La Storia della Birmania non riguarda solo la regione che porta oggi il nome di Birmania (o Myanmar) ma anche i territori limitrofi di Cina, India e Thailandia, in un intreccio di vicissitudini belliche e non, attraverso i secoli e le civiltà che vi hanno dimorato o lasciato le tracce del loro passaggio.

Civiltà mon, tai e shan Per quanto vi fossero insediamenti umani nella regione birmana già 11.000 anni fa, il primo popolo civilizzato fu quello dei mon. Tale popolo iniziò a migrare in quest'area probabilmente nel 3000 a.C. e fondò il Regno di Suwarnabhumi (pronuncia: Suvanna Bhum) attorno al porto di Thaton nel III secolo a.C. circa. Gran parte delle testimonianze scritte della cultura mon sono state distrutte nel corso delle numerose guerre; le tradizioni orali indicano che già nel III secolo a.C. erano entrati in contatto con il Buddhismo attraverso i commerci marittimi. La diffusione della fede ebbe luogo nel II secolo a.C., con l'arrivo dei primi monaci inviati dal re indiano Asoka. I mon mescolarono la propria cultura con quella indiana per dare origine a un "ibrido" delle due civiltà, arrivando a dominare l'intero territorio della Birmania meridionale alla metà del IX secolo.

Nello stesso periodo, la Birmania settentrionale era costituita da un gruppo di città-stato (in lingua shan: mong) di etnia shan e di altre etnie del gruppo tai i cui sovrani cambiavano le alleanze secondo convenienza. In seguito una parte dei territori orientali degli shan si trovarono compresi nei regni di Nanzhao (il cui territorio era compreso nell'odierno Yunnan e in parte dello Shaanxi in Cina), Chiang Hung, l'odierna Jinghong del territorio Sipsongpanna, termine tai lü che significa 12.000 campi di riso, storpiato dai cinesi in Xishuangbanna, la prefettura più meridionale dello Yunnan), Lanna (che comprendeva l'odierno territorio della Thailandia del Nord ed aveva per capitale Chiang Mai), Ayutthaya (detto anche Siam, i cui territori di origine erano nell'attuale Thailandia Centrale) o addirittura affiliati con il Regno di Lan Xang (l'odierno Laos).

Civiltà pyu

Il popolo pyu arrivò in Birmania nel I secolo a.C. stabilendo una serie di città-stato a Binnaka, Mongamo, Sri Ksetra, Peikthanomyo e Halingyi.

Durante questo periodo, la Birmania si trovava su una rotta commerciale terrestre che univa la Cina all'India. Le fonti cinesi sostengono che i pyu avessero il controllo di 18 regni, descrivendoli come un popolo mite e pacifico. La guerra era pressoché sconosciuta e le dispute spesso si risolvevano attraverso duelli fra campioni o gare di costruzione. Vestivano con indumenti di seta vegetale in quanto il baco da seta era per loro sacro. I crimini erano puniti con frustate e non esistevano prigioni, sebbene per quelli particolarmente gravi fosse prevista la pena di morte. I pyu praticavano il Buddhismo Theravada; tutti i bambini erano educati come novizi nei templi, dai sette fino ai venti anni di età.

Le città-stato pyu non costituirono mai un regno unitario ma le più potenti assunsero spesso un ruolo dominante, esigendo tributi dalle più deboli. La città più potente era Sri Ksetra, che dalle testimonianze archeologiche è attestata come la più grande mai costruita in Birmania. L'esatta data di fondazione non è nota, ma si ritiene che sia precedente a un cambio di dinastia avvenuto nel 94 d.C. di cui esiste menzione nelle cronache Pyu. Sri Ksetra fu apparentemente abbandonata nel 656 a favore di un luogo più a nord, del quale non è noto il sito esatto, che alcuni storici identificano con Halingyi. Ovunque la nuova città si trovasse, sappiamo che è stata saccheggiata dal Regno di Nanzhao nella metà del IX secolo, alla fine del periodo di predominio Pyu.

Regno di Pagan

Un'altra popolazione, i bamar, intraprese la colonizzazione dell'area settentrionale del paese. Nell'849 avevano stabilito il potente Regno di Pagan (oggi Bagan) che riempì il vuoto di potere lasciato dalla caduta dei pyu. Questo Stato crebbe in un relativo isolamento fino al regno di Anawrahta (1044-1077), che realizzò con successo l'unificazione della Birmania sconfiggendo i mon del Regno di Thaton nel 1057. Il rafforzamento della potenza bamar fu compiuto dai suoi successori Kyanzittha (1084-1112) e Alaungsithu (1112-1167), tanto che alla metà del XII secolo la maggior parte del sud-est asiatico continentale si trovava sotto controllo il birmano, o sotto quello dell'Impero Khmer, l'odierna Cambogia. Il Regno di Pagan iniziò il suo declino con la concentrazione di parti rilevanti del territorio e delle risorse nelle mani della potente Sangha (il clero buddhista) e con l'avvento della minaccia mongola proveniente dal nord.

L'ultimo vero sovrano di Pagan fu Narathihapate (1254-1287), che inviò un esercito nello Yunnan nel 1277 contro i mongoli. I birmani furono duramente sconfitti nella battaglia di Ngasaunggyan, la resistenza di Pagan collassò e Narathihapate fu assassinato dal figlio nel 1287. I mongoli approfittarono della situazione e penetrarono nel regno arrivando fino alla capitale, dove ebbe luogo la battaglia di Pagan. La vittoria consentì ai tartari l'occupazione di gran parte dell'impero, compresa la capitale, e la dinastia ebbe fine nel 1289 quando a Pagan venne instaurato un governo fantoccio.

Regni di Ava e Pegu

Dopo il collasso dell'autorità dei Pagan, la Birmania era divisa. Una dinastia birmana si stabilì nella città di Ava (oggi Innwa) nel 1364. La cultura di Pagan ebbe un risveglio e iniziò un'epoca d'oro per la letteratura birmana. Il regno si indebolì progressivamente e venne sottomesso dagli shan nel 1527.

Più a sud, nella Birmania meridionale, una dinastia mon stabilì il Regno di Hanthawaddy con capitale a Martaban nel 1287. Venne fondato dal re Wareru dopo il collasso di Pagan e fu inizialmente uno Stato vassallo del Regno di Sukhothai, che si trovava nell'odierna Thailandia Centrale, e della Cina degli Yuan.Htin Aung, pagg. 78–80 Si rese indipendente da Sukhothai e divenne una confederazione di tre Stati stanziati a Pegu, a Martaban e nel delta dell'Irrawaddy. Il regno fu riunificato con capitale a Pegu nel 1369. Durante il regno di Razadarit (1383-1421), Ava e Pegu si confrontarono nella guerra dei quarant'anni, che si concluse nel 1424 senza sostanziali modifiche territoriali. Dopo il conflitto ebbe inizio il periodo migliore di Hanthawaddy, favorito dal progressivo declino di Ava. La regina Baña Thau (in birmano: Shin Saw Bu; 1453-1472) scelse come suo successore il monaco buddhista Dhammazedi (1472-1492), durante il cui regno Pegu divenne un centro di commerci e un'importante città del Buddhismo.

Il Regno di Ava fu coinvolto in una continua guerra contro i saopha shan, che controllavano il territorio a nord-est lungo la frontiera con lo Yunnan. Le numerose incursioni shan su Ava spinsero il governo birmano ad inviare truppe nel nord per attaccare roccaforti shan, tra le quali Mong Mao. La dinastia Ming che regnava in Cina dal tardo XIV secolo tentò più volte, senza successo, di mettere fine a questi conflitti con i propri diplomatici. Ava venne coinvolta a tratti anche nel conflitto che scaturì fra la Cina e gli shan nello Yunnan, ad esempio nelle campagne di Luchuan-Pingmian (1436-1449).

Dinastie di Taungù Il re Mingyinyo fondò la prima Dinastia Taungù (1486-1599) nell'omonima città a sud di Ava, che era entrata nella sua fase di declino. Dopo la conquista di Ava da parte degli invasori shan nel 1527, molti bamar trovarono rifugio a Taungù, che divenne la nuova capitale birmana.

Il figlio di Mingyinyo, Tabinshwehti (1531-1550), unificò gran parte della Birmania. A quei tempi, la situazione geopolitica del sud-est asiatico cambiò drasticamente. Gli shan avevano aumentato il proprio potere nel nord, il Regno di Ayutthaya si era espanso notevolmente e i portoghesi erano arrivati dal sud ed avevano conquistato Malacca nella penisola malese. Con l'arrivo dei mercanti europei, la Birmania divenne nuovamente un importante centro di scambi, e Tabinshwehti spostò la capitale a Pegu per la importante posizione strategica per i commerci. Avviò quindi le campagne per conquistare Prome, poi attaccò l'Arakan, Ayutthaya e Ava, che non furono però conquistate.

Il suo successore Bayinnaung (1551-1581), che era stato il più valente dei suoi generali, passò alla storia per le vittoriose campagne militari che fecero del Paese il più grande impero mai esistito nel sudest asiatico. Oltre a riunificare la Birmania, sfaldatasi alla morte di Tabinshwehti, i suoi eserciti conquistarono i regni di Manipur, degli Shan, di Chiang Hung, Lanna, Ayutthaya e Lan Xang. Alla sua morte salì al trono il figlio, che non aveva il carisma necessario per governare l'immenso territorio ereditato dal padre. Commise l'errore di ostinarsi a mantenere il controllo sugli Stati vassalli e nel giro di alcuni anni Manipur, Ayutthaya e Lanxang si resero nuovamente indipendenti..

Di fronte alle rivolte di parecchie città e alle nuove incursioni da parte dei portoghesi, i governanti di Toungoo lasciarono la Birmania meridionale e fondarono ad Ava la seconda dinastia di Toungoo (1597-1752). Il nipote di Bayinnaung, Anaukpetlun, riunì un'altra volta la Birmania nel 1613 e sconfisse definitivamente i portoghesi impedendo loro di sottomettere il paese. Il suo successore Thalun ristabilì il codice legislativo del regno di Pagan e diede nuovo impulso al Buddhismo. Gli ultimi sovrani del regno non seppero contenere le ribellioni dei popoli sottomessi, in particolare quelli di Manipur e di Pegu. Con l'appoggio dei francesi stanziati in India, Pegu fondò il Regno restaurato di Hanthawaddy nel 1740, che riuscì ad espugnare Ava nel 1752, ponendo fine a 266 anni di dominio Taungù.

Dinastia Konbaung

Non passò molto tempo perché una nuova dinastia, quella di Konbaung, prendesse il controllo della Birmania e la portasse di nuovo allo splendore. Il capo della città di Konbaung, Alaungpaya sottomise le forze di Pegu nella Birmania settentrionale (1753) ed il regno di Manipur. Nel 1759 conquistò il sud, sottomettendo i Mon e portando a termine la riunificazione del paese.

Stabilì la capitale per breve tempo a Dagon, rinominata Rangoon (letteralmente Fine del Conflitto), per spostarla subito dopo ad Ava. Nel 1760 all'estremo sud occupò il Tenasserim, che a quel tempo apparteneva al Siam, e marciò sulla capitale Ayutthaya. Durante l'assedio si ferì accidentalmente e fu costretto a ritirarsi senza portare a termine l'invasione, morendo durante il viaggio di ritorno.

Il suo secondo figlio Hsinbyushin (1763-1776) ritornò ad Ayutthaya (Siam) nel 1766, l'assedio durò 14 mesi e la città fu espugnata il 7 aprile del 1767 e rasa al suolo. Non riuscì ad occupare capillarmente il Siam, lasciò un contingente limitato a presidiare i territori conquistati e spostò il grosso delle sue truppe ai confini orientali per fronteggiare un'invasione cinese.

La Cina, temendo l'espansione della Birmania nell'est, la invase quattro volte dal 1766 al 1769, ma Hsinbyushin respinse con successo tutti gli attacchi schierando l'esercito lungo il confine. Alla fine del 1767 i siamesi approfittarono delle guerre sino-birmane e, guidati dal nuovo re Taksin, liberarono il paese dalla dominazione di Ava.

Un altro figlio di Alaungpaya, Bodawpaya (1781-1819) conquistò Arakan (1784) e Tenasserim (1793). Nel gennaio del 1824, durante il regno del re Bagyidaw (1819-1837), un generale birmano, Maha Bandula riuscì a riconquistare l'Assam portando la Birmania a scontrarsi con gli interessi britannici in India.

Periodo coloniale