima notizia certa relativa a un'organizzazione comunale è del 1266, allorché il commune de Filiçano, rappresentato dal sindaco Giacomo Carraria, appare impegnato in una causa con la chiesa felizzanese di San Salvario, gli ospitalieri e il monastero di San Bartolomeo di Azzano. Nel 1292, dopo la morte del marchese Guglielmo VII, lasciato morire prigioniero ad Alessandria, il castello fu occupato dagli astigiani, che lo tennero fino al 1303, quando la fazione ghibellina consegnò Asti agli eserciti del Monferrato, di Saluzzo e di Incisa. A questa parentesi astigiana si fanno risalire le origini della torre militare, che dalla piazza centrale dominava l'intero circuito delle mura. Nel 1310, dopo la dedizione di Asti a Enrico VII, l'imperatore ordinò ai reggitori della città la restituzione di Felizzano e degli altri castelli del contado da essa illegittimamente posseduti.

Il 7 marzo 1307 il marchese Teodoro I investì del porto e del transito di Felizzano alcune famiglie del luogo, sottraendone la concessione ai marchesi di Incisa che tradizionalmente la detenevano: il borgo era infatti uno snodo viario di importanza cruciale sul tratto della via di Francia che da Asti conduceva ad Alessandria.Enrico Lusso, La presa di possesso del territorio e i nuovi equilibri insediativi, in Aldo A. Settia (a cura di), «Quando venit marchio Grecus in terra Montisferrati». L'avvento di Teodoro I Paleologo nel VII centenario (1306-2006), Casale Monferrato, 2008. Del peso raggiunto dalla comunità dà conto il parlamento tenuto a Chivasso nel 1320, in cui a Felizzano venne imposta la fornitura di tre militi armati all'esercito marchionale. Nel 1370 il borgo passò, insieme a Casale, sotto il dominio dei Visconti; nel 1395, con la nascita del ducato di Milano, venne incluso nel contado di Alessandria. Proprio la collocazione in territorio milanese fu alla base della strada franca del Monferrato, il percorso privo di dazi che attraverso Felizzano collegava le due zone distinte in cui il marchesato si trovava diviso, e che fu per secoli oggetto di contenzioso con il governo di Milano.

Nel 1412 il territorio alessandrino fu occupato dalla compagnia di ventura del condottiero Facino Cane; alla morte di questi Giorgio Valperga, conte di Mazzé, che aveva militato ai suoi ordini, si schierò con Filippo Maria Visconti nella contesa per la successione viscontea e fu incaricato di comporre le vertenze aperte nell'alessandrino dagli eredi di Facino. Nel settembre dello stesso anno ottenne dal duca, insieme al fratello Giovanni, l'investitura del feudo di Felizzano.Roberto Damiani, Giorgio Valperga, in Condottieri di ventura; la biografia di riferimento è L. Barengo, Giorgio dei conti di Valperga, signore di Mazzé. Un europeo del XV secolo. Cresciuto alla corte di Sigismondo di Lussemburgo e impegnato per gran parte della vita in Ungheria e sul fronte ottomano, il Valperga non risiedette nel borgo.

Nel 1447 la morte di Filippo Maria Visconti senza eredi legittimi portò i cittadini di Milano a proclamare la Repubblica Ambrosiana. Carlo d'Orléans, conte di Asti, rivendicò il ducato e diede ordine a Rinaldo di Dresnay di attaccare le terre milanesi; le truppe franco-astigiane occuparono Annone e strinsero d'assedio Felizzano, che si arrese a patti poi non osservati, e abbandonarono il borgo e il castello al sacco e alle fiamme prima di essere sconfitte a Bosco Marengo. Con la pace di Lodi del 1454 il borgo fu ceduto in feudo a Guglielmo, fratello del marchese Giovanni IV del Monferrato.

Età Moderna

Le investiture feudali ai marchesi del Monferrato vennero rinnovate fino al 1533, anno in cui si estinse la dinastia dei Paleologi di Monferrato. Felizzano tornò quindi al ducato di Milano, che entro la fine del secolo sarebbe diventato una provincia dapprima imperiale e in seguito della Corona spagnola.

