Horus (in italiano anche Oro o Horo) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, fra le più antiche e significative del pantheon egizio. Il suo culto nella Valle del Nilo si estese cronologicamente dalla tarda Preistoria fino all'epoca tolemaica e alla dominazione romana dell'Egitto. Nel corso dei millenni, fu venerato sotto molteplici forme, analizzate distintamente dagli egittologiGuy Rachet, Dizionario della Civiltà egizia, Gremese Editore, Roma (1994). p. 160. ISBN 88-7605-818-4.The Oxford Guide: Essential Guide to Egyptian Mythology, edited by Donald B. Redford, New York, Oxford University Press 2003, voce Horus, di Edmund S. Meltzer, pp. 164-8. ISBN 0-425-19096-X.; questi aspetti eterogenei del dio derivarono probabilmente da differenti percezioni della stessa divinità sfaccettata, con l'enfatizzazione di certi attributi e assimilazioni sincretiche, più complementari che opposti gli uni agli altri, emblematici delle molteplici visioni che gli antichi egizi avevano della realtàThe Oxford Guide: Essential Guide to Egyptian Mythology, cit., pp. 106, 165. ISBN 0-425-19096-X. Era assiduamente rappresentato come un falco — falco lanario o pellegrino — o come uomo dalla testa di falco (ieracocefalo) con la Doppia Corona dell'Alto e del Basso EgittoRichard H. Wilkinson, The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt, Londra, Thames & Hudson 2003, p. 202..

Fece la sua comparsa nella religione egizia come divinità tutelare di Ieracompoli (in greco Città del Falco, originariamente chiamata Nekhen) nell'Alto Egitto e, di conseguenza, come prima divinità nazionale conosciuta, soprattutto in relazione al faraone, che in quell'epoca cominciò a essere considerato la manifestazione di Horus in vita e, da morto, di Osiride.

Nella forma più comune del mito, Horus era figlio di Iside e Osiride e aveva un ruolo fondamentale all'interno del mito di Osiride, in quanto erede di suo padre — appunto Osiride — e rivale di Seth, il dio uccisore di OsirideRachet, cit. (1994), pp. 160-1, 233-5.. In una versione differente del mito, la madre di Horus era identificata con Hathor, che poteva anche esserne la sposa.

Benché adorato in molteplici nòmi, o distretti, egiziDistretti 2°, 3°, 12° 17° 18°, 21° dell'Alto Egitto e distretti 10°, 11°, 14°, 19°, 20° del Basso EgittoMario Tosi, Dizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, Vol. I, Torino, Ananke 2004, p. 51 il suo centro di culto principale fu ad Edfu.

Presentazione

Etimologia del nome

La traslitterazione dei geroglifici del nome di Horus è ḥr.w (che significa "falco"); la pronuncia è stata ricostruita come haru oppure horuRuth Schumann & Stéphane Rossini, Dictionnaire illustré des dieux de l'Égypte, Monaco, Editions du Rocher, coll. « Champollion », 2003. p. 174. ISBN 2-268-04793-8.. Altri significati proposti sono quelli di "viso", "il Distante, il Lontano"Barbara Watterson, Alla scoperta degli Dei dell'Antico Egitto, Roma, Newton & Compton, 2001. p. 82. oppure "Colui che è al di sopra, il Superiore"Edmund S. Meltzer, Horus. In D. B. Redford (a cura di), The ancient gods speak: A guide to Egyptian religion, New York, Oxford University Press, 2002... Con il mutamento della antica lingua egizia nel corso dei secoli, il nome di Horus divenne /hoːɾ/ oppure /ħoːɾ/ (in copto, fase finale della lingua egizia) e in Ὧρος, Hōros (in greco antico). La grafia oggi più conosciuta, Horus, deriva dalla sua resa in lingua latina.

