La pranoterapia è una pratica di medicina alternativa che consiste nell'imposizione delle mani in corrispondenza della parte malata allo scopo di permettere il passaggio di prana (un supposto "soffio vitale") tra il corpo dell'operatore e quello del paziente. Chi pratica la pranoterapia si definisce pranoterapeuta o pranoterapista. Non esiste alcune prova o riscontro scientifico che ne attesti l'efficacia ad eccezione dell'effetto placebo."Pranoterapia" di Maurizio Rondanini, www.cicap.org

La pranoterapia si differenzia dalla pratica simile del reiki, al di là della terminologia utilizzata (prana e ki sono concetti paragonabili), in quanto nella pranoterapia si presuppone un passaggio di prana tra il corpo dell'operatore e il corpo del paziente mentre nel reiki l'operatore è considerato un mezzo per il presupposto passaggio di Rei, intesa come energia formante l'universo, e il paziente.

La pranoterapia non va confusa con il Pranic Healing, che è una disciplina spirituale complessa, basata anch'essa sul prana, ma che utilizza il concetto in modo differente ed elabora diverse tecniche oltre alla semplice imposizione delle mani.

Etimologia Il termine deriva dal sanscrito prāṇa (“soffio vitale, energia vitale”) e dal greco antico therapeía (“cura”), quindi «trattamento curativo basato sull'impiego di energia vitale». Secondo la filosofia indiana, il prāṇa rappresenterebbe le cinque forme fondamentali di energia vitale del corpo, assorbite attraverso la respirazione o mediante i chakra (centri di trasformazione dell'energia) e distribuite all'intero organismo. In tale prospettiva, ogni individuo emetterebbe un campo energetico percepibile dal pranoterapeuta attraverso le mani, con sensazioni differenti a seconda che si tratti di una condizione di equilibrio, associata al benessere, o di squilibrio, associata a uno stato di alterazione. In quest'ultimo caso, mediante specifici punti di intervento e particolari movimenti delle mani mantenute a distanza variabile dal paziente, l'operatore sarebbe in grado di ristabilire l’equilibrio energetico.

Presupposti filosofici ed effetto placebo La pranoterapia si fonda su basi filosofiche; tratto distintivo della pranoterapia è dato dalla gran parte di quei guaritori che, operando con l'imposizione delle mani, attribuiscono questa loro supposta capacità guaritrice ad un qualcosa (che alcuni chiamano "fluido", altri "forza" e altri "energia") che proverrebbe dall'interno del proprio corpo e, attraversando le mani, entra nel corpo del ricevente. Il termine "prana", introdotto per dare un nome a questo "qualcosa", è stato accolto con grande successo da numerosi guaritori italiani senza però mutuarne il significato religioso induista..

La pranoterapia si basa sui seguenti presupposti: che esista il prana (o comunque un "fluido", una "forza" o un'"energia" a cui si può dare il nome di prana) il quale è presente in ogni corpo umano e in ogni organo del corpo umano, in maggiore o minore quantità da individuo a individuo e da organo a organo; che il prana in un corpo o in un organo possa trovarsi in stati di maggiore o minore equilibrio, fino a trovarsi in stati di maggiore o minore squilibrio, e che all'equilibrio di prana corrisponda il benessere (del corpo o dell'organo) mentre allo squilibrio di prana corrisponda il malessere e addirittura la malattia; che il prana si possa trasferire dal corpo dell'operatore al corpo del ricevente tramite l'imposizione delle mani in corrispondenza del malessere e che questo trasferimento possa riportare l'equilibrio nel prana (e quindi il benessere) di chi riceve. Il primo punto fa parte della sfera religiosa o spirituale di una persona e dunque si trova al di fuori dell'indagine scientifica.

Il secondo punto, sostenendo che l'origine dei malesseri e delle malattie sia da attribuire a squilibri di una presunta "forza" o "energia" interna all'organismo, entra già in conflitto con la medicina in quanto è ormai provata l'esistenza di agenti patogeni (ossia in grado di causare malattie) la cui origine è esterna all'individuo.

