Biografia Primi anni 1880 Luigi Chiarelli nasce, il 7 luglio, a Trani, da Carlo Chiarelli e Maria Teresa Fortunato, primo di cinque figli maschi (Alberto, Renato, Ugo, Bruno). Luigi ebbe il nome del nonno, ricco borghese palermitano discendente di antica famiglia emiliana, originaria di Cento. Questi si era arruolato nel 1860 con Garibaldi e, con il grado di capitano dei Cacciatori dell'Etna, aveva partecipato alla presa di Palermo. In clima patriottico, era cresciuto il figlio Carlo, nato nel 1847, che si sarebbe arruolato volontario nell'esercito italiano nel 1866. Nel 1878, Carlo Chiarelli si trasferì a Roma, impiegato alla Corte dei Conti; l'anno seguente si sposò. Luigi nasce a Trani, per scelta familiare (qui vive la famiglia d'origine della madre), ma viene subito, neonato, condotto a Roma e solo dopo molti anni conoscerà il paese natale.

Dal liceo alle prime opere 1895 Nel corso di quest'anno, Luigi, che frequenta il ginnasio al Visconti di Piazza del Collegio Romano, manifesta i primi segni della passione letteraria, dapprima attraverso la poesia, poi, con un dramma di taglio "moderno", Lena. 1896 - 1899 Cresce in Chiarelli l'attrazione per il teatro e la vita teatrale del momento, a scapito degli studi canonici del liceo. È di questo periodo un romanzo, La Parabola, smarrito nel suo originale proprio dalla casa editrice Vecchi di Trani, che aveva accettato di pubblicarlo. Scrive un dramma di ambiente marinaro, La Pasqua delle rose, e due allegorie in versi, Assenzia e Ostia violata. Intraprende gli studi universitari, che interromperà ben presto per dedicarsi al teatro.

L'ingresso nel mondo del lavoro 1900 Travolto da un improvviso ed ambiguo gioco di borsa, a soli cinquantatré anni, muore il padre, Carlo. Luigi, ventenne e primogenito, deve abbandonare gli studi universitari per cercare lavoro. 1901 Si impiega, subentrando al padre, alla Corte dei Conti, ma non sopporta che per pochi mesi l'abitudine all'ufficio. Assente, sempre più spesso e per più giorni, è costretto, ben presto, a dimettersi.

Iniziazione, tra giornali e teatro 1902 - 1903 Inizia a collaborare con versi e prose ai quotidiani L'Alfiere e La Patria. Per più di un anno, è critico drammatico per Foreign in Italy, un giornale stampato in quattro lingue. Con un buon tempismo, appena produce un primo dramma, Dissolvimento, lo fa leggere a Giuseppe Pietriboni, direttore della Compagnia di Virginia Reiter. Mancando però un ruolo adeguato alla prima attrice, Pietriboni lo segnala a Ettore Paladini, direttore della Compagnia di Teresa Mariani. Chiarelli prende a frequentare la Compagnia, entrando nelle simpatie di Vittorio Zampieri, marito della Mariani, che lo coinvolse, istrionicamente, senza rappresentarne il dramma, in amichevoli e interminabili sedute in trattoria, dopo gli spettacoli. 1904 - 1910 Questi anni riflettono un'intensa e concreta iniziazione culturale di Chiarelli, che collabora a vari giornali, frequenta la saletta del Caffè Aragno, con un gruppo di amici, fra cui il poeta Arturo Onofri, fonda la Società dei Giovani Autori, cenacolo letterario, di cui viene eletto attivo presidente. Scrive, nelle pieghe, due drammi, Sorgente amara e Don Prospero Spada, e una commedia, Il terzo gode. La frequentazione con il teatro militante, fra slanci e quotidianità, invenzione e tecnica, maturano in Chiarelli il desiderio di farne compiutamente parte.

Parigi e Milano 1911 Soggiorna a Parigi per sei mesi, frequentando i circoli artistici di Montmartre. Al ritorno in Italia, fortemente influenzato da questa esperienza, decide di trasferirsi a Milano, più vicina all'Europa, centro di vita teatrale con maggiori possibilità di rapporti artistici. Assunto come inviato speciale del Secolo, viaggia nella Francia meridionale e soggiorna di nuovo a Parigi. 1912 Il marchese Gino Monaldi, critico e giornalista, padre di Gastone Monaldi, attore romanesco e capocomico, sollecita la collaborazione di Chiarelli, esponendogli l'idea per un dramma storico di taglio patriottico. In sei notti, Chiarelli sviluppa il canovaccio che diviene un dramma, dal titolo Er Gendarme. Rappresentato con successo da Gastone Monaldi, fu poi ripreso in versione italiana dalla compagnia di Luigi e Vittorina Duse.

