Il duomo di Arezzo, ufficialmente cattedrale dei Santi Pietro e Donato, è il principale luogo di culto cattolico della città di Arezzo e dal 1986 è cattedrale della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, dopo essere stata cattedrale della diocesi di Arezzo dal 1203 al 1986.

Ubicata sulla sommità del colle dove sorge la città, è posta sul sito di una chiesa paleocristiana e, probabilmente, nel luogo dove anticamente sorgeva l'acropoli cittadina.

Storia La prima cattedrale di Arezzo sorgeva sul vicino Colle del Pionta, sul luogo in cui era sepolto e venerato il santo martire Donato, ma nel 1203 papa Innocenzo III ordinò al vescovo Amedeo di trasferirla dentro le mura cittadine e fu scelta come nuova sede la chiesa benedettina di San Pietro Maggiore, già ricordata nell'876, che si trovava nella parte anteriore dell'attuale.

Decisiva per la nascita del duomo fu la visita di papa Gregorio X nel dicembre del 1275, di ritorno dal Concilio di Lione. Il pontefice infatti, gravemente malato, morì ad Arezzo il 10 gennaio 1276 lasciando alla città la somma di trentamila fiorini d'oro destinati alla costruzione di una nuova cattedrale. I lavori, più volte interrotti, furono avviati nel 1278 dal vescovo Guglielmino degli Ubertini e nel 1289 la struttura risulta già consacrata, sebbene fossero state costruite solo l'abside e le prime due campate. Dopo un'interruzione seguita alla morte dell'Ubertini, i lavori ripresero con l'episcopato del successore Guido Tarlati (1312-1327), con la costruzione della terza campata e del portale laterale, terminato dopo la morte del vescovo.

La vendita di Arezzo alla Signoria fiorentina nel 1384 determinò una nuova interruzione e l'impresa riprese solo nel 1471, per concludersi solo nel 1511, lavori che arrivarono a completare la navata fino alla facciata che però rimase incompiuta e terminata ed in parte ricostruita tra il 1901 e il 1914 su disegno di Dante Viviani.

Il duomo di Arezzo è ancora intitolato a San Donato e conserva sull'altare principale una pregevole arca marmorea trecentesca a lui dedicata dove è conservato il corpo del santo (la testa si conserva nel busto reliquario presso la chiesa di Santa Maria della Pieve di Arezzo).

Descrizione Esterno Facciata e fianco destro

La facciata costruita in arenaria tra il 1901 e il 1914, in sostituzione di quella precedente, rimasta incompiuta ricevette un aspetto neogotico datole dall'architetto Dante Viviani. Essa presenta una ricca decorazione scultorea che venne realizzata da Giuseppe Cassioli, Enrico Quattrini e dallo stesso Dante Viviani. Il prospetto è a salienti e segue la suddivisione interna in tre navate, marcata da pilastri rettangolari poco sporgenti. In basso, si aprono i tre portali, ognuno dei quali è strombato e decorato da una lunetta scolpita a bassorilievo; solo il portale centrale presenta anche una ghimberga sormontata da tre statue, ciascuna con proprio baldacchino: in alto Gesù redentore e in basso San Donato (a sinistra) e il beato Gregorio (a destra). In corrispondenza della navata centrale si apre anche un rosone circolare. Il coronamento della facciata è caratterizzato da una decorazione ad archetti pensili.

Il fianco destro conserva la struttura trecentesca originaria, caratterizzata dal paramento in blocchi di arenaria. È anzi visibile, a qualche metro di distanza dalla facciata, una chiara linea di demarcazione tra i nuovi blocchi di arenaria del XX secolo e quelli antichi del XIV secolo.

A metà del fianco destro si apre un ampio portale, realizzato tra il 1325 e il 1340 circa in arenaria, impostato su di un arco a tutto sesto e caratterizzato superiormente da una cuspide ed affiancato da due tronconi di colonne in porfido riutilizzate da un tempio pagano, che presenta affinità strutturali col Portale Maggiore del Palazzo dei Priori di Perugia. Nei pilastri frontali sono scolpite a bassorilievo le Allegorie dei Vizi e delle Virtù, mentre nella lunetta sono collocate statue in cocciopesto, opera di uno scultore orvietano o perugino, rappresentanti la Madonna in Trono allattante il Bambino tra il Beato Gregorio X e San Donato e due Angeli reggicortina, databili al 1325-27 circa e rappresentanti la più imporrtante sperimentazione di scultura in 'terra' di epoca medievale, prima della 'riscoperta' rinascimentale della terracotta.

