Nell'ambito del comportamento e degli atteggiamenti sociali la discriminazione viene associata all'accezione negativa di distinguere e trattare differentemente persone sulla base di gruppi o categorie di appartenenza.
Essa comprende la reazione o l'interazione iniziale del gruppo predominante il quale intende limitare i membri di un gruppo minoritario nelle opportunità ma anche nei privilegi disponibili invece alla maggioranza delle altre persone e conducendo in tal maniera all'esclusione sociale delle persone e/o di quelle entità basandosi su decisioni e motivazioni che possono anche considerarsi per certi versi del tutto irrazionaliIntroduction to sociology. 7th ed. New York: W. W. Norton & Company Inc, 2009. p. 334..
Tradizioni culturali, politiche, idee, pratiche e leggi discriminatorie esistono ancora ai giorni nostri in molti paesi ed istituzioni in ogni parte del mondo. Alcuni esempi di discriminazione possono essere il razzismo, il sessismo, l'antisemitismo, l'omofobia ,la transfobia la grassofobia e l'abilismo.
Etimologia Il termine "discriminate" apparve all'inizio del XVII secolo in lingua inglese; esso deriva dalla lingua latina "discriminat-"(distinto tra-) da cui trae origine il verbo "discriminare" e da "discrimen"-distinzione da cui origina il verbo "discernere".
A partire dalla guerra di secessione americana il termine discriminazione si è generalmente evoluto nell'uso anglo-statunitense come una comprensione del trattamento pregiudizievole di un individuo esclusivamente sulla base della sua "razza", in seguito generalizzato come appartenenza ad un determinato gruppo o categoria sociale etichettato come "indesiderato"Introduction to sociology. 7th ed. New York: W. W. Norton & Company Inc, 2009. page 324. Print..
Discriminazione deriva dal latino, ove il verbo "discrimire" significa separare, distinguere, fare una distinzione.
Definizione
I filosofi morali hanno definito la discriminazione come un trattamento o di una considerazione svantaggiosa. Questa è una definizione comparativa; un individuo non dev'essere danneggiato in modo da essere discriminato, pertanto devono essere trattati peggio degli altri per una qualche ragione arbitraria. Se qualcuno decide di donare per aiutare i bambini orfani, ma decide di donare meno - ad esempio - ai figli dei neri per un atteggiamento razzista, allora agirà in modo discriminatorio nonostante il fatto che il gruppo che ha discriminato viene a beneficiarne effettivamenteKasper Lippert-Rasmussen, "Private Discrimination: A Prioritarian, Desert-Accommodating Account", San Diego Law Review, 43, 817–856 (2006); Oscar Horta, "Discrimination in Terms of Moral Exclusion", Theoria: Swedish Journal of Philosophy, 76, 346-364 (2010)..
La discriminazione può poi evolvere facilmente in una forma di oppressione; è simile all'azione di riconoscere qualcuno come radicalmente "diverso" fino al punto da venire trattato in modo inumano e degradante.
Basandosi sulla loro teoria realistica-conflittualeSherif, M. (1967). Group conflict and co-operation. London: Routledge. e sulla teoria dell'identità socialeTajfel, H., & Turner, J. C. (1979). An integrative theory of intergroup conflict. In W. G. Austin & S. Worchel (Eds.), The social psychology of intergroup relations (pp. 33–47). Monterey, CA: Brooks/Cole. Rubin e Hewstone hanno evidenziato e fatto una distinzione fra tre tipi principali di discriminazione: la competizione realistica è guidata dall'interesse personale e mira ad ottenere risorse materiali (ad esempio favorendo un gruppo ad ottenere maggiori risorse per i suoi membri) la concorrenza sociale è guidata dalla necessità di autostima e mira a raggiungere uno status sociale positivo per il proprio gruppo in relazione a tutti quegli altri esterni paragonabili (ad esempio favorire un gruppo con l'intenzione di renderlo "migliore" degli altri) la discriminazione consensuale è guidata dalla necessità di "distinguersi positivamente" e riflette stabili e legittime gerarchie di Stato degli intergruppi (ad esempio favorendo un gruppo di alto livello in quanto "superiore" agli altri). La posizione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sulla discriminazione comprende l'affermazione: "i comportamenti discriminatori assumono molte forme, ma tutte implicano una qualche forma di esclusione o rifiuto". Organismi internazionali come il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite puntano a contribuire a far decrescere le varie forme discriminatorie in tutti i paesi aderenti.
Caratteristiche
Due caratteristiche principali necessarie a definire la discriminazione un atteggiamento nei confronti di un individuo o un gruppo di individui sono: un trattamento particolare, diverso rispetto agli altri individui o gruppi di individui; un'assenza di giustificazione per questo differente trattamento. Con questa definizione è chiaro che trattamenti particolari come il congedo parentale non siano discriminatori perché giustificati dalla situazione.
Tuttavia il consenso sociale è un indicatore piuttosto inaffidabile per determinare ciò che sia definibile come "discriminazione" e ciò che invece non lo è. Quello che ora è considerato "normale" e non discriminatorio, infatti, in un altro tempo o in un altro luogo può essere considerato "discriminazione". Un esempio di come uno stesso criterio di valutazione può essere discriminatorio o meno è l'età: a volte usata in modo consensuale (per esempio nell'età minima per partecipare alla vita pubblica), a volte in modo discriminatorio (ad esempio quando diventa ragione di rifiuto da parte dei datori di lavoro).
