Parre (Par in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato sulla destra orografica del fiume Serio, in val Seriana, dista circa 30 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale appartiene al gruppo delle Alpi meridionali chiamate Prealpi Bergamasche ed è quasi completamente montuoso e si sviluppa sul versante orografico destro della val Seriana, ad un'altezza di compresa tra i 490 m s.l.m. del fondovalle e i della Cima del Fop. Il nucleo abitativo del capoluogo, distribuito in modo uniforme sulle pendici meridionali del monte Trevasco, ad un'altezza media di circa 640 m s.l.m., è raccolto attorno ai due nuclei originari di Parre di sotto (porzione più a valle) e Parre di sopra (parte più elevata), accanto ai quali il paese si è allargato inglobando quasi tutte quelle zone come Campella, Costa Erta e Valzella, per secoli destinate all'agricoltura.

In direzione nord-ovest, poco distante dal locale cimitero, si trova la contrada di Cossaglio, situata sul versante sinistro della valle Dossana e composta da una manciata di abitazioni che mantengono tuttora una connotazione fortemente rurale. Quest'ultima caratteristica è comune anche a numerose cascine e baite montane, un tempo usate da mandriani ma ora quasi tutte disabitate, disseminate tra le distese prative e le macchie di bosco dei monti Trevasco ed Alino, estensioni del monte Vaccaro.

Al di sotto del capoluogo, posto in posizione panoramica, si sviluppa il fondovalle della val Seriana, dove scorre la superstrada di scorrimento della valle Seriana che collega Bergamo con Clusone. Lungo questa arteria si trova Ponte Selva, ovvero la frazione più popolosa del comune e anche la prima che si incontra provenendo dal capoluogo orobico, che si presenta con un'unica soluzione di continuità abitativa con il vicino comune di Ponte Nossa, tanto da essere sovente scambiata come frazione di quest'ultimo centro. Risalendo la stessa strada, immediatamente dopo la diramazione per Clusone, mantenendosi lungo il corso del fiume Serio in direzione Valbondione, si incontra il bivio che permette di raggiungere il centro di Parre mediante la S.P. 48, che termina nell'abitato. Proseguendo invece sul fondovalle in direzione dell'alta val Seriana, tra prati e boschi si incontra la località di Campignano, alla quale fa seguito dopo circa un chilometro la frazione di Sant'Alberto, dove sono presenti numerosi insediamenti industriali, poco distante da cui, in posizione leggermente sopraelevata, si trova il piccolo borgo di Martorasco.

I confini amministrativi del comune sono quasi interamente definiti da limiti naturali, quali linee di impluvio, creste di montagne o corsi d'acqua. A Sud, in direzione del fondovalle seriano, è difatti il corso del fiume Serio a delimitare Parre da Clusone e, più a monte, da Piario; ad Ovest è il torrente Nossana, che scorre nella valle Dossana, a dividere le competenze comunali con quelle di Ponte Nossa e Premolo.

Il limite occidentale segue l'andamento di quest'ultimo torrente, risalendo fino alla località Piazza Manzone, da cui si sposta sul crinale che divide la valle stessa dalla sua tributaria val Gorgolina, e raggiunge la cima di Leten ( metri). A questo punto la demarcazione settentrionale è data dalla linea che funge da spartiacque con la Valcanale di Ardesio, ed è composta dalla catena che, proveniente dal pizzo Arera, include il passo del Re (unico collegamento diretto con Valcanale), la Cima del Fop ( metri), il Monte Secco ( metri) e il monte Vaccaro ( metri). I confini ridiscendono quindi lungo la costa di quest'ultimo, per giungere nei pressi della contrada di Martorasco al di sotto della quale si trova la piana alluvionale, dove è presente un insediamento industriale, che ricade però nelle competenze amministrative di Villa d'Ogna.

Ricchissima è l'idrografia. Oltre al Serio, che scorre lungo il fondovalle, sono presenti numerosi altri torrenti che raccolgono le acque provenienti da sorgenti e dai monti circostanti. Il principale è la Nossana, che scorre nella valle Dossana dove nella sua parte più a monte è interessata da fenomeno di carsismo, mentre in quella terminale dà luogo ad un acquedotto (ricadente però nelle competenze territoriali di Ponte Nossa) che, con una portata stimata tra i 900 ed i litri al secondo, soddisfa il fabbisogno idrico di persone nella provincia di Bergamo. Altri corsi d'acqua sono presenti sia nella val Fontagnone, che nasce sulle pedici del monte Trevasco e sfocia nel Serio a Nord del capoluogo, sia nella valle dei frati, che si scende dalla zona della cima del Vaccaro per gettarsi nel Serio presso la frazione di Sant'Alberto.

Storia L'oppidum degli Orobi

Il paese di Parre può vantare una storia tra le più datate dell'intera provincia bergamasca.

Tracce di frequentazioni preistoriche sono state rinvenute in grotte e cavità naturali (su tutte la "Buca di Lader") poste lungo le pendici del monte Trevasco, che sovrasta l'attuale centro abitato. Quest'ultimo monte difatti, grazie alla sua esposizione soleggiata e, soprattutto, alla sua ricchezza di minerali, ha da sempre favorito insediamenti stabili volti allo sfruttamento delle materie prime. Tra queste si segnalano il bronzo, il piombo, il ferro e la cadmea, ma anche la limonite, la siderite, la galena argentifera, la blenda e la calcopirite,. materiali molto frequenti anche nell'attigua Val del Riso. Le prime popolazioni stanziali furono i Celti Orobi.

