Il Rinascimento italiano è un periodo di storia della civiltà che ebbe come principale centro propulsore la Firenze dei Medici.
Qui si sviluppò il primo umanesimo fiorentino, i cui temi, già in parte anticipati dal Petrarca, nascevano da un dissidio interiore tra religiosità medievale e riscoperta dellhumanitas classica, o tra la vita attiva e quella contemplativa.G. Cervani, Il Rinascimento italiano nella interpretazione di Hans Baron in Nuova Rivista storica, XXXIX (1955), pp. 492-503.
Da Firenze il nuovo movimento culturale arriverà alla corte napoletana aragonese di Alfonso I, a quella pontificia di Pio II, il papa umanista, e di Leone X, a quella milanese di Ludovico il Moro, e altre città come Ferrara, Mantova, Urbino, ecc.
Politicamente l'Umanesimo, espressione della borghesia che ha consolidato il suo patrimonio e aspira al potere politico, si accompagna in Italia alla trasformazione dei Comuni in Signorie, mentre in Europa rientra nella formazione delle monarchie nazionali, fino a sfociare appunto nel Rinascimento che si diffuse dalla metà del XIV secolo a tutto il XVI secolo.
Suo obiettivo primario è la rivalutazione della classicità antica come «canone» basato sulla natura e su valori insiti nell'uomo, mettendo in discussione la visione trascendente che aveva influenzato la cultura medioevale. Secondo gli umanisti del periodo, le opere classiche durante il Medioevo avevano subito forti alterazioni interpretative, dalle quali dovevano essere liberate. L'intellettuale rinascimentale non si limita, come l'umanista, a uno studio teorico dell'opera classica, ma intende trarne esempio per volgerlo alla sperimentazione pratica.
Il Rinascimento è perciò anche un momento di particolare fioritura delle arti e delle lettere, caratterizzate le prime dallo sviluppo di alcune forme e tecniche come la prospettiva e la pittura a olio, e le seconde dalla filologia e dal culto per le humanae litterae,la letteratura classica ispirata dal concetto della humanitas da dove nasce il termine umanesimo. liberate dalle incrostazioni delle divinae litterae medioevali in cui prevalevano aneliti puramente religiosi.
Il rapporto con il Medioevo Gli studiosi hanno ampiamente dibattuto il tema del rapporto tra il Rinascimento e il Medioevo. Jacob Burckhardt sostiene la tesi della discontinuità rispetto al Medioevo, sottolineando come l'uomo medievale non abbia secondo lui alcun valore se non come membro di una collettività o di un ordine, mentre solo nel Rinascimento avrebbe preso avvio in Italia un atteggiamento, segnato dalla nascita delle signorie e dei principati, più libero e individualistico da parte dell'uomo nei confronti della politica e della vita in generale.Jacob Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, Sansoni, 1958.
Al contrario Konrad Burdach, massimo sostenitore della continuità tra Medioevo e Rinascimento, ritiene che non vi sia nessuna rottura fra i due periodi, i quali costituiscono dunque un'unica grande epoca. Burdach afferma che non vi fu nessuna svolta, e se proprio si vuole parlare di rinascita bisogna addirittura risalire all'anno Mille; egli annota infatti che i temi della Riforma luterana erano già contenuti nelle eresie medioevali, e che Medioevo e Rinascimento hanno una stessa fonte in comune: il mondo classico.Konrad Burdach, Riforma, Rinascimento, umanesimo, G.C. Sansoni, 1935.
