Un libero pensatore è un individuo che rivendica la possibilità di esprimersi liberamente e di manifestare la propria opinione senza essere impedito o censurato da qualche autorità.
La locuzione si afferma, storicamente, nel primo illuminismo, in particolare francese e inglese (Freethinkers), per identificare gli esponenti della cultura e della vita sociale che, aderendo al deismo o assumendo posizioni esplicitamente atee, si contrapponevano più o meno direttamente alle posizioni etiche e teologiche del clero cristiano, in particolare nei confronti del dogmatismo religioso.
In senso più dispregiativo, alcuni autori associarono il libero pensiero al libertinismo, corrente che enfatizzava la libertà individuale non solo sul piano intellettuale, ma talvolta anche morale e sociale, assumendo comportamenti e convinzioni al di fuori delle convenzioni religiose e dei pregiudizi dell’epoca. Tuttavia, libertinismo e libero pensiero non coincidono pienamente: mentre il primo poneva l'accento sulla libertà dei costumi, il secondo mirava soprattutto alla critica razionale e alla libertà di coscienzaIsrael, Jonathan. Radical Enlightenment: Philosophy and the Making of Modernity 1650–1750. Oxford University Press, 2001.Popkin, Richard H. The History of Scepticism from Erasmus to Descartes. Berkeley: University of California Press, 1979.. Il termine passò quindi, per estensione, a identificare ogni persona che, dal punto di vista filosofico, politico, sociale e in ogni ambito della vita tiene una posizione personale, diversa e distaccata da ogni ideologia o stile di vita preconfezionato.
Spesso animato da un'istanza libertaria, il libero pensatore è portato a mettere in discussione le idee tradizionali e a opporsi al conformismo sociale e religioso. Per questa ragione, e per la difficoltà di ricondurre le loro posizioni a schemi prestabiliti, i liberi pensatori sono stati frequentemente guardati con sospetto, perseguitati o criticati, in particolare dagli esponenti del mondo accademico, religioso e politico.Jacob, Margaret C. The Enlightenment: A Brief History with Documents. Bedford/St. Martin's, 2001
Secondo il Collins English Dictionary, un libero pensatore è "Colui che è mentalmente libero dai vincoli convenzionali della tradizione o dei dogmi e pensa in modo indipendente". In alcuni pensieri contemporanei in particolare, il libero pensiero è fortemente legato al rifiuto dei tradizionali sistemi di credenze sociali o religiose. I liberi pensatori moderni considerano il libero pensiero come una libertà naturale da tutti i pensieri negativi e illusori acquisiti dalla società.
Il termine venne utilizzato per la prima volta nel XVII secolo per riferirsi a persone che indagavano sulle basi delle credenze tradizionali che spesso venivano accettate senza fare domande. Oggi, il libero pensiero è strettamente legato al deismo, al secolarismo, all’umanesimo, all’anticlericalismo e alla critica religiosa. L'Oxford English Dictionary definisce il libero pensiero come: "Il libero esercizio della ragione in materia di credo religioso, senza vincoli di deferenza verso l'autorità; l'adozione dei principi di un libero pensatore". I liberi pensatori sostengono che la conoscenza dovrebbe essere fondata sui fatti, sulla ricerca scientifica e sulla logica. L'applicazione scettica della scienza implica la libertà dagli effetti intellettualmente limitanti dei pregiudizi di conferma, dei pregiudizi cognitivi, della saggezza convenzionale, della cultura popolare, delle leggende metropolitane, dei pregiudizi o del settarismo.
La Massoneria ebbe uno scopo importante nella diffusione del movimento del libero pensiero, le logge massoniche nell'Europa del XVIII secolo servirono come luoghi per il pensiero illuminista e la discussione di nuove idee, aiutando a diffondere le filosofie del libero pensiero. La natura informale e segreta delle logge consentiva agli intellettuali e alle élite di riunirsi e discutere argomenti radicali lontano dal controllo della Chiesa e dello Stato.
