La musica microtonale è la musica che utilizza i microtoni — intervalli musicali minori di un semitono appartenente al sistema equamente temperato, o come disse Charles Ives, le "note tra le fessure" del pianoforte.

Terminologia Mentre la definizione del termine "microtonale" presentata sopra non è modificabile, riflettendo un severo giudizio verso il temperamento equabile inteso come un particolare e ridotto punto di vista, in realtà i musicisti si trovano generalmente suddivisi fra tre differenti definizioni di microtonalità.

Microtonalità come utilizzo di intervalli "piccoli"

È la definizione più ovvia, microtonalità, (dal greco mikro, "piccolo"), come utilizzo di intervalli più piccoli dei toni e semitoni appartenenti alla tradizione compositiva della cultura occidentale-europea, sebbene l'uso di tali intervalli sia una caratteristica tipica di molte musiche etniche.

Microtonalità come utilizzo di intervalli o accordature "insolite"

In una seconda definizione, che si lega alla precedente e la espande, la microtonalità è l'uso di qualsiasi intervallo o sistema di accordatura considerato "inusuale" o "diverso" in un determinato contesto culturale—in molti contesti del XX e XXI secolo, ad esempio, ciò vale pressoché per qualunque accordatura per tastiera o chitarra diversa dalla divisione dell'ottava in 12 semitoni uguali (12 toni equamente temperati, o 12-tET). Ciò è ben espresso dal concetto del compositore Ivor Darreg di "xenarmonia", dal greco xenia (ξενία, ospitalità) o xenos (ξένος, straniero), il quale deriva dal tentativo di descrivere questo tipo di microtonalità attraverso la trasformazione di un detto del poeta latino Terenzio, "nulla di ciò che è umano mi è alieno", in "nulla di ciò che si riferisce all'intonazione mi è alieno".

Microtonalità come un continuum o una dimensione musicale

In una terza definizione, la microtonalità è semplicemente la dimensione o il continuum di variazione tra gli intervalli e i sistemi di accordatura, comprendendo in questo modo tutta la musica".

Tuttavia la seconda di queste definizioni presenta delle contraddizioni con la prima. Infatti, poiché le composizioni di Claude Debussy per toni interi (sei toni per ottava, 6-tET) si basano sui dodici semitoni convenzionali nella musica occidentale, la prima definizione escluderebbe tale musica dall'essere considerata "microtonale" sebbene essa sia "insolita" rispetto alla tipica musica occidentale e quindi microtonale considerando la seconda definizione. Inoltre, se si considera "musica microtonale" solo la musica che suona udibilmente differente dalla musica convenzionale occidentale, allora la musica diatonica di limite 5 (basata sui rapporti semplici ottenibili tramite i numeri da 1 a 5 e sui loro esponenti naturali) e quella basata sull'accordatura mesotonica non andrebbero ritenute microtonali, mentre la prima definizione le definisce tali poiché utilizzano intervalli più piccoli del semitono convenzionale.

Probabilmente la miglior definizione di "musica microtonale" rimane la prima, ovvero: "tutta la musica che si distanzia in qualunque modo dai dodici toni correntemente utilizzati nel sistema occidentale". Ciò esclude le composizioni a toni interi di Debussy, ma include essenzialmente tutta la musica non occidentale, le accordature antiche e la musica sperimentale.

Il termine "musica microtonale" si può quindi riferire a qualunque musica la cui accordatura non si basa sui dodici semitoni equamente temperati, come: la musica occidentale, basata sull'accordatura naturale la musica basata sul temperamento mesotonico la musica gamelan indonesiana la musica classica indiana la musica araba la musica creata con un theremin la musica blues

Le scale microtonali che vengono suonate in modo contiguo sono "cromaticamente microtonali", mentre quelle che non lo sono utilizzano i vari toni contigui come versioni alternative di intervalli più ampi (Burns, 1999). I suoni che uno strumento microtonale appositamente progettato può produrre si collocano su divisioni alternative di intervalli come l'ottava. Ad esempio, un musicista microtonale può suonare in un sistema che suddivide l'ottava in 17, 19 o 22 parti uguali. La ragione che lo spinge a fare ciò è che ogni particolare divisione dell'ottava impone l'utilizzo di alcune armonie, mentre impedisce l'uso di altre. Ad esempio, la scala a diciannove toni permette di utilizzare molte variazioni armoniche esotiche come quelle che si sentono nella musica medio orientale, mentre la scala a 31-tET suona rilassante, "come un arcobaleno" (Jonathan Glasier & Ivor Darreg).