Scienza e magia Ad una lettura del Rinascimento inteso come inizio del disincantamento del mondo tipico della modernità, facente capo a Max Weber, secondo cui la cultura occidentale avrebbe cominciato in questo periodo ad abbandonare la visione magico-animistica del mondo sostituendola con spiegazioni razionali, si è inoltre progressivamente contrapposto un diverso paradigma interpretativo, promosso tra gli altri da Frances Yates,Cfr. F. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica (1964), traduzione di Renzo Pecchioli, Bari, Laterza, 1969. ed Eugenio Garin,Magia e Astrologia nella cultura del Rinascimento (1950), Considerazioni sulla magia del Rinascimento (1952), riediti in E. Garin, Medioevo e Rinascimento, Roma-Bari, Laterza, 1990, pp. 141-57, 159-78. incentrato sul ruolo peculiare svoltovi dalla magia e dal recupero di tradizioni ermetico-pagane, oltre che cabalistiche, nel favorire lo sviluppo della scienza e della filosofia rinascimentali,Paolo Rossi, Il tempo dei maghi. Rinascimento e modernità, Milano, Cortina, 2006. preludio di quelle moderne.
Umanesimo e Rinascimento italiano
L'Umanesimo e il Rinascimento non sono nettamente separati, l'uno confluisce nell'altro pur avendo caratteristiche diverse: l'Umanesimo è prevalentemente letterario e precede il Rinascimento. Vengono riscoperti i classici latini e torna in auge lo studio del greco. Ancor prima della caduta di Costantinopoli (1453) infatti, iniziò l'esodo di molti dotti bizantini che in massima parte si rifugiarono in Italia, contribuendo alla diffusione della lingua e della cultura elleniche dopo un millennio circa di abbandono. Fra questi ultimi va senz'altro citato il celebre cardinale Bessarione che nel 1440 si trasferì prima a Firenze, poi, in via definitiva, a Roma.
I testi classici con la nascita della nuova scienza della filologia sono riportati alla loro autenticità testuale e vengono interpretati in modo diverso dalla tradizione medioevale, non più attraverso l'uso di metafore di significato quasi esclusivamente religioso, ma anche e soprattutto facendo riferimento diretto al mondo terreno dell'uomo.
L'Umanesimo-Rinascimento ha alla base una nuova visione dell'uomo, non più legato solo alla divinità ma come essere naturale, che si muove liberamente nell'ambiente in cui vive e agisce. La natura, campo d'azione privilegiato dell'uomo, non è più corrotta dal peccato: si può quindi ben operare nel mondo e trasformarlo con la propria volontà.
Tale natura, pur se libera da considerazioni religiose troppo anguste, libera dal peccato, spesso viene vissuta con un senso di tristezza e di rimpianto che contrasta con quello, squisitamente naturalistico, del mondo classico.
Così Lorenzo il Magnifico piange la giovinezza che fugge e avverte il senso della morte incombente da esorcizzare con i piaceri della gioventù:
Il senso della morte
La vita concepita solo naturalisticamente porta con sé lo spettro della fine del piacere della vita.
La morte appare ora come fine naturale di una vita tutta naturale.
Negli uomini di questa età c'è un'angoscia che il mondo medioevale risolveva religiosamente: svalutando la vita corporea in vista dell'aldilà, si svalutava anche la morte che diveniva un passaggio ad una vita migliore. Per i "moderni" la morte è invece la fine di tutto.Alberto Tenenti, Il senso della morte e l'amore della vita nel Rinascimento: (Francia e Italia), ed. G. Einaudi, 1977.
Questo senso della morte così inteso lo ritroviamo nelle raffigurazioni pittoriche delle danze macabre. Qui vengono rappresentate tutte le classi sociali in ordine gerarchico e ciascuno dei ballerini dà la mano a uno scheletro e tutti insieme intrecciano una danza.Pietro Vigo, Astorre Pellegrini, Le Danze macabre in Italia, Istituto italiano d'arti grafiche, 1901.
Questo non vuol dire semplicemente che la morte eguaglia tutti gli uomini senza tener conto della loro condizione sociale, ma vuole far intendere soprattutto che la vita è sullo stesso piano della morte.
La vita e la morte si danno la mano e insieme ballano perché tutto è futile e senza senso come una danza dove si procede senza una meta precisa, senza uno scopo se non quello di danzare. La vita come un ballo, una giravolta vertiginosa che finisce quando la musica tace e si spengono le luci.
