Afrodite () è, nella religione greca, la dea della bellezza, dell'amore, della fertilità. Secondo una versione del mito, nacque da Urano e dalla schiuma del mare, oppure secondo un'altra versione, fu figlia di Zeus e Dione. Veniva anche venerata come dea che rende sicura l'imbarcazione.Francis Redding Walton, in Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, pp. 31 e sgg.; così anche Franco Ferrari, Marco Fantuzzi, Maria Chiara Martinelli, Maria Serena Mirto, Dizionario della civiltà classica vol. I, Milano, Rizzoli, 2001, p. 326. Per il rapporto con la navigazione: Maria Papachristos, Gli Dèi dell'Olimpo, Edizioni R.E.I., 2014 (pagina 72). ISBN 9782372971195; così anche Felice Ramorino, Mitologia classica illustrata, HOEPLI EDITORE, 1984 (pagina 88). ISBN 9788820310608. Nella mitologia romana ha la sua equivalente in Venere, ed è affine anche ad altre divinità semitiche come Astarte e Ishtar.

Il nome e le origini

Il nome Ἀφροδίτη (Aphrodítē) non è attestato in Lineare B (miceneo). D'altronde il suo accostamento etimologico, a partire da Esiodo, al termine ἀφρός (spuma del mare)Teogonia di Esiodo 188-206 sembrerebbe di tipo "popolare".Chantraine p. 148.

La tradizione greca la vuole di derivazione orientale: ErodotoI, 105 sostiene che il suo santuario di provenienza è quello di Afrodite Urania ad Ascalona, da lì i Ciprioti ne importarono il culto; mentre, per Pausania, i Fenici trasferirono direttamente il culto a Citera.Pausania, I, 14, 7. Comunque sia la sua figura venne ellenizzata già al tempo di Omero:Walter F. Otto, 98; Francis Redding Walton, p. 30; nellOdisseaVIII, 363 la si fa originare dal santuario di Pafo nell'isola di Cipro e da ciò deriva l'espressione "Afrodite cipria". Quindi se è probabile una sua influenza orientale è da tener presente che il tempio di Afrodite rinvenuto a Pafo è datato al XII secolo a.C., quando vi giunsero i Micenei (Achei), mentre la colonizzazione fenicia è invece attestata al IX secolo a.C.Ferrari I, 326

Iconografia

Pausania ricorda nei suoi scritti che già all'epoca di Dedalo esistevano xoana (simulacro templari in legno) di AfroditePeriegesi della Grecia, II 19, 6; III 18, 7; IX 40, 4.. A partire dal V secolo a.C. la rappresentazione della dea greca assunse un significato più specifico con opere come la famosa Afrodite Sosandra di Calamide (460 a.C. circa), in cui essa era rappresentata avvolta nel mantello e con un'espressione solenne e sacrale. Anche Fidia diede altre rappresentazioni della dea un forte senso di dignità, come nellAfrodite Urania o nei frammenti del frontone est del Partenone.De Vecchi-Cerchiari, cit., pp. 90-91.

A partire dal IV secolo a.C. l'iconografia della dea mutò radicalmente, a partire dallAfrodite cnidia di Prassitele, primo nudo femminile dell'arte greca: in tale statua Afrodite è rappresentata mentre sta per immergersi nel bagno sacro, con uno sguardo lontano che ne sottolinea il carattere ultraterreno. In quegli stessi anni Apelle ne dipingeva una celebre immagine (perduta), lAnadiomene, che la mostra sorgente dalle acque nell'atto di strizzare i capelli bagnati.

Ulteriori sviluppi si ebbero con l'ellenismo. Verso il 250 a.C. Doidalsa scolpì una celebre Afrodite accovacciata, in cui la dea è piegata nell'atto di ricevere su di sé l'acqua del bagno, in un atteggiamento umanizzato reso con estrema attenzione naturalistica, scevro dalla connotazione "eroica" delle figure precedenti. Negli anni successivi si continuò sulla medesima strada. Al II secolo a.C. risale la celebre Afrodite di Melos (nota come Venere di Milo), nuda dall'addome in su, con le gambe coperte da un fitto panneggio e il corpo animato da una misurata torsione. Un braccio della dea doveva incrociarsi verso la gamba opposta, leggermente sollevata, anticipando il gesto dellAfrodite pudica, un tema sviluppato in varie versioni (Capitolina, Medici e Landolina le principali). Nelle opere più tarde dell'arte greca la resa naturalistica del corpo femminile nudo aveva ormai posto in secondo piano i significati religiosi, come si vede nellAfrodite di Cirene o nellEsquilina.

Culto

La potenza divinaCome ha acutamente evidenziato Jean-Pierre Vernant (cfr. Gabriella Pironti, Il "linguaggio" del politeismo in Grecia: mito e religione vol.6 della Grande Storia dell'antichità (a cura di Umberto Eco). Milano, Encyclomedia Publishers/RCS, 2011, pag.31.) gli dèi greci non sono persone con una propria identità, quanto piuttosto risultano essere "potenze" che agiscono assumendo poliedriche forme e segni non identificandosi mai completamente con tali manifestazioni. Queste potenze sono, come già ricordava Walter F. Otto in Gli dèi della Grecia (Adelphi, Milano 2004) "il motore del mondo". E André Motte aggiunge: di Afrodite è l'amplesso (γάμος, gamos), non solo quello "legittimo" perché «qualunque attività umana può assumere una dimensione sacrale; e l'amplesso è sacro in quanto vi si manifesta "la forza" (δύναμις, dynamis) che congiunge l'elemento maschile con l'elemento femminile, impersonata da Afrodite».Filippo Càssola. Op.cit. p. 228.

Nonostante la prerogativa della potenza divina della dea Afrodite fosse l'amore inteso come amplesso, il suo culto era generalmente serio se non austero.Francis Redding Walton. Op.cit. p. 31

Le prostitute la invocavano come loro protettriceAteneo, XIII 572e-573a. e, a Corinto, si esercitava la ierodulia in suo onore.Strabone, 378; Ateneo 573.

Non si sa molto delle feste in onore di Afrodite,Walter F. Otto, p.105 ma la dea era sovente onorata al termine di imprese importanti.Senofonte, Elleniche, V, 4,4; Plutarco, Comparatio Cimonis et Lucullis 1; Plutarco, Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 12. PlutarcoQuestiones grecae 44. ricorda che in suo onore si chiudevano le celebrazioni a Posidone a Egina.

Le feste "Afrodisie" erano proprie dei marinai, che la veneravano come dea sorta dal mare, al termine del loro viaggio per mare, vissute con larga partecipazione dei piaceri.Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 16; An seni sit gerenda res publica, 4.

Gli animali sacri ad Afrodite erano il delfino, il passero, il cigno e soprattutto la colomba. Tra le piante a lei sacre ci sono la rosa, il mirto, la palma e il melocotogno.Robert Graves, La dea bianca, Adelphi Edizioni. ISBN 9788845976735Maria Papachristos, Gli Dèi dell'Olimpo, Edizioni R.E.I., 2014.

Mitologia Afrodite nella Teogonia di Esiodo

Esiodo nella Teogonia (vv. 188-206) fa derivare il nome Ἀφροδίτη da ἀφρός (spuma, aphrós)Dalla schiuma aphroghenèia ἀφρογένεια; ; anche lo scoliaste (191a) parla di "seme dall'aspetto di schiuma"; sull'essere letta questa come misto di seme e acqua marina: cfr. Cassanmagnago nota 37 p.930 e William Hansen. Foam-Born Aphrodite and the Mythology of Transformation; in American Journal of Philology 121 (2000): 1–19. e ne narra in questo modo la nascita provocata dalla spuma marina, frutto del seme del membro di Urano evirato da Kronos, mischiato con l'acqua del mare:

Afrodite nei poemi del ciclo omerico

NellIliade, Afrodite appare come figlia di Zeus (Ζεύς) e di Dione (Διώνη),Tale divinità è la paredra di Zeus a Dodona e potrebbe rappresentare la Dea-madre di antichi culti (cfr. Lewis Richard Farnell The Cults of the Greek States, I, 39) ma il suo nome corrisponde al femminile di Ζεύς (cfr. Arthur Bernard Cook, Zeus. A Study In Ancient Religion vol.II, 350 e n.6) che farebbe corrispondere come uranica tale divinità. Con Omero (Iliade, V, 370) viene, in qualità di coniuge di Zeus, sostituita da Hera (Ἥρα).Anche in Apollodoro (I,3,1) Afrodite è figlia di Zeus e Dione, qui nereide, figlia di Nereo e Doride, (cfr. I,2,7) in tal senso Paolo Scarpi in Apollodoro, I miti greci, Milano, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, 2008, p.733 (sempre in Apollodoro, I,1,3, lo stesso nome lo possiede una Titanide); così anche in Euripide (cfr. Elettra, 1008). In Esiodo (Teogonia v.353) Dione è indicata come una delle Oceanine. In Igino, cfr. Progolo, Venere è figlia Giove e Dione. Da questi elementi identifichiamo due differenti genealogie della dea Afrodite: una che la vuole figlia di Zeus e di Dione, la seconda, altrettanto antica, la vuole emersa dalla spuma del mare provocata dal seme fuoriuscito dal membro evirato di Urano lì gettato da Kronos. difende i Troiani ed è madre dell'eroe Enea, generato con l'eroe troiano Anchise, da lei personalmente difeso. La sua origine non guerriera è in questa poema evidenziata dal fatto che non solo viene ferita dall'eroe greco Diomede ma anche che, a seguito di ciò, il re degli dèi e suo padre, Zeus, la rimprovera di occuparsi di fatti guerreschi anziché attendere a quelli riguardanti "amabili cose d'amore" che sono di sua competenza.Iliade, V, 428-9. Questo passo ha un interessante parallelo nella tavola n.VI dell'Epopea di Gilgamesh: l'eroe rifiuta la proposta di matrimonio della dea Ishtar, la quale va a lamentarsi dell'onta subita dai suoi genitori: Anu, il padre, ribatte rispondendole che era colpa sua, e quanto detto da Gilgamesh era la realtà. Diomede recita nel passo greco la parte di Gilgamesh, mentre la madre di Afrodite (in questo passo-tradizione moglie di Zeus al posto di Era) Dione è la letterale traduzione di Antu, dea-moglie di Anu, dio del cielo: Διώνη è il femminile tratto dalla stessa radice di Zeus, *dewos, "luce del giorno". Entrambe le coppie di divinità significano "Signore e Signora del Cielo". Questo passo andrebbe considerato, oltre che come prova dei contatti anche a livello letterario tra la Grecia antica ed il Vicino Oriente, come puro cameo letterario e non come rappresentativo di una linea genealogica alternativa.

Anche nellOdissea, Afrodite è la dea dell'amore ma qui è moglie del dio Efesto (Ἥφαιστος)NellIliade Efesto ha come moglie Cháris (Χάρις, Grazia); cfr. Iliade, XVIII, 382. ma è amata anche da Ares (Ἄρης).Iliade VIII, 266-366.

Afrodite nei Lirici André Motte e Vinciane Pirenne-Delforge ricordano come Afrodite si presenti già nella Teogonia di Esiodo, come la prima figura femminile in forme antropomorfe, emergendo da un contesto di desiderio e di violenza che ne caratterizza i tratti di seduzione e di inganno, poi presenti nella prima donna, Pandora.André Motte e Vinciane Pirenne-Delforge, Aphrodite in The Oxford Classical Dictionary, 4 ed. p.116.

Afrodite nelle teologie della civiltà classica In Empedocle, Amore (Φιλότης) è indicato anche con il nome di Afrodite (Ἀφροδίτη),D-K 31 B 17, B 22, B 66, B 71 o con il suo appellativo di Kýpris (Κύπρις),D-K 31 B73, B 75, B 95, B 98. indicando qui la «natura divina che tutto unisce e genera la vita».Werner Jaeger, La teologia... p. 215. Tale accostamento tra Amore e Afrodite ispirò al poeta epicureo romano Lucrezio l'inno a Venere, collocato nel proemio del De rerum natura. In questa opera Venere non è la dea dell'amplesso, quanto piuttosto «l'onnipotente forza creatrice che pervade la natura e vi anima tutto l'essere», venendo poi, come nel caso di Empedocle, opposta a Marte, dio del conflitto.Werner Jaeger, La teologia... p. 236.

Altri miti su Afrodite

Nell'Inno omerico (VI) ad Afrodite, la dea emerge nuda dalle acque del mare, sono le divinità Horai (Ὥραι) che accogliendola, l'abbigliarono con divine vesti. Nella teogonia orfica riportata dal Papiro di Derveni, un rotolo di papiro rinvenuto semicombusto all'interno di una tomba macedone collocata a Derveni (nei pressi di Salonicco) datata al IV secolo a.C., la dea Afrodite è concepita dal re degli dèi, Zeus

Afrodite sconvolge le menti degli uomini, ma sa suscitare il desiderio anche nelle menti divine, per l'Inno omerico (V) ad Afrodite solo tre dee non vengono influenzate: Atena, Artemide ed Estia.

Afrodite e Psiche