Figlia di Francesco I delle Due Sicilie, sposò Carlo Ferdinando d'Artois, duca di Berry, divenendo madre di Enrico, conte di Chambord, pretendente legittimista al trono di Francia. Dopo la Rivoluzione di luglio del 1830 tentò di promuovere la restaurazione borbonica attraverso un'insurrezione in Vandea, che fallì portandola all'arresto e al successivo ritiro dalla vita politica.
Biografia Infanzia ed esilio Carolina nacque il 5 novembre 1798 nella Reggia di Caserta, primogenita di Francesco, duca di Calabria (futuro re Francesco I delle Due Sicilie), e della moglie Maria Clementina d'Austria, che morì quando la figlia aveva soltanto due anni. Il padre contrasse in seguito un secondo matrimonio con l'infanta Maria Isabella di Borbone-Spagna. Per parte paterna era nipote del re Ferdinando I delle Due Sicilie e della regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, mentre per parte materna era nipote dell'imperatore Leopoldo II d'Asburgo-Lorena e dell'imperatrice Maria Luisa di Borbone-Spagna. Tra i suoi cugini figuravano Maria Luisa, imperatrice dei Francesi, Maria Leopoldina, imperatrice del Brasile, Leopoldo II, granduca di Toscana, Maria Teresa, regina di Sardegna, Maria Enrichetta, regina del Belgio, e Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, futura regina di Sardegna.
Al momento del battesimo le furono imposti i nomi di Maria Carolina Ferdinanda Luisa, rispettivamente in onore dei nonni paterni, Ferdinando I e Maria Carolina, e della nonna materna, Maria Luisa. Un mese dopo la sua nascita, in seguito all'invasione francese dell'Italia guidata da Napoleone Bonaparte, la famiglia reale si rifugiò a Palermo.
Nel 1801 Carolina fece ritorno a Napoli con la famiglia, ma nel 1806 dovette nuovamente trasferirsi in Sicilia, dopo la sconfitta delle truppe borboniche a opera dei francesi e la conseguente assegnazione della corona del Regno di Napoli a Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, cui succedette successivamente Gioacchino Murat. Con la Restaurazione del 1815 Ferdinando riacquistò il trono e Carolina poté rientrare a Napoli insieme alla famiglia.
Primo matrimonio Con la Restaurazione, i Borbone tornarono sul trono di Francia. Il nuovo sovrano, Luigi XVIII, era vedovo e privo di discendenza; di conseguenza, il compito di assicurare la continuità dinastica ricadde sui figli del fratello Carlo Filippo, conte d'Artois (futuro Carlo X di Francia). Il primogenito, Luigi Antonio, duca d'Angoulême, aveva sposato la cugina Maria Teresa di Francia, unica figlia superstite di Luigi XVI e Maria Antonietta, mentre il secondogenito, Carlo Ferdinando, duca di Berry, era ancora celibe. Carolina, appartenente al ramo delle Due Sicilie della casa di Borbone, fu quindi promessa in sposa al duca di Berry.Actes du mariage célébré par procuration entre Charles Ferdinand de Berry et Caroline de Bourbon-Sicile, rédigés en italien puis « pour traduction conforme » en français, faits à Naples, le 24 avril 1816, Base de données Archim - Archives nationales - France.
Il matrimonio tra Carolina e Carlo Ferdinando fu celebrato il 15 giugno 1816 nella Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi. Sebbene l'unione fosse stata concordata per ragioni dinastiche e lo sposo fosse di oltre vent'anni più anziano della moglie, i due instaurarono un rapporto coniugale particolarmente affiatato. Dopo le nozze si stabilirono al Palazzo dell'Eliseo, appositamente predisposto come loro residenza. Dal matrimonio nacquero quattro figli, dei quali soltanto due raggiunsero l'età adulta: Luisa Maria Teresa, duchessa di Parma e Piacenza, ed Enrico, duca di Bordeaux e conte di Chambord.
Vedovanza
Nel 1820 il marito, noto per le sue posizioni ultrarealiste, fu assassinato da Louis Pierre Louvel, un fanatico bonapartista che intendeva colpire la dinastia borbonica. Rimasta vedova, Carolina si trasferì al Palazzo delle Tuileries. Carolina aveva un temperamento profondamente diverso da quello della cognata Maria Teresa, duchessa d'Angoulême. Mentre quest'ultima era nota per il rigoroso rispetto dell'etichetta di corte, la duchessa di Berry conduceva una vita sociale più vivace, amava ricevere ospiti e mostrava un vivo interesse per la moda. Fu inoltre un'importante mecenate, sostenendo pittori, musicisti e letterati. In seguito a una rappresentazione dei commedianti del Teatro del Ginnasio alla corte reale, ne assunse il patrocinio; da allora, fino al 1830, il teatro prese il nome di Théâtre de Madame (Teatro di Madame).
Carolina amava inoltre trascorrere lunghi periodi lontano da Parigi e contribuì alla diffusione della moda dei bagni di mare, in particolare nelle località di Boulogne-sur-Mer e Dieppe, che frequentava abitualmente durante la bella stagione. Ebbe inoltre un ruolo nell'inaugurazione di una sezione del canale della Somme.
Nel 1830, in seguito alla Rivoluzione di luglio, scoppiata dopo il tentativo di Carlo X e del suo primo ministro Jules de Polignac di rafforzare il potere monarchico attraverso le Ordinanze di Saint-Cloud, il sovrano abdicò in favore del nipote Enrico, conte di Chambord, figlio di Carolina. L'abdicazione fu accompagnata da quella del figlio ed erede Luigi Antonio, duca d'Angoulême. Carlo X nominò inoltre il cugino Luigi Filippo d'Orléans luogotenente generale del regno, con il compito di gestire la transizione. Luigi Filippo chiese che il giovane Enrico si recasse a Parigi per ricevere l'investitura formale da parte del Parlamento. Carolina, intenzionata ad accompagnare il figlio, non ottenne tuttavia il permesso di recarsi nella capitale, mentre Carlo X e il duca d'Angoulême si rifiutarono di far partire il principe finché il nuovo governo non si fosse insediato e la situazione politica non si fosse stabilizzata. Il Parlamento francese non riconobbe le abdicazioni di Carlo X e di Luigi Antonio e attribuì la corona a Luigi Filippo d'Orléans, che divenne re dei Francesi, instaurando la Monarchia di Luglio, un regime costituzionale di orientamento liberale. La famiglia reale fu costretta nuovamente all'esilio, mentre Carolina cercò di ottenere la reggenza in nome del figlio, riconosciuto dai legittimisti come Enrico V di Francia.
Dopo un breve soggiorno in Liguria, tra Genova e Sestri nel luglio 1831, durante il quale ebbe contatti politici con Carlo Alberto di Savoia e con numerose delegazioni legittimiste accolte negli Stati sardi senza necessità di passaporto, si stabilì a Massa, ospite del duca di Modena Francesco IV d'Este, unico sovrano italiano a non mantenere relazioni diplomatiche con il governo di Luigi Filippo di Francia. I successivi soggiorni di Carolina a Roma e Napoli non produssero risultati politici concreti, anche a causa della stretta sorveglianza esercitata sulla sua attività dalla diplomazia francese. Carlo Alberto, pur mantenendo pubblicamente un atteggiamento prudente a causa delle pressioni dell'ambasciatore francese a Torino Charles-Edgar de La Tour-Maubourg e del console francese a Genova Joseph-Alexandre Decazes, continuò segretamente a sostenere la causa della duchessa attraverso intermediari. Egli contribuì personalmente al finanziamento delle sue iniziative con una somma superiore agli 810.000 franchi e incoraggiò i suoi progetti insurrezionali.
