La chiesa di Santa Maria del Carmine è uno dei maggiori luoghi di culto cattolici di Pavia ed è un esempio notevole di gotico lombardo. Fu iniziata nel 1374 e la sua costruzione proseguì lentamente anche per una interruzione dovuta agli impegni economici dei Visconti per la contemporanea costruzione della Certosa; fu ripresa nel 1432 ed ultimata infatti solo nel 1461, mentre la facciata fu completata nel 1490. Restaurata fra il 2006 e il 2010.

Storia Nel 1364 i Carmelitani dovettero abbandonare la primitiva chiesa di Santa Maria del Carmine, che occupavano dal 1298, perché l'edificio si trovava nella parte settentrionale della città, nell'area dove Galeazzo II stava facendo realizzare il castello Visconteo. La chiesa fu quindi demolita per lasciare spazio al cantiere del castello, ma Galeazzo II risarcì i Carmelitani donandogli la vecchia chiesa dei Santi Faustino e Giovita (documentata almeno dal 1105) e finanziando la costruzione di un nuovo, e più grande, edificio. A partire dal 1373 i Carmelitani avviarono la costruzione della nuova chiesa che si protrasse per oltre un secolo, poiché, oltre alla chiesa dei Santi Faustino e Giovita, dovettero anche far demolire quella di San Colombano minore (o San Colombano de Cellanova), una chiesa antica, fondata in epoca longobarda nell'VIII secolo, originariamente gestita dai monaci di San Colombano di Bobbio, ma che era stata già soppressa nel 1346 e i cui redditi erano stati assegnati alla Chiesa di San Giovanni Domnarum.

Il progetto della costruzione fu affidato a Bernardo di Venezia che aveva già realizzato il castello Visconteo. Nel 1390 Gian Galeazzo elargì una cospicua donazione destinata alla costruzione della chiesa, tuttavia, sempre negli stessi anni, l'inizio del cantiere della Certosa di Pavia causò un rallentamento dei lavori, perché molte maestranze furono attratte dal nuovo cantiere. Nel 1397 Francesco Barbarava, tesoriere di Gian Galeazzo Visconti, scelse l'altare maggiore della chiesa come luogo di sepoltura per la sua famiglia e donò ingenti somme di denaro per il cantiere della chiesa. Nonostante la ricca donazione, i lavori continuarono piuttosto lentamente nel XV secolo. La chiesa fu completata solo nel 1461 mentre la facciata ful ultimata nel 1490. Le 16 cappelle laterali che fiancheggiano le navate furono costruite tra il 1450 e il 1498, due furono finanziate dalle corporazioni dei lanaioli e dei macellai e le altre da famiglie aristocratiche. La cappella di San Sebastiano fu scelta, nel 1509, dagli studenti "ultramontani" (francesi, fiamminghi o di terre di lingua tedesca) che frequentavano l'università di Pavia quale luogo di sepoltura gli universitari provenienti da quei paesi morti in città.

Il convento venne soppresso nel 1799 e la chiesa fu trasformata in parrocchia. Nel 1807 all'interno della parrocchia si trovavano le chiese sussidiarie di Santa Trinità, dei Santi Gervasio e Protasio, di San Rocco, di Santa Maria di Loreto, di Sant'Ivenzio, di Santa Croce, della Colombina, di Santa Maria Annunciata e di San Gregorio, mentre nel 1823 il clero contava 36 sacerdoti, numero che diminuì drasticamente negli anni successivi, riducendosi, già nel 1845 a un parroco e a tre coadiutori. Diversamente, nel corso dell'Ottocento salì il numero delle anime da comunione della parrocchia: 3.847 nel 1807, 4.600 nel 1845 e 5.040 nel 1877. Dalla visita apostolica del vescovo Agostino Riboldi del 1898 siamo informati che in quella data, presso la parrocchia, erano attive diverse confraternite religiose, quali: la confraternita del Santissimo Sacramento, la confraternita del Santo Rosario, la pia unione delle Figlie di Maria, la compagnia di San Luigi Gonzaga, la pia unione della Sacra Famiglia, la congregazione del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi. Attualmente la Chiesa fa parte della parrocchia omonima retta dal clero secolare.

