Le mura di Asti sono state la più grande opera edilizia della città nel periodo comunale medievale.Bera G. Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004Partendo da alcuni punti fortificati già presenti nel periodo romano e longobardo, il Comune tra il XII ed il XIV secolo, completò la costruzione di più di 7 chilometri di mura suddivise in due recinti che cingevano completamente l'abitato cittadino.
Di queste solamente la parte nord occidentale si è conservata in modo continuativo fino ai giorni nostri. In altre zone della città le mura sono state inglobate negli edifici od emergono solamente per piccoli tratti nel tessuto urbano della città.
L'oppidum celtico-ligure e l'espansione romana
Secondo i testi antichi di Plinio il vecchio (Naturalis historia) e Tolomeo (Geographia, III, 1), il primo insediamento fortificato fu costruito dalla tribù celtico-ligure degli Statielli, nella zona più elevata della città, compresa tra il Castel Vecchio e il Castello dei Varroni (o Valloni).
Dopo la conquista romana, l'oppidum ligure fu emarginato, per l'espansione della colonia più a valle su un territorio pianificato, pur tenendo conto del preesistente insediamento.N. Gabrielli, Arte e cultura ad Asti attraverso i secoli, Ist. Bancario San Paolo Torino 1976
La perimetrazione e l'impianto romano condizionò la forma della città anche nelle fasi storiche successive. Ancora oggi l'arteria principale della città, la via maestra, (l'attuale Corso Alfieri), corrisponde all'asse portante del decumano massimo romano.
Dal tardo impero all'alto medioevo In seguito al deteriorarsi dell'impero, anche la città di Asti subì un progressivo degrado con una notevole contrazione demografica ed una riduzione del perimetro urbano. È probabilmente di questo periodo (IV secolo) la costruzione della prima cinta muraria, in rapporto alle sempre più frequenti invasioni barbariche.Bera G. Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004
Il perimetro delle cosiddette mura di Onorio (moenia vindicis Hastae), citate da Claudiano nel suo Sextu consulatu Honorii Augusti, era sicuramente inferiore all'antica estensione cittadina, limitato a salvaguardare la zona di maggior prestigio edilizio sorta ai lati del decumano massimo.
La Asti di Onorio era probabilmente una città di circa 30 ettari di superficie, dalla forma allungata e poligonale che si estendeva da Via Cattedrale a nord, a Via Q. Sella a sud, da Via Varrone ad ovest, a Piazza Statuto ad est.
Il periodo longobardo vede lo spostamento della zona di comando, nuovamente al Castel Vecchio. Questo processo si consolida intorno al X secolo, quando la Chiesa assume anche il potere temporale della città. In questo periodo il Castel Vecchio diventa Castrum episcopi.L. Vergano, Storia di Asti, 1951
Il comune
Il XII secolo
La città, che era rimasta sostanzialmente priva di mura fino al XII secolo, con lo sviluppo ed il consolidamento dell'autorità comunale, aumentò anche le proprie risorse economiche e le capacità organizzative. Si dotò di una recinzione con palizzate, terrapieni e fossati definita “sepes” che delimitavano la città e la isolavano dai pericoli esterni.
Nella Cronica di Ogerio Alfieri, egli racconta che nel 1280 la città risultava cinta di belle mura nuove (il recinto dei nobili), con sobborghi esterni popolosi.Nel 1280, tramite un prestito da Giovanni Mignano, il Comune stanziò 2.050 lire astesi "... per la chiusura della città di Asti e dei borghi, e per rifare gli spalti e restaurare i fossati dei Borghi ..." S.Grassi, Storia della città di Asti, Asti 1881, da G.Bera, Gli edifici pubblici in Asti nel periodo Orleanese, Il Platano, Anno XVIII, Asti 1993
Questo primo recinto venne munito di porte fortificate da permettere le comunicazioni con l'esterno e di quattro castelli.