Il terzo punto si può comunque sottoporre ad analisi sperimentale ed infatti sono stati effettuati diversi esperimenti volti a verificare se questo supposto passaggio di prana può migliorare le condizioni di un paziente, ma l'unica prova di efficacia riscontrata su pazienti sottoposti a pranoterapia è la stessa di un placebo.

Trattamenti Secondo la delibera del Consiglio regionale toscano n.1 del 28 gennaio 2009, il professionista di prano-pratica può operare secondo le seguenti competenze:

Il presupposto fondamentale nell'evoluzione di questa definizione è che l'operatore non interviene per ripristinare uno stato di benessere partendo da uno stato di malessere (ossia non cura e non può curare nel senso medico del termine), bensì interviene per mantenere e rafforzare uno stato di benessere già esistente; in questo senso la prano-pratica è considerata, insieme con altre discipline definite "bionaturali", una medicina complementare dalla regione Toscana.

Storia

Pratiche riconducibili alla imposizione delle mani e all'idea di trasmissione di una forza vitale sono attestate, con forme e interpretazioni differenti, in numerose tradizioni culturali e religiose del mondo. Tali pratiche compaiono soprattutto in contesti sciamanici, nelle medicine tradizionali orientali e in ambito religioso occidentale, dove l'atto del contatto o della prossimità delle mani è stato associato a funzioni di guarigione, benedizione o riequilibrio. La pranoterapia moderna si inserisce in questo orizzonte più ampio, rielaborando in chiave contemporanea concetti e tecniche già presenti in diverse culture.

Origini e diffusione in Italia Il fenomeno della pranoterapia in Italia si sviluppa a partire da pratiche tradizionali di guarigione popolare basate sull'imposizione delle mani, successivamente reinterpretate in chiave energetica e sistematizzate in ambito moderno.Cfr. Maria Luisa Giordano, L'uomo che si fa medicina. La mia esperienza di pranoterapeuta e gli insegnamenti di Rol, L'Età dell'Acquario, Torino 2004

Il primo centro di pranoterapia in Italia nasce a Torino negli anni 1970, contribuendo tra le altre cose alla diffusione del termine “pranoterapia” nel linguaggio comune.Ufficialmente è attestata come entrata nell'uso a partire dal 1981. Si veda il sito Vocabolario Sabatini-Coletti. Negli anni 1980 la parola "pranoterapia" conosce un successo dapprima presso gli stessi guaritori italiani che già operavano tramite imposizione delle mani e in seguito, grazie al rilievo mediatico delle pubblicità di numerosi pranoterapeuti, trasmesse dalle prime televisioni locali, la pranoterapia entra rapidamente nella cultura italiana, dapprima come fenomeno di costume (sono molti infatti coloro che si propongono come improbabili cartomanti-pranoterapeuti o astrologi-pranoterapeuti).

Negli anni '80 fu aperto a Milano il primo istituto clinico in Europa costituito per studiare la pranoterapia al servizio degli animali, diretto da Danilo CodazzaProfessore di veterinaria presso l'Università degli Studi di Milano., dando vita al primo Istituto di Applicazione di Energia Bioradiante su piccoli e grandi animali.Maria Luisa Giordano, L'uomo che si fa medicina. La mia esperienza di pranoterapeuta e gli insegnamenti di Rol, L'Età dell'Acquario, Torino 2004

La pranoterapia si propone come continuazione ed evoluzione di antiche pratiche tradizionali, presenti solitamente nelle campagne italiane, usate da guaritori che operano con l'imposizione delle mani; integra la tradizione, generalmente legata alla dimensione soprannaturale e alla superstizione, tentando di dare una spiegazione scientifica o presunta tale del fenomeno, assorbendo talvolta le ipotesi del "magnetismo animale" dal mesmerismo e talvolta le ipotesi "energetiche" dalle filosofie orientali, che dalla fine del XX secolo stanno influenzando la medicina alternativa occidentale; a partire dagli anni 1990 la pranoterapia si manifesta come una realtà rilevante in Italia. Nonostante l'origine recente della parola, il fenomeno ha raggiunto una rilevanza tale che in italiano si usa chiamare col nome "pranoterapia" anche tutte quelle pratiche che presumono la guarigione tramite il semplice contatto delle mani di una persona, ritenuta dotata di qualche potere taumaturgico, con la parte malata.