Documenti delle Nazioni Unite
I principali documenti dell'ONU riguardanti la discriminazione comprendono: A livello internazionale la legislazione in materia di discriminazione è determinata dalla Dichiarazione universale dei diritti umani redatta e adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre del 1948. In essa viene sancito il rispetto nei confronti di ogni individuo indipendentemente dalla sua appartenenza ad un particolare gruppo.
Questa carta nacque in risposta alle atrocità commesse dalla Germania nazista, frutto proprio di discriminazioni razziali (verso ebrei, polacchi, slavi, zingari, ecc.), per le preferenze sessuali (omofobia) e per le opinioni politiche. La "Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale" (ICERD) impegna i suoi membri all'eliminazione della discriminazione basata sul "razzismo scientifico"; è stata adottata il 21 dicembre del 1965 ed è entrata in vigore il 4 gennaio del 1969. La Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) è un trattato internazionale adottato nel 1979 e descritto come un "disegno di legge internazionale per le donne"; è entrato in vigore il 3 settembre del 1981. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità è un trattato internazionale sui diritti umani; le parti sono tenute a promuovere, proteggere e garantire il pieno usufrutto dei diritti umani da parte delle persone con disabilità e far sì che esse godano della piena uguaglianza prevista dalla legge. Il testo è stato adottato il 13 dicembre del 2006 ed aperto per la firma il 30 marzo seguente; è entrato in vigore il 3 maggio del 2008.
Tipi e forme Aspetto fisico
Casta
Secondo l'UNICEF e Human Rights Watch la discriminazione di casta riguarda circa 250 milioni di persone in tutto il mondo, UNICEF. Questa tipologia di discriminazione, così come viene percepita dall'UNICEF, è prevalente soprattutto in alcune parti dell'Asia (India, Sri Lanka, Bangladesh, Cina, Pakistan, Nepal e Giappone) e dell'Africa. A partire dal 2011 in India vi erano 200 milioni di Dalit (vedi Tribù e caste riconosciute dall'India), in precedenza noti come "intoccabili" o "fuoricasta".
Credenze religiose
La discriminazione religiosa valuta o tratta una persona o un gruppo diversamente a causa di ciò che fanno o non credono o per i loro sentimenti verso una religione data. Per esempio la popolazione cristiana indigena dei Balcani, conosciuta come "rayah" o "gregge protetto", è stata discriminata sotto l'impero ottomano ("Kanun-i-Rayah"). La parola è talvolta tradotta come "bestiame" piuttosto che "gregge" o "soggetti" per enfatizzare lo status sociale inferiore rispetto alla maggioranza musulmanaMaan Z. Madina, Arabic-English Dictionary of the Modern Literary Language, 1973..
Le restrizioni alle occupazioni contro l'ebraismo furono imposte dalle autorità cristiane. I governanti locali e i funzionari della Chiesa hanno chiuso molte professioni agli ebrei religiosi, spingendoli in ruoli marginali considerati socialmente inferiori, come l'ambito economico-finanziario (la tassazione, la raccolta degli affitti e il prestito su interesse (usura); occupazioni tollerate all'epoca solo come "un male necessario""". National Geographic News. July 18, 2005. Il numero degli ebrei a cui venne permesso di risiedere in luoghi diversi era limitato; sono stati concentrati nel ghetto e non furono autorizzati a possedere terreni propri.
In una consultazione del 1979 sulla questione la "Commissione degli Stati Uniti sui diritti civili" definiva la discriminazione religiosa in relazione ai diritti civili garantiti dal XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Mentre le libertà civili religiose, come il diritto di mantenere o non avere una credenza religiosa, sono essenziali per la libertà di religione (negli Stati Uniti garantiti dal I emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America), si verifica una discriminazione religiosa quando a qualcuno viene negata "la parità di protezione dalla legislazione vigente, l'uguaglianza di status sotto la legge, la parità di trattamento nell'amministrazione della giustizia, l'uguaglianza delle opportunità e l'accesso all'occupazione, all'educazione, all'alloggio, ai servizi e alle strutture e agli alloggi pubblici a causa dell'esercizio del loro diritto alla libertà religiosa"U.S. Commission on Civil Rights, 1979: Religious discrimination. A neglected issue. A consultation sponsored by the United States Commission on Civil Rights, Washington. D.C., April 9–10, 1979.
Nel 2015 l'avvocatessa e autrice Roberta A. Kaplan ha affermato che Kimberly Jean Davis "è il più chiaro esempio di chi vuole usare un argomento di libertà religiosa per discriminare gli altri".
Disabilità La discriminazione nei confronti delle persone con disabilità viene definita con il termine abilismo. La discriminazione in materia di disabilità, che considera gli individui non disabili come standard di "vita normale", crea ambienti e servizi pubblici e privati, istruzione e lavori sociali costruiti per servire solo le persone cosiddette "standard", escludendo quelle con disabilità diverse.
Gli studi hanno dimostrato che è necessario impiegare non solo l'employment ma anche la sostenibilità della salute mentale e del benessere generale. Il lavoro soddisfa una serie di bisogni fondamentali per un individuo come lo scopo collettivo, il contatto sociale, lo status sociale e l'attività. Una persona con disabilità è spesso individuata socialmente come del tutto isolata e in questo caso l'impiego lavorativo è un modo per ridurre l'esclusione.
Negli Stati Uniti d'America l'"Americans with Disabilities Act of 1990" impone la parità di accesso a edifici e servizi ed è parallela da atti analoghi in altri paesi, come l'"Equality Act 2010" nel Regno Unito.
Età