Storia

Se si definisce microtonale ogni accordatura che evita di conformarsi ai dodici toni equamente logaritmici della musica contemporanea europea e nordamericana, allora ciò vale per la maggior parte della musica occidentale nel corso di tutta la sua storia, poiché l'utilizzo europeo dei dodici toni per ottava rappresenta un'innovazione recente, che risale al tardo Rinascimento. I primi brani che sfruttano la possibilità di impostare una nuova tonalità su ognuno dei dodici gradi della scala cromatica, infatti, si trovano nella letteratura per liuto e chitarra: si ricordano i ventiquattro dittici passemezzo-saltarello che compongono il Libro de intabulatura di liuto (1567) di Giacomo Gorzanis, le ventiquattro suites del Libro d’intavolatura di liuto, nel quale si contengono i passemezzi, le romanesche, i saltarelli et le gagliarde et altre cose ariose composte in diversi tempi (1584) di Vincenzo Galilei, e le ventiquattro passacaglie in tutti i toni maggiori e minori che aprono il Libro primo di chitarra spagnola (1640) di Angelo Michele Bartolotti. Anche Marin Mersenne, nel secondo libro dellHarmonie Universelle (1636), dedicato al liuto e alla chitarra, spiega come in questi strumenti (così come nelle viole da gamba) la suddivisione della tastiera venga realizzata dai liutai secondo il temperamento equabile. Mersenne si preoccupa anche di fornire una dimostrazione matematica su come le differenze tra la scala naturale e quella scala temperata siano praticamente impercettibili, oltre a spiegare come questa suddivisione dell'ottava non sia una sua invenzione, ma sia già efficacemente utilizzata da liutai e musicisti.

La musica più antica di cui esiste una documentazione scritta pare sia l'Inno di Hurrian. Questa musica fu probabilmente microtonale, sebbene la sua interpretazione sia stata oggetto di disputa.

È noto dalle tavolette cuneiformi babilonesi che essi utilizzavano ciò che oggi si chiama accordatura “pitagorica”, ovvero un ciclo di quinte naturali sovrapposte l'una all'altra e racchiuse all'interno di un'ottava. Sulla tavoletta cuneiforme U7/40 al British Museum si trova l'accordatura pitagorica di sette note.

Poiché la musica occidentale, grazie ad antichi testi greci di teoria musicale, si fa risalire almeno al 500 a.C. e poiché quella musica non si fondava su un sistema di dodici toni per ottava, l'accordatura oggi utilizzata in Europa e in America settentrionale è una novità d'avanguardia che copre solo una parte della storia della musica occidentale.

Anche la civiltà ellenica lasciò alcune registrazioni frammentarie della sua musica (Inno Dorico) e, grazie ai testi di Aristosseno sulla musica, si ha una documentazione esauriente sull'accordatura della musica greca antica. L'ottava veniva divisa in due tetracordi, ovvero scale di quattro note, sovrapposti l'uno sull'altro. La posizione delle singole note all'interno di questi due tetracordi determinava le sette note dell'accordatura. I greci riconoscevano tre tipi di tetracordo: l'enarmonico, il cromatico e il diatonico, i quali utilizzavano per ogni nota proporzioni diverse rispetto all'ottava.

