Il liberalismo (dal latino: liberalis, "proprio, degno di uomo libero"). è un pensiero filosofico e morale emerso nel XVII secolo come risposta avversa al potere incontrastato dei monarchi assoluti europei, ai quali era attribuito il diritto divino di regnare in base alla teoria del patriarcalismo, le cui origini si riteneva che risalissero al trono all'originario governo paterno di Adamo...Il liberalismo divenne un movimento distinto e significativo nel periodo dell'Illuminismo, guadagnando popolarità tra i filosofi e gli economisti occidentali, impegnato a soppiantare le norme del privilegio ereditario, della religione di Stato, della monarchia assoluta, del diritto divino dei re e del conservatorismo tradizionalista con la democrazia rappresentativa, lo Stato di diritto e l'uguaglianza sotto la legge. I liberali posero fine anche alle politiche mercantiliste, ai monopoli reali e ad altre barriere commerciali, promuovendo invece il libero scambio e la commercializzazione..

Al filosofo John Locke viene sovente attribuito il merito di aver fondato il liberalismo quale tradizione distinta basata sul contratto sociale, sostenendo che ogni uomo ha il diritto naturale alla vita, alla libertà e alla proprietà e che i governi non devono violare questi diritti.. Mentre la tradizione liberale britannica ha enfatizzato l'espansione della democrazia, il liberalismo francese ha enfatizzato il rifiuto dell'autoritarismo ed è legato alla costruzione della nazione..

I leader della "Gloriosa Rivoluzione" britannica del 1688, della Rivoluzione americana del 1776 e della Rivoluzione francese del 1789 utilizzarono la filosofia liberale per giustificare il rovesciamento armato della sovranità reale. Il XIX secolo vide l'instaurarsi di governi liberali in Europa e in Sudamerica, e si affermò insieme al repubblicanesimo negli Stati Uniti. Nella Gran Bretagna vittoriana, fu usato per criticare l'establishment politico, facendo appello alla scienza e alla ragione per conto del popolo.

Durante il XIX e l'inizio del XX secolo, il liberalismo nell'Impero ottomano e in Medio Oriente influenzò i periodi di riforma, come il Tanzimat e Al-Nahda, e l'ascesa del costituzionalismo, del nazionalismo e del secolarismo. Questi cambiamenti, insieme ad altri fattori, hanno contribuito a creare un senso di crisi all'interno dell'Islam, che continua ancora oggi, portando al revivalismo islamico. Prima del 1920, i principali avversari ideologici del liberalismo erano il comunismo, il conservatorismo e il socialismo; il liberalismo ha anche dovuto affrontare le sfide ideologiche del fascismo e del marxismo-leninismo come nuovi avversari. Nel corso del XX secolo, le idee liberali si sono diffuse ulteriormente, soprattutto in Europa occidentale, quando le democrazie liberali sono risultate vincitrici di entrambe le guerre mondiali e della guerra fredda.

La dottrina politica liberale in genere sostiene una concezione dello Stato incentrata sull'idea di un governo limitato nel potere, in inequivocabile contrapposizione all'assolutismo, e pone un forte accento sull'autonomia individuale e sulla libertà quali valori imprescindibili. Il liberalismo si distingue per la sua natura non monolitica e la sua continua evoluzione, influenzata dall'idea della costante, necessaria, lotta per la libertà. Originariamente focalizzato principalmente sui diritti politici, col tempo il liberalismo si è prodigato anche nella tutela dei diritti civili e sociali. Queste evoluzioni hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo delle democrazie liberali contemporanee, mostrando come il liberalismo si sia adattato alle mutevoli esigenze e valori della società...

Il liberalismo contemporaneo comprende varie e talvolta contraddittorie correnti di pensiero legate da un'ascendenza comune. In linea di massima, nel corso della storia, gli elementi comuni sposati dalla maggior parte dei pensatori liberali includono: le libertà civili, i diritti inalienabili individuali, lo Stato di diritto (comprendente la separazione dei poteri e il rispetto delle norme giuridiche che regolano inevitabilmente i rapporti tra i cittadini e lo Stato), la separazione tra Stato e Chiesa (ossia lo Stato secolare), l'uguaglianza di fronte alla legge, il pacifismo, il cosmopolitismo, ritenuto imprescindibile per la civile convivenza fra le nazioni, il suffragio universale, il consenso del governato, il diritto di proprietà e un'efficiente economia di mercato che contempli il taglio delle tasse, della spesa pubblica improduttiva, la libera concorrenza, nonché l'alleggerimento del welfare.Fonti: In alcuni Stati europei e in Nord America, l'affermazione prepotente del liberalismo sociale è diventata, al contrario, una componente fondamentale per l'espansione dello Stato sociale.

Etimologia e definizione Il significato della definizione liberale risale al latino liber, che significa "libero". Uno dei primi esempi documentati dell'utilizzo della parola liberale si verifica nel 1375, quando fu usata per descrivere le arti liberali nel contesto di un'educazione desiderabile per un uomo nato libero. La prima connessione della parola con l'educazione classica lasciò presto il posto a una proliferazione di diverse denotazioni e connotazioni. Liberale poteva riferirsi a "libero nel dare" già nel 1387, "fatto liberalmente" nel 1433, "liberamente permesso" nel 1530 e "libero da restrizioni" – spesso come osservazione peggiorativa – nel XVI e XVII secolo. Nell'Inghilterra del XVI secolo, il liberale poteva avere caratteristiche positive o negative nel riferirsi alla generosità o all'indiscrezione di qualcuno. In Molto rumore per nulla, William Shakespeare scrisse di "un villano liberale" che "ha dovuto confessare i suoi vili incontri".

