La storia dell'Abruzzo riguarda le vicende storiche relative all'Abruzzo, regione dell'Italia meridionale.
Cronologia
Origine del nome
Il toponimo "Abruzzo" deriva dal nome col quale originariamente si indicava l'area del teramano. Infatti, il primo nome della città fu Petrut, e indicava un luogo sopraelevato e ben distinto; in seguito, si ipotizza già all'epoca della conquista romana della penisola, diventò Praetutium (Pretuzio), prima di assumere la denominazione Interamnia, indicante un luogo situato tra due fiumi, dalla quale deriverà poi "Teramo"...
Col toponimo "Pretuzio" si indicava dunque un'area compresa tra l'agro ascolano e Truentum (nel territorio di Martinsicuro) a nord, il mare Adriatico a est, il Vomano a sud e gli Appennini a ovest.. Con la suddivisione in regioni operata da Augusto, questo territorio fu ricompreso nella regione picena.. In seguito, durante il regno di Federico II di Svevia, il nome "Apruzzo" (Aprutium) iniziò ad indicare l'area che costituisce – con buona approssimazione – l'attuale regione, quando egli istituì il giustizierato d'Abruzzo con le costituzioni di Melfi del 1233..
Cronistoria della questione territoriale
L'Abruzzo attuale inizia a conformarsi nel VI-VII secolo d.C. con l'occupazione dei Longobardi, le storiche sottoprovince romane che furono costituite con Diocleziano, divennero "gastaldie", ossia zone amministrative dotate di una città "capoluogo" sede del gastaldo, cioè di una sorta di pretore che aveva competenze amministrative e giuridiche. I gastaldi abruzzesi, come riportato nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono, erano sette: Provincia Valeria o Marsia (terra della Marsica) con Reate (Rieti), Amiternum - Forcona, ossia le due città sabine che nel 1254 costituiranno la nuova città dell'Aquila. Il centro del potere non era più il capoluogo marso Marruvium (detto "Marsia"), ma Celano. Gastaldato di Teate: con Chieti e tutte le terre dell'attuale provincia omonima, le città principali di Ortona, Aternum (Pescara), Anxanum (Lanciano) e Histonium, che proprio coi longobardi prese l'attuale nome del Vasto. Aprutium: contea con al centro l'antica Interamnia Praetutia (Teramo) e le città di Hatria (Atri), Castrum Novum (Giulianova) che si chiamerà di lì a poco Castel San Flaviano, Truentum (Martinsicuro)
Penne: con Penne e l'ex territorio vestino cismontano di Angulum (Città Sant'Angelo) e Interpromium, e parte dell'attuale provincia di Pescara. Valva: conca Peligna con Sulmona, Corfinio, che sotto i Romani si era chiamata "Pentima" (sino al 1928 quando ricambierà il nome) con la Basilica di San Pelino in località Valva, il territorio abbracciava l'attuale conca e arrivava sino alla piana di Navelli e alla piana delle Cinque Miglia (Castel di Sangro) con le terre dell'ex Aufidena (Alfedena).
I confini naturali con la Marca di Ancona erano i fiumi Tronto, il Vomano e Tordino a nord, a sud il Trigno con la Contea di Bojano, poi di "Molise". Il termine Aprutium era soltanto riferito alla zona di Teramo. Dopo la distruzione di questa da parte del normanno Roberto II di Loritello, si inizia a parlare di Giustizierato, ossia una proto-regione nel Regno di Sicilia, che con Federico II di Svevia nel 1233 vedrà la luce, avente capoluogo Sulmona, situata nella zona più centrale dell'Abruzzo per i traffici con Napoli, nonché città molto fedele alla corona sveva. Tuttavia, secondo alcuni per il fatto che di lì a poco, dopo Carlo I d'Angiò, si inizierà ad usare il toponimo "Aprutium" per tutto il giustizierato, c'è di mezzo il fattore che, secondo lo storico teramano Palma, il giustiziere aveva doppia residenza, a Sulmona e Teramo.
Con Carlo I, che nel 1268 conquistò l'Abruzzo sconfiggendo Corradino di Svevia, ci fu la divisione dell'Abruzzo, troppo grande da amministrate unitariamente, in due tronconi, uno citra flumen Piscariae e l'altro ultra flumen Piscariae (1273); cioè il confine naturale era il fiume Aterno, che dalle gole di Popoli assumeva il nome di "Pescara", come citato anche nei documenti del Chronicon Casauriense dell'abbazia di San Clemente, posta al centro del fiume, lungo l'antica via Valeria, e tale fiume sfocia proprio nell'antico porto di Aterno, che nel Medioevo iniziò a essere chiamata Pescara.
Proprio la cittadina di Pescara, sino al XVII secolo rimasta più che altro un sobborgo di pescatori e di guardie militari, nel XVI secolo con la ricostruzione del castello sotto aspetto di fortezza spagnola, diventerà la "porta degli Abruzzi" dal mare Adriatico.
Benché nel 1447 Alfonso I di Napoli avesse riconosciuto Chieti come la capitale di tutti gli Abruzzi, reggendo le due province dell'Abruzzo Ultra e Citra, nel 1641 fu creato un preside ufficiale, che sostituiva la figura del giustiziere, avente sede all'Aquila, nel 1684 per contrastare le scorrerie dei briganti, fu creata una regia udienza provinciale anche a Teramo, che divenne dunque capoluogo, con riconoscimento ufficiale francese nel 1798, di un troncone dell'Abruzzo Ultra, divenuto "Ultra I", mentre all'Aquila sarebbe spettato l'Ultra II: l'Abruzzo Citra, a sud del fiume Aterno, con capitale Chieti; l'Abruzzo Ultra, a nord del fiume Aterno, con capitale L'Aquila, a sua volta suddiviso nel 1806 in Ulteriore Primo (con capitale Teramo) e Ulteriore Secondo.
