Homo floresiensis () è una specie di ominidi diffusa nell'isola di Flores, in Indonesia, durante il Pleistocene medio e superiore, in un periodo compreso tra circa e anni fa, con alcuni resti che sembrano risalenti addirittura a anni fa. I primi fossili sono stati scoperti da un gruppo di ricercatori australiani e indonesiani nel settembre del 2003.
Uno studio pubblicato nel 2017 ha preso in esame un'ampia lista di fattori analitici di diversi ominidi tramite approcci statistici multivariati. I ricercatori hanno così concluso che le origini di Homo floresiensis devono essere fatte risalire all'epoca di Homo habilis, fino a circa 1,75 milioni di anni fa. Secondo i ricercatori, gli uomini di Flores sarebbero discendenti di un antenato in comune con il più antico membro del genere Homo. Ciò costituirebbe un'attestazione della prima migrazione fuori dall'Africa, avvenuta precocemente nella storia evolutiva umana.
Ipotesi antropologiche I tratti di questo ominide sono intermedi tra quelli dei primi ominidi e il moderno Homo sapiens. Era alto poco più di un metro, e con una capacità cranica di soli 380 cm³, inferiore non solo rispetto ai suoi contemporanei, ma anche a tutti gli ominidi conosciuti che hanno preceduto lHomo sapiens, compresi gli scimpanzé e i gorilla. Con riferimento alla scarsa altezza, gli scopritori dei fossili ribattezzarono informalmente hobbit i membri di questa specie estinta, dal nome delle creature descritte dallo scrittore J. R. R. Tolkien.
I ricercatori di Flores e dell'Indonesia invece usarono il nomignolo di Ebu, con cui è conosciuto anche l'unico esemplare completo, con riferimento all'Ebu Gogo (trad. lett. "mangio qualunque cosa"), una creatura appartenente al folklore locale che è descritta come un uomo-scimmia di bassa statura che rubava cibo e bambini agli abitanti di Flores fino al principio del Settecento, quando sarebbe stata sterminata. La somiglianza dei reperti con questa creatura mitologica, così come la diffusione nell'arcipelago indonesiano di moltissime leggende di uomini scimmia (fra i più noti e con le maggiori connessioni regionali, l'Orang pendek e l'Ebu Gogo) ha interessato molto la comunità mondiale dei criptozoologi,
Alcuni antropologi hanno formulato l'ipotesi che sparuti gruppi di H. floresiensis possano ancora vivere in regioni forestali isolate dell'isola.https://www.livescience.com/homo-floresiensis-hobbit-survives
La datazione dei resti di H. floresiensis, per quanto difficile causa le cattive condizioni di conservazione dei resti, indica una loro età non posteriore a circa anni fa, in quel periodo lo H. sapiens era già presente nel Sud-est asiatico, ma non si hanno tracce di una sua presenza nell'isola di Flores per quel periodo. La più antica traccia di H. sapiens rinvenuta nell'isola è costituita da due denti, rinvenuti nella grotta di Liang Bua in sedimenti datati anni fa, la stessa età è segnata dalla comparsa nei sedimenti nella grotta di resti di cicogne giganti, avvoltoi ed elefanti nani, tutti animali che potevano costituire il nutrimento di una comunità di cacciatori raccoglitori, come poteva essere quella di H. floresiensis, soppiantati dalla comparsa di gusci di mulluschi dulcicoli, come accade di ritrovare in altri siti coevi africani, europei e asiatici abitati dallo H. sapiens, assieme alla presenza di resti di selci lavorate e tracce di focolari. Questi rinvenimenti fanno supporre che l'estinzione dellH. floriensis possa essere stata causata dalla sconfitta competitiva con l'uomo moderno arrivato sull'isola.
Reperti La scoperta è avvenuta nel 2003 in una cavernaGeoarchaeological finds below Liang Bua (Flores, Indonesia): A split-level cave system for Homo floresiensis?. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology [serial online]. 2015;:533. della località Liang Bua, sull'isola di Flores. Il ritrovamento consiste in uno scheletro abbastanza completo con cranio ed in altre ossa appartenenti ad almeno altri otto individui, mal conservati e con cranio non conservato.
