Brama o Brahma (devanagari: ब्रह्मा, Brahmā) è nella lingua sanscrita l'adattamento in genere maschile del termine di genere neutro Brahman e indica, a partire da testi recenziori induisti, quella divinità predisposta all'emanazione/creazione dell'universo materiale.
Brama acquisisce quindi quel ruolo che nei testi più antichi è riservato a Prajāpati, ma a differenza di quest'ultimo Brama non è una divinità suprema quanto piuttosto è al servizio di altre divinità considerate supreme.
Brama non deve essere confuso con il Brahman Atman upanisciadico che intende invece indicare quell'unità cosmica da cui tutto procede e da cui procede anche Brama che ne risulta un agente. Anche se va tenuto presente che nel loro variegarsi le teologie induiste possono intendere lo stesso Brahman come mera potenza impersonale della divinità principale intesa come Persona suprema, e di volta in volta indicata come Krishna-Visnù/Siva o queste, viceversa, possono rappresentare solo una sua manifestazione.
È chiamato anche Vedanatha (Dio dei Veda), Gyaneshwar (Dio della sapienza), Chaturmukha (colui che ha quattro volti), Svayambhu (autogenerato), Brahmanarayana (metà Brama e metà Visnù), ed il suo culto è collegato a Kamaloka ed all'Hiranyagarbha (sanscrito हिरण्यगर्भः: lett. "uovo" o "grembo cosmico") & , da cui sono estratte le seguenti citazioni: "Brahman è identificato con l'Assoluto, in modo particolare nella filosofia induista dei Veda. Nelle Upanishad, Brama diviene la causa prima eterna, presente ovunque e da nessuna parte, sempre e mai. Brahman può incarnarsi in Brama, Visnù, in Siva. In altre parole, tutto ciò che esiste, deve la propria esistenza all'opera di Brahman. In questo senso, l'induismo è in ultima istanza una religione monoteista o monista, che ritiene tutte le divinità come aspetti e manifestazioni di Brahman"; [Alle pagg. 183-184]: "Prajāpati, quando la sua qualità di dio creatore è identificato col Brama – ne diviene la personificazione (...) Mokṣa è l'elemento di raccordo fra l'assoluto trascendente Brahman and l'assoluto interiore Ātman.".
Insieme alle divinità Visnù e Siva forma la Trimurti, laddove gli antichi testi induisti enunciano altre triadi di divinità minori maschili o femminili, che non includono Brama. Brama è consorte della dea Sarasvati e padre dei quattro Kumara e di Dakṣa.
Culto In quanto divinità creatrice dell'universo materiale, luogo da cui ogni esistenza dovrebbe invece "liberarsi", a Brahma non viene riservato un culto particolare; ciò nonostante, questo dio viene rappresentato in immagini cultuali e il suo nome può essere pronunciato durante i riti religiosi.
L'assenza di uno specifico culto riservato a Brahma viene spiegata tradizionalmente, tra gli altri, nello Skanda Purāṇa (I, 1,1 6 e III 2, 9,15), con il fatto che egli abbia mentito nel sostenere di aver raggiunto la cima del luminoso linga, qui inteso come asse del mondo.
Il mito del dio creatore La descrizione indù del processo di genesi dell'universo, pur avendo origini vediche, si è definita con la letteratura raccolta nella Smriti in particolar modo in quella puranica.
L'universo secondo gli indù è una realtà destinata a scomparire o meglio ad entrare in un periodo di latenza, di non manifestazione (avyakta) da cui riemergerà con una nuova emanazione (sarga). Tutto questo accade da sempre e per sempre accadrà. Colui che provoca ciò possiede l'appellativo di Bhagavat (colui che è divino, che è degno di adorazione, l'essere supremo eterno e inconcepibile) o anche di Svayambhu (esiste da sé stesso), e la compie al solo fine del gioco (lila).
Il processo di emanazione si avvia con la fuoriuscita delle acqueVedi anche il mito cosmogonico vedico in cui Indra uccide il serpente cosmico Vritra liberando le acque e dando via alla creazione: dove egli pone il proprio spermaMario Piantelli. Lo hindūismo. Testi e dottrine. pag. 73 generando l'uovo/embrione d'oro (hiranyagharbhah). Il non generato, il Bhagavat, prende al suo interno la forma di Brahma che ricalca, secondo Mario Piantelli i più antichi hiranyagharbhah e PrajapatiPrincipio cosmogonico enunciato diffusamente nei Brāhmaṇa.
Dopo essere rimasto per un secolo nell'uovo d'oro, Brahma lo rompe fuoriuscendone, creando quindi nella parte superiore dell'uovo il mondo celeste, nella parte inferiore la terra e in mezzo lo spazio, l'etere. Tutto l'universo coincide con l'uovo di Brahma (Brahmanda).
Con l'universo Brahma genera i deva, il tempo, gli astri e i pianeti, le terre con i monti, gli oceani, i fiumi, ma anche delle potenze impersonali come l'ascesi (tapas), la parola (vac), il desiderio (kama), gli opposti (caldo-freddo, dharma-adharma, ecc.)Mario Piantelli, Lo hindūismo. Testi e dottrine, pp.73 e sgg.. E come il Purusha del Veda genera l'umanità ripartendola nelle quattro funzioni corrispondenti ai Varna
Note
Bibliografia Mario Piantelli, Lo hindūismo. Testi e dottrine in Hinduismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007. Wendy Doniger, Brahmā, in Encyclopedia of Religion, vol. 2. NY, Macmillan, 2005. Alain Daniélou, The Gods of India. NY, Inner Traditions Internationals, 1985.
Voci correlate Bramanesimo Divinità della creazione Induismo Mānasaputra Siva (divinità) Trimurti Visnù
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