Non esistendo un centro politico, le numerose città dell'Abruzzo, di antichissime origini e brillante civiltà, seguirono ciascuna la propria storia indipendentemente. Così se l'origine di Touta Marouca (chiamata poi Teate e poi Chieti) si perde nella notte dei tempi, Marruvium e Corfinium furono centri preromani, Atri, Alba Fucens e Amiternum fiorirono sotto l'impero romano, Sulmona e L'Aquila fiorirono nel Medioevo, mentre Pescara e Avezzano si svilupparono in maniera sempre più importante a partire dalla fine del XIX secolo.
Di seguito si espone la storia cronologica dell'Abruzzo divisa per periodi storici rilevanti.
La Preistoria
La presenza dell'uomo in Abruzzo è documentata fin dall'età paleolitica. In quell'epoca gli insediamenti umani erano numerosi e sparsi in tutta la Regione. Nei pressi di Chieti e di Popoli Terme sono stati fatti ritrovamenti importanti: strumenti litici di ogni tipo e ossa di animali lavorate. Nel chietino la necropoli più importante è quella di Comino, presso Guardiagrele, risalente al X secolo a.C., riutilizzata dai popoli che occuparono l'area, gli Italici Frentani, e poi i romani, venendo usata sino al II secolo d.C. Il Mesolitico invece non ha lasciato tracce significative. Di epoca neolitica è invece il celebre insediamento di Ripoli (2.200 a.C. circa), nella valle del torrente Vibrata, vicino a Corropoli. Si tratta di un grande villaggio di capanne in cui si producevano ceramiche dipinte. Queste ceramiche hanno contraddistinto un particolare tipo di cultura la quale si diffuse in molte zone d'Abruzzo (Val di Sangro, litorale di Fossacesia ecc.).
I luoghi delle colture antiche Molti reperti sono ancora conservati al Museo archeologico nazionale d'Abruzzo e al Museo archeologico La Civitella, entrambi in Chieti, mentre i reperti degli scavi nel teramano si trovano nel Museo archeologico nazionale di Campli e nel museo della necropoli di Campovalano (Campli), o nel Museo archeologico civico "F. Savini" di Teramo. La popolazione di Ripoli era stanziale e praticava l'inumazione. Era dedita oltre che all'allevamento e all'agricoltura anche al commercio. Altri insediamenti neolitici importanti si trovano a Lama dei Peligni, Lanciano e Bolognano. Diversi siti hanno restituito tracce legate alla pratica di culti neolitici in Abruzzo e si trovano sia in grotta sia in abitato e riguardano il Neolitico antico, medio e recente. Dell'Eneolitico restano testimonianze importanti nella piana del Fucino che segna anche il sorgere della cultura appenninica in Abruzzo. Tipiche della cosiddetta cultura di Ortucchio sono le ceramiche nere con incisioni geometriche e una gran quantità di strumenti e oggetti in bronzo. La cultura appenninica si sviluppò infatti in Abruzzo durante l'età del bronzo medio (a partire dal 1500 a.C.).
Periodizzazione delle culture preistoriche e neolitiche Gruppi di reperti del Paleolitico sono stati rinvenuti perfino a 2500 metri in cima al Blockhaus della Maiella, in zona Tre Portoni (Pretoro)AA.VV. Guida al Parco Nazionale della Majella, Carsa Edizioni Pescara 1997, p. 45., testimonianza che le prime popolazioni abruzzesi vivevano di nomadismo stagionale. La stessa pratica fu adottata nelle altre due epoche successive del paleolitico dall'Homo erectus e dall'uomo di Neanderthal. Le tre età del Paleolitico comprendono il superiore, risalente a 35.000 anni fa, quando iniziarono i culti, le incisioni rupestri. I reperti più interessanti in Abruzzo sono stati trovati in località Svolte di Popoli, nella Valle Giumentina (Abbateggio), nella Valle del Foro (Ortona) e nella Marsica fucense.AA.VV. Il Parco Nazionale della Majella: guida ai 38 paesi del parco, Multimedia Edizioni Pescara 1997, p. 199. Altri reperti sono stati rinvenuti nella grotta dei Piccioni di Bolognano, a Montebello di Bertona, nella necropoli di Alfedena, Campovalano, Penne e Catignano. La presenza dell'uomo di Neanderthal, della seconda fase del Paleolitico (quello medio) è attestata dall'industria musteriana, con particolarità espansiva nella Val Vibrata. I siti del Paleolitico superiore invece sono presenti a Montebello (zona Campo delle Piane), scoperti dal barone Giambattista Leopardi di Penne nel 1952, e a Campovalano, e l'arco di tempo di questa fase fu di 8000 anni.
In seguito alla glaciazione, scomparvero le grosse prede come i mammut, e l'uomo andò a colonizzare le colline, come dimostrano i siti di Ripoli, Capestrano-Ofena, Capo d'Acqua (Capestrano), Campo di Giove, e la piana del Fucino. La morfologia abruzzese determinò molto lo stanziamento di queste popolazioni. Gran parte dei ritrovamenti ci furono sulla Maiella e nel territorio circostante delle colline teatine, del Foro e dell'Alento, e dell'altopiano delle Cinquemiglia. La presenza di numerose grotte e cavità sulla montagna determinò la presenza umana sin da tempi remoti. I siti principali sono quelli di Popoli, Caramanico, di San Valentino in Abruzzo Citeriore, il rifugio De Pompeis dell'eremo di San Bartolomeo in Legio, il Piano d'Arabona a Manoppello, la Majelletta del Blockhaus, Colle Fauni a Palena, il guado San Leonardo di Pacentro, Monte Pratello di Rivisondoli.
Il Neolitico