LUnione economica e monetaria (UEM) dell'Unione europea è un termine ampio: include l'insieme delle politiche fiscali, valutarie, concorrenziali e monetarie messe in coordinamento dal luglio 1988 con lo scopo di avvicinare le rispettive economie degli Stati dell'allora Comunità europea.

Un momento importante, che assunse anche un valore simbolico del processo, fu l'adozione di una moneta unica europea, l'euro, nel 1999, in sostituzione delle rispettive valute nazionali da parte degli Stati membri dell'Unione europea. Si ebbe così una politica monetaria comune sotto il controllo della Banca centrale europea (BCE), dando vita alla cosiddetta eurozona.

Dunque gran parte degli Stati membri dovette cedere la propria sovranità monetaria e con ciò adeguarsi alla politica monetaria all'Unione, mantenendo invece la "sovranità politica" (politica interna) con i rispettivi parlamenti e governi nazionali. Anche le politiche economiche di ciascuno stato (politica di bilancio, politica fiscale e politica industriale), coordinate tra loro per alcuni aspetti attraverso l'Unione, rimangono per buona parte ancora prerogative degli Stati (ad eccezione della politica agricola comune), che comunque accettano le limitazioni poste dal "Trattato sul funzionamento dell'Unione europea" (TFUE).

Storia Le deliberazioni del Consiglio europeo Nel giugno 1988 il Consiglio europeo confermò il proprio sostegno alla progressiva realizzazione dellUnione economica e monetaria e assegnò ad un comitato, guidato da Jacques Delors, Presidente della Commissione europea, il mandato di elaborare un progetto concreto per la realizzazione di tale obiettivo.Il Comitato era composto dai governatori delle Banche Centrali nazionali della Comunità europea, da Alexandre Lamfalussy, allora Direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), e da Niels Thygesen e Miguel Boyer, in quegli anni rispettivamente Professore di economia all'Università di Copenaghen e Presidente del Banco Exterior de España. Il "Rapporto Delors", redatto a conclusione dei lavori, proponeva di articolare la realizzazione dell'Unione economica e monetaria in tre fasi distinte«Fattore fondamentale fu il rapporto fra il presidente francese e il cancelliere Kohl con l’emergere del progetto di moneta unica, per quanto questo obiettivo fosse già stato elaborato negli anni precedenti su spinta di Delors e di alcuni tecnici, fra cui Tommaso Padoa Schioppa, nel contesto del progetto di Unione economica e monetaria (Uem)»: Antonio Varsori, I socialisti italiani, i socialisti francesi e la costruzione europea da Fontainebleau a Maastricht, in I socialisti italiani e francesi (1971–1994). Les socialistes français et italiens (1971–1994) (curatore Alessandro Giacone), Aracne, 2024, ISBN 979-12-218-0804-9, DOI 10.53136/979122180804920, p. 302.. Si può definire l'UEM come una "Cooperazione rafforzata" all'interno dell'Unione europea.

Attenendosi alle raccomandazioni del rapporto Delors, nel giugno 1989 il Consiglio europeo decise che la prima fase della realizzazione dell'Unione economica e monetaria sarebbe iniziata il 1º luglio 1990, data in cui sarebbero state abolite, in linea di principio, tutte le restrizioni alla circolazione dei capitali tra gli Stati membri. Il Consiglio, con decisione del 12 marzo 1990, conferì inoltre maggiori responsabilità al Comitato dei governatori delle banche centrali degli Stati membri della Comunità economica europea, che dal momento della sua istituzione, nel maggio 1964, aveva svolto un ruolo di crescente importanza nel quadro della cooperazione monetaria; tali responsabilità comprendevano lo svolgimento di consultazioni sulle politiche monetarie degli Stati membri e la promozione di un coordinamento in tale ambito volto a conseguire la stabilità dei prezzi.