Nella sua forma femminile, horet, questo termine indicava il cieloMario Tosi, Dizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, cit., Vol. I, p. 51, Ananke: con il nome Horet si identificava anche la controparte femminile di Horus da identificarsi con la dea Nebethepet di Eliopoli. (per estensione, anche Horus cominciò a essere inteso come il cielo: il suo Occhio sinistro era la luna, il destro rappresentava il sole).

Dio–falco Horus è una delle più antiche divinità egizie: le sue origini risalgono a un momento indefinito della preistoria africana. Al pari di molte altre divinità egizie, le sue prime rappresentazioni iconografiche si ascrivono al IV millennio a.C.Bernadette Menu, Recherches sur l'histoire juridique, économique et sociale de l'ancienne Égypte. II, Il Cairo, IFAO, 2008, (« Naissance du pouvoir pharaonique »), p. 75. ISBN 978-2-7247-0217-0. Nel periodo predinastico (ca. 3300 a.C.), l'ideogramma "Hor" del falco servì a designare il sovrano, in carica o defunto, e poteva normalmente sostituire la parola netjer, che significa "dio", con una sfumatura aggiunta di sovranità. Nei Testi delle piramidi, risalenti all'Antico Regno, l'espressione Hor-em-iakhu, che significa "Horus nello splendore", indicava il faraone defunto — divenuto egli stesso, morendo, dio fra gli dèiBernard Mathieu, « Horus : polysémie et métamorphoses (Enquêtes dans les Textes des Pyramides, 5) », ENiM 6, Montpellier, 2013, p. 2.. Nell'antico Egitto esistevano varie specie di falchi: a causa delle rappresentazioni spesso assai stilizzate dell'uccello di Horus, è stato difficile individuare la specie di riferimento per l'iconografia del dio. Tuttavia, sembra che possa trattarsi del falco pellegrino (Falco peregrinus); questo rapace di media taglia, dal verso assai acuto, è rinomato per la rapidità con cui, in volo, plana contro le sue piccole prede terrestri; altra sua particolarità sono delle piume scure al di sotto degli occhi, le quali delineano una sorta di mezzaluna. Quest'ultimo tratto distintivo ricorda facilmente il disegno dell'Occhio di Horus, associato a lui e agli altri dei ieracocefaliFrançoise Dunand, Roger Lichtenberg & Alain Charron, Des animaux et des hommes : Une symbiose égyptienne, Monaco, Le Rocher, 2005. pp. 80-1. ISBN 2-268-05295-8..

Iconografia

L'iconografia del dio Horus era estremamente varia. Nella maggior parte dei casi era rappresentato come falco, come uomo dalla testa di falco o, per evocare la sua infanzia, come un bambino nudo e senza capelli. La raffigurazione integrale come falco è la più antica. Almeno fino alla fine del periodo predinastico, gli animali, fra cui i falchi, erano ritenuti superiori e iconograficamente più efficaci degli esseri umani: perciò, le potenze divine venivano illustrate in forma animale. Il falco, con i suoi voli maestosi nel cielo, così come un significato del suo nome ("il Distante") dovettero essere associati al sole. Verso la fine della I dinastia, intorno al 2800 a.C., in parallelo allo sviluppo della civiltà egizia (diffusione dell'agricoltura, dell'irrigazione e dell'urbanizzazione), le credenze religiose si evolvettero e le forze divine subirono una "umanizzazione". Appartengono a questa epoca le prime raffigurazioni di divinità antropomorfe o mummiformi (a forma di mummia o defunto avvolto nel sudario) come Min e Ptah. Per quanto riguarda, sembra che durante le prime due dinastie la forma zoomorfa del dio sia rimasta la norma. Le prime immagini composite, con corpo d'uomo e testa d'animale, risalgono alla fine della II dinastia anche se, stando alle conoscenze attuali, la più antica raffigurazione di Horus come uomo ieracocefalo fu realizzata durante la III dinastia. Su una stele conservata al Museo del LouvreReperto E.25982. cfr. Jacques Vandier, "Une stèle égyptienne portant un nouveau nom royal de la IIIe dynastie". In : Comptes rendus des séances de l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, anno 112, n°1, 1968. pp. 16-22., il dio figura in compagnia dell'enigmatico faraone Qahedjet o Hor-Qahedjet (forse identificabile con HuniToby Wilkinson, Early Dynastic Egypt, London/New York, Routledge 1999, pp. 104-5. ISBN 0-415-18633-1.), vissuto intorno al 2630 a.C.Erik Hornung, Les Dieux de l'Égypte : Le un et le multiple, Monaco, Le Rocher, 1986, pp. 87-95. ISBN 2-268-01893-8.

