La sinistra comunista "italiana" è una corrente del movimento rivoluzionario comunista internazionalista. Si formò in quanto tale a partire dal 1911 all'interno del Partito Socialista Italiano, ma ebbe una lunga gestazione prima della fondazione del partito (1892). Dal 1919 aderì alla Internazionale Comunista (formalmente nel 1920) e nel 1921 fondò il Partito Comunista d'Italia - Sezione della Internazionale Comunista. Uno dei capi storici della corrente fu Amadeo Bordiga (1889-1970), motivo per il quale la tendenza della sinistra comunista italiana è spesso identificata riduttivamente con il nome di bordighismo.

Le origini In Italia i contatti dei socialisti con la Prima Internazionale furono caratterizzati da una varietà di posizioni in massima parte non legate al "socialismo scientifico" ma all'anarchia (Bakunin, e in seguito Cafiero, Malatesta). Le prime manifestazioni di un programma socialista furono rappresentate dal giornale La Plebe, fondato da Enrico Bignami nel 1868, dal Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna organizzato da Andrea Costa nel 1881 e dall'astensionista Partito Operaio Italiano nato nel 1882 per iniziativa della citata "La Plebe" e del Circolo operaio di Milano.

Nel Congresso del POI (Partito Operaio Italiano), destinato a divenire il Partito dei Lavoratori Italiani prodromo del Partito Socialista Italiano, celebrato nel 1892 a Genova nella sala Sivori, i marxisti (in prevalenza rappresentati da Filippo Turati) prevalsero sulle correnti anarchiche e operaiste che in quel contesto non diedero seguito a un'organizzazione unitariaFrancesco Leoni, Storia dei partiti politici italiani, Guida Ed, 2001, pp. 225-227, ISBN 8871884957. Erano gli anni che videro la luce delle prime Camere del Lavoro (Milano, Torino e Piacenza), cui seguirono numerose altre negli anni immediatamente seguenti. Molti erano i giovani iscritti nelle file socialiste, e furono proprio questi che nel Congresso di Imola del 1902 si opposero fermamente all'autonomia del gruppo socialista in Parlamento dal Partito, un'ipotesi perseguita dalle componenti di avvocati e intellettuali. Tra questi giovani emerse negli anni seguenti la Sinistra "italiana", sia nelle prime forme di frazione sia poi nella costituzione del Partito Comunista d'Italia.

Una Sinistra che prendesse come riferimento globale il programma di Marx ed Engels nacque solo a partire dal 1911, sullo sfondo delle lotte proletarie di inizio Novecento. Essa si formò come corrente organizzata in opposizione ai riformisti entro il Partito Socialista riunito al Congresso di Milano. Uno scontro durissimo si sviluppò per l'appunto intorno alla Federazione Giovanile Socialista, vista dalla Destra come organismo "culturale" del partito, mentre la Sinistra la vedeva come palestra di lotta rivoluzionaria. I giovani della Federazione erano impegnati di fatto in una battaglia antiriformista, come ricorda Amadeo Bordiga nella Storia della Sinistra Comunista, anche se non avevano ancora maturato un proprio profilo programmatico.

Nel 1911 la Sinistra si rafforzò nella lotta contro la Guerra di Libia e, nel 1912, al Congresso di Reggio Emilia del Partito Socialista, si configurò, con ampia presenza di giovani, come corrente organizzata (Frazione Intransigente Rivoluzionaria) nella lotta contro la destra riformista. Mentre a Napoli la destra della sezione del PSI formava un blocco con massoni e borghesi anticlericali, i socialisti intransigenti rifiutarono la manovra uscendo dalla sezione pur proclamandosi parte del partito e fondando, con l'apporto fondamentale di Amadeo Bordiga, il Circolo socialista rivoluzionario Carlo Marx. Nel Congresso di Ancona, i marxisti si batterono per la difesa del programma rivoluzionario contro la destra storica del PSI. La Sinistra Comunista si delineava così con precisione come corrente marxista rivoluzionaria.

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, i partiti della Seconda Internazionale votarono i crediti di guerra e, nel 1915, in Italia la Sinistra fu isolata nel sostenere il disfattismo rivoluzionario, mentre gli interventisti (con a capo Mussolini) uscirono dal PSI e la direzione del partito escogitò l'ambigua formula "né aderire né sabotare". Tra il 1915 (settembre) e il 1916 (aprile) si svolsero le conferenze internazionali semiclandestine di Zimmerwald e di Kienthal. Sul problema della guerra si delineò una saldatura della sinistra internazionale, da Lenin e Lev Trotsky a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. La Sinistra italiana fu sulle stesse posizioni: "feroce intransigenza" nella difesa delle "frontiere ideologiche" del comunismo contro il disastro della socialdemocrazia con la formula espressa da Lenin: "trasformare la guerra imperialista in rivoluzione proletaria". Quando nel 1917 in Russia esplose la Rivoluzione di Ottobre, la Sinistra italiana fu l'unica corrente al mondo a riconoscere nel bolscevismo l'avanguardia della rivoluzione mondiale e non un fatto nazionale. Il bolscevismo, disse la Sinistra, "è pianta di ogni clima": con l'Ottobre Rosso, "la rivoluzione sociale internazionale è all'ordine del giorno della storia".

La Frazione Comunista Astensionista Al XV Congresso socialista nel 1918, la Sinistra si schierò senza compromessi con le tesi di Lenin e spinse il partito ad appoggiare la rivoluzione internazionale. L'unità del partito venne mantenuta dalla Destra solo grazie a compromessi che eludevano le questioni teoriche, mentre il gruppo parlamentare agì in completa autonomia. Il problema, affermò la Sinistra, è di "vedere quale delle tendenze è sulla linea del Programma del Partito e corrisponde alle finalità che esso si propone".

Il 1919 fu un anno di grandi scioperi in Italia e di moti rivoluzionari in Germania e Ungheria. I capi spartachisti furono assassinati, mentre a Budapest venne proclamata la Repubblica dei Soviet. Il Soviet, osservò la Sinistra, è un organismo immediato che rappresenta il momento del dualismo di potere: può nascere solo in parentesi temporali in cui i meccanismi democratici non sono ancora spezzati ma viene già messa all'ordine del giorno la questione del rovesciamento delle vecchie classi. Soviet sarà dunque il giornale della corrente. Su questo terreno si sviluppò la polemica con L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci, con i Consigli di Fabbrica e la loro concezione gradualistica della rivoluzione.

All'interno del PSI la Sinistra prese il nome di Frazione Comunista Astensionista e sostenne una politica antiparlamentare a favore di un Fronte di azione comune dal basso di tutti gli sfruttati, su problemi concreti. Questo a differenza del Fronte unico rivoluzionario sostenuto da anarco-sindacalisti, anarchici e socialdemocratici, alleanza fittizia fra correnti politiche diverse e incompatibili. Nel marzo dello stesso anno fu fondata l'Internazionale Comunista, come base per il partito comunista mondiale.

Mentre gli scioperi continuavano imponenti, scoppiò la polemica: "Preparazione rivoluzionaria o preparazione elettorale?" La Sinistra intensificò la sua battaglia contro quella che definì sprezzantemente la "cloaca" parlamentare e delineò il suo programma: Ferma proclamazione delle proprie basi teoriche: il comunismo come programma affermatosi con Marx ed Engels. L'Internazionale non è semplicemente un risultato specifico della rivoluzione in Russia ma rappresenta, al di sopra dei confini, il processo mondiale rivoluzionario in stretta aderenza con i principi marxisti rinnegati dalla Seconda Internazionale. Rigorosa selezione dagli elementi opportunisti per l'affermazione del movimento comunista internazionale. Negazione della visione gradualistica della rivoluzione. Riaffermazione senza mezzi termini della necessità della conquista e del mantenimento del potere attraverso il maneggio dello strumento statale, eredità delle società divise in classi che dovrà estinguersi con la scomparsa delle stesse. Funzione primaria del partito come direzione rivoluzionaria; conquista dell'influenza sulla parte decisiva del proletariato anche attraverso i sindacati.

La fondazione del Partito Comunista d'Italia

Il II Congresso dell'Internazionale Comunista, svoltosi nel 1920, rappresentò il punto più alto raggiunto dall'impostazione teorica e dalla coerenza organizzativa nella storia delle tre Internazionali prima della loro degenerazione. Teoria, principi, fini, programma e tattica si integravano in un complesso di tesi perfettamente valide per l'intero movimento indipendentemente dalle località. L'appello (a Baku, nel congresso loro dedicato) ai popoli d'Oriente per la lotta rivoluzionaria di liberazione nazionale si integrò con i compiti del proletariato occidentale per la "guerra senza quartiere al capitalismo". Al Secondo Congresso, la Sinistra italiana collaborò con Lenin alla definizione dei 21 punti di adesione. Non si trattava di questioni formali, ma di metodo e di principio: secondo la Sinistra l'Internazionale non poteva continuare ad essere un'aggregazione di tendenze o di partiti nazionali, ma doveva avviarsi verso il partito unico mondiale con le sue sezioni nei vari paesi. L'importanza di questa impostazione si rivelerà fondamentale quando invece l'Internazionale diverrà un'aggregazione di partiti nazionali e la sua direzione, con la sconfitta della rivoluzione in Occidente, dovrà cedere alle esigenze dello sviluppo del capitalismo in Russia, mistificato come costruzione del "socialismo in un solo paese".

Al Congresso di Livorno, nel 1921, la Sinistra Comunista si staccò dal vecchio PSI per fondare, sulla base dei "21 punti" dell'Internazionale, il Partito Comunista d'Italia – sezione dell'Internazionale Comunista. Il partito appena costituito fu subito posto di fronte alla necessità di ingaggiare complesse battaglie su tutti i fronti:

Sindacale, sostenendo la massima unità fra i proletari in un fronte di battaglia contrapposto a quello della classe dominante. Politico, lottando sia contro il fascismo che contro i riformisti i quali si contrapponevano ad esso sul piano legalitario. La Sinistra sostenne che, contrariamente alle apparenze, il fascismo non era un fenomeno "arretrato" ma una manifestazione moderna della dominazione di classe borghese, un'esigenza razionalizzatrice, sia per fronteggiare la crisi storica del capitalismo sia, di conseguenza, per fronteggiare la capacità di lotta del proletariato. Militare, sostenendo, la necessità della preparazione alla lotta armata, non come coagulo di molte tendenze politiche come quella degli "Arditi del popolo" ma con un inquadramento militare centralizzato ed efficiente e strettamente controllato dal partito di classe. Questa posizione non era condivisa dall'Internazionale comunista, che comparava semplicemente il fascismo alla "guardia bianca" che organizzava la reazione controrivoluzionaria in Russia, come si arguisce dall'incontro di Nikolai Bucharin con Ruggero Grieco (Eros Francescangeli: Gli Arditi del popolo). Internazionale, lottando strenuamente in tutte le sedi contro le deviazioni tattiche, come per esempio l'interpretazione errata della questione del Fronte Unico. Esso non doveva essere inteso come "blocco" fra formazioni politiche diverse ma come azione fisica comune tra tutti i proletari, indipendentemente dall'organizzazione in cui militano. I fronti, secondo la Sinistra, si sarebbero rivelati ciò che veramente erano, delle alleanze antifasciste, partigianerie a favore di un ramo della borghesia contro un altro ramo.

La controrivoluzione