Alla luce dello scarso tempo disponibile e della complessità dei compiti da svolgere, il Comitato dei governatori avviò senza indugio il lavoro preparatorio per il completamento dell'Unione Economica e Monetaria (UEM). Nella prima fase furono individuate tutte le questioni che andavano esaminate in via preliminare per poter elaborare un programma di lavoro entro la fine del 1993; successivamente furono definiti i mandati dei sottocomitati e dei gruppi di lavoro istituiti a tale scopo. Per la realizzazione della Seconda e della Terza fase era necessario modificare il Trattato che istituisce la Comunità economica europea ("Trattati di Roma"), al fine di creare la necessaria infrastruttura istituzionale. Fu quindi convocata una Conferenza intergovernativa sulla UEM, tenutasi nel 1991 in concomitanza con la Conferenza intergovernativa sull'Unione politica. I negoziati si conclusero con il Trattato sull'Unione europea. Approvato nel dicembre 1991 e firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, esso emendava il Trattato che istituisce la Comunità economica europea - il cui nome fu poi modificato in Trattato che istituisce la Comunità europea - e conteneva, fra l'altro, il Protocollo sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea e il Protocollo sullo statuto dell'Istituto monetario europeo. A causa dei ritardi nel processo di ratifica, tuttavia, il Trattato di Maastricht entrò in vigore soltanto il 1º novembre 1993.

L'istituzione dell'IME e della BCE La creazione dell'Istituto monetario europeo (IME), avvenuta il 1º gennaio 1994, segnò l'avvio della seconda fase della UEM e determinò lo scioglimento del Comitato dei governatori. Il carattere transitorio dell'IME rifletteva lo stato di avanzamento dell'integrazione monetaria nella Comunità. L'Istituto non era responsabile della conduzione della politica monetaria dell'Unione europea, che rimaneva una prerogativa delle autorità nazionali, e non aveva competenza per effettuare operazioni in valuta.

Le due funzioni principali dell'IME erano: rafforzare la cooperazione tra le banche centrali ed il coordinamento delle politiche monetarie; realizzare i preparativi necessari per l'istituzione del Sistema europeo di banche centrali (SEBC), per la conduzione di una politica monetaria unica e per la creazione di una moneta unica nella Terza fase. A tal fine, l'IME rappresentò un consesso per consultazioni, dibattiti e scambi di informazioni su questioni di politica monetaria e definì il quadro regolamentare, organizzativo e logistico necessario affinché il SEBC potesse svolgere i suoi compiti nella Terza fase.

Si ha così la programmazione delle procedure di uniformazione che avrebbero portato a due convergenze, una istituzionale e l'altra economica: convergenza istituzionale: con l'obiettivo di adattare gli ordinamenti nazionali ed uniformarli sulle gestioni della politica monetaria. Si vietò così il finanziamento del disavanzo pubblico attraverso le banche centrali, il cosiddetto 'canale tesoro'. convergenza economica: con l'obiettivo di stabilizzare prezzi, tassi di cambio e tassi d'interesse nella futura area euro.

Nel dicembre 1995 il Consiglio europeo decise di denominare "euro" l'unità monetaria europea che sarebbe stata introdotta con l'avvio della Terza fase della UEM e confermò che quest'ultima avrebbe avuto inizio il 1º gennaio 1999. Per la transizione all'euro si preannunciò un calendario di eventi, basato essenzialmente su proposte formulate dall'IME. L'Istituto aveva inoltre il compito di svolgere il lavoro preparatorio in vista delle future relazioni monetarie e valutarie tra l'area dell'euro e gli altri paesi dell'Unione europea. Nel dicembre 1996 l'IME presentò al Consiglio europeo un rapporto che avrebbe costituito la base di una risoluzione di quest'ultimo, adottata nel giugno 1997, sui principi e sugli elementi fondamentali del nuovo meccanismo di cambio (AEC II).

Nel dicembre 1996 l'IME presentò al Consiglio europeo, e successivamente al pubblico, le serie di disegni delle banconote in euro che sarebbero state immesse in circolazione il 1º gennaio 2002. Al fine di integrare e precisare le disposizioni del Trattato, il Consiglio europeo adottò nel giugno 1997 il Patto di stabilità e crescita, comprendente due regolamenti e volto a garantire la disciplina di bilancio nell'ambito della UEM. Una dichiarazione del Consiglio del maggio 1998 completava il Patto e ne ampliava gli impegni.

Il 3 maggio 1998 il Consiglio dell'Unione europea, nella composizione dei capi di Stato o di governo con la decisione 98/317/CE] verificò all'unanimità che 11 Stati membri: Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia soddisfacevano le condizioni necessarie per l'adozione della moneta unica, prevista per il 1º gennaio 1999, e che questi avrebbero pertanto partecipato alla Terza fase della UEM. In tale occasione, inoltre, i capi di Stato o di governo raggiunsero un accordo in merito alle personalità che, su raccomandazione dello stesso Consiglio, sarebbero state nominate in qualità di membri del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE).

Al contempo, i Ministri delle Finanze insieme ai governatori delle rispettive banche centrali nazionali, alla Commissione europea e all'IME, degli Stati membri che avevano adottato la moneta unica convennero, che i tassi centrali bilaterali delle valute degli Stati membri partecipanti agli AEC sarebbero stati utilizzati per la determinazione dei tassi irrevocabili di conversione con l'euro

Il 25 maggio 1998 i governi degli 11 Stati membri partecipanti designarono il Presidente, il Vicepresidente e gli altri quattro membri del Comitato esecutivo della BCE. La nomina avrebbe avuto effetto dal 1º giugno 1998, data di istituzione della BCE. La BCE e la Banque nationale de Belgique/Nationale Bank van België/Belgische Nationalbank, la Deutsche Bundesbank, il Banco de España, la Banque de France, la Central Bank & Financial Services Authority of Ireland, la Banca d'Italia, la Banque centrale du Luxembourg, la De Nederlandsche Bank, il Banco de Portugal, la Oesterreichische Nationalbank e la Suomen Pankki - Finlands Bank costituiscono l'Eurosistema, che formula e definisce la politica monetaria unica nella Terza fase della UEM.

Con l'istituzione della BCE, l'IME concluse il suo mandato e fu pertanto posto in liquidazione, in conformità dell'articolo 123 (ex articolo 109 L) del Trattato che istituisce la Comunità europea. Il lavoro preparatorio affidato all'IME fu portato a termine nei tempi previsti; la BCE dedicò i restanti mesi del 1998 agli ultimi controlli delle procedure e dei sistemi adottati.

La fissazione irrevocabile dei tassi di cambio

Il 1º gennaio 1999 ebbe inizio la terza ed ultima fase della UEM con la conduzione di una politica monetaria unica sotto la responsabilità della BCE. Il 3 maggio 1998 il Consiglio dell'Unione europea riunito nella composizione di Capi di Stato o di governo con la decisione 1998/317/CE sancirono l'adempimento dei parametri di Maastricht da parte dell'Austria, del Belgio, della Finlandia, della Francia, della Germania, dell'Irlanda, dell'Italia, del Lussemburgo, dei Paesi Bassi, del Portogallo e della Spagna. Il 31 dicembre 1998 l'Ecofin con il Regolamento (CE) numero 2866/98 fissò i tassi irrevocabili di conversione tra l'euro e lo scellino austriaco, il franco belga, il marco finlandese, il franco francese, il marco tedesco, la sterlina irlandese, la lira italiana, il franco lussemburghese, il fiorino olandese, l'escudo portoghese e la peseta spagnola.

Il 1º gennaio 2001, con l'adesione della Grecia, gli Stati membri della UEM divennero 12; contestualmente la Τράπεζα της Ελλάδος/Bank of Greece entrò a far parte dell'Eurosistema. Il 19 giugno 2000 l'Ecofin con la decisione 2000/427/CE sancì l'adempimento dei parametri di Maastricht da parte della Grecia, contestualmente col Regolamento (CE) numero 1478/2000 fissò il tasso irrevocabile di conversione tra l'euro e la dracma greca.