Il disturbo d'ansia è uno stato mentale caratterizzato da diverse forme di paura e di ansia anormale o patologica che si accompagnano spesso a manifestazioni psicosomatiche, che generano notevole disagio per l'individuo.

Le classificazioni nosografiche internazionali, quali il DSM e la ICD, riconoscono un'ampia varietà di disturbi d'ansia. Tra i più diffusi si annoverano il disturbo d'ansia generalizzato (DAG), il disturbo di panico (DP), l'ipocondria, la fobia sociale, le fobie specifiche, il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e il disturbo da stress post-traumatico (DPTS). Spesso tali disturbi si accompagnano a quelli dell'umore.

Secondo le statistiche, fino al 30% delle persone soffriranno nel corso della loro vita di un disturbo d’ansia. L'incidenza risulta essere doppia nel sesso femminile rispetto a quello maschile, mentre l'esordio sintomatologico si verifica generalmente prima del compimento del venticinquesimo anno d'età.

Cause Le cause dei disturbi d'ansia non sono ancora del tutto note, ma si ritiene siano dovuti ad una combinazione di fattori genetici, psicologici, fisici e ambientali.

Alcune patologie fisiche, come l'ipertiroidismo o altri squilibri endocrini, sono note causare sintomi d'ansia che possono essere risolti trattando la patologia primaria. Altre patologie psichiatriche (come la depressione e altri disturbi dell'umore), neurologiche o eventi che influenzano negativamente la sfera psicologica e relazionale dell'individuo (stress, difficoltà economiche o famigliari, patologie croniche) possono dar luogo alla comparsa di un disturbo d'ansia. I disturbi d'ansia sembrano avere anche una base genetica, dal momento che i bambini nati in famiglie con un componente che ne soffre, sono soggetti a sviluppare a loro volta un disturbo d'ansia.

Biologiche Da un punto di vista biologico, i livelli del neurotrasmettitore GABA (un neurotrasmettitore dall'effetto inibitorio sull'attività elettrica dei neuroni) e l'attività dell'amigdala (un'area del cervello implicata nell'elaborazione delle sensazioni di ansia e paura) sembrano essere direttamente implicati nello sviluppo di alcuni disturbi d'ansia.

L'amigdala è un'area cerebrale fondamentale per l'elaborazione delle sensazioni di ansia e fobia. In particolare il complesso basolaterale, è l'area dell'amigdala che riceve gli stimoli sensori e ne elabora il valore "ansiogeno" sulla base dei ricordi soggettivi e che comunica questa informazione direttamente ad altre aree cerebrali responsabili della loro "percezione" come la corteccia sensoriale e la corteccia media-prefrontale; un'altra fondamentale area dell'amigdala è il nucleo centrale, che è invece implicata nell'elaborazione delle risposte specifiche alla paura: questa area è direttamente collegata con altre importanti aree cerebrali come l'ipotalamo (implicato secrezioni di ormoni), al cerebellum (implicato tra l'altro anche nel linguaggio) e al tronco encefalico (che regola anche i riflessi ed il respiro). Nei soggetti con disturbi d'ansia, in particolare il disturbo d'ansia generalizzato, queste connessioni funzionali sembrano essere meno definite, sembra poi esserci più materia grigia nel nucleo centrale (sarebbe in un certo senso più attiva), c'è una diminuita connettività tra l'amigdala, l'insula e l'area cingolata mentre c'è una aumentata connettività con la corteccia parietale e frontale.

Tutte queste alterazioni indicano che alla base di alcuni disturbi d'ansia ci sarebbe una attività disfunzionale dell'amigdala; l'aumentata connettività tra amigdala e le aree della corteccia, quali la corteccia parietale e frontale, sembrerebbe essere il risultato del tentativo abituale del soggetto con il disturbo di controllare la componente emotiva dell'ansia facendo ricorso alla sfera razionale, dando così una base biologica alle teorie psicologiche che avevano individuato questa strategia cognitiva.