Descrizione Facciata L'imponente facciata, che domina l'omonima piazza, non nasconde nella sua forma slanciata a capanna, con linea spezzata, un'ispirazione architettonica romanica, ma le decorazioni sono indubbiamente collocabili nel gotico lombardo, anche per la presenza delle bifore che alleggeriscono le forme romaniche. La base presenta un alto orlo in serizzo. I sei pilastri dividono la facciata in cinque campi verticali nei quali si inseriscono i tre portali frutto di un rifacimento ottocentesco dell'architetto Giuseppe Marchesi. I portali presentano delle lunette con sculture di Luigi Marchesi (1854): nella lunetta centrale è rappresentata lAnnunciazione, mentre in quelle laterali i Santi Pietro e Paolo. Sopra i portali si trovano quattro grandi bifore a sesto acuto e nella parte più esterna due monofore.

La parte centrale è occupata da un elaboratissimo rosone in cotto. Il rosone centrale ha una larga cornice decorata in cotto che contiene, nella parte più esterna, teste di angeli. Il profilo superiore è decorato con un fregio e da sette pinnacoli quadrati. Ai lati del rosone si trovano due nicchie che ospitano le statue dellarcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata. Al di sopra del rosone una nicchia contornata da una cornice quadrata contiene un bassorilievo in terracotta raffigurante il Padre Eterno. Queste statue sono stilisticamente riconducibili all'ambito di Giovanni Antonio Amadeo.

Nella piazza, sulla destra si trova la Chiesa della Santissima Trinità (fondata nel 996 dal conte Bernardo e da sua moglie Roglinda e poi ricostruita in forme barocche nel 1652), oggi trasformata in appartamenti residenziali, la cui facciata si trova nella piazzetta che si apre in fondo alla piazza alla destra. Di fronte alla Chiesa si trova il Palazzo Langosco-Orlandi iniziato in opera rinascimentale e completato nella prima parte del XVIII secolo. Una formella nel portico interno ritrae, come firma, Giacomo de Grogno, che fu l'architetto dell'ala rinascimentale del palazzo.

Interno

La chiesa ha una pianta rettangolare entro la quale trova posto un impianto a croce latina a tre navate affiancate da cappelle quadrate ottenute dal rimaneggiamento delle navate più esterne (originariamente l'impianto era a cinque navate). Le dimensioni in pianta sono ragguardevoli: quasi 80 metri di lunghezza per 40 di larghezza. Le grandi dimensioni della chiesa sono legate all'appartenenza ai Carmelitani, un ordine di frati predicatori. Le proporzioni della costruzione sono basate sul modulo ad quadratum, che prevede l'utilizzo di un unico elemento di base quadrato che si ripresenta in larghezza, lunghezza e altezza. La navata centrale, di altezza doppia rispetto alle minori, è suddivisa in quattro campate quadrate che, nelle navate laterali, sono suddivise a loro volta in due campatelle quadrate aperte su due cappelle sempre di pianta quadrata. Le volte sono a crociera archiacuta e i costoloni che suddividono la struttura delle volte sono in cotto in modo da formare un elemento cromatico in contrasto con l'intonaco chiaro. Anche i pilastri presentano un accostamento cromatico con il cotto e la pietra grigia di Angera.

Presbiterio Nel presbiterio è collocato l'altare marmoreo che ha subito un pesante intervento nel 1832. L'altare è sovrastato da un tempietto circolare con il Cristo trionfante, ai lati del quale si trovano l'Angelo annunziante e la Vergine. Il paliotto, in marmo bianco, contiene la Veronica, affiancata da due medaglioni con Cristo nell’orto degli ulivi (a destra) e lEcce Homo (a sinistra). Nella tribuna neogotica si trova il grande organo realizzato nel 1836 dai fratelli Lingiardi e successivamente modificato nel 1872. Sulla parete sinistra è murato un tabernacolo gotico lapideo, con lAnnunciazione.