John Locke nel 1689 utilizzerà il termine liberale nei Due trattati sul governo, sebbene non in riferimento a una filosofia politica definita (ovvero, il liberalismo). Nasce così il paradosso che eminenti intellettuali come Locke, Montesquieu e Kant, vissuti nel XVII e XVIII secolo e osannati come i capostipiti del liberalismo moderno, non conoscevano questa particolare connotazione del termine. Di conseguenza, non si sarebbero identificati come liberali.

Con l'ascesa dell'Illuminismo, il termine liberale acquisì sfumature decisamente positive, come "libero da pregiudizi ristretti" nel 1781 e "libero dall'intolleranza" nel 1823.

Nel 1790 George Washington utilizzò i termini liberale e liberalità per indicare l'eguale protezione del governo civile verso tutti i membri valorosi della società:

In Spagna nacque nel 1813 il Partito Liberal, il primo gruppo a usare l'etichetta liberale in un contesto politico. Combatterono per decenni per l'attuazione della Costituzione del 1812, in particolare per il riconoscimento del parlamento, sciolto invece dal re Ferdinando VII nel 1814. Dal 1820 al 1823, durante il Trienio Liberal, il re Ferdinando VII fu costretto a giurare di sostenere la Costituzione.

Tuttavia l'accezione ideologica nell'Ottocento aveva significati limitati e talvolta contrastanti. Tra gli esempi, il Syllabus di Pio IX del 1864, in cui il termine liberalismo è limitato a indicare gli ideali di libertà di culto e di separazione tra potere spirituale e secolare.

Altro importante esempio, nonché opposto, è il suo utilizzo sporadico nella Storia della libertà di Lord Acton per indicare genericamente le posizioni in favore della libertà individuale (in particolare richiamando le sacre scritture e gli autori cattolici Tommaso d'Aquino, Marsilio da Padova e Ugo Grozio), in cui però si precisa che sia John Locke che la dottrina Whig ne furono cattivi interpreti, in quanto troppo legati al concetto di proprietà privata. Entro la metà del XIX secolo, liberale diventa un termine politicizzato per partiti e movimenti in tutto il mondo.

Secondo Corrado Ocone, i primi veri esempi di utilizzo del termine secondo il significato contemporaneo risalgono ai primi del Novecento. In particolare, Corrado evidenzia gli usi riconducibili al sociologo Leonard Trelawny Hobhouse nella pubblicazione nel 1911 de Il liberalismo e da Guido de Ruggiero in Storia del liberalismo europeo del 1925.

Il metodo di dividere il liberalismo varia a seconda della regione; negli Stati Uniti è diffusa la divisione in: "classico", "moderno" e "neoclassico".

L'ascesa del nuovo liberalismo britannico (new liberalism) è stata determinante per la crescita della sicurezza sociale nei paesi anglosassoni come il Regno Unito e gli Stati Uniti. In particolare, in Nord America, il termine liberalismo indica spesso il liberalismo sociale (modern liberalism) e la sua associazione con il New Deal è particolarmente pronunciata negli Stati Uniti. Al contrario, in Europa e in Sud America, il termine "liberalismo" può riferirsi sia al liberalismo sociale di centro-sinistra che al liberalismo conservatore di centro-destra.

Negli Stati Uniti e in Canada, invece, i liberali conservatori sono semplicemente riconosciuti come conservatives, ossia "conservatori".

Caratteristiche

Forme di liberalismo Il termine liberal - in senso politico - si affermò anticipatamente nel Regno Unito con l'avvento del Liberal Party, nato dalla fusione tra i whigs e i radicals; in conseguenza di ciò, è stato adottato il termine old whig o liberalismo classico per differenziare la dottrina di John Locke e Adam Smith dagli orientamenti meno ortodossi del nuovo partito, quali quelli degli utilitaristi e dei radicali come John Stuart Mill.

L'impostazione del liberalismo classico si è quindi evoluta e trasformata nel tempo, nei diversi contesti storici e nazionali in cui si è successivamente sviluppata, senza mai però abbandonare l'originale ispirazione anti-autoritaria. Le trasformazioni teoriche favorite dall'evoluzione della filosofia moderna hanno portato a superare - in taluni casi - la pura concezione giusnaturalistica e ad affiancare alla difesa dei diritti politici anche quella dei diritti civili e dei diritti sociali, dando vita a nuove forme di liberalismo, con approcci diversi ai temi della democrazia, dell'egualitarismo, dello stato sociale e dell'intervento dello stato nell'economia.

Liberalismo classico

Il liberalismo classico - figlio diretto del pensiero di pensatori illuministi quali Locke, Montesquieu e Kant - è una dottrina politica improntata sulla difesa dei diritti e delle libertà individuali, individuati come naturali e indicati come unica giustificazione dell'esistenza di un'autorità pubblica. La base ideologica, impostata con rigore logico dal filosofo contrattualista e giusnaturalista John Locke (in particolare, nel suo Il secondo trattato sul governo), propone una struttura istituzionale caratterizzata da due aspetti fondamentali: modellazione di tutto il sistema politico e giuridico esclusivamente sulla difesa dei diritti individuali (descritti in elenchi detti Carta dei diritti o Bill of rights), e di quelli da essi derivati in modalità deduttiva; scetticismo nei confronti del potere politico, da cui consegue la necessità di opporre all'arbitrio politico (la violazione dei diritti individuali da parte dell'autorità pubblica) mediante strumenti istituzionali, quali un elenco scritto dei diritti inalienabili (Bill of rights) e la separazione dei poteri (ai fini di sorveglianza reciproca, non di autonomo arbitrio, come sovente equivocato), nonché la severa responsabilità diretta del funzionario pubblicoEsempio storico eclatante, che i trattati di Locke tendevano a giustificare: la condanna di Lord Strafford con il Bill of attainder.

Radicalismo e liberalismo sociale