Nacque nel 1721 da Luise Madeleine de La Motte, una ricca ereditiera borghese, e da François Poisson, benché la paternità della bambina non gli sia attribuita. La ragazza ricevette una buona educazione in convento e anche nei salotti parigini frequentati da artisti, letterati e filosofi.

Grazie alle sue amicizie, riuscì a partecipare al ballo organizzato per festeggiare le nozze del Delfino e in quell'occasione conobbe Luigi XV di Francia, che ne fece la sua amante. Dopo averle conferito il titolo di Marchesa di Pompadour, Jeanne-Antoinette fu riconosciuta come maîtresse-en-titre, ovverosia amante ufficiale.

Madame de Pompadour ebbe notevole influenza sulle arti, sulla moda, sul teatro e sulla musica, dettando lo stile della prima metà del Settecento; a livello filosofico fu sostenitrice delle idee dell'illuminismo, essendo mecenate degli enciclopedisti, facendo in modo che l'Encyclopédie continuasse a essere stampata..

Ebbe anche notevole importanza a livello politico, riuscendo a ottenere cariche per amici e familiari. A lei si deve la riuscita del rovesciamento delle alleanze, con il quale la Francia si unì al Sacro Romano Impero, unione che sarebbe stata suggellata nel 1770 dal matrimonio del Delfino Luigi Augusto con l'arciduchessa Maria Antonietta d'Austria. Morì nel 1764, prima di veder realizzati i frutti del suo operato.

Biografia Infanzia e giovinezza

Jeanne-Antoinette Poisson nacque da Luise Madeleine de La Motte e da François Poisson (1684-1754). Questi, figlio di un tessitore del villaggio di Provenchères-sur-Marne, presso Langres, sarebbe statoC.-H. Feydeau de Marville, Lettres au ministre Maurepas (1742-1747), II, p. 70 il valletto dell'intendente reale di Amiens, Monsieur de Bernage, il quale gli avrebbe procurato un impiego presso i fratelli Pâris, potenti fornitori dell'esercito francese. Trasferitosi a Parigi, si sposò con la figlia di un ricco commissario della Zecca di Laon e, rimasto presto vedovo, si risposò nel 1718 con la bellissima Luise Madeleine, figlia di un altro ricco fornitore dello Stato, ottenendo altresì il titolo di «furiere del duca di Orléans».

Mentre François Poisson era spesso in viaggio per curare gli affari dei fratelli Pâris, accumulando a sua volta una notevole fortuna, la moglie divenne l'amante di svariati uomini, fra cui il ministro della guerra Claude Le Blanc e l'intendente generale delle imposte Charles François Paul Le Normant de Tournehem.Fra gli altri possono essere citati il banchiere di Corte e consigliere di Stato Jean Pâris de Montmartel, il vescovo di Avranches Cèsar, l'ambasciatore danese von Wedderkop, il direttore dei magazzini di Charleville Fournier, alcuni nobili e persino il valletto di camera di Luigi XV.

Si comprendono così i dubbi sulla paternità della piccola Jeanne-Antoinette, venuta alla luce il 29 dicembre del 1721: si ritiene comunemente che suo padre naturale fosse il de Tournehem, a motivo della cura che questi si prese di Jeanne-Antoinette. Invece, né della successiva figlia, nata nel 1723, ma morta pochi anni dopo, né del figlio Abel François, nato nel 1727, le cronache si sono data la pena di approfondire le origini paterne.

Il rimpasto di governo avvenuto nel 1726, che vide l'allontanamento del ministro delle Finanze Charles-Gaspard Dodun, legato agli appaltatori Pâris, mise provvisoriamente fine non alle fortune dei Pâris, troppo potenti, per quanto essi avessero perso le commissioni reali, ma a quelle del più vulnerabile Poisson: l'esame dei suoi bilanci rilevò che egli si era appropriato, ai danni dello Stato, della notevole somma di 232 430 lire. Sequestrati i suoi beni e condannato a morte, Poisson fece in tempo a rifugiarsi ad Amburgo, dove continuò a lavorare per i suoi protettori, mantenendosi anche in contatto con la famiglia.

Separatasi dal marito il 17 agosto 1727 e adottato per necessità uno stile di vita meno fastoso, Madame Poisson mandò la piccola ReinetteReginetta, soprannome datole nell'infanzia dai genitori. a istruirsi nel convento delle Orsoline di Poissy, dove si fece notare per la sua grazia e il buon carattere.Notizie sulla permanenza di Jeanne-Antoinette nel convento sono in M. Fromageot, L'enfance de Mme de Pompadour d'après des documents inédits, Paris 1902.

Ritirata dal convento nel gennaio 1730, a Jeanne-Antoinette venne impartita, grazie alle cure del de Tournehem, un'istruzione moderna, indirizzata soprattutto a esaltare i suoi talenti artistici: apprese dizione e recitazione da La Noue e da Crébillon, noto tragediografo dell'epoca, canto da Pierre de Jélyotte, un talento dell'Opéra, e poi musica, danza, e disegno. Madre e figlia frequentavano alcuni salotti parigini: in quello di Madame de Tencin, sorella dell'arcivescovo di Embrun, oltre a ministri e finanzieri conobbe intellettuali come Montesquieu, Prévost, Fontenelle, Marivaux, Helvétius, Réaumur; in quello di Madame d'Angervillers, moglie del ministro della guerra, cantò con successo l'aria principale dell’Armida di Lulli e nel teatro del castello di Étiolles recitò davanti a Voltaire nella sua Zaira.

Intanto, nel 1736, grazie a buoni uffici e all'esborso di molto denaro, François Poisson poté rientrare a Parigi riabilitato, andando a convivere, malgrado la separazione ufficiale, con la moglie e i figli. A sistemare Jeanne con un conveniente matrimonio pensò ancora Le Normant de Tournehem: il 9 marzo del 1741 la fece sposare col ventiquattrenne nipote Charles-Guillaume Le Normant d'Étiolles - serio borghese dedito agli affari, figlio di Hervé Guillaume, tesoriere generale della Zecca - compensando il poco entusiasmo dello sposo e dei suoi genitori con una ricca dote, una casa e la garanzia del mantenimento di un adeguato tenore di vita.

La neo-Madame d'Étiolles - che il 26 dicembre aveva partorito un figlio che vivrà pochi mesi e che avrà la figlia Alexandrine il 10 agosto 1744 - vide così spalancarsi altri salotti prestigiosi, frequentati dall'aristocrazia introdotta a Corte, come quelli della contessa Élisabeth d'Estrades o della marchesa Marie-Thérèse de La Ferté-Imbault, e mise ancora i suoi talenti artistici a disposizione delle recite che si tenevano nei teatri di società, davanti a eccellenze del calibro dei duchi de Duras, de Nivernais, de Richelieu, anche se pochi di loro ricambiavano - causa le dubbie origini della giovane signora - le visite nel suo salotto nel, pur affascinante, piccolo castello d'Étiolles, circondato da vigne, da prati e da boschi. Qui però venivano volentieri gli intelletti migliori di Francia, già conosciuti da Jeanne, come Montesquieu o Voltaire, che già la chiamava «la divine Étiolles».

Quel castello aveva un'altra favorevole caratteristica: era molto vicino tanto al castello di Choisy, acquistato da Luigi XV, quanto a quello di Brunoy, dove vivevano i ricchissimi Pâris, maestri, come Le Normant de Tournehem, nell'arte di sfruttare ogni risorsa utile all'ampliamento dei loro giri di affari: non furono probabilmente del tutto casuali gli incontri che il re, amante della caccia ma non solo, ebbe con Madame d'Étiolles nelle radure della foresta di Sénart, così ricca di selvaggina. L'8 dicembre 1744 corse a Corte e si diffuse in tutti i salotti, accolta con grande interesse, una brutta notizia: la morte improvvisa di Madame de Châteauroux, l'amante ufficiale del re.

Fu forse per favorire una rapida elaborazione del lutto che il valletto di camera del Delfino, il barone Georges-René Binet de Marchais, amico dei Pâris e cugino degli Étiolles, vantò al re i molti pregi di Jeanne, che il re poté verificare personalmente in discrete e approfondite conoscenze. Così, quando il re, in occasione delle nozze del figlio Luigi Ferdinando di Borbone con Maria Teresa Raffaella di Spagna, decise d'invitare a Versailles anche Madame d'Étiolles, Charles de Tournehem pensò bene d'inviare il nipote in viaggio d'affari.

Amante ufficiale del re

Il matrimonio fu celebrato il 23 febbraio 1745 e i festeggiamenti si susseguirono le settimane successive: la sera del 25 febbraio gli invitati si divertirono con il ballo in maschera e venne notato un personaggio travestito da tasso corteggiare una giovane e bella cacciatrice; la domenica successiva il re trascorse la notte nella casa stessa di Jeanne - il marito era sempre lontano - e fece ritorno a Versailles la mattina dopo. A fine aprile Charles-Guillaume Le Normant tornò a Parigi e scoprì che la moglie si era trasferita a Versailles con tutti i suoi beni domestici; lo zio lo consolò della poco onorevole situazione rimettendogli la molto sostanziosa carica di fermier général.

Nel frattempo Jeanne chiese la separazione ufficiale dal marito. Luigi XV, recente vincitore della battaglia di Fontenoy, acquistò per 300 000 lire il castello di Arnac-Pompadour e le procurò l'11 luglio il titolo nobiliare di marchesa di Pompadour. Non solo: in vista della sua presentazione a Corte, a insegnarle la complessa etichetta e le bon ton delle relazioni cortigiane incaricò due gentiluomini, il duca di Gontaut e il giovane e mondano abate, non per vocazione, ma per calcolo, François-Joachim de Pierre de Bernis, fresco accademico di Francia e futuro cardinale.

La presentazione a Corte, avvenuta il 14 settembre, le diede il diritto, come qualunque cortigiano, di partecipare ai pranzi e ai balli reali, ma la sua condizione di amante, nota a tutti, anche alla regina che non aveva da tempo rapporti con il re, le impose di dare uno stile e un'autorità al suo incerto regno di favorita.

L'influenza di Madame de Pompadour sul re si manifestò in occasione del conferimento della carica di direttore degli Edifici reali, rimasta vacante dopo il licenziamento, il 4 dicembre 1745, del ministro delle Finanze Philipert Orry, che aveva cumulato quella carica; essa fu affidata a Le Normant Tournehem, con il diritto di trasmetterla al fratello di Jeanne, Abel Poisson, divenuto marchese de Vandières.

Ogni favorito crea intorno a sé almeno due partiti, quello di coloro che lo disprezzano e quello di chi lo adula cercando di sfruttarne il potere: ai primi appartenevano due fratelli, il conte e il marchese d'Argenson, ministri rispettivamente della guerra e degli esteri, e il conte de Maurepas, ministro di Casa reale, i quali non accettavano le origini borghesi della Pompadour e lo scandalo provocato da chi, essendo di bassa condizione, diminuisce tanto il prestigio dell'aristocrazia alla quale si antepone che la violata sacralità dell'assoluto potere reale.

La Pompadour, per il momento, si appoggiò al partito militare, facendo promuovere «Generalissimo» il principe de Conti e Maresciallo di Francia il conte Maurizio di Sassonia, del quale assecondò il desiderio di legarsi alla Corona, facendo sposare al Delfino, rimasto prematuramente vedovo il 22 luglio 1746, la figlia del suo fratellastro Augusto III di Polonia, Maria Giuseppina di Sassonia, la quale, se non diventerà regina, sarà però madre di ben tre re, Luigi XVI, Luigi XVIII e Carlo X.

La potenza della Pompadour era ormai nota in tutta Europa: il barone Loss, ambasciatore di Sassonia, scriveva alla futura Delfina che l'«amicizia» di cui la Pompadour godeva presso Luigi XV, «l'interesse che ha dimostrato per l'unione del delfino con una principessa di Sassonia, i suggerimenti che ha dato al re per orientare la sua scelta, tutto ciò obbligherà la Delfina ad attenzioni e cortesie nei suoi confronti».C. Stryienski, Mesdames de France, filles de Louis XV, p. 72.