Con Gaetano Mosca fu tra i teorici della corrente politica dell'elitismo. Di grande versatilità mentale, Pareto è stato tra le menti più eclettiche vissute nella seconda metà dell'Ottocento e all'inizio Novecento. Le sue capacità spaziavano dall'economia politica alla teoria dei giochi, all'ingegneria, alla matematica, alla statistica e alla filosofia.
Pareto ha assunto un ruolo determinante nel rafforzare con rigore scientifico e analitico i concetti cardine della teoria neoclassica elaborata da Léon Walras, Carl Menger e William Stanley Jevons nell'ambito delle scienze economiche, facendo sì che si affermasse rispetto alle altre in sviluppo o precedenti, e che dominasse come scuola incontrastata fino alla metà del '900. Ancora oggi, i contributi di Pareto sono centrali e largamente discussi a livello internazionale in economia e in quasi tutti i campi applicativi di essa, come la matematica, la statistica e la teoria dei giochi.
Biografia
Nacque a Parigi col nome di battesimo Wilfried Fritz Pareto da Raffaele Pareto (1812-1882), un ingegnere, appartenente a una famiglia genovese di nobiltà piuttosto recente, in esilio volontario per motivi politici, e da Marie Métenier (1813-1889), francese. Suo zio paterno era il celebre geologo Lorenzo Pareto (1800-1865). Rientrò in Italia con la famiglia e si stabilì a Genova, nei primi anni cinquanta dell'Ottocento. Pareto frequentò il Regio Istituto Tecnico e l'Università a Torino, conseguendo il diploma di Scienze Matematiche presso l'Università e laureandosi infine presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri nel 1870, con una tesi sui "Principi fondamentali della teoria della elasticità dei corpi solidi e ricerche sulla integrazione delle equazioni differenziali che ne definiscono l'equilibrio". Dopo un periodo trascorso come ingegnere straordinario, a Firenze, presso la Società anonima delle strade ferrate, nel 1880 divenne direttore generale della Società delle ferriere italiane, a San Giovanni Valdarno.
In questo stesso periodo frequentò i circoli culturali fiorentini e, con articoli su riviste italiane ed europee, partecipò intensamente al dibattito politico su posizioni liberiste e anti-protezionistiche. Nel 1880 e nel 1882 presentò la propria candidatura come deputato, prima nel collegio di Montevarchi, poi nel collegio Pistoia-Prato-San Marcello, ma non fu eletto. Intanto, coltivò i suoi interessi culturali, approfondendo l'economia, la sociologia, gli studi letterari classici. Nel 1889 sposò la russa Alexandra Bakunin (non imparentata con l'anarchico rivoluzionario Michail Bakunin). Nel 1890 conobbe il già insigne economista Maffeo Pantaleoni, cui restò legato da sincera amicizia per il resto della sua vita. Anche grazie a Pantaleoni, nel 1894 fu nominato professore ordinario di economia politica all'Università di Losanna, dove prima di lui aveva insegnato Léon Walras.
Lavorò allo sviluppo e alla sistemazione della teoria dell'equilibrio economico tenendo, nel 1901, alcune conferenze a Parigi, invitato da Georges Sorel, con il quale fu in ottimi rapporti. In questo periodo fu abbandonato dalla moglie ed ereditò una grossa fortuna da uno zio. Si legò more uxorio con Jeanne Régis, una giovane parigina conosciuta tramite un'inserzione su un giornale. Intanto, diventava sempre più vivo l'interesse per la teoria sociologica. Abbandonò progressivamente l'insegnamento, anche per ragioni di salute, e si dedicò alla redazione del Trattato di sociologia generale. Nel 1910 Pareto pubblicò Il mito virtuista e la letteratura immorale, uno scritto mordace e satirico sul fenomeno Virtuista, nel quale l'autore demitizza in maniera irriverente tutte le razionalizzazioni degli uomini bigotti e ipocriti del suo tempo. Frattanto proseguì l'attività pubblicistica, che s'intensificò dopo la pubblicazione del Trattato, avvenuta nel 1916.
Fu in rapporti di amicizia con Benito Mussolini, che conobbe tra il 1902 e il 1904 quando l'ancora agitatore socialista era rifugiato in Svizzera e frequentava le lezioni dell'economista. Mussolini fece suoi i principi della "filosofia della vita" di Pareto, che considererà Mussolini "un grande statista". Nell'ottobre 1922 Pareto dalla Svizzera, con un acceso telegramma in cui diceva "ora o mai più", inviò il proprio incoraggiamento a Benito Mussolini a dare il via alla Marcia su Roma e prendere il potereMauro Canali, Nascita di un italiano a Parigi: Pareto (15/07/1848), RAI Storia, (consultata il 19/8/2011). Alla fine del 1922 accettò l'invito fattogli da Benito Mussolini, diventato capo del governo, a rappresentare l'Italia nella commissione per la riduzione degli armamenti presso la Società delle Nazioni. Il 1º marzo del 1923, su proposta del governo fascista, fu nominato Senatore del Regno. La nomina non poté essere portata a termine perché Pareto non consegnò alla presidenza del Senato i documenti richiestigli. Il 19 giugno dello stesso anno, ottenuto il divorzio da Alexandra Bakunin, sposò Jeanne Régis dopo una convivenza ventennale.
Morì il 19 agosto successivo e fu sepolto nel cimitero di Céligny.
Nel corso della sua vita, oltre alle personalità già menzionate, intrattenne rapporti d'amicizia e di scambi culturali, spesso polemici, con Galileo Ferraris, Ubaldino ed Emilia Peruzzi, Ernest Naville, Yves Guyot, Gustave de Molinari, Antonio De Viti De Marco, Domenico Comparetti, Augusto Franchetti, Arturo Linaker, Ernesto Teodoro Moneta, William Ewart Gladstone, Filippo Turati, Felice Cavallotti, James Bryce, Alfred de Foville, Francis Ysidro Edgeworth, Adrien Naville, Ettore Ciccotti, Arturo Labriola, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Giovanni Papini, Giovanni Vailati, Tullio Martello, Luigi Amoroso, Joseph Schumpeter, L. V. Furlan, Napoleone Colajanni, Gaetano Salvemini, Vittore Pansini, Olinto Barsanti, Robert Michels, Corrado Gini, Dino Grandi e Carlo Placci.
Il resoconto giornalistico di una sua conferenza, tenuta nel giugno del 1891, sciolta d'autorità per l'intervento della polizia, dice: «La scienza economica non considera la proprietà come un dogma, non ne nega i difetti, la riconosce variabile nel tempo e nello spazio; ma seguendo il metodo sperimentale crede che la sua disparizione farebbe oggi più danni che vantaggî».
A Vilfredo Pareto sono intitolati alcuni Istituti Statali di Istruzione Secondaria di 2º grado, in Italia ed in Svizzera, tra cui l'Istituto Tecnico Economico e Tecnologico di Pozzuoli -Arco Felice (Na).
Il pensiero economico e sociale Il contributo al marginalismo
Riguardo al suo contributo alla teoria economica, egli, assieme a Johann Heinrich von Thünen, Hermann Heinrich Gossen, Carl Menger, William Jevons e il già nominato Léon Walras, è stato tra i maggiori rappresentanti dell'indirizzo marginalistico o neo-classico, in contrapposizione alla scuola classica dei primi economisti che ha in Adam Smith e in David Ricardo i suoi capostipiti. A questa impostazione, fondata sul tentativo di trasferire nella scienza economica il metodo sperimentale delle scienze fisiche, con il conseguente uso delle matematiche, e che poi ha dominato lungo tutto il Novecento, si possono ricondurre concetti tipicamente paretiani come la curva della distribuzione dei redditi, il concetto detto poi di ottimo paretiano, le curve di indifferenza, il concetto di distribuzione paretiana.