Campanile

Singolare è la storia del campanile, infatti quello attuale è il quarto campanile costruito per questa cattedrale. Nel '500 fu dotato di un campanile a vela in corrispondenza della porta destra, abbattuto poi nel '600 perché il suono delle campane disturbava le adunanze del vicino Palazzo dei Priori, in seguito venne costruito un altro campanile a vela in corrispondenza della cappella absidale di sinistra

ma venne abbattuto a causa delle preoccupanti lesioni al muro di sostegno delle vetrate ideate da Guillaume de Marcillat; Così si decise di costruire una torre campanaria distaccata dal duomo ma i lavori furono interrotti a causa di una falda acquifera sotterranea che andò a minare la stabilità della struttura. Solo a metà del 1800 cominciarono i lavori per la nuova torre campanaria in stile neogotico, voluta e finanziata dal Vescovo Mons. Fiascaini e progettata dall’ing. Luigi Mercanti.

I lavori si interruppero alla morte del Vescovo nel 1860 e la torre rimase ‘mozza’, fino al 1931, quando l'ing. Giuseppe Castellucci ideò delle grandi finestre oculari e una cuspide di ben 21 metri riprendendo l’andamento verticale della fabbrica gotica del Duomo con l’intento di armonizzare la nuova costruzione con l’architettura preesistente. La torre campanaria fu finalmente conclusa nel 1937 e solo dopo fu unito alla cattedrale mediante la realizzazione degli appartamenti dei custodi del duomo.

La torre attuale è a pianta esagonale ed è suddivisa in quattro ordini sovrapposti da cornicioni; mentre quello inferiore è privo di aperture, i due mediani presentano su ciascun lato un'alta monofora ogivale. Il quarto ordine, insieme alla cuspide, è frutto del completamento del campanile, realizzato nel XX secolo, ed è decorato da rosoni circolari strombati con elaborate intelaiature lapidee. L'altezza complessiva della torre è di 76,8 m.

Interno

L'interno della cattedrale dei santi Pietro e Donato è a tre navate, ciascuna delle quali si articola in sei campate coperte con volta a crociera, ed è privo di transetto; i tre ambienti del piedicroce sono divisi fra di loro da grandi arcate ogivali poggianti su pilastri polistili con i capitelli scolpiti. La navata centrale è illuminata da rosoni circolari in controfacciata e lungo la parete di destra (i rosoni della parete di sinistra sono murati). Il rosone della facciata è opera di Guillaume de Marcillat, che lo realizzò nel 1518, e raffigura la Pentecoste. Con un diametro di 3,5 metri, venne commissionato dall'Opera del Duomo, il cui nome è presente nella parte inferiore della vetrata. Nella raffigurazione, si vedono gli Apostoli seduti in cerchio con al centro la Madonna affiancata da due angeli; in alto, vi è la colomba dello Spirito Santo.

Di Guillaume de Marcillat e Salvi Castellucci sono anche gli affreschi che adornano la parte superiore delle pareti della navata centrale e le volte di quest'ultima. A ridosso dei pilastri tra la terza e la quarta campata, si trovano due pulpiti marmorei rinascimentali decorati con bassorilievi.

Per le proporzioni, la spazialità e la presenza delle vetrate, l'interno della cattedrale di Arezzo è stato definito dallo storico dell'architettura Louis Grodecki, tra gli interni delle chiese gotiche italiane, il più simile a quelli delle chiese gotiche francesi.

Abside La navata centrale termina con una grande abside poligonale, costruita nel XIII secolo. Essa è illuminata da tre alte bifore chiuse da vetrate policrome, ricostruite dopo che quelle originarie andarono perdute durante la seconda guerra mondiale a causa dello spostamento d'aria provocato da una bomba. La vetrata centrale raffigura Maria Assunta in Cielo fra Santi, mentre quelle laterali alcuni Santi.

