La coltivazione itinerante, detta anche agricoltura itinerante, è una tecnica di agricoltura usata fin dal neolitico e tuttora praticata in alcune aree del pianeta, in particolare dalle popolazioni che vivono ai bordi della foresta pluviale sempreverde (ad es. in Indonesia). Si tratta di una tecnica tipica dell'agricoltura familiare di sussistenza, basata sullo sfruttamento temporaneo di un appezzamento di terreno che, una volta esaurita la sua fertilità, viene abbandonato a favore di una nuova parcella.
Storia Già i primi agricoltori sperimentarono che la terra sfruttata per un raccolto, negli anni successivi dava un prodotto più scarso. In epoche in cui la terra era abbondante il primo rimedio fu quello di seminare in un altro appezzamento di terreno, in genere ottenuto disboscando aree forestali prossime a quelle prima utilizzate, per non dover spostare i villaggi, ma anche con delle migrazioni se necessario. La coltivazione itinerante anticipa in forma rudimentale quella che sarà la rotazione agricola.Sul medesimo terreno si realizza una rotazione delle culture, che richiedono componenti nutritivi complementari. Ad esempio nella rotazione triennale, consisteva nel piantare per tre anni due tipi diversi di cereali (a seconda delle zone, ad es. mais, grano, frumento) e il terzo anno lasciare a maggese, cioè a riposo. Questa tecnica veniva utilizzata perché, oltre a fare in modo che il campo si potesse sempre coltivare, rendeva molto di più.
Tecnica All'inizio della stagione secca avviene l'abbattimento di piccole parcelle della foresta secondaria attraverso i limitati mezzi delle popolazioni locali. Le ramaglie vengono incendiate, e le ceneri che si formano hanno un alto potere fertilizzante.
Poco prima dell'inizio della stagione piovosa vengono seminate diverse colture in consociazione. Molto spesso si tratta di specie amilacee da tubero (manioca, igname, taro, tannia), ma anche banano plantain, mais, arachide. La raccolta di queste specie varia a seconda del ciclo, dai 2-3 mesi fino a più di 24 mesi per le specie a ciclo lungo.
Vengono quindi ripetuti più cicli delle specie a ciclo breve all'interno di queste parcelle, il tutto caratterizzato da una "confusione" d'impianto: la consociazione non viene realizzata in maniera razionale come nell'agricoltura tradizionale, bensì in maniera disordinata. Ciò permette di limitare gli interventi per l'eliminazione delle erbe spontanee, di far sì che le varie specie possano esplorare il terreno e lo strato aereo secondo le proprie esigenze, e di limitare gli attacchi parassitari.
Nel giro di pochi anni la fertilità decade, quindi le parcelle vengono abbandonate per spostarsi in aree vicine non ancora disboscate. La foresta secondaria avrà una rapida ricrescita dalle ceppaie rimaste nel terreno. Questo continuo abbattimento della foresta e la sua conseguente ricrescita è in perfetto equilibrio, e quindi non viene arrecato un danno all'ecosistema foresta.
Note
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Categoria:Storia dell'agricoltura Categoria:Avvicendamenti colturali