La prima declinazione del greco antico, che corrisponde in tutto e per tutto alla prima declinazione latina, raccoglie i sostantivi maschili e femminili con il tema in -α. Ne esiste inoltre una sottospecie contratta (prima declinazione contratta).
Prima declinazione regolare - Caratteri generali La prima declinazione regolare (non contratta) si articola in due sottoclassi: l'una comprendente esclusivamente i femminili, l'altra comprendente i maschili, che nel nominativo, nel genitivo e nel vocativo singolare hanno le desinenze della seconda declinazione.
La struttura della prima declinazione greca risente, in attico, della caratteristica evoluzione fonetica dell'α in questo dialetto: nel greco attico, infatti, l'α lungo si muta sistematicamente in η, a meno che non sia preceduto da ε, ι o ρ, nel qual caso non muta di timbro (in questo caso si tratta del cosiddetto "alfa puro" assente del tutto nel dialetto ionico). Nel caso di α breve non intervengono ovviamente modificazioni, salvo quando, nel caso sia impuro, la desinenza flessiva lo allunga nei casi obliqui del singolare; tuttavia, l'accusativo plurale esce sempre in -ᾱς, con alfa lungo, in ogni caso. Da notare che molto spesso al duale del femminile la forma dell'articolo è quella maschile con il tema in -ο (nom. acc. τώ, gen. dat. τοῖν), della seconda declinazione, in luogo di quella femminile con il tema in -α (nom. acc. τά, gen. dat. ταῖν), della prima declinazione.
Sulla base delle alterazioni fonetiche dell'alfa lungo, i maschili e i femminili si classificano genericamente in "nomi in alfa puro", che conservano α in tutta la declinazione, poiché questa vocale è sistematicamente preceduta da ε ι e ρ, e "nomi in alfa impuro", che mutano α in η solo se lungo per natura o se allungato dalle terminazioni del genitivo e del dativo singolari. Ulteriori sottoclassi si rinvengono nella declinazione dei femminili.
Declinazioni dei femminili: sottoclassi I femminili si dividono in quattro sottoclassi: Femminili in alfa puro lungo (ᾱ), con la α lunga in tutto il singolare; Femminili in alfa puro breve (ᾰ̓), con la α in tutti i casi del singolare, breve nei casi retti (nominativo, accusativo e vocativo) e lunga nei casi obliqui (genitivo e dativo); Femminili in alfa impuro lungo (η), in cui l'α lungo passa a η in tutto il singolare; l'accusativo plurale esce sempre in -ᾱς, cioè con alfa lungo, senza passare mai a eta. Femminili in alfa impuro breve, che cambiano l'α in η solo dove le desinenze flessive lo allungano, cioè nei casi obliqui (genitivo e dativo) del singolare che escono in -ης, -ῃ; l'accusativo plurale esce sempre in -ᾱς, cioè con alfa lungo, e non passa mai a eta (-η).
Caratteristiche morfologiche e fonologiche della I declinazione femminile e maschile I temi in alfa α provengono da un originario suono vocalico definito "swa" (Ā, ā), ossia una A dal timbro lungo, tanto che nei gruppi di nomi femminili della I declinazione, in alfa impuro lungo, nei dialetti ionico-attici diventa un η.
In sostanza la I declinazione greca è definita "mista" in quanto comprende termini femminili e maschili, con tema apofonico in α, derivante dallo swa indeuropeo ā; e proprio per i fenomeni apofonici, i temi femminili variano dal gruppo dell'alfa puro all'alfa impuro, a loro volta lungo e breve. I sostantivi maschili sono un gruppo esiguo; con l'evoluzione del tema originario, la maggior parte dei sostantivi della I declinazione ha visto i temi in ᾰ̓ (con -ε,-ο nelle incisioni delle tavolette micenee). L' ᾰ̓ è usato anche i sostantivi che indicano un plurale anziché singolare, ma nella frase tali termini si costruiscono col verbo al singolare, e inoltre è usato per i nomi neutri, nel nominativo-accusativo al plurale.