Sostenuta dall'incoraggiamento di alcune corti reazionarie europee e convinta del successo dai principali esponenti legittimisti che avevano sollecitato il suo intervento, Carolina lasciò Massa nella notte del 24 aprile 1832. Munita di un passaporto sardo e accompagnata da un piccolo seguito, si imbarcò a Viareggio sulla nave sarda Carlo Alberto. Sbarcata il 28 aprile nei pressi di Marsiglia, tentò di promuovere una sollevazione legittimista nella regione, ma il progetto fallì rapidamente. Carolina decise quindi di dirigersi verso la Vandea, tradizionale centro del movimento monarchico e controrivoluzionario. Giunta nella regione, i capi vandeani e un delegato del comitato legittimista di Parigi, che inizialmente erano stati tra coloro che l'avevano incoraggiata all'impresa, cercarono di persuaderla ad abbandonare il progetto insurrezionale. Carolina tuttavia rifiutò e il 4 maggio emanò ordini per una sollevazione generale prevista nella notte tra il 4 e il 5 giugno. A Chêne-en-Vieillevigne circa ottocento insorti furono sconfitti dalle truppe governative. Carolina, che aveva assistito personalmente allo scontro, riuscì a sottrarsi alla cattura e si rifugiò a Nantes accompagnata da un numero molto ristretto di fedeli sostenitori.
Dal suo rifugio a Nantes, Carolina mantenne contatti con diversi ambienti monarchici europei e in particolare con il comitato legittimista dell'Aia, che perseguiva un progetto di alleanza con i Paesi Bassi e di spartizione del Belgio. Carlo Alberto di Savoia si dichiarò disposto a intervenire in suo favore, ma a condizione che un altro Stato precedesse il Regno di Sardegna nell'azione militare. Il governo francese e la corte degli Orléans tentarono in vari modi di persuadere Carolina ad abbandonare la Francia, al fine di evitare un processo per alto tradimento nei confronti di una stretta parente della famiglia reale, procedimento che avrebbe inoltre riaperto il dibattito sulla legittimità dinastica del nuovo regime. Dopo il fallimento di tali tentativi, il ministro dell'Interno Adolphe Thiers ordinò il suo arresto, reso possibile dalla denuncia di un suo collaboratore, Simon Deutz, avvenuta nel novembre 1832. Trasferita nella fortezza di Blaye, Carolina divenne nuovamente il simbolo della causa legittimista. La sua figura fu celebrata anche da François-René de Chateaubriand, che in quell'occasione pronunciò la celebre frase: «Madame, votre fils est mon roi» ("Signora, vostro figlio è il mio re").
Tuttavia, durante la detenzione, Carolina finì per compromettere le aspettative dei sostenitori legittimisti. In stato di gravidanza avanzata, nel febbraio 1833 dichiarò di aver contratto un matrimonio segreto. Il 10 maggio dello stesso anno diede alla luce una figlia, Anna Rosalia, e rese pubblico il nome del marito: il conte siciliano Ettore Lucchesi Palli, dei principi di Campofranco. Secondo alcune ricostruzioni, Lucchesi Palli sarebbe stato indotto ad accettare il matrimonio grazie all'intervento di Louise de Cayla e del banchiere Gabriel-Julien Ouvrard, presso l'Aia; la paternità della bambina, morta pochi mesi dopo a Livorno, rimase tuttavia oggetto di discussione. Con il matrimonio segreto Carolina cessò di essere considerata membro della famiglia reale francese e perse il ruolo di possibile reggente per il figlio Enrico, conte di Chambord.
Esilio Dopo la liberazione dalla fortezza di Blaye, a Carolina fu consentito di lasciare la Francia l'8 giugno 1833 e di recarsi a Palermo. Da lì proseguì il viaggio verso l'Impero austriaco, dove si trovava in esilio il suocero Carlo X. L'ex sovrano, tuttavia, rifiutò inizialmente di riceverla, poiché la posizione della duchessa era divenuta particolarmente delicata: Carolina aveva infatti agito come vedova del duca di Berry e madre dell'erede legittimista al trono di Francia. Carlo X pretendeva pertanto la prova dell'esistenza di un valido matrimonio con Ettore Lucchesi Palli, prima di riconoscerle nuovamente un ruolo all'interno della famiglia reale.