Al di là della morte, la gloria immortale Questo mito della morte porta quindi ad un'altra caratteristica di quest'età: la ricerca della gloria con la quale si tenta di assicurarsi la sopravvivenza oltre la morte.Ph. Ariès, "L'uomo e la morte dal medioevo a oggi", tr. it. Bari 1980.
Una gloria che alcuni, ancora legati allo spirito cavalleresco medioevale, ricercano compiendo grandi imprese di guerra, altri invece, "uomini nuovi", fissano la loro grandezza nel marmo o nelle pareti affrescate.
La ritrattistica, fiorente in quest'età, ha appunto lo scopo di esaltare la persona e lasciarla viva nel ricordo dei posteri.
Nell'opera d'arte vivranno di vita imperitura sia il ricco mecenate che ha voluto l'opera nella quale egli stesso raffigurato continuerà a vivere quasi fisicamente nei colori e nel marmo, sia, e soprattutto l'artista che vivrà per sempre nel bello che ha realizzato. L'uno si è assicurato il ricordo dei posteri con il suo denaro, l'altro con la sua arte.Jacob Burckhardt, Il ritratto nella pittura italiana del Rinascimento, Bulzoni ed., 1993.
Ma tra tutte le forme d'arte quella che assicura una più lunga sopravvivenza è la poesia che come dice Francesco Petrarca, riprendendo Orazio, innalza monumenti più duraturi del bronzo.Exegi monumentum aere perennius (Orazio, Odi, III, 30).
I moderni Gli uomini del '400 sono coscienti di essere diversi da quelli del passato: essi sono i moderni rispetto agli uomini del medioevo, gli antichi, da cui vogliono distaccarsi ma a cui in realtà sono ancora legati.È in questo periodo che nasce la considerazione del Medioevo come di un'età oscurantista a cui i rinascimentali oppongono la loro età moderna.
L'uomo del Medioevo sta con i piedi sulla terra ma guarda al cielo, c'è una dimensione verticale dell'uomo, nell'Umanesimo la dimensione diventa orizzontale.
C'è in loro un senso della concretezza, dell'azione decisa, che del resto era presente anche in uomini del passato ma non era mai stata teorizzata come lo sarà adesso.
La visione realistica della storia per esempio era già presente come attestano le cronache del Villani che rappresenta realisticamente le condizioni negative di Firenze, ma il tutto era inserito in una prospettiva teologica: per lo storico medioevale i mali di Firenze sono da riportare ai peccati dei Fiorentini; ora invece la considerazione della storia è per alcuni tutta umana, la prospettiva teologica non ci sarebbe più: per Machiavelli, storico moderno, infatti le cause delle sciagure di Firenze non sono più religiose ma esclusivamente politiche.
Nel Rinascimento ci fu una reviviscenza del sentimento religioso medioevale con Girolamo Savonarola, l'autore del famoso falò delle vanità il 7 febbraio 1497 a Firenze. Egli fece proclamare Gesù Cristo re del popolo, organizzando la repubblica fiorentina sul modello di quella veneziana con una più ampia partecipazione dei cittadini al governo politico. Istituì aiuti per i poveri e predicò un rigido moralismo:
La politica: la nuova scienza naturale
I sofisti per primi intesero l'uomo nella sua essenza naturale e si interessarono dell'ambiente naturale in cui vive l'uomo: la città, lo stato. Per primi teorizzarono il comportamento morale e politico dell'uomo come essere naturale e ne trassero cinicamente le conseguenze.
Niccolò Machiavelli ha una visione tutta naturale dell'uomo nella sua concezione storicistica e naturalistica assieme della realtà umana. La storia umana è ciclica, si svolge lungo un cerchio dove tutto si ripete allo stesso modo come nella storia circolare della natura.
Questa è l'originalità della nuova scienza politica, di cui Machiavelli è consapevole: egli tratta non del dover essere, come i politici del passato, ma dell'essere. Per questo la politica ha una sua logica naturale, cioè quella di considerare la realtà per quello che è, non quella che noi vorremmo che fosse, ed è quindi inutile cercare ottimisticamente di cambiare la condizione umana ma bisogna adattarsi realisticamente ad essa per conseguire l'utile.