Prese parte alla guerra sociale e, dopo la marcia su Roma di Silla, ottenne nell'87 a.C. il consolato. Poco dopo la partenza di Silla ne divenne un fiero oppositore, per cui fu cacciato da Roma, ma, alleatosi con Gaio Mario, ritornò nella città, dove iniziò a perseguitare i patrizi e i nobili.
Rieletto console per l'86 a.C. insieme a Mario, dopo la morte di quest'ultimo divenne di fatto il padrone della repubblica e mantenne il consolato per altri due anni di seguito, fino all'84 a.C.. Durante il suo regime si fece fautore delle politiche riformiste dello schieramento dei populares. Dopo che l'esercito di Lucio Valerio Flacco fu passato nelle file di Silla, il quale aveva gestito una guerra contro Mitridate VI del Ponto e stava ritornando per prendere il controllo della Repubblica, Cinna pianificò una campagna contro di lui, ma nel corso della preparazione fu ucciso da alcuni soldati ammutinati ad Ancona.
Biografia Origine Cinna apparteneva all'antica e ramificata famiglia patrizia dei Cornelii. Il cognomen Cinna appare nelle fonti nel II secolo a.C., quindi relativamente tardi; per questo motivo, lo studioso tedesco F. Münzer suggerisce che i Cinnae potrebbero appartenere a un ramo non patrizio della gens Cornelia, come potrebbe essere anche per i Mammulae e i Sisennae. Secondo i fasti capitolini, il padre e il nonno di Cinna avevano lo stesso praenomen, ossia Lucio.87-84 a.C., Fasti Capitolini. Il nonno viene identificato con un triumvir monetalis che operò intorno al 169-158 a.C., mentre il padre come il console del 127 a.C., il primo della gens Cornelia con il cognomen Cinna a ricoprire la più alta magistratura della repubblica romana.
Inizio della carriera Sulla base delle disposizioni della lex Villia annalis del 180 a.C., la quale disponeva le età necessarie per ricoprire le magistrature del cursus honorum, si può datare la nascita di Cinna intorno al 132 a.C.; non si hanno notizie di lui fino a quando non ricoprì, intorno al 90 a.C., la carica di pretore. Alla fine del 91 a.C. gli italici, privi della cittadinanza romana ed esclusi dalla vita politica della repubblica, si ribellarono a Roma, dando inizia alla guerra sociale (91-88 a.C.). Marco Tullio Cicerone, in una delle sue orazioni, parlando di questo conflitto militare, menziona Cinna in qualità di legato, descrivendolo come "un uomo molto capace in ambito militare".Marco Tullio Cicerone, Pro Fonteio, 43.
«...scietis fuisse tum M. Cornutum, L. Cinnam, L. Sullam, praetorios homines, belli gerendi peritissimos;...». Come suggerisce Broughton, probabilmente questa descrizione è riferita all'89 a.C., anno in cui avrebbe condotto una legione sotto il comando del console Gneo Pompeo Strabone. In seguito Cinna, insieme a Quinto Cecilio Metello Pio, vinse i Marsi e il loro comandante Poppedio Silone in numerosi scontri bellici, al punto da costringerli a chiedere la pace.Tito Livio, Ab Urbe Condita, Periochae LXXVI
«Marsi quoque a L. Cinna et Caecilio Pio legatis aliquot proeliis fracti petere pacem coeperunt.». Nonostante la schiacciante vittoria militare dei romani, gran parte degli italici ottenne la cittadinanza o lo ius Latii in base alle disposizioni della lex Iulia de civitate, della lex Plautia Papiria e della lex Pompeia de Transpadanis.
Subito dopo la fine della guerra, a Roma iniziarono i conflitti politici interni: nell'88 a.C. il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo cercò di ampliare i diritti degli italici che avevano appena ricevuto la cittadinanza: costoro erano stati momentaneamente inseriti in dieci nuove tribù appositamente formate, ma che votavano per ultime, ragion per cui la loro influenza e le loro opinioni rimanevano limitate o addirittura non espresse; quindi il grande obiettivo del momento per i populares era quello di distribuire i nuovi cittadini italici nelle preesistenti trentacinque tribù. Oltre a far passare un plebiscito per questa distribuzione (lex Sulpicia de novorum civium libertinorumque suffragiis), Publio Sulpicio riuscì a farne approvare un altro, che consegnava a Gaio Mario il comando della guerra contro Mitridate VI del Ponto, togliendolo quindi al console Lucio Cornelio Silla. Ma questi, che stava preparando le legioni per andare in Oriente, reagì subito: marciò con il suo esercito su Roma e occupò la città, dopodiché represse l'opposizione politica, e fece uccidere Publio Sulpicio; avrebbe ucciso anche Mario, che però fece in tempo a fuggire in Africa. Durante l'occupazione della città, Silla abolì le riforme di Sulpicio, limitò i poteri dei concili della plebe e quelli dei tribuni.