Il 2 settembre 1617, durante la prima guerra di successione del Monferrato, il borgo, che allora soggiaceva alla Spagna alleata di Mantova, fu attaccato dall'esercito di Carlo Emanuele I, mosso dal Vercellese nella notte insieme ai figli Tommaso e Vittorio e affiancato da truppe francesi al comando di François de Bonne, duca di Lesdiguières, che guidava l'avanguardia. Alla richiesta di resa la guarnigione, composta secondo le fonti da 1500 mercenari trentini al soldo della Spagna e da numerosi abitanti, rispose con un rifiuto; smantellato il castello nel 1543, i difensori non avevano altri ripari che alcuni carri di sassi posti in fretta allo sbocco delle vie, e tuttavia respinsero tre assalti prima di cedere al quarto. La maggior parte di essi fu passata a fil di spada, gli assalitori presero nove bandiere dei Trentini e due stendardi degli abitanti, e il borgo fu abbandonato al sacco. Il duca si diresse quindi verso Alessandria, ma trovandola già rinforzata se ne discostò e, nel ripiegare verso l'Astigiano, diede alle fiamme Felizzano prima di stringere d'assedio la rocca di Annone.Quinto Gho, Felizzano e le guerre di successione del Monferrato, estratto dalla Rivista di storia, arte e archeologia per le province di Alessandria e Asti, 1973.Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, s.v. Felizzano. L'annessione al ducato sabaudo avvenne per concessione imperiale nel 1707, durante la guerra di successione spagnola.

Per gran parte dell'età moderna Felizzano godette di una condizione giuridica particolare. Grazie ai privilegi ottenuti dai marchesi del Monferrato nel 1447 e nel 1452 e confermati nel 1535 dal duca di Milano Francesco II Sforza, che assicuravano al borgo l'esenzione dai dazi sulle vettovaglie importate per il consumo locale e la libera esportazione dei prodotti del suo territorio, la comunità rivendicò lo statuto di «terra separata» rispetto al contado di Alessandria, insieme ad Annone, Cassine, Pasturana e Refrancore; nel 1566 il Magistrato ordinario alle entrate del ducato di Milano stabilì che quelle terre provvedessero da sé alla riscossione dei tributi, fuori dal controllo del commissario del contado. Felizzano era inoltre terra immediata, ossia un luogo non infeudato e direttamente dipendente dalla giurisdizione del principe, condizione che le venne riconfermata nel 1648 e, dopo il passaggio ai Savoia, da Vittorio Amedeo II nel 1707. Il governo locale spettava a un consiglio di sei membri, che a rotazione bimestrale esercitavano gli uffici di sindaco, ragionato, estimatore e visitatore dei danni campestri, scelti tra i proprietari residenti.

Questo assetto venne meno nel corso del Settecento. Nel 1744 Felizzano fu concesso in feudo con titolo marchionale a Francesco Sibaldi, esponente di una famiglia decurionale alessandrina; nel 1752 questi alienò il proprio feudo al patrizio alessandrino Leonardo Colli, da cui discesero il generale Luigi Colli di Felizzano e il ministro Vittorio Colli di Felizzano.

Età Contemporanea A partire dal 1802 il Piemonte passò sotto il dominio francese. Durante questo periodo venne istituito il Cantone di Felizzano, sotto il quale furono incorporati i comuni di Castello di Annone, Cerro Tanaro, Masio, Quargnento, Quattordio e Solero. Con la sconfitta di Napoleone e il conseguente ritorno dei Savoia, Felizzano diventò capoluogo di mandamento.

In quanto dominio sabaudo, fu incorporato dapprima nel Regno di Sardegna, nel 1847, e in seguito nel Regno d'Italia, nel 1861. Nel 1849, per abbattere i costi della ferrovia Torino-Genova, il governo sardo decise di deviare il corso del Tanaro anziché edificare due ponti, causando così l'allontanamento del fiume dal centro abitato. Della bonifica del cosiddetto Tanaro Morto si occupò l'ingegnere Emanuele de Ferrari.