Al centro dell'abside si trova l'altare maggiore, precedente il 1289, decorato su tre lati da archetti a sesto acuto sorretti da colonnine. Alle sue spalle trova luogo lArca di san Donato, straordinaria opera marmorea documentata nel 1362 ma eseguita precedentemente in fasi diverse. Fu realizzata in memoria di San Donato vescovo, martire morto ad Arezzo nel 363 e patrono della città. Il corpo di S. Donato è conservato nell'arca della cattedrale aretina, mentre la testa si conserva nel busto reliquario della pieve di Arezzo. L'urna di marmo è sorretta da dodici pilastrini terminanti in guglie e pinnacoli gotici, alla cui realizzazione parteciparono artisti senesi, fiorentini e aretini nel corso del XIV secolo. La fascia più bassa è di Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura (prima metà del Trecento), mentre gran parte della fascia superiore, con la grande pala marmorea, un tempo anche dipinta, raffigurante al centro la Madonna con il Bambino, è di Giovanni di Francesco e Betto di Francesco, che vi lavorarono nella seconda metà del XIV secolo. La parte posteriore dell'arca, sostenuta da sei colonne corinzie, è decorata con le Scene della vita di San Donato.

Il coro ligneo della cappella maggiore, disegnato da Giorgio Vasari nel 1554, è stato rimosso nel 2012 in occasione della realizzazione della nuova area presbiterale. Le tracce di affreschi nell'abside sono retaggi della primitiva struttura duecentesca della chiesa.

Navata sinistra Partendo dalla controfacciata, si incontrano il battistero esagonale, con rilievi della scuola di Donatello databili intorno al 1430, tra cui il Battesimo di Cristo è attribuito al maestro stesso con la collaborazione della bottega;Liletta Fornasari, Lo sviluppo della cultura figurativa quattrocentesca in Arezzo e Valdichiana, da accezioni tardogotiche a formule pienamente rinascimentali, in Liletta Fornasari e Paola Refice (a cura di), Rinascimento in terra d'Arezzo, catalogo di mostra, p. 52. gli altri (Ilariano che battezza san Donato e Donato che battezza un infedele) sono attribuiti a Francesco di Simone Ferrucci. Seguono un altare seicentesco e la tomba di Francesco Redi, del XVIII secolo.

Tornando nella navata si può ammirare un altare seicentesco con la grande tela di Pietro Benvenuti del Martirio di san Donato (1794). L'organo rinascimentale è di Luca da Cortona del XVI secolo e si trova su una cantoria su mensoloni in pietra serena, prima opera architettonica conosciuta dell'allora ventiquattrenne Giorgio Vasari. Sotto di essa si trova un'edicola chiusa da una vetrata, che contiene una preziosa e venerata scultura lignea della Madonna col bambino benedicente, opera di scultore aretino degli anni ottanta del Duecento, proveniente dalla chiesa di San Martino, demolita nel 1539. Attorno vi si trovano frammenti di affreschi con la Madonna e storie dei santi Anna, Giovacchino e Giuliano del primo Trecento, attribuiti a Gregorio d'Arezzo e Donato di Arezzo.

Oltre un portale laterale si incontra il grandioso cenotafio di Guido Tarlati, vescovo e signore di Arezzo morto nel 1327. Già collocato, fino alla seconda metà del XVIII secolo, nella cappella del Santissimo Sacramento, è composto da un'edicola con un arco a tutto sesto, timpano e pinnacoli gotici, sotto la quale si trovano una serie di sedici bassorilievi narrativi con episodi della sua vita accompagnati da scritte esplicative, eseguiti nel 1330 dai senesi Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura, su disegno forse di Giotto.

A fianco del monumento si trova la Maddalena di Piero della Francesca, celebre opera realizzata tra il 1460 e il 1466, dove un uso sperimentale della luce dà un'innovativa vitalità e forza plastica alla figura, dipinta come se si stesse affacciando da un arco.