Il 27 ottobre 2004, sulla rivista scientifica Nature, Peter Brown, Mike Morwood, T. Sutikna, R. P. Soejono, Jatmiko, E. Wayhu Saptomo e Rokus Awe Due descrivono il ritrovamento paleontologico e lo interpretano come la scoperta di una nuova specie umana, Homo floresiensis. Il reperto principale è costituito dal cranio, classificato come LB-1,Balzeau, Antoine, and Philippe Charlier. "What do cranial bones of LB1 tell us about Homo floresiensis?." Journal Of Human Evolution (December 9, 2015). non del tutto fossilizzato forse appartenuto a una donna, vissuta circa anni fa (altri ritrovamenti indicano un periodo tra i e anni per gli esemplari di questa specie), il cui esame dei denti suggerisce una età di circa 30 anni. L'aspetto insolito del ritrovamento è il fatto che la donna non supera il metro di altezza, risultando l'essere umano adulto più piccolo conosciuto. Gli scienziati spiegano questa peculiarità con il fatto che a volte, in natura, gli esseri viventi che abitano spazi ristretti e risorse limitate, come le isole, hanno la tendenza ad evolversi in forme di dimensioni molto più ridotte, fenomeno chiamato nanismo insulare, quali gli stessi elefanti di Flores. Si tratterebbe del primo caso documentato all'interno del genere Homo.
Utensili litici rinvenuti nel sito, assieme ai reperti paleontologici suggeriscono che questi uomini avessero sviluppata una forma di cultura, nonostante le piccole dimensioni del loro cervello. Per altri ricercatori questi resti invece sono opera della popolazione di erectus vissuta sull'isola.
L'estinzione della specie di Ebu (questo il nomignolo dato alla donna di Flores), secondo una prima interpretazione, sarebbe sopravvenuta probabilmente a causa di un'eruzione vulcanica, che avrebbe fatto estinguere anche gran parte della fauna che costituiva la fonte di sostentamento degli ominidi. Considerata la datazione dei reperti, è molto probabile che questa specie abbia incontrato non solo i primi abitanti dell'Australia e Nuova Guinea ma anche gli Austronesiani arrivati a Flores almeno anni fa.
L'incidente
Nell'aprile del 2005 la rivista scientifica Nature pubblica una notizia sconcertante: i resti di Ebu si sono misteriosamente rovinati. Il paleoantropologo indonesiano Teuku Jacob, dell'Università Gadjah Mada di Yogyakarta, aveva preso in prestito i resti per studiarli, restituendoli dopo accese polemiche al proprietario, il Centro per l'Archeologia di Giacarta.
Dopo la restituzione, l'archeologo Michael Morwood, dell'Università del New England in Australia, a capo del team che ha rinvenuto le ossa, scopre che la parte sinistra del bacino è a suo dire "fracassata", oltre alla presenza di rotture e perdite su varie altre ossa e sul cranio. Inoltre, la seconda mandibola di Homo floresiensis trovata, non ancora descritta in alcuna pubblicazione, si sarebbe spezzata mentre se ne prendeva il calco.
Teuku Jacob declina ogni responsabilità, dichiarando di avere scattato delle foto prima di spedire i fossili, le quali attestano l'integrità dei reperti. Indipendentemente dalle responsabilità, Michael Morwood ribadisce che i resti erano troppo fragili per poter essere sottoposti ad un simile trasporto.