Nella parete absidale, sopra l'altare si apre una vetrata policroma raffigurante al centro la Madonna in trono con il Bambino, realizzata tra il 1482 e il 1489. Il cartone con la Madonna è stato attribuito a Vincenzo Foppa. La formella quattrocentesca è l'unica rimasta della vetrata originale che era stata rinvetriata nel 1827. Durante il restauro del 1989, la formella quattrocentesca, posta al centro, con la Madonna in trono e il Bambino è stato inserita in una nuova cornice, un rombo di colore blu elettrico dagli angoli smussati a sua volta inscritto nell'ampio cerchio del rosone con motivi geometrici moderni. La vetrata è assieme ai tre clipei absidali della chiesa di San Lanfranco l'unica vetrata superstite a Pavia del periodo storico a cavallo tra quattrocento e primi del cinquecento. Sopra l'altare, l'arco trionfale della chiesa è arricchito da una grande iconostasi lignea con Gesù crocifisso e, ai suoi lati, la Madonna e San Giovanni Evangelista, opera di Giovanni Battista Trucazzano, realizzata tra il 1638 e il 1645.

Nella cappella dell'abside prospiciente la navata minore sinistra un altare eretto nel 1905 su disegno dell'architetto Cesare Nava: la cappella, in origine interamente buia, fu illuminata mediante un'apertura nella volta. La decorazione murale è del Brusca, le statue e i bassorilievi del Sassi.

Transetto e sagrestia

Nel transetto sulla parete sinistra sono presenti numerosi e preziosi affreschi votivi attribuiti alla cerchia di Michelino da Besozzo e datati tra il primo e il quarto decennio del XV secolo, e una pala d'altare di Bernardino Lanzani, artista originario di S. Colombano al Lambro, con Gesù Bambino tra la Madonna, i SS. Anna, Gioacchino, Giovanni Evangelista, firmata e datata (1515).

Sulla parete laterale destra del transetto è posta la facciata, ricca di stucchi barocchi, della sagrestia (1576), fatta costruire dal conte Camillo della Pietra. Attorno al portale che dà accesso al locale vi sono delle nicchie simmetriche con San Francesco con le stigmate e Giovanni Battista, mentre la nicchia nel timpano ospita la Vergine con il Bambino. In origine la sagrestia era una cappella dedicata allAssunzione della Vergine che ospitava la pala del Cane, ora nella V cappella. Nella facciata vi sono anche degli stemmi gentilizi, ora abrasi, sorretti da putti. A sinistra si trovano le insegne della famiglia Pietra.

All'interno della sagrestia si trova un lavabo in marmo, di fattura rinascimentale, con tre rubinetti bronzei a forma di delfino e un rilievo con lincoronazione della Vergine e due medaglioni con ritratti di monaci. In origine il lavabo era posto nel corridoio che conduceva al coro ed era utilizzato dai monaci.

Cappelle navata destra Lungo le due navate si sviluppano otto cappelle per ognuno dei due lati.

Cappella del Crocefisso È la prima cappella partendo dalla facciata e custodisce il Crocifisso ligneo appartenuto alla Confraternita di San Rocco e della Misericordia a cui era affidato il compito di assistere nelle ultime ore i condannati a morte. La confraternita, fino alla soppressione nel 1808, aveva sede in un vicino oratorio dove era collocato il crocifisso sito nella vicina via XX settembre ora sede di una libreria.

Seconda cappella Cappella di San Pio X La pala del Santo è opera del pittore pavese Gino Testa. Di fronte è posto "San Rocco intercede per la cessazione della peste", di Tommaso Gatti (1642)

Cappella dell'Angelo custode La cappella apparteneva in origine alla famiglia Ricci, da cui la raffigurazione dei tre ricci raffigurati nella chiave di volta. A partire dal 1691 la cappella passa ai Bonati che vi collocano le loro sepolture. Per abbellire la cappella viene incaricato il pittore Sebastiano Ricci per realizzare il nuovo dipinto: "Angelo custode" (1694, Sebastiano Ricci). La tela, restaurata nel 2011, è racchiusa in una cornice in legno dorato nella cui parte superiore angioletti contornano lo stemma della famiglia. Nel paliotto dell'altare, in legno dipinto, lo scudo centrale raffigura l'angelo custode (Raffaele) con il piccolo Tobia.