Droghe e farmaci Sintomi di ansia e depressione possono essere dovuti all'effetto collaterale di alcuni farmaci o sostanze psicotrope. Ad esempio, è stato mostrato come un consumo moderato ma prolungato di alcol può aumentare i livelli di ansia in alcuni soggetti; l'abuso e l'astinenza sono invece dei fattori noti per causare disturbi d'ansia severi e prolungati, anche a seguito dell'interruzione dell'uso.

La dipendenza da alcol, caffeina, benzodiazepine, cannabis e altre sostanze psicotrope può causare un disturbo d'ansia o aggravarne uno preesistente. Alcuni farmaci antidepressivi, pur essendo spesso anche degli efficaci ansiolitici, possono causare in alcuni soggetti dei sintomi d'ansia che potrebbero essere confusi con un peggioramento della patologia iniziale; in particolare sono stati riscontrati irrequietezza, acatisia e ansia generalizzata. Sintomi simili possono essere causati da altri farmaci.

Anche l'esposizione prolungata ad alcune sostanze chimiche, come ad esempio i solventi industriali, possono causare la comparsa di un disturbo d'ansia.

Teorie evoluzionistiche È stato ipotizzato che l'alta prevalenza di disturbi d'ansia che si rileva nella società moderna sia il risultato di un cattivo adattamento della natura umana (rimasta pressoché immutata rispetto alle ere preistoriche) alle nuove condizioni sociali. Ad esempio, nell'era preistorica era più frequente il contatto fisico e i neonati erano maggiormente a contatto con le madri, tutte strategie note per diminuire i livelli di ansia. Inoltre, le comunità erano chiuse ed il contatto con soggetti estranei alla tribù erano estremamente limitati. I ricercatori ipotizzano perciò che l'insieme di questi fattori, insieme ad altri caratteristici dell'era moderna, specie nell'età evolutiva, predisponga alcuni soggetti allo sviluppo di forme d'ansia.

Diagnosi I disturbi d'ansia sono riconosciuti nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e possono venire quindi diagnosticato nel corso di una valutazione psicodiagnostica attraverso delle interviste, anche sotto forma di questionari standardizzati che il paziente può compilare autonomamente. I disturbi d’ansia devono essere distinti dalle fisiologiche sensazioni di ansia situazionali che colpiscono fisiologicamente gli individui. Uno dei criteri diagnostici è infatti la durata, che deve essere superiore ai sei mesi; inoltre deve compromettere significativamente il funzionamento dell’individuo e non essere rapportabile in termini di gravità alla causa scatenante. Una buona anamnesi e una visita medica sono essenziali per la diagnosi iniziale di qualsiasi disturbo d'ansia, infatti altre cause possono dare origine ad una sintomatologia simile ai disturbi d'ansia come ad esempio ipertiroidismo, abuso o astinenza da alcune sostanze psicotrope, patologie metaboliche, carenze nutritive o effetto collaterale di alcuni farmaci.

Una storia familiare di disturbi d'ansia o altre malattie psichiatriche rafforza la probabilità di sviluppare un disturbo d'ansia. Altri fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi d’ansia includono povertà, abusi sessuali e maltrattamenti, ambiente familiare degradato, contesto sociale o economico di difficoltà. Vi è poi una forte associazione con altri problemi psichiatrici, compresi l'abuso di sostanze stupefacenti e la depressione, fattori che devono essere sempre valutati nel corso di una visita psichiatrica o psicologica.

Diagnosi per mezzo di esami La diagnosi avviene comunemente attraverso un colloquio con uno specialista (psicologo o psichiatra) che ponendo specifiche domande e ascoltando i sintomi riferiti dai pazienti, diagnostica il disturbo. A volte tipologia, gravità e progressi terapeutici vengono valutati anche attraverso la somministrazione di test specifici (come la scala Hamilton per l’ansia).