Grottesco. Esordio e creazione: La Maschera e il volto 1913 Durante l'estate, in una camera della Pensione Piemontese di Via Marino 3, a Milano, scrive in venti notti un grottesco in tre atti, La Maschera e il volto. Il grottesco viene dato in lettura a Virgilio Talli, per tramite di Gabriele D'Annunzio, che era attore nella sua Compagnia, ma non ci fu risposta. Così come con la Compagnia stabile milanese di Marco Praga e la Compagnia di Armando Falconi. La commedia segna la fondazione del genere grottesco contemporaneo.Luigi Chiarelli - La maschera e il volto su atuttascuola.it

Sempre durante l'estate, e sempre in pochi giorni, scrive per l'autore Ferruccio Benini una commedia, La Portantina.

1914 Si trasferisce a Torino, chiamato a dirigere la rivista Armi e politica, la cui pubblicazione verrà sospesa un anno dopo, all'entrata dell'Italia in guerra. Alfredo Sainati, direttore della Compagnia italiana del Grand Guignol, gli rappresenta due drammi in un atto, Extra dry e Una notte d'amore. Dalla prima è tratto il soggetto del film "Extra-dry: Carnevale 1910 - Carnevale 1913".

1916 Sottopone nuovamente la commedia grottesca La Maschera e il volto, composta nel 1913 e rappresentata, in prima, dalla Compagnia Drammatica di Roma, il 31 maggio del 1916, al Teatro Argentina di Roma, a Virgilio Talli, ma nonostante l'interessamento di Dario Niccodemi, ancora con esito negativo. Poi, proprio alla vigilia della partenza per Terni, dove era stato richiamato in attesa del fronte, consegna ad Annibale Gabrielli, dietro suggerimento della moglie, il copione della commedia, che viene inclusa nel cartellone della Compagnia. La Maschera e il volto va così in scena. L'autore viene chiamato più volte alla ribalta con gli interpreti principali, Ernesto Ferrero, Giannina Chiantoni, Ettore Paladini. Il successo del grottesco, confermato a tutte le repliche e per nulla intaccato da alcuni dissensi di parte della critica, spinge Chiarelli a tentare per la terza volta con Talli, che convinto dai fatti accetta finalmente di mettere in scena il copione. La commedia conobbe così la consacrazione del debutto milanese, dove fu rappresentata il 25 agosto al Teatro Olimpia da Maria Melato, Annibale Betrone, Antonio Gandusio, Giulio Paoli, Ione Frigerio. Chiarelli ringrazia il pubblico plaudente nella divisa da ufficiale, che non aveva fatto in tempo a togliere, e che gli garantì, come a Roma, quell'ulteriore tocco di commossa simpatia che ben si sposava allo spirito della rappresentazione.

A dicembre, dopo una lunga convalescenza per i postumi di una broncopolmonite, che gli aveva valso il congedo, si sposa. Gradualmente, si occupa, a tempo pieno, dell'attività di commediografo e organizzatore di compagnie. La Maschera e il volto, inscenata dopo la prima, dal capocomico Virgilio Talli, riscuote un clamoroso successo ed apre la strada alla breve, significativa avventura del genere grottesco contemporaneo.

Il Grottesco e la satira politica 1917 Durante la primavera, completa La Scala di seta, un altro grottesco in tre atti che sarebbe stato rappresentato il 28 giugno seguente, al Teatro Argentina di Roma dalla Compagnia Drammatica Romana. Alla prima dello spettacolo, alcuni dissensi di parte circa il tono violentemente satirico dell'intreccio verso la classe politica, non intaccano lo smalto di un clamoroso successo dell'opera, che viene subito inclusa da Antonio Gandusio nel cartellone della sua Compagnia.