Discussioni Due studi pubblicati nel 2009 hanno concluso che l'analisi cladistica e la comparazione delle misure corporee confermano che H. floresiensis e Homo sapiens sarebbero effettivamente due specie distinte. Lo studio descrive due possibili scenari evolutivi: uno secondo il quale H. floresiensis sarebbe emerso tra H. rudolfensis (1,86 Ma) e H. habilis (1,66-1,9 Ma), mentre il secondo indicherebbe che H. floresiensis comparve dopo H. habilis.Argue, Morwood et al. 2009Jungers and Baab 2009
È stato anche suggerito che potesse trattarsi di un discendente nano dellHomo erectus (o di un suo sconosciuto progenitore, comune allHomo erectus e allHomo floresiensis), che, capitato per caso sull'isola e rimasto in seguito isolato, avrebbe subito un'evoluzione separata, caratterizzata dal fenomeno del nanismo insulare, conosciuto in diversi casi per le specie animali. L'ipotesi viene scartata per le evidenti differenze fra le proporzioni degli arti e la morfologia del cranio esistenti fra H. erectus e LB1. L'Hobbit ha un indice omerofemorale di 86,8% maggiore di quello di A. afarensis che è 85,4% mentre l'uomo moderno e H. erectus lo ha del 70-74%.
La piccolezza del cervello (solo 380 cm³), il rapporto tra massa cerebrale e massa corporea e dimensioni degli arti lo rende più prossimo anche a Lucy (ossia Australopithecus afarensis), vissuto 3,2 milioni di anni fa. La presenza di lobi frontali sviluppati, indipendentemente dalle dimensioni, sembra comunque rendere possibile che l'industria litica abbastanza raffinata trovata insieme ai resti scheletrici, sia opera di questo uomo, e ci sono dati che rendono plausibile un suo utilizzo del fuoco e la caccia di animali di grande taglia, anche se potrebbero riguardare gli H. erectus vissuti sull'isola.
In altri scavi dell'isola sono stati rinvenuti utensili di pietra datati a anni fa, che potrebbero essere attribuiti all'antenato dellHomo floresiensis. Purtroppo le condizioni climatiche calde e umide dell'area degli scavi sono sfavorevoli alla conservazione del DNA, ed i tentativi finora effettuati per prelevare dai reperti dei campioni genetici analizzabili sono falliti.
La tesi della microcefalia
L'appartenenza dei resti scheletrici rinvenuti ad una specie separata del genere Homo è stata molto discussaCruz, Helen De, and Johan De Smedt. 2013. "The value of epistemic disagreement in scientific practice. The case of Homo floresiensis." Studies In History And Philosophy Of Science 44, 169-177.: secondo Teuku Jacob, si tratterebbe di un individuo della nostra stessa specie malato di microcefalia.
Da Le Scienze: Scavi successivi nello stesso sito hanno portato alla luce altri scheletri, anch'essi di statura ridotta, ma dal cranio normale. Secondo Eckhardt, che è primo firmatario di un articolo in proposito apparso sull'ultimo numero on line dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), dunque, “LB1 non è un membro normale di una nuova specie, ma un membro anormale della nostra specie. LB1 appare differente se pensiamo in termini di caratteristiche europee, per il semplice fatto che è un esempio di una popolazione non europea, ma austromelanesiana; per di più, si trattava di un individuo che soffriva di un disturbo dello sviluppo, affetto in particolare da microcefalia.”
Successive ricerche svolte da Dean Falk, dell'Università della Florida sono in contrasto con le considerazioni di Teuku Jacob. Falk ha confrontato, mediante tomografia computerizzata il cervello di dieci persone normali e di nove affette da microcefalia, riconoscendo nel cervelletto e nella regione frontale due caratteristiche anatomiche identificative tipiche dei microcefali. Il paragone dei risultati di questa ricerca con la ricostruzione del cervello del reperto LB1, confermerebbe l'appartenenza di quest'ultimo fra i cervelli umani normali, ossia assenza di microcefalia. Quindi secondo la ricerca pubblicata da Falk il cervello di Homo Floresiensis, pur essendo di piccole dimensioni, era sviluppato e proporzionato, ben diverso da quello dei soggetti affetti da microcefalia; quindi il soggetto apparterrebbe a una nuova specie. Un altro elemento probante contro questa tesi è che in nessun caso di microcefalia nell'uomo moderno e nei fossili di Homo conosciuti (affetti da microcefalia) è presente un cambiamento nella proporzione degli arti di tipo scimmiesco come è per LB1, qualora questa tesi fosse accreditata, sarebbe il primo ed unico caso.
Struttura ossea