In tal senso importantissimi sono stati i ritrovamenti rinvenuti in località Castello, un terrazzo di origine fluviale che, posto ad un'altezza di circa 580 m s.l.m. a Sud-Ovest dell'attuale abitato, domina il punto in cui la valle Dossana confluisce nella valle del Serio. Questa posizione permetteva il controllo della zona, fin dalla preistoria crocevia di scambi tra la pianura con l'alta val Seriana, la Valtellina, la Val di Scalve e la val Camonica.

I primi reperti, emersi nel 1883 durante una sessione di lavori agricoli, portarono alla luce un ripostiglio interrato, nel quale erano collocati numerosi manufatti in bronzo (ornamenti, utensili, frammenti, ma anche scorie di fusione), risalenti al V secolo a.C.. Tuttavia gran parte di questi (ben chilogrammi di materiale bronzeo) furono venduti dai proprietari, inconsapevoli del valore storico della scoperta, ad una fonderia, andando irrimediabilmente perduti. Solo una piccola parte venne salvata dall'intervento dell'archeologo Gaetano Mantovani che, avvisato della scoperta, corse ad acquistare ciò che era rimasto, donando il tutto al museo archeologico di Bergamo, dove tuttora sono custoditi..

Nel 1983, in occasione del centenario dei suddetti ritrovamenti, vennero organizzati ulteriori scavi, in funzione preventiva ad un piano di lottizzazione dell'area. Già dagli strati superficiali emersero frammenti ceramici dell'età del ferro, i quali spinsero i ricercatori a più approfondite ricerche. I risultati furono strabilianti, dal momento che venne riportata alla luce una realtà storica rimasta celata per secoli: un grande insediamento abitativo a pianta ortogonale, avente un'estensione di circa metri quadrati, fondato presumibilmente nella tarda età del bronzo. Gli scavi si protrassero fino al 1994 e permisero di scoprire una grande quantità di abitazioni,. strutture murarie, pavimenti lastricati e inghiottitoi naturali, ma anche reperti in ceramica e suppellettili vari. Tra questi, alcuni cocci di vasi decorati, risalenti ad un periodo compreso tra il X e il IX secolo a.C. e riconducibili alla Cultura di Golasecca, permettono di inquadrare gli abitanti del villaggio tra gli appartenenti della stirpe ligure-celtica. Tuttavia ben poco si conosce di loro, mancando completamente documenti scritti che ne attestino l'origine e la provenienza. Si presume però che il villaggio in questione sia quello citato dallo scrittore romano Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia:

Nell'ambito dei suddetti scavi, nel biennio 1989-1990 in località Botti, poche decine di metri più a monte della località Castello, emersero due strutture produttive connesse ad un'attività metallurgica databili all'età bronzo recente (XIII secolo a.C.), infossate e con differenti piani di uso. In esse, abbandonate verso il V secolo a.C., furono trovati molti reperti legati alle attività fusorie e di estrazione del metallo dal minerale, tra cui anche i processi di rifinitura meccanica degli utensili, quali affilatura con coti e lucidatura.

Anche il toponimo del paese ha origini celtiche e deriva dal lemma pa-ar, poi latinizzato in Parra. (divenuto poi Parre nel corso dei secoli), indicante un'estesa distesa erbosa o un grande campo, che effettivamente coincide con il luogo dove si sviluppò il primo nucleo abitativo. Altre teorie, pur concordando sulla matrice di origine, gli attribuirebbero invece il significato di luogo alto.

Nel corso della media età del ferro l'agglomerato urbano subì modifiche strutturali, assumendo un assetto regolare, con le abitazioni infossate ed aventi un orientamento Nord-Sud. Lo sviluppo maggiore avvenne nel periodo compreso tra la prima e la seconda età del ferro e la definitiva conquista romana in età augustea: in quel tempo Parre era l'avamposto delle popolazioni alpine verso lo sbocco della valle, una sorta di luogo di incontro tra le due realtà, soggetto all'influenza tanto dei Galli Cenomani e Insubri (commercialmente in competizione tra loro, tanto che negli scavi furono ritrovate 58 monete differenti, tra cui alcune di entrambe le tribù celtiche) quanto dei Romani. Questi ultimi influenzarono in modo sempre crescente gli usi e i costumi degli Orobi, tanto che tra il II ed il I secolo a.C., questi producevano manufatti in ceramica e decorazioni sul genere di quelli romani, ed utilizzavano la monetazione dell'impero. Tuttavia, per motivi ancora oscuri, l'abitato fu abbandonato per un paio di secoli, venendo poi nuovamente frequentato a partire dal II secolo.

Il Medioevo

Contestualmente al termine dell'impero romano, avvenuto nella seconda parte del V secolo, il borgo venne nuovamente abbandonato. L'abitato si sviluppò in posizione più settentrionale, in una zona solo parzialmente utilizzata durante il periodo imperiale, lasciando la località Castello in uno stato di abbandono, relegandola ad un ambito agricolo fino ai giorni nostri. Seguì un periodo di decadenza e instabilità: la situazione ritornò a stabilizzarsi con l'arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase "de facto" attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491. Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell'VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo.

Anche il primo documento scritto in cui si attesta l'esistenza del borgo risale a quel periodo: era l'anno 928 quando viene citata la Villa de Parre. Il nome del paese compare inoltre nel 1156 in un diploma redatto dall'imperatore Federico Barbarossa (atto che regolava la lavorazione dei metalli utilizzati per il conio delle monete), nel 1176 in una deposizione giurata, dove tale D. Giovanni da Bolgare afferma di aver assistito alla fondazione della locale chiesa di san Pietro, e infine nel 1202 quando Nantellino, conte di Parre, cede alcuni suoi diritti feudali mediante un atto compilato nella pubblica piazza, sotto il porticato della chiesa.