Le porte Oggi, l'unica porta ancora presente in Asti è quella di San Giuliano, inglobata all'interno del Santuario della Madonna del Portone, ma un tempo tutto il perimetro murario era costellato da porte fortificate costantemente presidiate e sorvegliate. Due sono le porte più antiche, costruite inglobando le porte del decumano romano e si trovavano infatti in corrispondenza dello sbocco orientale e occidentale della città. Si tratta della Porta Torre, in corrispondenza della Torre Rossa nel Rione Santa Caterina, e della Porta Arco (o dell'Arco) allo sbocco della contrada Maestra in piazza Alfieri nel Rione San Secondo.A partire dal XVI secolo Porta Arco, venne detta Porta di Santa Maria Nuova Tutte le altre porte furono edificate nel periodo medioevale. Ogni porta aveva sopra l'architrave l'immagine di Maria, con a lato San Secondo e il Santo protettore del Rione o del Borgo a cui faceva capo quella porta.Da Porta Torre, procedendo verso sud in senso antiorario si incontravano:
Porta di San Giuliano (sull'attuale piazza Cagni) Porta di San Martino (tra Via XX Settembre e Piazza San Giuseppe). Porta del Mercato (in Via Solaro) Porta Vivarii o di San Paolo (in corrispondenza della Chiesa di San Paolo)
Procedendo da Porta Arco a nord in senso antiorario si incontravano:
Porta San Gaudenzio (in corrispondenza di Piazza Dante e Via M.D'Azeglio) Porta San Michele (fra Via De Gasperi e via del Bosco) Porta di San Lorenzo (sull'attuale Piazza Lugano), sopravvissuta fino al XVII secolo Porta Fuyra (nel Rione Cattedrale)
I castelli I tre castelli più antichi, insieme al quarto edificato nel periodo Visconteo dall'accorpamento di due precedenti fortificazioni, sono sorti come centro di potere e di controllo istituzionale nei vari periodi della storia di Asti.
Il Castel Vecchio, ubicato nella zona più alta, ha sempre avuto un interesse strategico per la città di Asti.È stato il primo insediamento celtico-ligure, quindi sede del potere longobardo e poi vescovile, fino all'inizio del Duecento. Esistono alcuni documenti che ne accertano la presenza già nell'anno 924.Durante la permanenza vescovile, era costituito da un recinto murario al cui interno sorgevano alcuni fabbricati: la domus episcopi, con annessi alcuni edifici residenziali e logistici, e due edifici di culto quali la chiesa di Sant'Aniano e la cappella di Santa Maria del Castello.R. Bordone, La città e il suo districtus dall'egemonia vescovile alla formazione del comune di Asti - Torino, 1977. - p. 535 - 625; estratto dal Bollettino Storico Bibliografico Subalpino, 75 (1977), luglio-dicembre.Il Castello rimarrà distaccato dalla primitiva cinta muraria della città fino al 1200.Nel 1297, in seguito alle lotte civili, la fazione ghibellina dei Guttuari con i suoi alleati se ne impossessò, trasformandolo in una cittadella fortificata. A ricordo di questa gloriosa impresa la fazione astigiana ghibellina dei Guttuari, Turco ed Isnardi si fuse in un unico consorzio denominato dei "De Castello".Nel periodo visconteo, Luchino Visconti lo ampliò e lo trasformò in un classico castello visconteo a pianta quadrata, come si evince dalla raffigurazione della città di Asti dal Theatrum Statuum Sabaudiae del 1682. Di questa costruzione oggi rimangono solamente i bastioni medievali.
Il Castellazzo di Trovarone o Torre dei Valloni.Ogerio Alfieri nella sua Cronaca narra che la città di Asti fu fondata "...tra il Castello detto ora castello del Vescovo ed il Castellazzo, ossia Torre dei Valloni".Questa struttura era ubicata sulla piazzetta dei Varroni nel Rione Cattedrale e dominava la porta occidentale del decumano romano.Il toponimo Valloni deriva dal nome latino dei muraglioni (valli) che cingevano il fortilizio.Oggi del castello rimangono alcune strutture inglobate nell'evoluzione urbanistica della zona. Il Castello di Monterainero.Di probabile origine longobarda (secondo il Bera il toponimo deriverebbe dal tedesco Rainhart), sorgeva sulla collinetta che sovrasta il Borgo Santa Maria Nuova nella zona ora del Parco Monterainero. Si sviluppò come struttura difensiva per il nuovo Borgo Santa Maria Nuova, ed assunse un certo prestigio durante il dominio orleanese.Tra i capitani del castello figurano i due poeti-scrittori astigiani Antonio Astesano e Giovan Giorgio Alione
XIII e XIV secolo
Nel XIII secolo, il periodo di maggior splendore del comune di Asti, avvenne il rifacimento delle fortificazioni cittadine. I lavori, che durarono quasi un secolo, consistettero nella costruzione di una cinta muraria che sostituì il recinto delle Sepes, e nella costruzione di una seconda cerchia più esterna, nella zona meridionale ed a levante della città, per inglobare e proteggere i popolosi sobborghi, ricchi di botteghe artigiane e laboratori manifatturieri sviluppatisi a ridosso della città.
A nord il Castel Vecchio fu collegato al circuito murario, ed a est il fronte fortificato fu avanzato fino a comprendere la chiesa e la zona di Piazza S. Secondo, costruendo una porta in corrispondenza dell'attuale Via Garibaldi denominata Porta Cantarana.
Il recinto dei nobili La prima cerchia di mura più interna, definita il recinto dei nobili, racchiudeva gli spazi del potere della città (Il Palazzo del Comune, Il complesso del Duomo, la Collegiata di San Secondo, il tribunale, il palazzo notarile) e le torri e case-forti delle famiglie nobili astigiane.N.Gabiani, Le torri le case-forti ed i palazzi nobili medievali in Asti,A.Forni ed. 1978 La cinta muraria comprendeva cortine in muratura intervallate da torri di raccordo.
Le mura erano costruite in laterizio con un articolato sistema architettonico, ancora visibile in alcuni tratti superstiti.
I segmenti delle mura, visibili ancora in alcune parti della città, erano costruiti con mattoni pieni e coronati da merlatura a coda di rondine.Sul lato interno della cortina sono ancora visibili alcuni camminamenti di ronda che collegavano i tratti delle mura alle torri di raccordo. Un tempo le cortine si elevavano per circa 10 metri fuori del terreno. Oggi sono ancora visibili tratti di cortine con sviluppo di 3 metri.
Le cortine appoggiano su archi di altezza di circa 6 metri, un tempo completamente interrati e rinforzati da terrapieni e materiali inerti. Questi terrapieni, in alcuni tratti della cinta muraria, furono parzialmente asportati negli anni '30 del XX secolo, per dar vita alla passeggiata archeologica.
Gli archi poggiano su pilastri in cotto a sezione quadrata, a loro volta sostenuti dai plinti delle fondazioni.
Sul finire del Trecento, con l'avvento delle armi da fuoco, le torri di raccordo, che si elevavano per quasi 20 metri dal terreno, furono abbassate all'altezza delle cortine e dotate di un tetto di copertura.
Il recinto dei borghigiani La costruzione della seconda cerchia di mura può essere considerata l'ultima grande opera edilizia del periodo comunale astigiano. Tra l'XI secolo e il XIII secolo la città di Asti quadruplicò la superficie cittadina, espandendosi verso sud lungo la via che conduceva al fiume Tanaro.Anche la zona a levante della città subì un incremento urbanistico e topografico, con la costruzione del palazzo del Comune, la Collegiata di San Secondo e lo sviluppo della piazza prospiciente quale centro politico e commerciale della città. La situazione politica di Asti all'inizio del XIV secolo, contrassegnata da continui scontri bellici, favorì la completa revisione e sviluppo di una seconda cortina muraria a difesa dei sobborghi nati fuori le mura della città.
Nel memoriale di Guglielmo Ventura si legge che nel 1319 le milizie di Marco Visconti riuscirono a penetrare in città mediante la distruzione degli spalti presso Monterainero e, in un documento del 1332, si citano alcuni terreni extra murum burgorum,A. De Roit, Notai ed attività notarile ad Asti nel secolo XIV, tesi di laurea, anno accademico 1984/85 è quindi probabile collocare la nascita della seconda cerchia (detta recinto dei borghigiani) tra il 1320 ed il 1330.
Di questa seconda cerchia, non rimangono tracce, distrutta durante l'espansione urbanistica della città tra XIX secolo e XX secolo.