Come detto, nei gruppi di nomi di alfa impuro lungo -ᾱ, questa si allunga al punto da diventare η, fenomeno tipico di declinazione attica, in cui molti esempi sono dati da nomi della II declinazione, come nel caso della trasformazione del termine λαός in λεώς (*λη + ος radice e tema + desinenza del nom. II declinazione + fusione degli incontri vocalici) = λεώς.
Per quanto riguarda il genitivo singolare, nell'originale indeuropeo, così come in forme arcaiche della declinazione latina (Pater famili + as), la desinenza era * swa + s (ās); nei sostantivi maschili invece, per analogia con la II declinazione dei temi in -o, hanno la deinenza -ου.
Per quanto riguarda il dativo singolare, alla stessa maniera di alcuni fenomeni arcaici nella declinazione latina, nell'originario indeuropeo era in *āi, e lo si ritrova nelle desinenze greche arcaiche -αι, -ηι, soprattutto nell'antica epica e lirica.. In seguito per normalizzazione della lingua, lo iota finale si sottoscrisse, di fatto la desinenza tipica del dativo di I e II declinazione avente lo iota sottoscritto, viene in -ᾳ (per la I declinazione femminile: α + αι, ossia tema + desinenza, incontro vocalico = ᾳ), e in (-ῴ per la II declinazione: o + οι ossia tema in omicron + desinenza, incontro vocalico = ῴ).
Per l'accusativo singolare -αν, nell'originario indeuropeo la desinenza era *am con m° ossia una sonante nasale labiale, che soprattutto nella III declinazione, nei diversi sostantivi con diverso tema, negli incontri con vocali o consonanti dà esiti diversi, divenendo vocale in incontro con consonante, e viceversa nell'incontro con vocale. Nel caso dell'accusativo della I declinazione la m° viene eliminata in fine di parola, e quindi si trasforma in una -ν, al contrario delle -m finali della declinazione latina (puella-m), la vocale non subisce allungamenti o riduzioni di quantità, e conserva la quantità del tema del sostantivo, che sia in -α lunga o breve.
Per quanto riguarda la declinazione plurale dei sostantivi femminili: Il nominativo greco cambia rispetto alle terminazioni originarie in *as di derivazione indeuropea, sia per differenziarsi dalla desinenza del genitivo singolare, e per analogia ai sostantivi del nominativo plurale della II declinazione in -οι (originale indeuropeo *oi); inoltre ciò ha prevalso anche sulle differenti desinenze del nominativo plurale della III declinazione, aventi origine nelle desinenze indeuropee *os - *es. In sostanza la desinenza al nominativo plurale, della I declinazione sia femminile che maschile, viene dall'originale *ai con α breve, abbreviatosi per questioni dell'accento in riferimento alle regole della legge del trisillabismo circa i dittonghi finali, essendo dunque in finale assoluta di parola, e per ragioni metriche.
Il genitivo plurale sia per la femminile che la maschile, è in -ων, derivato dall'originale indeuropeo *som con m° sonante; tale desinenza era tipica anche dei dimostrativi, quindi fenomeno esistente anche per l'articolo determinativo greco. Nella costruzione della desinenza, seguendo i fenomeni morfologici di incontro vocalico e caduta del sigma intervocalico -σ: α (vocale tematica) + σομ > α + ομ (cade sigma intervocalico + fusione dell'incontro vocalico di α + o) > ωμ (μ finale in greco si trasforma in ν) questo per fenomeno di adattamento, che nel greco antico coinvolge principalmente la μ finale e interconsonantico con labiale o dentale, per ragioni eufoniche e di pronuncia (es: μ + τ = ντ) > -ων. Il sigma intervocalico infatti fa parte delle consonanti fricative, che con i secoli si sono evolute in fricative più deboli, come -h (da non confondere con -η), tendenti a scomparire per un punto di vista pratico nella grammatica. Le fricative del sigma intervocalico furono conservate nel greco antico solo per i tempi verbali riguardanti un'azione del passato, come l'aoristo sigmatico e il futuro perfetto. Il sigma rimane nella parola