Ad oggi, in Italia, la prano-pratica è regolamentata come professione solamente nella regione Toscana come disciplina bionaturale.Legge regionale toscana n. 2/2005 e successiva delibera del Consiglio regionale toscano n.1 del 28 gennaio 2009.

Profilo degli operatori Ad alcuni operatori è stato chiesto in che modo hanno scoperto di poter trasferire il loro prana; queste sono state le loro risposte: incontrando un altro pranoterapeuta 28% a seguito di una malattia/trauma personale 23% a seguito di una malattia/trauma altrui 12% per caso 12% familiarità/ereditarietà 8% altro 17% Il 76% degli intervistati sostiene inoltre di aver scoperto questa capacità in età adulta.

Ipotesi I pranoterapeuti avanzano alcune ipotesi per avvalorare il presunto funzionamento della pranoterapia,S. Locke - D. Calligan, Il guaritore interno, Giunti, Firenze 1990. quelle tra loro più condivise, pur non essendo alcuna di esse scientificamente provata, sono le seguenti:

Ipotesi psicosomatica Secondo questa ipotesi, priva di riscontri oggettivi, ogni malattia sarebbe psicosomatica in quanto la costituzione psicofisica del malato potrebbe avere un peso nell'insorgenza e nel decorso delle affezioni, ogni patologia influenzerebbe poi anche la psiche.

Le affezioni psicosomatiche sarebbero perciò dovute ad uno squilibrio di quello che i pranoterapeuti chiamano sistema psico-neuro-endocrino-immunologico che, quando si protraesse nel tempo e superasse la soglia di tolleranza, diventerebbe la causa o la concausa del disturbo fisico. Su questa convinzione si basano molte ricerche volte a trovare il nesso causale fra stress e malattia.

Secondo i pranoterapeuti la pranoterapia, e il trattamento aurico in particolare, comporterebbero non soltanto cambiamenti fisici ma anche psicologici, mentali ed emotivi, nel paziente. Il primo passo per raggiungere la buona salute consisterebbe nel non negare l'esistenza di un problema e nel non reprimere i sentimenti che questo suscita. La strada che conduce alla guarigione si articolerebbe poi in sette tappe, che ricalcano lo schema formulato da Elisabeth Kübler Ross sugli stadi della morte.

La Kubler Ross ha individuato cinque fasi di avvicinamento alla morte in malati terminali: il rifiuto la rabbia il patteggiamento la depressione l'accettazione

Nel percorso verso la salute vi sono altre due tappe successive: la rinascita la ristrutturazione

Ipotesi energetica Quest'ipotesi, anch'essa priva di riscontri oggettivi, si basa sull'assunto che ogni cosa nell'universo sia costituita da una particolare forma di energia e che quindi anche l'uomo sarebbe il prodotto di cosiddetti campi energetici.

Nella tradizione indiana quest'energia prende il nome di prana da cui il nome di pranoterapia, ed è considerata l'elemento base delle diverse forme di vita.

Secondo questa ipotesi, esisterebbero dei micro campi magnetici causati dal flusso di entità chiamate biofotoniF. A. Popp, Nuovi orizzonti in medicina. La teoria dei biofotoni. Nuova IPSA, Palermo 2003., servendosi di una cosiddetta immunoneuromodulazione farebbe attivare le difese immunitarie dell'organismo mediante la stimolazione delle zone linfatiche e di riflessi nervosi e farebbe avvenire la liberazione di "endorfine". In base a ciò, l'azione riequilibratrice energetica, si servirebbe dei chakra, che sarebbero delle specie di centraline bioenergetiche del corpo umano.