Nel corso della storia, i contrasti tra liberi pensatori e autorità religiose hanno talvolta dato luogo a forme di censura, persecuzione o repressione, soprattutto in contesti in cui il dissenso rispetto alle dottrine dominanti veniva considerato pericoloso per l’ordine religioso e sociale.Jonathan Israel, Radical Enlightenment: Philosophy and the Making of Modernity 1650–1750, Oxford University Press, 2001.Richard H. Popkin, The History of Scepticism from Erasmus to Descartes, University of California Press, 1979.
Nel XIX secolo il matematico e filosofo britannico William Kingdon Clifford sostenne il principio cardine di questa filosofia. Scrisse infatti nel suo saggio The Ethics of Belief: "è sempre sbagliato per chiunque e ovunque credere in qualsiasi cosa avendo prove insufficienti". Errico Malatesta fu in Italia il massimo teorico del libero pensiero dopo Giordano BrunoErrico Malatesta, Anarchia (1891-1910 circa)Nunzio Pernicone, Italian Anarchism, 1864–1892 (Princeton University Press, 1993)Gianluca Di Muzio, Errico Malatesta: vita, pensiero, azione (Edizioni Zero in Condotta, 2001)
Caratteristiche Il libero pensatore ritiene che gli individui non debbano accettare come vere delle idee proposte, in modo acritico, ma che debbano passare al vaglio critico della conoscenza e della ragione. Infatti, i liberi pensatori tendono a costituire le loro certezze e le loro idee sulla base dell'osservazione scientifica della realtà e sulla base di principi logici.
Il libero pensiero si fonda su tre condizioni essenziali: una prospettiva gnoseologica basata sulla ragione, una rigorosa libertà interpretativa e un'espressione autonoma del proprio pensiero. Un libero pensatore ritiene, infatti, che la conoscenza non deve essere determinata dall'autorità, dalla tradizione o, in generale, da qualsiasi altra visione dogmatica, ma essere una libera ricerca e che la libertà di ricerca si coniuga con la libertà interpretativa rispetto a canoni precedentemente fissati. In questo modo essi sono indipendenti dalle eventuali logiche fallaci o errate proposte dall'autorità, dalla cultura popolare, dai pregiudizi, tradizioni, leggende metropolitane e, in generale, qualsiasi visione dogmatica della realtà. Applicata alla religione, la filosofia del libero pensatore porta a dubitare della possibilità di affermare con certezza l'esistenza di cause precise di fenomeni soprannaturali per carenza di prove necessarie e sufficienti. Poiché le credenze popolari sono molto spesso basate su dogmi, il libero pensatore è molto spesso in contrasto con la visione comune delle cose.
L'autore ateo Adam Lee definisce il libero pensiero come un pensiero indipendente dalla rivelazione, dalla tradizione, dalle credenze consolidate e dall'autorità, e lo considera un "ombrello più ampio" dell'ateismo "che abbraccia un arcobaleno di non ortodossia, dissenso religioso, scetticismo, e pensiero non convenzionale."
Il saggio The Ethics of Belief del matematico e filosofo britannico del XIX secolo William Kingdon Clifford divenne un punto di riferimento per i liberi pensatori quando fu pubblicato nel 1870, ed è stato descritto come un punto in cui i liberi pensatori conquistarono un alto livello morale. Clifford stesso era un organizzatore di raduni di libero pensiero, la forza trainante del Congresso dei pensatori liberali tenutosi nel 1878.
Per quanto riguarda la religione, i liberi pensatori in genere sostengono che non ci sono prove sufficienti per sostenere l’esistenza di fenomeni soprannaturali. Secondo la Freedom from Religion Foundation, "Nessuno può essere un libero pensatore che esige conformità a una Bibbia, a un credo o a un messia. Per il libero pensatore, la rivelazione e la fede non sono valide, e l'ortodossia non è garanzia di verità". e "I liberi pensatori sono convinti che le affermazioni religiose non hanno resistito alle prove della ragione. Non solo non c'è nulla da guadagnare credendo in una falsità, ma c'è tutto da perdere quando sacrifichiamo lo strumento indispensabile della ragione sull'altare della superstizione. La maggior parte dei liberi pensatori considerano la religione non solo falsa, ma dannosa”.