Ognuno di questi tre generi utilizza ciò che oggi si chiama “accordatura naturale”, ciò significa che essi sono determinati da rapporti di numeri interi, ma, mentre il genere cromatico e il diatonico suonano in maniera molto simile a quelli odierni, il genere enarmonico faceva un uso preminente di distanze di circa un quarto di tono. Perciò esso si qualifica precisamente come un'accordatura microtonale comunque si voglia intendere la parola (come l'uso di intervalli più piccoli di un semitono o come un'accordatura che suona chiaramente differente rispetto all'accordatura occidentale convenzionale).

Come M. Joel Mandelbaum sostiene nella sua tesi, La divisione multipla dell'ottava e le risorse tonali del temperamento a 19 toni (1960), uno studio eseguito sul codice di Montpellier suggerisce che esso documenti un'accordatura microtonale, probabilmente il genere enarmonico greco. Ciò sembra mostrare che le accordature microtonali sopravvissero e furono comunemente usate fino al tardo periodo medievale.

Le accordature mesotoniche risalgono ai primi anni novanta del XV secolo, come è stato evidenziato da studiosi come Richard Taruskin e Patrizio Barbieri. Tali accordature mesotoniche suonano essenzialmente identiche all'accordatura convenzionale occidentale di 12 toni fintantoché il compositore si limita ad una stretta cerchia di tonalità vicine alla nota centrale della tonalità. Ciò significa che se l'accordatura mesotonica è accordata a partire da do, le tonalità vicine a do maggiore saranno difficilmente distinguibili dalla musica convenzionale occidentale. Le tonalità lontane, comunque, come mi bemolle minore, conterranno intervalli esotici chiaramente udibili.

Alcuni compositori antichi, comunque, si allontanarono deliberatamente dalla nota centrale dell'accordatura mesotonica, producendo effetti chiaramente microtonali nella loro musica.

Un esempio notevole è il brano “Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La” (partitura e audio) del compositore virginalista inglese John Bull, composto tra il 1580 e il 1610 e incluso nel Fitzwilliam Virginal Book'''.

L'accordatura mesotonica a 1/3 di comma corrisponde quasi esattamente a dodici note prelevate da una scala di 19-tET, mentre l'accordatura mesotonica a 1/4 di ottava è quasi identica a dodici note selezionate da una scala di 31-tET. Vari compositori francesi del XVII secolo fecero uso di queste caratteristiche progettando tastiere a diciannove toni per ottava, le quali in effetti permettevano di suonare l'accordatura a 1/3 di comma in tutte le chiavi senza la cosiddetta “quinta del lupo”, un intervallo fortemente dissonante. Christiaan Huygens, scienziato e musicista del XVII secolo, si fece promotore dell'utilizzo di trentuno toni per ottava, poiché ciò avrebbe permesso di suonare l'accordatura mesotonica a 1/4 di comma in tutte le tonalità senza “quinte del lupo”. Huygens, inoltre, sostenne l'uso della settima naturale, il rapporto 7/4, nella musica occidentale, e la descrisse come una consonanza musicale non riconosciuta.

La nota “Chromatic Chanson” di Guillaume Costeley del 1570 si fondava sull'accordatura mesotonica a 1/3 di comma ed esplorava l'intera gamma di 19 toni in un'ottava, facendo uso di intervalli distintamente microtonali, come l'intervallo di 63 cents equivalente a 1/19 di ottava.

Il compositore e teorico italiano rinascimentale Nicola Vicentino (1511-1576) approfondì lo studio dei microintervalli e costruì una tastiera con trentasei tasti per ottava, conosciuta come archicembalo. Gli esperimenti di Vicentino, come lui stesso dichiarò, furono motivati principalmente dalla sua ricerca sugli antichi generi musicali greci e dal suo desiderio di ottenere intervalli senza battimenti utilizzabili nelle composizioni cromatiche.

La composizione “La battaglia di Davide e Golia”, di Johann Kuhnau, composta attorno al 1730, fa un uso esteso e aggressivo dei particolari intervalli utilizzabili nell'accordatura mesotonica e in particolare della “quinta del lupo”.