A Milano, la Compagnia Borisi-Micheluzzi mette in scena, nella versione in dialetto di Gino Rocca, La Portantina, la commedia che Chiarelli aveva scritto nel 1913 per Ferruccio Benini, e che questi, scomparso nel 1916, non aveva fatto in tempo a rappresentare. Sul finire dell'anno, scrive un grottesco di minore sorte, Le Lacrime e le stelle, un dramma con sfondi di guerra, debito non risolto alla situazione bellica del Paese. Esce la prima edizione della Maschera e il volto, Milano, Fratelli Treves editori. Nel 1920 esce una ristampa, della quale alcuni numeri (secondo migliaio) vengono rivenduti, timbrati con la data 11 febbraio 1922.

1918 - 1919Il 25 gennaio la Compagnia Drammatica Romana mette in scena, al Teatro Argentina di Roma, Le Lacrime e le stelle. Si va intanto diffondendo anche fuori d'Italia, l'eco del successo della Maschera e il volto, che viene rappresentata in marzo al Teatro Odeon di Buenos Aires dalla Compagnia Arte de arte. Nel 1919 la commedia fu rappresentata al Teatro Polski di Varsavia, nella traduzione dello scrittore polacco Perzyvski. Per Chiarelli si configura l'invidiata condizione di autore di successo, una indiscussa autorevolezza, che gli consente di entrare più e meglio nel meccanismo produttivo del teatro professionale. Con visto di censura del 1 giugno 1919, il 28 novembre dello stesso anno esce in prima visione a Roma, ma sicuramente prima in nord Italia, il film omonimo, con la regia di Augusto Genina e, quali interpreti principali, Italia Almirante-Manzini e Vittorio Rossi Pianelli per i Conti Grazia ed Ettore Piergiovanni per l'avvocato. Le recensioni negative al film, oggi restaurato partendo da una copia spagnola conservata presso la Filmoteca messicana della UNAM, oggi testimoniano il successo della commedia perché partono dal presupposto che "il lavoro di Chiarelli, grottesco sul palcoscenico del teatro di posa, diventando.... muto, sullo schermo avrebbe perso ogni valore e ogni significato". Con il sonoro non mancherà una ennesima trasposizione cinematografica, nel 1942, ad opera di Camillo Mastrocinque. In nessuno di questi casi Chiarelli partecipa alla scrittura del film e rare saranno le sue partecipazioni per altri soggetti, ma solo nei cinque anni tra il 1938 e il 1942, probabilmente perché chiamato a contribuire, dopo la nascita di Cinecittà, al rilancio del cinema italiano. Nel 1954, con Chiarelli già defunto, vi sarà anche una prima trasposizione televisiva per la regia di Claudio Fino, con Isa Miranda e Adriano Rimoldi nel ruolo dei Conti Grazia.

Sul finire del 1919, Chiarelli fonda a Roma la Compagnia Ars Italica, nella quale confluiscono i più importanti attori della Compagnia di Virgilio Talli, cui è riservata la direzione artistica. Ars Italica debutta all'Argentina di Roma, con La Locandiera di Carlo Goldoni, mentre nel corso della stagione 1918-1919, presenta Glauco, di Luigi Moselli, in una lunga tournée nazionale. Al termine della stagione, Chiarelli ne abbandona la direzione, probabilmente per contrasti sul repertorio, dedicandosi ufficialmente a un nuovo dramma, Chimere. 1920 In febbraio, la Compagnia di Luigi Carini e Olga Gentili mette in scena, al Teatro Carignano di Torino, Chimere, commedia in tre atti.

La Compagnia Comoedia 1921 Luigi Chiarelli fonda la Compagnia Comoedia, etichetta forse mutuata dal titolo della fortunata rivista su cui l'autore collaborava con una rubrica intitolata La Maschera e il volto. Della nuova Compagnia faranno parte Armando Falconi, Paola Borboni, Olga Gentili, Franco Becci, Umberto Melnati. Il debutto avviene il 25 febbraio, al Teatro Argentina di Roma, con Le Gaie spose di Windsor, di William Shakespeare, nella traduzione e adattamento di Chiarelli.

Frattanto, appena un mese prima, cadeva, al Teatro Valle di Roma, un nuovo grottesco di Chiarelli, La Morte degli amanti, nella messa in scena della Compagnia di Dina Galli e Amerigo Guasti. La rappresentazione ebbe successo grazie al coraggio ed allo spirito combattivo della Compagnia di Chiarelli.

1922 Seguendo l'ispirazione del momento, Chiarelli si ritira in una villa di Moltrasio, dove compone, in pochi giorni, la commedia in tre atti, Fuochi d'artificio.