Tuttavia, il filosofo Bertrand Russell scrisse quanto segue nel suo saggio del 1944 The Value of Free Thought:
Un libero pensatore, secondo Russell, non è necessariamente un ateo o un agnostico, purché soddisfi questa definizione:
Fred Edwords, ex dirigente dell'American Humanist Association, suggerisce che secondo la definizione di Russell, i religiosi liberali che hanno sfidato le ortodossie consolidate possono essere considerati liberi pensatori. D'altra parte, secondo Bertrand Russell, gli atei e/o gli agnostici non sono necessariamente liberi pensatori. Come esempio cita Stalin, che paragona a un "papa":
Nel XVIII e XIX secolo, molti pensatori considerati liberi pensatori erano deisti, sostenendo che la natura di Dio può essere conosciuta solo attraverso lo studio della natura piuttosto che attraverso la rivelazione religiosa. Nel XVIII secolo, "deismo" era una "parolaccia" tanto quanto "ateismo", e i deisti erano spesso stigmatizzati come atei o almeno come liberi pensatori dai loro oppositori cristianiJames E. Force, Introduction (1990) to An Account of the Growth of Deism in England (1696) by William Stephens. I deisti oggi si considerano liberi pensatori, ma ora sono probabilmente meno importanti nel movimento per il libero pensiero rispetto agli atei.
Per i liberi pensatori, una nozione può essere considerata vera solo se verificabile e logica. Molti di loro aderiscono all'umanesimo, fondando la propria moralità sui bisogni umani e rintracciando il significato dell'esistenza nella compassione, nel progresso sociale, nell'arte e nella conoscenza. Generalmente inclini al pensiero critico e allo scetticismo, essi rivendicano un'estrema autonomia di giudizio: rifiutano il conformismo e costruiscono le proprie convinzioni sull'esperienza, sulla ragione e sull'osservazione della realtà, mantenendo il coraggio intellettuale di pensare al di fuori delle norme condivise, un percorso che può, a seconda dei casi, condurli o meno all'apertura verso una potenza superiore.
Simbolo La viola funge da simbolo consolidato e duraturo del libero pensiero; la letteratura dell'American Secular Union ne inaugurò l'uso alla fine del 1800. Il motivo per cui la viola è simbolo del libero pensiero risiede sia nel nome del fiore che nel suo aspetto. La viola deriva il suo nome dalla parola francese pensée, che significa "pensiero". Presumibilmente ha ricevuto questo nome perché alcuni ritengono che il fiore somigli a un volto umano e, a metà-fine estate, annuisce in avanti come se fosse assorto nei suoi pensieri. Negli anni Ottanta dell'Ottocento, seguendo l'esempio dei liberi pensatori di Francia, Belgio, Spagna e Svezia, fu proposto negli Stati Uniti come "il simbolo della libertà religiosa e della libertà di coscienza".
Storia
Movimento premoderno Il pensiero critico è fiorito nel Mediterraneo ellenistico, nei depositi di conoscenza e saggezza in Irlanda e nelle civiltà iraniane (ad esempio nell'era di Khayyam (1048-1131) e nelle sue poesie non ortodosse Sufi Rubaiyat). Le società successive fecero progressi sulla libertà di pensiero come i cinesi (notare ad esempio il rinascimento marinaro della dinastia Song meridionale del 1127–1279), attraverso pensatori eretici sull'alchimia esoterica o sull'astrologia, fino al Rinascimento e alla Riforma protestante introdotta da Martin Lutero.
Il medico e scrittore francese Rabelais celebrò la libertà "rabelaisiana" così come il buon banchetto e il buon bere (espressione e simbolo della libertà della mente) a dispetto delle ipocrisie dell'ortodossia conformista nella sua utopica Abbazia di Thelema (da θέλημα: libera "volontà"), il cui stratagemma era Fai ciò che vuoi: