Biografia "Uomo temperato, saggio, di animo sempre uguale, veritiero, colto, gentile e modesto"Lorenzo Del Piano, Per Giuseppe Brotzu, Edizioni della Torre, Cagliari, 1998, pag. 22 lo descrisse l'allievo e amico Antonio Spanedda.

Giovinezza e formazione Giuseppe nacque da Luigi Brotzu e Maria Castangia. La sua era una famiglia medio borghese di medici: era il terzo medico in casa, dopo suo padre, ufficiale sanitario nel comune di Cagliari, e suo nonno, medico condotto a GhilarzaDel Piano, Op. cit., pag. 15.

Si laureò in medicina all'Università di Cagliari nel 1919 e fu esonerato dal servizio militare affinché potesse assumere la direzione degli ambulatori antimalarici di Cagliari. Dopo aver esercitato per alcuni anni la professione, incominciò a frequentare l'istituto di igiene, dove, collaborando con il professor Donato Ottolenghi, insigne studioso di igiene, si interessò alla materia e con lui si recò prima a Siena e poi a BolognaDel Piano, Op.cit., pag. 15.

A Siena conobbe Maria Castellani, giovane chimica che lavorava come farmacista all'ospedale senese, con la quale studiò sempre e fu da lei accudito quando si ammalò di melitense; nel 1926 divenne sua moglie. Nonostante avesse vinto nel 1932 la cattedra di microbiologia all'istituto di igiene di Modena, attaccato alla sua terra e alla sua città, nel 1933 Brotzu fece ritorno a Cagliari e nel 1934 fu incaricato della direzione dell'istituto di igiene della cittàDel Piano, Op. cit., pag. 16. Fu preside della facoltà di farmacia nell'anno accademico 1934-1935, di quella di medicina nell'anno 1935-1936 e poi rettore dell'università dal 1936 al 1945, anni in cui vennero istituite le facoltà di ingegneria mineraria e di magistero. Dopo sette lunghi anni di attesa, nel 1933 nacque Maria Vittoria, che sul finire dell'anno cadde malata; l'anno seguente nacque Nanni e poi altri tre figli.

Carriera accademica, sociale e politica Nel 1945, dopo anni di studi e di ricerca, arrivò alla scoperta delle cefalosporine. Nello stesso anno venne sospeso dal servizio per aver collaborato, come rettore dell'università, con il regime fascista anche nel periodo successivo all'8 settembre 1943. Il provvedimento di sospensione venne poi integralmente annullato.

Alla carriera accademica affianca quella politica: fu dapprima assessore regionale all'igiene e alla sanità (dal 1949 al 1955) e presidente regionale dal 1955 al 1958. Infine, dal 29 dicembre 1960 al 19 luglio 1967 fu sindaco di Cagliari.

Di estrazione cristiana (rappresentante della Democrazia Cristiana), amministrò per diversi anni il cattolico Quotidiano Sardo, giornale che vide la luce ad Oristano nel 1947 e che fu successivamente trasferito a Cagliari, contemporaneo a L'Unione Sarda e a La Nuova Sardegna. Il quotidiano, nonostante i notevoli sacrifici personali del professor Brotzu, si esaurì nell'arco di un decennioDel Piano, Op. cit., pag. 14. Costantemente impegnato nel sociale, assumerà un ruolo decisivo nella campagna della Fondazione Rockefeller contro la malaria, dimostrando "un interessamento umano oltre che scientifico al problema"Del Piano, Op. cit., pag. 31.

Secondo uno studioso ingleseDavid Greenwood, Antimicrobial Drugs:Chronicle of a twentieth century medical triumph, Ed. Oxford University Press, 2008 - ISBN 0199534845, che riporta studi italianiCornaglia, G To the memory of an angel, in Clinical microbiology and infection, European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases, Ed. Decker Europe, 1995 - ISSN 1198-743X, Brotzu avrebbe goduto in città di sinistra fama come jettatore, a causa della sua abitudine di vestire sempre di nero, malgrado le elevatissime temperature medie di Cagliari.

Ultimi anni di vita Lasciato l'insegnamento nel 1965 per limiti d'età, continuò a frequentare l'istituto di Igiene fino a oltre ottant'anni, quando venne colpito da un ictus cerebrale che, pur consentendogli la piena attività mentale, lo compromise gravemente dal punto di vista fisico; morì a Cagliari l'8 aprile 1976.

A lui è dedicata la struttura sanitaria più grande ed importante di Cagliari e della Sardegna, l'Azienda ospedaliera "G. Brotzu"Del Piano, Op. cit., pag. 45.

Famiglia

Nel 1926 Giuseppe Brotzu sposò Maria Castellani, chimica, con la quale ebbe quattro figli: Maria Vittoria, Giovanni, Vittorio e Piero. Il figlio Giovanni Brotzu fu professore e chirurgo specializzato in sei discipline (generale, vascolare, toracica, cardiaca, urologica e sportiva). Il figlio di Giovanni, Giuseppe Brotzu (n. 1963), porta il nome del celebre nonno scopritore, si è dedicato alla ricerca ed è diventato creatore e inventore.

La ricerca scientifica Le prime indagini Brotzu incominciò la sua ricerca alla scoperta delle cefalosporine con un'attenta osservazione delle acque del porto di Cagliari, allora fortemente inquinate, nelle quali tuttavia non si notava alcuna proliferazione di microrganismi o batteri che certamente vi erano pur presentiGiuseppe Brotzu, Osservazioni e ricerche sull'endemia tifica in Cagliari, in L'Igiene moderna, XVI 1923. Si domandò perciò che cosa fosse in quelle acque, che potesse impedirne la crescitaRoberto Paracchini, Il signore delle cafalosporine-Storia di una scoperta-, Cagliari, 1992, pag. 21.

Molti giovani, del resto, facevano ogni giorno il bagno nelle acque del porto, nelle quali defluivano a mare tutti i liquami degli scarichi fognari dell'intera città, eppure non vi erano epidemie né di salmonellosi né di tifo o paratifo. Lo stesso Spanedda, suo fedele collaboratore, rinnovava ogni 19 marzo (giorno di san Giuseppe) la tradizione di un bagno nelle acque del porto senza contrarre alcuna malattia infettiva grave né alcuna infezioneParacchini, Op. cit., pagg. 12-13.

Si ipotizzava che, poiché vi erano pessime condizioni sanitarie, ma pochissimi casi di infezioni, i sardi, e in particolare i cagliaritani, godessero di una stranezza immunologicaParacchini, Op. cit., pag. 27. Se questo per molti studiosi rappresentava un dato inspiegabile, ma di fatto ormai assodato, per Brotzu era una prova evidente della presenza, in quelle acque, di un agente immunizzante; convinzione suffragata dal fatto che i problemi di igiene sono legati a fattori microbiologiciParacchini, Op. cit., pag. 23.

Tra il 1920 e il 1922 il poco più che venticinquenne Brotzu, direttore degli ambulatori antimalarici della città ed assistente volontario nell'istituto di igiene, decise di studiare a fondo le cause del problema: sospettando che a Cagliari fosse diffusa un'infezione nota come "infezione eberthiana" e diagnosticata all'epoca come semplice infezione intestinale o paratifo, condusse una serie di ricerche di laboratorio e analisi sui pazienti degli ambulatori antimalarici che presentavano determinati sintomi (cefalea, dolore addominale, febbre, lingua patinata e milza ingrandita)Paracchini, Op. cit., pagg. 29-30. Nel biennio 21-22 vagliò ben 38 casi di "ammalati con forme febbrili e sintomatologia anche leggermente sospetta"Brotzu, Osservazioni..., Op.cit., pag. 12 e venticinque di questi erano casi di infezione eberthiana.

Il giovane medico dimostrò la presenza di un'endemia tifica in città, seppur in forma lieve, il cui contagio era in rapporto con l'inquinamento marino, perciò si impegnò affinché nelle zone contaminate fosse vietata la pesca e si procedesse con la depurazione. Tuttavia, dopo aver accertato la presenza di un'endemia a Cagliari, bisognava spiegare la forma lieve della stessa e perché, se esisteva il tifo sotto forma lieve, non si erano mai scatenate epidemie gravi come nella maggior parte delle città italianeParacchini, Op. cit., pag. 33. Brotzu e il collaboratore Spanedda, "cultori della ricerca anche in tempo di guerra"Paracchini, Op. cit., pag. 35, incominciarono a raccogliere campioni d'acqua dalla zona orientale del golfo commerciale di Cagliari, detta "su Siccu"Paracchini, Op. cit., pag. 11, alla ricerca di "antagonismi batterici"Giuseppe Brotzu, Ricerche su di un nuovo antibiotico, Cagliari, 1948 pag.3.

Un'ipotesi da scartare La tesi iniziale del professore, risalente alla metà degli anni 1930, seguiva quella teoria di "dissociazione batterica" di Arkwright secondo cui le colonie batteriche, in determinate condizioni ambientali sfavorevoli, potevano perdere alcuni caratteri specifici o, addirittura, divenire simili ad altri batteri.

Nel caso specifico, la condizione ambientale (l'acqua di mare) avrebbe potuto determinare la perdita di alcune caratteristiche paradigmatiche del batterio, trasformando l'agente patogeno; solo così si poteva spiegare il contagio solo parzialeParacchini, Op. cit., pagg. 39-42.

Le analisi decisive Una volta prelevati i campioni dalle rive inquinate, raccolti accuratamente in bottigliette dal professore stessoParacchini, Op. cit., pag. 46, i miceti in essi contenuti vennero "seminati su agar comune e fatti sviluppare a temperatura ambienteBrotzu, Ricerche..., Op. cit., pag. 3". "A sviluppo completo le colonie di numerosissimi germi erano state isolate e di ciascuna di esse era stato saggiato il potere antagonistico" verso diversi batteri responsabili di infezioni. "Seguendo questa tecnica assai semplice fu possibile studiare delle centinaia di germi e scegliere tra di essi il micete che fin dai primi isolamenti si mostrò dotato di particolari e spiccate attività inibenti".

Il 20 luglio 1945 Brotzu e il suo collaboratore Spanedda poterono ammirare "la colonia color ocra con tonalità rosa che inibiva diversi microrganismi tra cui la Salmonella typhi". Dopo tante altre colture il professore ne ebbe la conferma: "si tratta quindi di un micete appartenente agli sporofori e tra questi al genere CephalosporiumBrotzu, Ricerche..., Op. cit., pag. 4", "La specie isolata da noi è probabilmente quella tipo, ossia acremonium".

Nel 1945 venne isolata la "micetina Brotzu" - in seguito si scoprirà che la sostanza scoperta è formata da tre antibiotici, la cefalosporina N P e C - che il professore e il suo collaboratore sperimentarono personalmente, in maniera prima intracutanea e poi sottocutanea, per testarne l'efficacia o la tossicità. Non si verificarono né reazioni locali né disturbi generalizzati: l'antibiotico, quindi, non era dannosoParacchini, Op. cit., pagg. 59-61.

All'inizio del 1947 Brotzu passò alla prima sperimentazione ad uso generale: trattò casi di pazienti malati gravemente di tifo e ricoverati all'Ospedale San Giovanni di Dio (Cagliari), che alla somministrazione dell'antibiotico, per via endovenosa, intramuscolare o rettale, ne guarironoParacchini, Op. cit., pagg. 62-64. "Le condizioni generali di un malato risentono in genere di un miglioramento notevoleBrotzu, Ricerche..., Op. cit., pag. 11[...]già dopo le prime due o tre inoculazioni il materiale prelevato è risultato batteriologicamente sterileBrotzu, Ricerche..., Op. cit., pag. 10".

Geniale, ma isolato