Restando al concetto della curva della distribuzione dei redditi, o legge di Pareto, essa è l'estrapolazione statistica operata da Pareto del fatto che, non solo il numero di percettori di reddito medio è più elevato del numero di coloro che percepiscono redditi molto sopra e molto sotto la media, ma anche del fatto che, man mano che si considerano livelli di reddito sempre più alti, il numero dei percettori diminuisce in un modo che è all'incirca uguale in tutti i paesi e in tutte le epoche. Tale legge è stata poi variamente affinata e modificata sia nella sua base empirica che nella formalizzazione matematica, ma è rimasto il problema di sapere se la distribuzione dei redditi è probabilistica, e dunque risultante dalle abilità naturali umane distribuite casualmente in una popolazione, oppure influenzata da fattori ambientali che quindi generano diseguaglianze.
Come si vede, dal marginalismo, e in particolare dagli sviluppi apportati da Pareto, viene fuori una metodologia utile, al di là dei regimi economici preferiti, ad affrontare problemi di remunerazione e di allocazione delle risorse. L'indice di Pareto è tuttora una misura delle ineguaglianze della distribuzione dei redditi. Tuttavia, negli ultimi decenni del XX secolo, l'impostazione marginalistica, e quindi anche quella di Pareto, è stata soggetta a critiche stringenti. Si è infatti obiettato che non sempre ciò che l'agente sceglie è ciò che egli preferisce, nel senso che l'agente economico non è quell'attore perfettamente razionale che l'approccio marginalista presuppone. I neoclassici rispondono che il loro modello non si applica ad ogni individuo ma solo all'attore rappresentativo o medio. Per quanto concerne l'ottimo paretiano, una critica particolarmente incisiva è stata quella di Amartya Sen che, tra l'altro in un suo lavoro del 1970, argomenta, sulla scorta del Teorema di Arrow, l'impossibilità matematica del liberismo paretiano.
In definitiva, il contributo di Pareto, oltreché alla sistematizzazione e all’approfondimento dell'impostazione marginalistica, è consistito soprattutto nel fornire un fondamento sociologico naturalistico a tale indirizzo di pensiero economico, con una classificazione dei comportamenti sociali che fa risaltare il superiore adattamento del risparmiatore-imprenditore rispetto al consumatore-lavoratore e con una concezione della democrazia come regime demagogico in cui la raccolta del consenso comporta la spoliazione degli uni a favore degli altri. Di qui la rivendicazione di una “scienza sperimentale” che, al fine di una conduzione “razionale” dell’intero sociale, scopre e applica leggi oggettive prescindendo dalla politica, di cui però non disdegna gli strumenti coercitivi quando l’applicazione di tali leggi incontra delle resistenze. Da questo punto di vista, Pareto, assieme agli altri esponenti dell’economia pura, da Maffeo Pantaleoni a Alberto de' Stefani a Umberto Ricci, può essere considerato fra i capostipiti delle politiche dell’austerità emerse una prima volta subito dopo la fine della Grande Guerra e riapparse alla fine degli anni Settanta del secolo scorso con un predominio che, tanto nella teoria economica quanto nelle istituzioni, dura sino ai nostri giorni.Cfr. F. Aqueci, Semioetica, Roma, Carocci, 2016; C. E. Mattei, Operazione austerità, Torino, Einaudi, 2022.
Dall'economia alla sociologia
Dunque, proprio sul terreno delle costanti della natura umana e della razionalità dell'agente avviene il passaggio di Pareto dall'economia alla sociologia. Lo studio statistico della distribuzione dei redditi gli aveva fornito una prima evidenza della presunta stabilità della natura umana pur nel variare delle situazioni storico-geografiche. D'altra parte, l'osservazione del comportamento non solo economico, ma più generalmente sociale, lo portava a constatare come l'individuo sociale agisca solo raramente secondo una razionalità strumentale di mezzi adeguati al fine. A suo modo, egli anticipa la critica antimarginalista ma, invece di rispondervi restando nel recinto dell'analisi economica, passa a fondare quella che egli chiamava la «sociologia scientifica». Il punto di partenza di questa nuova sociologia che, a suo dire, né Comte né Spencer erano stati in grado di concepire, è che nella maggior parte dei casi, l'individuo sociale si comporta in maniera non logica, ovvero senza uno scopo apparente e, comunque, senza una chiara coscienza dello scopo perseguito.