Tra le più celebri immagini di Horus, il dio compare in una statua del faraone Chefren, della IV dinastia, assiso in trono. Il falco-Horus è appollaiato in cima allo schienale del trono e le sue due ali, aperte, abbracciano la nuca del sovrano in un gesto protettivo. Nello stesso museo è conservata una statua dell'Horus di Ieracompoli, la cui datazione è dibattuta e va dalla VI alla XII dinastia: si tratta di una testa di falco sormontata da una corona costituita di due alte piume stilizzate, i cui occhi in ossidiana imitano lo sguardo penetrante dell'animale. Il Metropolitan Museum of Art di New York possiede invece una statuetta dove il faraone Nectanebo II della XXX dinastia, ultimo sovrano dell'Egitto indipendente, compare molto piccolo fra le zampe di un maestoso falco recante la Doppia Corona dell'Alto e del Basso Egitto (pschent)Jean-Pierre Corteggiani (ill. Laïla Ménassa), L'Égypte ancienne et ses dieux, dictionnaire illustré, Paris, éditions Fayard, 2007, p. 218. ISBN 978-2-213-62739-7..

Un dio complesso

Il pantheon egizio comprendeva un grande numero di dei-falco: Sokar, Sopdu, Hemen, Horon, Dedun, Hormerti. In ogni caso, Horus e i suoi numerosi aspetti ebbero sempre il primo posto, senza mai essere soppiantati dalle altre divinità in sembianze di falco (come fu invece per Bastet, inizialmente immaginata come leonessa e poi come gatta, per il prevalere della dea-leonessa Sekhmet). I molteplici aspetti di Horus e i miti che lo riguardano si sono mescolati e confusi nel corso dei millenni; è possibile però distinguerne due forme: una infantile e una adulta. Al culmine del vigore combattivo e della potenza sessuale, Horus diventava Horakhti (Horus dell'orizzonteHans Bonnet, Lexikon der ägyptischen Religionsgeschichte, Hamburg, Nikol, 2000, p. 269.), il sole allo zenit. A Eliopoli era venerato accanto a Ra. Nei Testi delle piramidi, il faraone defunto è descritto mentre risorge come falco solare. Per un caso di sincretismo — assai frequente nelle credenze religiose egizie — Horakhti venne fuso al demiurgo eliopolitano nella forma di Ra-HorakhtiVéronique Berteaux, Harachte - Ikonographie, Ikonologie und Einordnung einer Komplexen Gottheit bis zum Ende des Neuen Reiches, [Dissertation], 2002.. A Edfu, Horus diveniva Horbehedeti (Horus di Behdet, antico nome di Edfu) o Horus di Edfu, il sole alato primordialeChristian Leitz, Lexikon der ägyptischen Götter und Götterbezeichnungen,. Leuven, Peeters, 2002, pp. 253-5. ISBN 90-429-1150-6.. A Kôm Ombo era venerato nelle sembianze di Haroeris (Horus il Vecchio), dio celeste immaginato come un immenso falco i cui occhi erano il sole e la lunaHans Bonnet, Lexikon der ägyptischen Religionsgeschichte cit., pp. 270-1. (quando questi astri erano assenti dal cielo, gli egizi credevano che questo dio fosse cieco). A Ieracompoli, antica Nekhen, la capitale dei faraoni arcaici, le sue sembianze erano quelle di Hor-Nekheni, i cui attributi guerrieri e regali erano molto pronunciati.