Attualmente non esistono indagini strumentali utilizzati nella pratica clinica per diagnosticare un disturbo d’ansia, anche se particolari alterazioni del funzionamento cerebrale possono essere evidenziate con tecniche di imaging (come PET). Nel 2005 un'équipe di ricercatori dell'Hebrew University di Gerusalemme sviluppò un metodo per valutare i disturbi d'ansia attraverso un esame del sangue. Il gruppo, guidato dal professor Hermona Soreg, decano della facoltà di Scienze alla Hebrew University, creò un indice che calcolava i livelli ottimali di AChE, BChE e PON in rapporto all'età, alla BMI e altri fattori rilevanti

Disturbi d'ansia I disturbi d'ansia sono in genere disordini cronici, presenti cioè in forma latente nell'individuo e che si attivano in condizioni di particolare stress psicofisico, o possono comparire a seguito di un evento. Sono caratterizzati da una componente ansiosa (uno stato emotivo spiacevole dovuto ad una causa non chiaramente identificata e percepita come incontrollabile o inevitabile) e una componente fobica (la risposta emotiva e fisica ad una paura o minaccia esterna identificabile).

Disturbo di ansia generalizzato

Il disturbo d'ansia generalizzato è un disturbo cronico comune che interessa due donne per ogni uomo colpito e può portare a una menomazione considerevole.Brawman-Mintzer & Lydiard, 1996, 1997 Come implica il nome, il disturbo di ansia generalizzato è caratterizzato da una ansia durevole che non è concentrata su un particolare oggetto o situazione. In altre parole è aspecifica o fluttuante. Le persone che hanno questo disturbo si sentono di temere qualcosa ma sono incapaci di esprimere specificatamente di che paura si tratti. Temono costantemente e trovano molto difficile controllare le loro preoccupazioni. A causa della tensione muscolare persistente e le reazioni automatiche alla paura, possono sviluppare emicrania, palpitazioni, vertigini e insonnia. Questi disturbi fisici, combinati alla intensa ansia di lunga durata, rendono difficile il compito di affrontare le normali attività quotidiane.

Disturbo da panico

Con il disturbo di panico, una persona soffre di brevi attacchi di terrore e apprensione intensi che causano tremore e scosse, vertigini e difficoltà respiratorie. Chi è spesso colpito da improvvisi accessi di ansia intensa potrebbe essere afflitto da questo disturbo. L'APA, cioè American Psychiatric Association (2000), definisce l'attacco di panico come una paura o disagio che incomincia bruscamente e ha il suo picco in 10 minuti o meno.

Sebbene gli attacchi di panico qualche volta sembrino emergere dal nulla, generalmente capitano dopo esperienze spaventose, stress prolungato o perfino dopo esercizio fisico. Molte persone che hanno attacchi di panico (specialmente il primo) pensano di avere avuto un attacco di cuore e spesso finiscono dal loro medico o al pronto soccorso. Perfino se tutti gli esami risultano nella norma, le persone si preoccupano ancora, con le manifestazioni fisiche dell'ansia che da sole rinforzano il loro timore che ci sia qualcosa che non vada per il verso giusto nel corpo. La consapevolezza estrema di qualunque piccola cosa che capita o che cambia nel corpo può produrre dei momenti stressanti.

I normali cambiamenti nella frequenza cardiaca, come quando si sale una rampa di scale verrà notata da un paziente di disturbo di panico e lo porterà a pensare che qualcosa non va con il cuore o che sta per avere un altro attacco di panico. Qualcuno comincia a preoccuparsi eccessivamente e lascia perfino il lavoro o si rifiuta di uscire di casa. Il disturbo di panico può essere diagnosticato quando diversi attacchi apparentemente spontanei portano l'individuo a essere preoccupato sui futuri attacchi. Una complicazione comune del disturbo di panico è l'agorafobia, ansia riguardo all'essere in una situazione da cui la via d'uscita è difficile o imbarazzante.Craske, 2000; Gorman, 2000 Altre fobie di larga diffusione sono la claustrofobia, ossia la paura dei luoghi e delle situazioni chiuse, e l'ipocondria, la paura di ammalarsi e/o di morire.

Fobia