solo quando è in inizio + un sigma secondario, formatosi da occlusiva + aspirazione semivocalica (*δj, δϝ, tj, tϝ), cioè quando l'accento originario + sulla prima delle due sillabe che vanno a contrarre mediante la vocale; in tal caso l'accento acuto diventa circonflesso in base all'esito della stessa contrazione, avvenuta all'interno di parola. Se l'accento originario è posto sulla seconda delle sillabe che subiscono la contrazione incontrandosi, questo diventa acuto sulla vocale esito della stessa contrazione. Es: per il primo caso: τῶν ᾰ̓ληθειῶν (accento sulla penultima sillaba, nella contrazione del tema in α + vocale iniziale della desinenza del genitivo plurale + accento acuto sulla radice -ει per legge del trisillabismo, si sposta e avviene la contrazione con allungamento di compenso, in seguito alla caduta di sigma intervocalico < *ᾰ̓ληθέι + σωμ = ᾰ̓ληθει.Per il secondo caso: βασιλέων (genitivo plurale III declinazione < *βασιληϝ + ων: cade il digamma ma non avviene contrazione). Rimanendo alla I declinazione femminile, un altro esempio di accento che si mantiene acuto anziché circonflesso, come vuole la prassi normalizzatrice della declinazione greca attica, il genitivo plurale di ἀλήθεια nello ionico (da non confondere con il dialetto attico) può essere sia ἀληθειῶν (con contrazione e trasformazione in accento circonflesso) che ἀληθειέ͜ων (done non avviene contrazione, l'accento rimane acuto, pur spostandosi di sede per legge del trisillabismo, ma avviene sinizesi tra vocale tematica e desinenza per ragioni metriche). Lo stesso fenomeno di non contrazione, nel dialetto ionico, avviene nel dativo plurale: ἀληθείῃσῐ / ἀληθείῃσῐν / ἀληθείῃς / ἀληθείαις; in queste diverse soluzioni declinatorie, la legge del trisillabismo e di Osthoff sono sempre rispettate. Non sempre l'α si fonde con -ο creando la vocale lunga ω, nei casi arcaici come in Omero, il genitivo di χώρα è χωράων., e nello ionico verrebbe χωρεών, con α abbreviatasi in ε al posto di η per questione della legge di Osthoff (*-ηων > -εων), da non confondere in questo fenomeno con la legge del trisillabismo; e con l’accento rimanente sull’alfa per questioni proprie della legge del trisillabismo che può spostarsi in avanti solo di una quantità. Tuttavia nella declinazione femminile un termine come questo, nel genitivo plurale vede la fusione di α + ω, ed essendo un termine parossitono (accento sulla penultima, quindi su α), questo stesso da acuto diventa circonflesso = χωρῶν, sempre seguendo le regole delle leggi di limitazione nel greco antico e la legge del trisillabismo. In alcuni casi arcaici, come in Omero ed Erodoto, non avviene contrazione e le desinenze sono in -ηων, oppure in -εων dove avviene abbreviazione di vocale per legge di trisillabismo, poiché altrimenti la parola avrebbe più di 3 tempi quantitativi. L'accento circonflesso, nei nomi di I e II declinazione è sempre presente nel genitivo plurale -ῶν per effetto di caduta di sigma intervocali (*-σωμ > *-ά della vocale tematica + σων = contrazione e caduta di una sillaba per rientrare nella legge del trisillabismo, con allungamento di compenso della vocale contratta e trasformazione dell'accento da acuto in circonflesso). Di fatto l'accento è sempre perispomeno, essendo nella penultima sillaba della parola parossitona..
Per quanto riguarda il dativo e l'accusativo al plurale, il primo presenta la desinenza in -αις per analogia con le desinenze della II declinazione (tenendo conto che i nomi di questa declinazione hanno i temi in -ε, -ο), questa desinenza è molto frequente nella declinazione attica, mentre nel dorico veniva in -αισι(ν), dunque in forma allungata, perché con una sillaba in più nella vocale -ι in fine di parola. Anche nella poesia attica, come nel caso di Omero, esistevano forme allungate del dativo plurale, soltanto che si usava lo iota sottoscritto e avveniva il fenomeno della legge di Osthoff: -ῃσι(ν).