In tutto questo, non si hanno notizie di un eventuale coinvolgimento di Cinna in questi eventi e non è nemmeno chiaro se già all'epoca avesse dichiarato la sua appartenenza alla fazione di Mario o a quella di Silla e secondo alcuni studiosi nell'88 a.C. Cinna era ancora in uno stato di neutralità; F. Münzer ritiene invece che già all'epoca Cinna fosse un esponente della fazione mariana, appoggiandosi alle opere di due autori antichi come fonti:
Plutarco, che nelle Vite parallele di Lisandro e Silla scrisse che Cinna era "dello schieramento opposto" a quello di Silla;Plutarco, Vite parallele, Silla, 10, 3.
«ὕπατον κατέστησεν ἀπὸ τῆς ἐναντίας στάσεως Λεύκιον Κίνναν, ἀραῖς καὶ ὅρκοις καταλαβὼν εὐνοήσειν τοῖς ἑαυτοῦ πράγμασιν.». Appiano, che nella Storia Romana dice che Cinna incoraggiò "gli amici degli esuli” (cioè i sostenitori di Mario cacciati da Roma da Silla).Appiano di Alessandria, Storia Romana, Guerre Civili, I, 64.
«...οἱ δὲ τῶν φυγάδων φίλοι Κίννᾳ, τῷ μετὰ Σύλλαν ὑπατεύοντι, θαρροῦντες...».
In ogni caso, se affiliato con i populares o meno, grazie ai suoi meriti militari Cinna spiccò tra i candidati al consolato per l'anno successivo, l'87 a.C.; Silla, che presiedeva alle elezioni, a causa dell'impopolarità delle sue recenti azioni, non vide il suo candidato Publio Servilio Vatia tra i candidati al consolato vincenti. Vennero invece eletti al consolato per l'87 a.C. Cinna e il plebeo Gneo Ottavio, probabilmente perché non erano stati pienamente coinvolti nei recenti avvenimenti, non avendo assunto le parti di una o dell'altra fazione.
Probabilmente Silla, a causa della sua precaria situazione a Roma, non interferì nel procedimento elettorale, ma fece giurare a Cinna di non attentare alla costituzione romana così come le precedenti riforme l'avevano trasformata. Plutarco suggerisce addirittura che Silla avrebbe sostenuto l'elezione di Cinna per non alienarsi del tutto il popolo.Plutarco, Vite parallele, Silla, 10, 4. Similmente sostiene Cassio Dione, che dice che Ottavio e Cinna furono eletti perché il primo non avrebbe posto problemi, mentre il secondo, che aveva già una certa influenza, sarebbe stato un buon alleato qualora non se lo fosse inimicato.Cassio Dione, Storia Romana, Frammenti, 109.
«τοῦτον μὲν γὰρ ἐπί τε ἐπιεικείᾳ ἐπαινούμενον ἠπίστατο καὶ οὐδὲν παρακινήσειν ἐνόμιζεν, ἐκεῖνον δὲ εὖ μὲν ᾔδει κακὸν ἄνδρα ὄντα, οὐκ ἠθέλησε δὲ ἐκπολεμῶσαι δυνάμενόν τέ τι καὶ αὐτὸν ἤδη, καὶ ἑτοίμως, ὥς γε καὶ ἔλεγε καὶ ὤμνυεν, ἔχοντα πᾶν ‹οἱ› ὁτιοῦν ὑπουργῆσαι.».
È probabile che simile giuramento fosse stato prestato anche da Gneo Ottavio, anche se non ve n'è attestazione; questo perché sarebbe stato esagerato e umiliante far giurare solo Cinna dei due candidati.
Primo consolato Appena Cinna e Gneo Ottavio entrarono in carica nell'87 a.C. il tribuno della plebe Marco Virgilio avviò dei procedimenti giudiziari contro Silla, secondo alcune fonti su ordine di Cinna stesso. Non si sanno esattamente le accuse rivolte al proconsole, ma, se si prendono in considerazione le innumerevoli azioni illegali da lui perpetrate, potrebbe trattarsi dell'assassinio di un tribuno della plebe (Sulpicio), oppure dell'aver varcato il pomerium in armi.Marco Tullio Cicerone, Brutus, 179.
«...nec sane plus frater eius M. Vergilius, qui tribunus plebis L. Sullae imperatori diem dixit. ...». Lo scopo dell'accusa probabilmente consisteva nell'accelerare la partenza di Silla, in modo tale di avere campo libero per effettuare azioni di aperta opposizione al più presto,Cassio Dione, Storia Romana, Frammenti, 102.
«ὅτι ὁ Κίννας ἐπειδὴ τάχιστα τὴν ἀρχὴν παρέλαβεν, οὐδὲν οὕτω τῶν πάντων ἐσπούδασεν ὡς καὶ τὸν Σύλλαν ἐκ τῆς Ἰταλίας ἐκβαλεῖν». oppure nel togliere il comando a Silla. Ad ogni modo con l'avvio di questi procedimenti giudiziari sarebbe anche risorta una corrente politica anti-sillana, che avrebbe reso più semplice abrogare le leggi che lui aveva approvato.
In ogni caso, Silla ignorò l'accusa e, nell'87 a.C., attraversò i Balcani col suo esercito. Rimanendo con Ottavio a capo della Repubblica, Cinna iniziò a cercare nuovi alleati politici e probabilmente fu proprio per aumentare la sua influenza che decise di aderire a quelli che erano stati i programmi politici di Marco Livio Druso e Publio Sulpicio, perciò ripropose il disegno di legge sull'equa distribuzione degli italici tra tutte le tribù.Marco Tullio Cicerone, Filippiche, VIII, 7.
«Sulla cum Sulpicio de iure legum, quas per vim Sulla latas esse dicebat, Cinna cum Octavio de novorum civium suffragiis, rursus cum Mario et Carbone Sulla, ne dominarentur indigni, et ut clarissimorum hominum crudelissimam poeniretur necem.».: «Cinna in omnibus tribubus eos se distributurum pollicitus est: quo nomine ingentem totius Italiae frequentiam in urbem acciverat».Appiano di Alessandria, Storia Romana, Guerre civili, I, 64.
«οἱ δὲ τῶν φυγάδων φίλοι Κίννᾳ, τῷ μετὰ Σύλλαν ὑπατεύοντι, θαρροῦντες τοὺς νεοπολίτας ἠρέθιζον ἐς τὸ ἐνθύμημα τοῦ Μαρίου, ταῖς φυλαῖς πάσαις ἀξιοῦν ἀναμιχθῆναι, ἵνα μὴ τελευταῖοι ψηφιζόμενοι πάντων ὦσιν ἄκυροι.». Queste azioni legislative lo spinsero inevitabilmente ad essere considerato come uno dei mariani, i quali solo un anno prima, con Sulpicio, erano stati fautori di riforme di identico stampo; e infatti, il secondo proposito di Cinna fu una proposta per riportare Mario e i suoi sostenitori dall'esilio.Appiano di Alessandria, Storia Romana, I, 64.
«οἱ δὲ τῶν φυγάδων φίλοι Κίννᾳ, τῷ μετὰ Σύλλαν ὑπατεύοντι, θαρροῦντες τοὺς νεοπολίτας ἠρέθιζον ἐς τὸ ἐνθύμημα τοῦ Μαρίου, ταῖς φυλαῖς πάσαις ἀξιοῦν ἀναμιχθῆναι, ἵνα μὴ τελευταῖοι ψηφιζόμενοι πάντων ὦσιν ἄκυροι. τοῦτο δὴ προοίμιον τῆς αὐτοῦ τε Μαρίου καὶ τῶν ἀμφὶ τὸν ἄνδρα καθόδου.».Lucio Anneo Floro, Epitome de Tito Livio, II, 21, 9.
«et quidem ab ipsorum discordia, cum de revocandis quos senatus hostes iudicaverat ad populum referretur.».Pseudo Aurelio Vittore, De viris illustribus urbis Romae, LXIX, 2.
«Primo consulatu legem de exulibus revocandis ferens ab Octavio collega prohibitus et honore privatus urbe profugit vocatisque ad pilleum servis adversarios vicit, Octavium interfecit, Ianiculum occupavit.». Secondo Appiano sarebbe stata pagata a Cinna, da parte dei populares, una tangente di 300 talenti, il che giustificherebbe il suo repentino schieramento a favore di questa fazione. Bisogna tenere conto che, fino alle elezioni, Cinna difficilmente si sarebbe potuto dichiarare a favore della distribuzione dei nuovi cittadini nelle tribù, altrimenti non avrebbe vinto facilmente.